
Alessandro Bondesan (Consorzio di Bonifica) è intervenuto a Ferrara
In controtendenza rispetto agli ultimi millenni, da un po’ di tempo il Mar Adriatico non sta arretrando nei confronti delle coste, ma viceversa si sta mangiando pezzi del nostro territorio. Da Grado a Cesenatico, entro il 2050 tutta la costa potrà andare sott’acqua. È l’allarme che ancora una volta viene lanciato da un esperto in un incontro pubblico. Lo scorso 25 marzo, infatti, la Sala dell’Arengo del Municipio di Ferrara ha ospitato l’iniziativa sul tema “Evoluzione climatica, ambientale ed antropica nel territorio ferrarese”, che ha visto come relatore Alessandro Bondesan, Ingegnere Civile Responsabile del Settore Sistema Informativo Geografico del Consorzio di Bonifica Pianura di Ferrara. L’iniziativa è stata organizzata da Caschi Blu della Cultura e A.N.F.I. (Associazione Nazionale Finanzieri d’Italia).
Il nostro territorio in località Le Contane è il punto più basso in Italia, 4,75 metri sotto il livello del mare. Ma i cambiamenti climatici porteranno conseguenze gravi che già iniziamo a vedere. Tra il 1981 e il 2010 la temperatura media annua è infatti cresciuta di 1,1°, a causa del gas serra. Prima, per salire di 1,7° ci aveva messo un secolo. E quest’innalzamento delle temperature sta portando e porterà sempre più all’innalzamento del livello del mare. «Nel Ferrarese, ma non solo, viviamo quindi sempre più nel cosiddetto “Clima di alta energia”». Cosa significa, lo sappiamo bene: oltre a eventi estremamente eccezionali come l’alluvione del maggio 2023, «viviamo estati torridi, alternarsi di siccità e di allagamenti, venti molto forti, pochi episodi piovosi ma di intensità altissima e con grandine». Per non parlare del diffondersi della zanzara tigre che sta soppiantando quella “tradizionale”, del dominio del granchio blu e del diffondersi del cosiddetto “cavolo del Nilo” (o “lattuga d’acqua”). «Aumentano, quindi, i rischi idrogeologici e idraulici, abbiamo meno acqua disponibile, e aumenta il consumo di energia», ha proseguito Bondesan.
Lo scenario futuro immaginato dal relatore è questo: «nell’ipotesi di noncuranza di dighe e canali, nel 2100 Portomaggiore tornerebbe a essere un porto e Porto Garibaldi sarebbe raggiungibile solo in barca». Bondesan ha però voluto concludere il proprio intervento con alcune proposte urgenti e comunque di buon senso, valide per l’intero territorio nazionale. Innanzitutto, «limitare il consumo di suolo», contenere quindi l’urbanizzazione: nel Ferrarese dal 1972 al 2024 le aree urbanizzate sono aumentate del 42%. Un aumento ingiustificato visto il calo della popolazione dell’11%. E in Regione i dati dell’urbanizzazione sono ancora superiori, soprattutto nel modenese, a Rimini e Bologna. «Bisognerebbe, poi, permettere le estrazioni di gas metano solo oltre le 9 miglia dalle coste». E ancora: «ridurre gli sprechi di acqua dolce, migliorare il ricircolo delle acque di irrigazione, riutilizzare l’acqua di scolo dei depuratori urbani, migliorare l’efficienza delle tubazioni, aumentare le vasche di accumulo, tutelare i maceri». Infine, «potenziare gli impianti idrovori, tutelare la biodiversità, approfondire e allargare i canali di bonifica e aumentare gli aiuti statali».
Andrea Musacci
Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 3 aprile 2026
Abbònati qui!
(Foto: Image Hunter – pexels.com)
“Avete rubato la mia infanzia e i miei sogni con le vostre parole vuote eppure io sono una delle persone più fortunate. Le persone stanno soffrendo, le persone stanno morendo, interi ecosistemi sono al collasso… e tutto quello di cui riuscite a parlare sono i soldi, le favole su una continua crescita economica. Come vi permettete?. […] Gli occhi delle generazioni future sono puntate su di voi”. Sono alcuni dei passaggi dell’ormai storico discorso che Greta Thunberg, 16enne svedese ispiratrice del movimento mondiale “Fridays for Future”, ha pronunciato lo scorso 23 settembre durante il Summit ONU sul clima. In attesa che capi di stato e di governo la prendano sul serio, ad ascoltarla sono stati venerdì 27 settembre (e il venerdì precedente) milioni di giovani e adulti in tutto il mondo, dei quali più di un milione nel nostro Paese. Anche a Ferrara, circa 2mila persone sono scese in piazza (foto) – soprattutto studenti, ma anche diversi insegnanti – per il terzo Sciopero del clima, dopo quelli del 15 marzo e del 24 maggio scorsi. Ma cosa chiedono questi giovani? Le loro richieste non sono nuove, i movimenti ambientalisti e parte delle forze politiche le propongono da anni. Ma più passa il tempo, più queste richieste diventano urgenti: raggiungimento dello 0 netto di emissioni a livello globale nel 2050 e in Italia nel 2030, per restare entro i +1.5 gradi di aumento medio globale della temperatura; un forte rilancio delle energie rinnovabili, per elettricità e trasporti, sostanziosi interventi per il risparmio e l’efficienza energetica, per i consumi civili e industriali, un rafforzamento della gestione sostenibile delle foreste, misure di contrasto al consumo di suolo, il taglio dei 16 miliardi di incentivi ai combustibili fossili, nonché un taglio ai sussidi agli allevamenti e altre attività agricole non sostenibili economicamente e ambientalmente; il riuso, il ripristino e la messa in sicurezza delle infrastrutture e dei territori; un processo di rigenerazione energetica del patrimonio edilizio; nei trasporti è necessario puntare a una rilevante riduzione dei consumi di benzina, gasolio e gas, offrendo alternative efficienti a milioni di pendolari; investire nelle città e nel trasporto pubblico, ripensare la fiscalità per ridurre e spostare la mobilità verso l’elettrico puro e a zero emissioni.