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Ecologia e nonviolenza: un cammino di trasformazione personale e collettiva

7 Ott

Nel mese del Sinodo per l’Amazzonia, sono stati circa 150 i presenti nei due incontri del XXIV Convegno di Teologia della Pace svoltosi a Ferrara il 2 e 3 ottobre scorsi. Tanti i relatori, credenti (Piero Stefani, Emanuele Casalino, Giuliano Ferrari) e non credenti (Paolo Cacciari e Daniele Lugli). Il 2 ottobre si è tenuto anche l’ultimo incontro del “Tempo del Creato”

a cura di Andrea Musacci

mahatma-gandhi-a.900x600Dove trovare il giusto equilibrio tra la necessità di una resistenza alla catastrofe climatica che incombe su di noi, e il rispetto dei principi della mitezza e della nonviolenza? Questo è solo uno degli interrogativi emersi dal XXIV Convegno di Teologia della pace, svoltosi a Ferrara il 2 e 3 ottobre sul tema “La mitezza darà un futuro alla terra? Per una ecologia e nonviolenza integrali”, ispirato al passo delle Beatitudini, “I miti erediteranno la terra” (Matteo 5,5). L’appuntamento è stato organizzato da diverse associazioni (Pax Christi, SAE, Banca Etica, AC, ACLI, AGESCI, Movimento Rinascita Cristiana, Ferrara Bene Comune, MASCI), dall’Ufficio diocesano per la pace e la cura del creato, l’Ufficio diocesano ecumenismo e per il dialogo interreligioso, la Chiesa Battista di Ferrara, e con il patrocinio del Comune di Ferrara.

Fra il testo biblico e la “Laudato si’ ”

OLYMPUS DIGITAL CAMERAIl saluto iniziale del primo dei due incontri – svoltosi mercoledì 2 alla presenza di un’ottantina di persone nella sala parrocchiale di Santa Francesca Romana (in via XX settembre) – è spettato a don Andrea Zerbini, il quale si è soffermato sul ricordo di mons. Elios Giuseppe Mori (1921-1994) a cui, insieme ad Alberto Melandri, è stato dedicato il Convegno. Per l’occasione, è stato stampato e distribuito un piccolo opuscolo con alcuni passi di mons. Mori sul tema dell’ecologia e della pace. Il primo intervento ha visto Piero Stefani relazionare sul tema del Convegno: nella Bibbia la terra è promessa ai discendenti di Abramo, al popolo, dunque i padri trasmettono “qualcosa che non possono possedere”. E’ una terra, dunque, “che si eredita, che si accoglie, che mai dovrebbe essere conquistata”. Anche se spesso è proprio così, e questo, certamente, “non fa della Bibbia un testo ecologico”. Dall’altra parte, nel racconto biblico, “Dio ha cacciato alcuni popoli dalla terra che abitavano perché l’hanno resa impura: da qui l’idea, già presente, che stare sulla terra comporti un certo stile di vita”. Fondamentale per capire il versetto delle Beatitudini (Mt 5,5) è il Salmo 37, dove i giusti, i poveri e i miti “sono coloro che alla violenza non reagiscono con la violenza”, ma anche “coloro che prestano denaro, che aiutano chi ha bisogno”. Insomma, “sono coloro che confidano nella volontà di Dio”. Un’analisi dell’enciclica “Laudato si’” di Papa Francesco dal punto di vista di un “laico e agnostico” (come lui stesso si definisce) è stata poi tentata da Paolo Cacciari, scrittore, giornalista ed ex deputato, storico esponente ambientalista. Nell’aprile 2018, Cacciari insieme ad altri ha dato vita all’associazione “Laudato si’ – Un’alleanza per il clima, la terra e la giustizia sociale”, basata sulla lettera–appello sottoscritta da 160 attivisti e intellettuali, fra cui don Luigi Ciotti, don Virginio Colmegna, Erri De Luca, Luigi Ferrajoli, Grazia Francescato, Raniero La Valle, Gad Lerner, Luigi Manconi, Dacia Maraini, Luca Mercalli, Tomaso Montanari, Moni Ovadia, Francesca Re David, Paolo Rumiz, Wolfgang Sachs, Alex Zanotelli, Luca Zevi e padre Mussie Zerai. Un primo grande merito della Laudato si’ – “nella quale il Papa riconosce l’importanza dei movimenti ambientalisti degli ultimi decenni e critica i vari negazionismi” sul tema della crisi climatica – per Cacciari, è di aver “riconciliato un’analisi scientifica della realtà con un’attenzione etica e, direi, metafisica”. Centrale nell’enciclica è il concetto di “ecologia integrale”, da intendere nel duplice senso di “ecologia non superficiale, non piegata a ragioni di marketing o di business”, e nel senso ancora più profondo di “correlata alle questioni sociali, economiche, strutturali. Sarebbe, però, riduttiva una lettura solo ambientalista della Laudato sì”, ha proseguito il relatore: infatti, “questa conversione ecologica sempre più urgente, non può essere affrontata solo da un punto di vista fisico, biologico, o meramente tecnologico. Occorre invece una rivoluzione culturale e spirituale profonda, cercando di immaginare la nostra vita al di fuori delle regole del mercato, della logica capitalista del commercio, del profitto e della competizione”, di questa “economia che uccide”. Per Cacciari non bisogna abbandonarsi a una sterile lamentosità, ma cercare “controegemonie culturali, vere e concrete. La stessa Chiesa dovrebbe essere meno ambigua sulle tematiche legate alla crisi ecologica”. Dal testo biblico aveva preso l’avvio Stefani nel suo intervento e col testo biblico si è chiusa la prima giornata. Cacciari ha infatti criticato il versetto di Genesi 1,28 (“Dio li benedisse e disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra»”). “Penso invece – ha concluso – che bisogna superare ogni forma di antropocentrismo, di specismo e, insieme, di androcentrismo, contrapponendo una forma di ’sacralizzazione’ della natura, iniziando a considerare i suoi beni non totalmente a disposizione degli esseri umani. Va quindi modificata la stessa concezione di esseri umani, pensandoci come interrelati con il resto della natura”.

La pace passa attraverso il sorriso, la testimonianza, la fede e la meditazione attiva: la tavola rotonda svoltasi il 3 ottobre dalle Clarisse

relatoriNel Monastero del Corpus Domini di Ferrara, nel dopocena di giovedì 3 ottobre, si è svolto il secondo appuntamento del Convegno di “Teologia della pace”. Sul rapporto fra ecologia e nonviolenza hanno discusso, moderati da Piero Stefani, Daniele Lugli (Presidente onorario del Movimento nonviolento), Emanuele Casalino (pastore della Chiesa Battista di Ferrara) e Giuliano Ferrari (monaco de “I Ricostruttori nella preghiera” di La Spezia. Lugli ha relazionato sul tema “Ferrara città nonviolenta?”, partendo da un ricordo di Alberto Melandri, insegnante, coordinatore del CIES – Centro informazione e educazione allo sviluppo, rappresentante dell’associazione Cittadini del mondo, scomparso il 10 giugno scorso a 69 anni. Così, dal suo “sorriso ambulante” (la definizione è della figlia di Melandri) Lugli ha proposto ai tanti presenti (una 70ina) una “carrellata” di testimoni della nonviolenza, tutti, come Melandri, portatori di “un sorriso accogliente”. Il pensiero è andato innanzitutto a Silvano Balboni, ferrarese classe ’22, morto giovane, nel ’48, per una grave malattia, organizzatore anche nella nostra città dei Convegni sul problema religioso, un’originale forma di dialogo fra credenti (di ogni confessione) e non credenti, ai quali partecipavano anche alcuni sacerdoti, fra cui mons. Elios Giuseppe Mori (a cui è stato dedicato questo Convegno di Teologia della pace, insieme ad Alberto Melandri). Pietro Pinna (1927-2016), il primo obiettore di coscienza al servizio militare in Italia per motivi politici, è un altro “portatore”, secondo Lugli, di un sorriso indimenticabile, “segno di un animo nonviolento, nonostante una vita difficile, gli arresti e le critiche, contento comunque di non aver ucciso altri esseri umani”. Proseguendo, il relatore ha ricordato il sorriso di don Giuseppe Stoppiglia, ex parroco di Comacchio, deceduto il 24 settembre scorso, da lui conosciuto personalmente nella città lagunare alla fine degli anni ’60, “ritrovato” dopo 30 anni, e rincontrato nel 2016 in occasione della cittadinanza onoraria assegnatali proprio a Comacchio. Infine, un ricordo di Aldo Capitini, padre fondatore del Movimento nonviolento italiano, teorico della nonviolenza come apertura degli esseri all’esistenza nella sua interezza, senza però ’sacralizzare’ la natura. “Anche le varie Chiese Battiste italiane hanno prodotto negli anni diversi documenti ufficiali dedicati alla questione ecologica”, ha spiegato invece Casalino, spostando quindi il discorso sull’altro termine contenuto nel tema della serata. Si può partire dalla fine degli anni ’90 del secolo scorso, per fare un breve excursus, quando la Federazione delle Chiese evangeliche nel nostro Paese ha istituto una Commissione apposita sull’ambiente. “Nel giardino di Dio non ci sono rifiuti” è invece il nome del documento di quest’anno che segue diversi altri dal 2014 in poi. In quest’ultimo si denuncia come “l’attuale sistema di produzione e di consumo non faccia che generare rifiuti, compromettendo così il futuro e generando disprezzo verso il Creato”, con lo scarto anche degli esseri umani. La stessa lotta portata avanti da Greta Thunberg è, secondo Casalino, “frutto di una visione integrale della questione ecologica, che chiede quindi un cambio del sistema di produzione, non all’interno del sistema stesso”. Dopo aver citato importanti documenti sulla crisi ecologica, redatti da Legambiente e dall’IPCC (il Gruppo intergovernativo ONU di esperti sul cambiamento climatico) sulle responsabilità dell’uomo nell’aumento della temperatura media globale e di alcuni stravolgimenti all’ecosistema globale, Casalino ha riflettuto su come dovremmo ragionare da credenti: innanzitutto, prendiamo atto come nelle stesse comunità cristiane – delle varie confessioni – “se da una parte c’è una sempre maggiore consapevolezza, dall’altra molti cristiani tendono ancora a ignorare e a sottovalutare il tema”, se non addirittura a negarlo. Da qui il pastore ha proposto alcune considerazioni. Innanzitutto, l’importanza a suo dire di “riflettere su come, da cristiani, confessiamo la nostra fede in un Dio che è anche creatore di tutte le cose, così riconoscendo la centralità del Creato nella struttura dell’esperienza di fede. Ciò purtroppo, però, non ha impedito che anche Paesi dove il cristianesimo era dominante, si siano resi responsabili dell’attuale crisi ecologica”, con, ancora oggi, “diversi ambienti religiosi che sono veri e propri complici di questa situazione, strumentalizzando lo stesso testo biblico”. Un’altra causa della concezione errata di parte del mondo cristiano sul “dominio del creato” nasce, secondo il relatore, nel XII secolo quando si inizia a passare “da un’idea di Dio-Amore a una di Dio come potenza assoluta”, dalla quale deriverebbe la concezione dell’uomo, essendo a Sua immagine, come “colui che poteva disporre della natura per mandato divino”. Legata a questo grave errore, quello di “un’escatologia cristiana sempre più apolittica e sempre meno messianica”. Per Casalino, dunque, oggi è più che mai necessaria “una deontologia ambientale specifica da parte delle Chiese cristiane, non dimenticando mai che il problema non si può affrontare da soli ma collaborando con tutte le donne e gli uomini di buona volontà, sia delle altre religioni sia non credenti”. Nell’ultimo intervento della serata, Ferrari ha innanzitutto posto una domanda: “chiediamoci non solo quale terra i miti erediteranno, ma anche quale terra loro stessi contribuiranno a costruire”. Da qui l’esempio di Gandhi (ricordiamo che il 2 ottobre era il 150esimo anniversario dalla nascita e la Giornata annuale mondiale della nonviolenza) e di altre figure – dall’Oriente o dall’Occidente -, veri e propri “germogli di una società e di un’umanità non violenta, semi che ci sono ancora oggi e che, se alimentati, crescono, come nel caso di Greta Thunberg o di Carola Rackete”. L’importanza di un approccio spirituale alla questione della difesa del Creato è stata quindi al centro dell’intervento del monaco: “sono gli occhi che devono aprirsi per vedere al di là delle apparenze, per vedere il divino nella realtà”, e dunque rispettarlo e amarlo. “Noi occidentali siamo tecnologicamente molto avanzati ma spesso non abbiamo questa capacità di visione, di vedere oltre, di vedere avanti. Il nostro – ha concluso Ferrari – dev’essere un cammino di coscienza, una trasformazione prima personale poi collettiva che ci unisca al mondo animale, vegetale, all’intero creato e al divino”.

Con S. Francesco per amare i doni di Dio

Un profondo momento di preghiera per concludere nei migliori dei modi il “Tempo del Creato”. Nel tardo pomeriggio dello scorso 3 ottobre, il Monastero del Corpus Domini di Ferrara ha ospitato il terzo e ultimo appuntamento del mese dedicato alla cura del Creato, in concomitanza con i primi vespri della Festa di San Francesco d’Assisi, da 40 anni patrono dei cultori dell’ecologia. Dopo l’incontro del 1° settembre al porto di Gorino e quello del 13 al Santuario del Poggetto, questa volta è toccato alla nostra città – per la precisione alle Clarisse di via Campofranco – di ospitare questo momento di preghiera, con la meditazione tenuta da fra Paolo Barani dei Conventuali di Bologna, intervenuto dopo il racconto del transito del Santo di Assisi. Santo che, fino all’ultimo, ha invitato tutti a lodare Dio: “anche nel momento di maggiore sofferenza, aveva la lode nel cuore, l’ebbe fino all’ultimo respiro”. Nell’agonia che lo porterà alla morte terrena, nell’ospedale di San Salvatore, vicino Assisi, in una piccola cella, fra i topi, “sentiva la presenza del Signore”, presenza che gli ispirò il celeberrimo “Cantico di Frate Sole” (o “Cantico delle creature”). Questa sua divina capacità di vedere l’eterno in ogni creatura, ha proseguito fra Paolo, “è segno che Dio stesso ama le sue creature come vive, mai come mere cose morte, inermi”. Creato che, in quanto tale, non ha e non può avere nessuno scopo specifico, “nessuna utilità, solo di essere riflesso della bellezza, della bontà e dell’amore assoluti di Dio, riflesso che noi possiamo contemplare” per meglio conoscere l’Eterno. In conclusione, prima del saluto finale di don Francesco Viali, direttore dell’Ufficio Diocesano per la Salvaguardia del Creato, il Vescovo mons. Perego ha spiegato come il fazzoletto di terra adagiato davanti all’altare dalle sorelle Clarisse, “ci ricorda la nostra creaturalità e dunque il nostro legame profondo con la terra, che spesso però devastiamo, dimentichiamo, non riconosciamo come ricchezza. Il Sinodo per l’Amazzonia – ha concluso – serve anche a ricordarci come gli esseri umani non debbono sacrificare la terra per i propri interessi utilitaristici, ma guardarla con gli occhi della povertà, del rispetto, della gioia e del ringraziamento”.

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” dell’11 ottobre 2019

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Non si arresta l’onda verde

30 Set

Dal “j’accuse” di Greta Thunberg all’ONU al milione di giovani in piazza in tutta Italia (anche a Ferrara) e nel mondo. Uniti in un solo grido: salviamo il pianeta

_9398“Avete rubato la mia infanzia e i miei sogni con le vostre parole vuote eppure io sono una delle persone più fortunate. Le persone stanno soffrendo, le persone stanno morendo, interi ecosistemi sono al collasso… e tutto quello di cui riuscite a parlare sono i soldi, le favole su una continua crescita economica. Come vi permettete?. […] Gli occhi delle generazioni future sono puntate su di voi”. Sono alcuni dei passaggi dell’ormai storico discorso che Greta Thunberg, 16enne svedese ispiratrice del movimento mondiale “Fridays for Future”, ha pronunciato lo scorso 23 settembre durante il Summit ONU sul clima. In attesa che capi di stato e di governo la prendano sul serio, ad ascoltarla sono stati venerdì 27 settembre (e il venerdì precedente) milioni di giovani e adulti in tutto il mondo, dei quali più di un milione nel nostro Paese. Anche a Ferrara, circa 2mila persone sono scese in piazza (foto) – soprattutto studenti, ma anche diversi insegnanti – per il terzo Sciopero del clima, dopo quelli del 15 marzo e del 24 maggio scorsi. Ma cosa chiedono questi giovani? Le loro richieste non sono nuove, i movimenti ambientalisti e parte delle forze politiche le propongono da anni. Ma più passa il tempo, più queste richieste diventano urgenti: raggiungimento dello 0 netto di emissioni a livello globale nel 2050 e in Italia nel 2030, per restare entro i +1.5 gradi di aumento medio globale della temperatura; un forte rilancio delle energie rinnovabili, per elettricità e trasporti, sostanziosi interventi per il risparmio e l’efficienza energetica, per i consumi civili e industriali, un rafforzamento della gestione sostenibile delle foreste, misure di contrasto al consumo di suolo, il taglio dei 16 miliardi di incentivi ai combustibili fossili, nonché un taglio ai sussidi agli allevamenti e altre attività agricole non sostenibili economicamente e ambientalmente; il riuso, il ripristino e la messa in sicurezza delle infrastrutture e dei territori; un processo di rigenerazione energetica del patrimonio edilizio; nei trasporti è necessario puntare a una rilevante riduzione dei consumi di benzina, gasolio e gas, offrendo alternative efficienti a milioni di pendolari; investire nelle città e nel trasporto pubblico, ripensare la fiscalità per ridurre e spostare la mobilità verso l’elettrico puro e a zero emissioni.

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” del 04 ottobre 2019

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Clima, grave è la situazione sotto il cielo (ma non irrisolvibile)

27 Mag

Il “meteorite” Homo Sapiens ha provocato e continua a provocare danni enormi all’ecosistema. Ma c’è ancora speranza. Un Seminario il 25 maggio in Municipio a Ferrara per denunciare, proporre azioni concrete e immaginare un’informazione differente

climaIl giusto equilibrio tra l’urgenza di una denuncia e di una sensibilizzazione che sia forte, e, dall’altra parte, la necessità di non creare paralizzanti timori nelle persone, ma di far loro comprendere come la situazione del nostro pianeta è sì molto seria ma non per questo affrontabile e migliorabile. E’ stata questa la linea che i diversi relatori alternatisi la mattina di sabato 25 maggio in Municipio a Ferrara, hanno privilegiato. Nella Sala del Consiglio Comunale si è svolto il Seminario pubblico dal titolo “Cambiamenti climatici e informazione: i ruoli e le azioni possibili di istituzioni, cittadini e media”. L’incontro, moderato dal Responsabile Ufficio Stampa del Comune, Alessandro Zangara, è stato organizzato dall’Ordine Giornalisti e della Fondazione Giornalisti dell’Emilia-Romagna insieme all’Ufficio Stampa stesso e in collaborazione con l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) e il Museo civico di Storia Naturale di Ferrara. “Il clima, certo, da sempre subisce modificazioni significative, anche nel nostro territorio, ma in questo periodo storico è importante analizzare i co-effetti dell’azione della natura e di quella dell’uomo”, ha esordito Stefano Mazzotti, ricercatore e responsabile del Museo di Storia Naturale locale. “Dagli anni ’80 del secolo scorso l’uomo ha immesso nell’atmosfera molta più CO2 rispetto a prima”. Per questo, gli scienziati dovrebbero “alzare la voce”, farsi sentire di più riguardo a questa vera e propria “crisi climatica, a questa situazione davvero drammatica, descritta come tale da innumerevoli riviste scientifiche almeno dal 2015. Sempre più frequenti e acute saranno situazioni come quelle vissute nel nostro Paese di bruschi cali di temperatura in stagioni primaverili, o, al contrario, com’è accaduto a inizio maggio, di temperature di 30° in Siberia e di 15° in Groenlandia. Fino al 2050 è previsto a livello globale un aumento di 2°, ma potrebbero essere anche di più”, ha proseguito Mazzotti. “E’ già in atto l’estinzione di diverse specie animali (insetti, anfibi, piccoli mammiferi e coleotteri, ad esempio), con tutte le ulteriori conseguenze di ciò sull’ecosistema. Risulta poi che l’estinzione di alcune speci di vertebrati sia 114 volte più veloce rispetto al passato. L’Homo Sapiens – ha concluso – è paragonabile a un meteorite sul pianeta terra per quello che sta scatenando”. Alessandro Bratti, direttore generale dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), ha scelto, invece, di porre maggiormente l’accento sui cambiamenti positivi da parte di cittadini e istituzioni nell’affrontare il problema. “L’Unione Europea – ha spiegato – si è posta l’obiettivo di riduzione delle emissioni climalteranti di almeno il 20% entro il 2020 e di almeno il 40% entro il 2030 (per l’Italia del 33%, in quanto varia da Paese a Paese), rispetto al 1990. Nel 2017 la temperatura media in Italia risultava maggiore di 1,30° (+1,20° a livello globale), mentre dal 1981 l’aumento era di 0,36°”. Due, però, sono i dati positivi: “nel nostro Paese nel primo trimestre del 2019 si registra una diminuzione di emissioni di gas serra pari allo 0,4%, grazie soprattutto al decremento dei consumi di gas a livello domestico e dei trasporti, e nonostante il lieve aumento del PIL (+0,1%). Inoltre, nella nostra penisola è in aumento la quota di energia da fonti rinnovabili (dati 2016-’17). Gli effetti positivi di tutto ciò, è normale, si vedranno a distanza di anni, di decenni”. Gli ultimi due interventi della mattinata si sono concentrati sul ruolo fondamentale dell’informazione e della comunicazione. Elena Stramentinoli, redattrice della RAI, già inviata del programma d’inchiesta “Presa Diretta”, ha spiegato com’è “molto bassa la percentuale di notizie sui media riguardanti l’ambiente, e di queste una buona parte riguardano il meteo, o la cronaca”. Di solito, poi, l’informazione tratta questa tematica usando “toni catastrofici, allarmistici, calcando molto sull’emotività, mentre sarebbe importante apporofondire, spiegare meglio i vari nessi causa-effetto, non giocando sulle reazioni di angoscia e di sconforto dei cittadini” che non fanno comprendere come il tema sia complesso, la situazione grave, ma affrontabile e risolvibile. Per questo sarebbe utile proporre esempi e azioni positive, concrete, e, non meno importante, “supportate scientificamente”. Infine, l’ultimo intervento è spettato a Sergio Gessi, giornalista e docente del corso di “Etica della comunicazione” all’Università di Ferrara, il quale, fra le varie riflessioni, ha ragionato sull’importanza di avere nelle redazioni dei giornali esperti di tematiche ambientali.

“Come vivi senza colpevolezza se hai consapevolezza?”: anche a Ferrara il secondo “Sciopero globale per il clima”

2“Come vivi senza colpevolezza se hai consapevolezza?”: così recitava uno dei tanti cartelli issati da alcuni giovani studenti ferraresi la mattina di venerdì 24 maggio per il secondo “Sciopero globale per il clima”. Circa 200 ragazze e ragazzi – molte meno rispetto al primo Sciopero, a metà marzo, ma non meno “agguerriti” – sono scesi lungo le strade della nostra città per la seconda mobilitazione di “Fridays for future” volta a sensibilizzare sull’emergenza climatica, sulle cause che l’hanno provocata e sulle possibili soluzioni. Il corteo è partito da piazza Castello diretto al parco Giordano Bruno, passando per Largo Castello, corso Giovecca, via Palestro, Porta Mare, corso Ercole I d’Este, pedonale dalla Casa del Boia, viale Belvedere, corso Porta Po, via Cittadella, attraversamento viale Cavour, corso Isonzo e via Poledrelli.

Andrea Musacci

Pubblicato su “La Voce di Ferrara-Comacchio” del 31 maggio 2019

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Verde speranza

18 Mar

“Fridays for Future”: 2.000 persone, quasi tutti adolescenti, hanno manifestato a Ferrara per rivendicare il “diritto al futuro”, insieme a milioni di coetanei nel mondo

6184Da una piccola ragazza bionda a milioni di giovani in ogni angolo del pianeta. Proprio quel pianeta messo così a dura prova dall’atteggiamento predatorio e scellerato di coloro che dovrebbero, al contrario, esserne i custodi. Greta Thunberg, 16enne svedese, che soffre di disturbi autistici (Sindrome di Asperger, per la precisione), dallo scorso 20 agosto ha scelto, ogni venerdì, di non andare a scuola per mettersi con un cartello davanti al Parlamento svedese per chiedere a governi e multinazionali, almeno, la riduzione delle emissioni di gas serra. Una piccola goccia che presto ha inondato il mondo intero, arrivando lei stessa a intervenire durante la Cop 24 di Katowice in Polonia, la Conferenza sul cambiamento climatico organizzata dalle Nazioni Unite, e ricevendo, da parte di un gruppo di deputati norvegesi, la candidatura al premio Nobel per la pace. Uno tsunami ecologista che ha reso storica la giornata del 15 marzo scorso: quasi 1700 città sparse in 200 Paesi, sono stati “sommersi” dall’onda verde composta soprattuto da giovani, perlopiù adolescenti. A Ferrara sono stati quasi 2mila i partecipanti alla manifestazione “Fridays for Future” (questo il nome scelto): una manifestazione giovanile così grande da diversi anni non si vedeva nella nostra città, forse mai si è vista per un tema come quello ecologico. I partecipanti si sono ritrovati alle ore 9 in piazza Municipale, per poi dar vita a un lungo corteo lungo corso Giovecca, per arrivare infine a piazzale Medaglie d’oro. Una giornata preparata già da alcune settimane, in particolare dal 4 marzo quando, nel chiostro di S.Maria delle Grazie in via fossato di Mortara, studenti, associazioni e singoli cittadini si sono trovati per discutere dei temi e per gli aspetti organizzativi della manifestazione.

I dati dell’ONU

Secondo il “Global Environment Outlook 2019” (GEO-6), la più completa e rigorosa analisi della situazione mondiale dell’ambiente, realizzata dalle Nazioni Unite negli ultimi 5 anni, “i danni causati al pianeta sono così importanti che, se non verranno prese misure urgenti, la salute delle popolazioni sarà sottoposta a minacce crescenti”. Il rapporto, redatto da 250 scienziati e esperti di 70 Paesi diversi, sottolinea che “se le misure di protezione dell’ambiente non vengono considerevolmente intensificate, città e intere regioni in Asia, Medio Oriente e Africa potrebbero conoscere milioni di decessi prematuri entro la metà del secolo”. Il rapporto prevede anche che “a causa degli inquinanti presenti nei nostri sistemi di acqua dolce, la resistenza anti-microbica diventerà la prima causa di decesso entro il 2050 e che “i perturbatori endocrini danneggeranno la fertilità degli uomini e delle donne, così come lo sviluppo dei bambini”.

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” del 22 marzo 2019

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(foto Francesca Brancaleoni)

Sostenibilità ambientale, se ne parla a Villa Bighi con gli esperti

26 Nov

14907585_2135539786671909_8801853626115975775_nOggi e domani a Villa Bighi a Copparo è in programma la rassegna “Innesti. Voci e visioni di sostenibilità ambientale”, organizzata dal Centro Studi Dante Bighi in collaborazione con GruppoZero. Si tratta di una rassegna interamente dedicata al tema “ambiente”, con varie attività dedicate sia al mondo dei piccoli che a quello degli adulti: laboratori per bambini, proiezioni di film, tavole rotonde con ospiti locali e internazionali, una mostra fotografica e due aperitivi base di vini biodinamici e prodotti della terra a km zero. Le iniziative sono tutte gratuite, con ingresso a offerta libera.

Questo il programma di oggi: dalle 9 alle 12, “Pirati per un giorno!” laboratorio per bambini a cura di Sea Shepherd. Alle 16 apertura mostra fotografica a cura di Sea Shepherd, alle 16.30 presentazione Operazione Siracusa e Operazione Pelagos con proiezione docufilm sui problemi dell’agricoltura industriale.

Alle 17.30 confronto a più voci sulla pesca di frodo e sulle forme per preservare l’ecosistema. Alle 18.30 aperititivo curato da GruppoZero. Domani, invece, alle 17.30 dibattito sui nuovi comportamenti di vita a impatto minimo. Una tavola rotonda moderata dal giornalista Matteo Bianchi, con ospiti che presentano le loro esperienze e le loro visioni di futuro partendo dall’impegno profuso in vari ambiti. Alle 19.30, aperitivo con degustazione vini biodinamici naturali, e infine alle 20.30 proiezione del film, in collaborazione con Cinema Boldini, “Voices of Transition”, regia di Nils Aguilarin, 2012.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 26 novembre 2016

Laudato si’, un’enciclica che accende il dibattito

3 Ott
Ettore Gotti Tedeschi e Mons. Mario Toso

Ettore Gotti Tedeschi e Mons. Mario Toso

Nella Cattedrale di Ferrara, ieri dalle 19 si è svolto l’incontro di presentazione dell’enciclica di Papa Francesco, “Laudato si’”.

Di notevole livello i relatori presenti: Mario Toso, Vescovo di Faenza-Modigliana, Ettore Gotti Tedeschi, economista, dal 2009 al 2012 alla guida dello IOR (Istituto per le Opere di Religione), Mons. Luigi Negri, Vescovo di Ferrara-Comacchio.

Un evento che ha saputo valorizzare al massimo il binomio bellezza/sacralità. Infatti, gli interventi musicali di Rosanna Ansani (soprano), Giorgio Zappaterra (tenore), Chiara Conato (arpa) e don Paolo Galeazzi (organo) hanno introdotto e intermezzato i vari interventi – dopo le presentazioni da parte di don Massimo Manservigi e di don Franco Rogato – deliziando il nutrito pubblico presente (nel quale, in prima fila, vi era anche il sindaco Tiziano Tagliani).

Mons. Toso ha posto al centro della sua relazione la centralità del «principio dell’ecologia integrale, che evita una settorializzazione del problema ambientale, la cui crisi non si risolve quindi solo normativamente, ma umanamente, mettendo al centro la persona».

È quindi – ha proseguito – più che mai necessario ripristinare «un umanesimo trascendente» per combattere «un antropocentrismo deviato» accompagnato da «un relativismo pratico sui valori e dal dominio di un paradigma tecnocratico».

Gotti Tedeschi ha incalzato sostenendo che l’enciclica “Laudato si'”, che conferma totalmente il magistero della Chiesa, è diretta soprattutto agli ambientalisti gnostici, che attaccano «l’ecologia biblica della Creazione» in nome di un antropocentrismo radicale fondato sulle teorie neo-malthusiane.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 03 ottobre 2015