Tag Archives: Tossicodipendenza

Fragilità da quarantena: conseguenze psicologiche del lockdown e problemi di riadattamento

18 Mag

asl7

Inchiesta sui risultati dalle varie forme di supporto dell’ASL a operatori sanitari, giovani, famiglie e persone con dipendenze patologiche nei primi due mesi dell’emergenza Coronavirus

a cura di Andrea Musacci

A distanza di due mesi dall’inizio dell’emergenza da Coronavirus, col conseguente lockdown e la quasi totale limitazione delle attività cosiddette “in presenza”, quali sono le prime analisi a livello psicologico che si possono tentare nel nostro territorio? E quali ipotesi si possono iniziare a fare – per le prossime settimane e i prossimi mesi, in vista di un sempre maggiore ritorno alla “normalità” – riguardo alle difficoltà di determinate persone a “riadattarsi” o a superare fragilità emerse o acutizzatesi in quarantena? Partendo da queste domande fondamentali, abbiamo rivolto alcuni quesiti specifici ai diversi referenti delle Aree del Dipartimento Salute Mentale e dello “Spazio Giovani” dell’AUSL di Ferrara. I dati e le analisi raccolte si riferiscono indicativamente al periodo compreso tra il 16 marzo e il 9 maggio scorsi e riguardano precisi ambiti di utenza: in questa prima fase dell’emergenza, infatti, ogni Area ha predisposto, quasi sempre a distanza, forme differenti di sostegno psicologico.

Sostegno psicologico per gli Operatori Sanitari

Protagonisti della “Fase 1” dell’emergenza (e, in parte, anche della “Fase 2”) sono gli Operatori Sanitari. Nonostante la nostra provincia continui a registrare un numero di deceduti e di contagiati inferiore rispetto al resto della Regione (al 16 maggio, sono 978 i positivi e 155 i deceduti ferraresi), per limitare il disagio e lo stress di medici, infermieri e OSS direttamente coinvolti nell’emergenza, il servizio di Psicologia Clinica Territoriale Adulti dell’Azienda USL (afferente all’Area psichiatria adulti del Dipartimento Salute Mentale) ha organizzato una forma di “sostegno psicologico online”. Sono stati 25 gli Operatori che hanno contattato il servizio, di cui oltre il 90% di sesso femminile. La metà dei contatti si è risolta con la prima telefonata di consultazione (della durata di circa 30-40 minuti e l’acquisizione di informazioni utili). La restante metà, invece, ha richiesto interventi successivi (contenimento emozionale, individuazione di strategie di fronteggiamento del problema, psicoeducazione per affrontare la situazione). Le situazioni che hanno richiesto più attenzione si riferiscono a Operatori che sono entrati in uno stato d’ansia quando è stato comunicato loro che sarebbero andati in un reparto COVID: il timore di non essere adeguati al nuovo compito ha inizialmente prevalso. In particolare, si è registrato un numero consistente, fra i 25 in questione, con il timore di essere contagiati e di portare il contagio in famiglia ai propri cari. In alcune situazioni l’ansia si è trasformata in un vero e proprio panico con blocco psicomotorio. Altre chiamate sono poi rappresentative di un carico emotivo eccessivo determinato dalla situazione, con l’ansia come stato d’animo prevalente. Dal servizio ci riferiscono anche della possibilità che da qui a qualche mese ci possa essere in alcuni operatori sanitari più direttamente coinvolti nell’emergenza un effetto di rimbalzo, cioè “un disturbo post traumatico da effetto di ritorno”. Uno scenario, più in generale, caratteristico di tutte le situazioni eccezionali e portatrici di uno stress fuori dalla norma.

Supporto psicologico nella popolazione in generale

Se la solitudine è stata una delle cifre di questo periodo, soprattutto in negativo nei termini di isolamento, le soluzioni per affrontare questo aspetto non potevano mancare. Per questo, il Dipartimento di Salute Mentale dell’ASL ferrarese ha attivato una collaborazione con la “Società Ferrarese di Psicologia” dal 16 marzo fino al 9 maggio e con l’associazione “Progetto San Giorgio” dal 14 aprile per garantire supporto a distanza a chi in questa fase poteva particolarmente soffrire il venir meno di relazioni e contatti diretti con famigliari, amici, colleghi o con la schiera di persone che normalmente si incontrano nella quotidianità. 90 i primi contatti totali, perlopiù ripetutisi fino a tre volte, avvenuti via telefono, mail o social (Facebook) a cui sono seguite sia telefonate sia videochiamate a seconda delle possibilità tecniche dell’utente e delle sue competenze. “La richiesta più frequente – ci spiegano dal servizio – è sicuramente la paura del contagio con lo sviluppo a volte di paure irrazionali o manifestazioni ipocondriache. Una buona parte delle reazioni ansiose o depressive si sono manifestate in persone che avevano qualche forma di fragilità emotiva. Per una piccola parte dei contatti – proseguono nell’analisi – si può immaginare una difficoltà di ripresa nella seconda fase. Sono quelle persone che hanno sviluppato reazioni depressive e che faticano a staccarsi dal supporto psicologico dopo il numero di chiamate concordato con lo psicoterapeuta”. La “Società Ferrarese di Psicologia”, che sta portando a conclusione i casi in essere, ha attivato una consulenza comprendente tre colloqui della durata di un’ora ognuno, con la possibilità di replicare il ciclo. “Ad oggi 54 utenti ci hanno contattato – ci spiegano – grazie soprattutto alla promozione effettuata attraverso i social network, e abbiamo svolto oltre 200 consulenze con una media di 4 colloqui a persona”. Le 38 donne e i 16 uomini – dai 27 agli 80 anni, e di ogni estrazione sociale – che si sono rivolti al servizio hanno evidenziato “sintomi di natura ansiogena (attacchi di panico, paura per il futuro, paura della contaminazione), un senso di solitudine rispetto al fenomeno del distanziamento sociale, l’elaborazione del lutto traumatico da COVID e sintomi depressivi”. Attraverso colloqui di carattere psicoeducativo (telefonici o via Skype), la “Società Ferrarese di Psicologia” ha “cercato di sostenere una rielaborazione emotiva e di stimolare una ‘pensabilità’ resiliente. Abbiamo offerto un contatto con una modalità di caring (‘prendersi cura’), per accompagnare le persone a dare un senso a ciò che stavano vivendo”. “La maggioranza delle richieste di supporto – ci spiegano invece dal “Progetto San Giorgio” – sono state avanzate da donne, di età e stato civile differenti. Molte di queste hanno chiamato da 1 a 3/4 volte. La solitudine, i ritmi rallentati, il silenzio hanno dato voce alle paure, ai demoni, al mal di vivere di tante persone. Alcune sono operatori sanitari operanti prevalentemente negli ospedali di Cento e Argenta; alcune di loro a casa infettati in quarantena, o familiari degli stessi”. “I casi di Covid positivo, in quarantena – proseguono – hanno sviluppato disturbi d’ansia con frequenti attacchi di panico, difficoltà nella regolarità dei pasti, dimagrimento importante e disturbi del ritmo sonno-veglia”. Riguardo, invece, alle donne in generale rivoltesi al servizio, “molte hanno evidenziato un bisogno di ascolto e di supporto esasperato dalla quarantena, alcune in condizioni di solitudine esistenziale, con a carico un familiare invalido o malato, altre sposate ma non considerate nella loro ansia e paura dai mariti o dai figli; altre ancora, sfiancate dall’abbattimento dei confini tra ruolo di madre, moglie e donna che lavora”.

Supporto psicologico per persone con dipendenze patologiche

Il Servizio per la Prevenzione e cura delle Dipendenze Patologiche (Ser.D) del Dipartimento di Salute Mentale nel periodo di lockdown ha attivato un nuovo servizio per aiutare le persone con dipendenze patologiche, pur mantenendo, a differenza degli altri Supporti (tornati attivi non solo a distanza da lunedì 18 maggio, in forma contingentata e controllata), il servizio in presenza. “In questi ultimi due mesi – ci spiegano – il Ser.D ha registrato un notevole aumento delle telefonate di pazienti, per la necessità di quella presenza fondamentale che gli aiutasse a non crollare del tutto. Sono inoltre aumentate le visite a domicilio, in particolare per i pazienti le cui condizioni fisiche, compromesse da anni di uso di sostanze, non erano compatibili con gli spostamenti, e per non esporli al rischio di contagio”. Infine, l’isolamento forzato ha “paradossalmente” abbattuto il ricorso al gioco d’azzardo, per l’impossibilità di recarsi in bar o tabaccherie. Il problema si ripresenta ora che questi esercizi sono riaperti”.

Sostegno Psicologico alle famiglie con minori

Per offrire un sopporto alle famiglie di minori in difficoltà, gli Psicologi della U.O. di Neuropsichiatria Infanzia Adolescenza del Dipartimento Integrato Salute Mentale Dipendenze Patologiche dell’ASL, si sono resi disponibili alle famiglie con minori attraverso un nuovo servizio di consulenza telefonica. Sono state 22 le chiamate di genitori preoccupati per la difficoltà di gestione dei figli minori in questo periodo di convivenza “forzata”. Si è trattato spesso di interventi di “psicoeducazione” al genitore, nei quali l’aiuto pratico e immediato si è accompagnato a consigli specifici. “Un lavoro psicoeducativo – ci spiegano – è stato effettuato anche su 3 ragazze adolescenti che hanno contattato il servizio, con forme diverse di somatizzazione conseguenti al timore di essere state contagiate, e quindi accompagnate al Pronto Soccorso”. Infine, vi sono state anche chiamate relative a violenza assistita all’interno dell’ambito famigliare, quindi da parte di donne vittime dell’aggressività del coniuge o convivente in presenza dei figli. Casi, questi, in parte dirottati al Centro Donna Giustizia.

Supporto psicologico “Spazio Giovani”

Per tutti i giovani dai 14 ai 24 anni – e relativi adulti di riferimento – è stato rafforzato il Consultorio dello “Spazio Giovani”, con l’apertura di uno spazio di ascolto online. “Abbiamo raccolto 25 richieste tramite telefono o videochiamata – ci spiegano – da studentesse e studenti fra i 17 e i 23 anni. Tutti hanno deciso, successivamente, di proseguire i colloqui. Il bisogno prevalente emerso è stato quello dell’ascolto e della richiesta relazionale, ma sono emersi anche problemi di ansia, tristezza, depressione e disturbi dell’umore. La domanda dei familiari, invece, riguarda soprattutto aspetti di comunicazione coi propri figli”. Anche in questo caso, “per alcuni dei giovani utenti si teme un problema di riadattamento al periodo successivo”. Per questo, in collaborazione con il Tavolo Provinciale Adolescenti, si stanno individuando progetti, strategie e modalità dirette e fruibili per raggiungere il più possibile gli adolescenti, considerato anche il termine dell’attività scolastica. Infine, “i giovani già in carico prima dell’emergenza sono monitorati con colloqui programmati in base al bisogno”.

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” del 22 maggio 2020. Leggi e scarica gratuitamente l’intera edizione su http://www.lavocediferrara.it 

Sempre più eroina tra i giovani ferraresi

2 Apr

La mattina del 26 marzo scorso un 27enne è stato trovato morto in zona Krasnodar per eroina. I dati confermano l’aumento del consumo. Sempre più persone, e sempre più giovani, si rivolgono ai servizi per problemi legati alla tossicodipendenza. “Tutte le droghe oggi sono più pericolose”: la dichiarazione di Luisa Garofani del Sert

droga2Lo hanno trovato riverso sul letto una mattina qualunque di inizio primavera, privo di vita, quella vita strappata dalla droga. Aveva solo 27 anni il ragazzo, B. M., che nelle prime ore del giorno del 26 marzo scorso è morto per overdose, trovato così, esanime, dal padre nella camera della loro casa in zona via Bologna, vicino al Centro Commerciale “Il Castello”. E’ successo a Ferrara, è successo a un ragazzo, in una famiglia non dissimile da tante altre, in un tranquillo quartiere della prima periferia cittadina. Immediatamente i genitori hanno dato l’allarme ai soccorsi del 118, giunti sul posto con un’ambulanza, ma il personale sanitario non ha potuto far altro che constatare il decesso del giovane, per “arresto cardiocircolatorio”, si pensa causata da una dose di eroina. Per una triste combinazione, tre giorni dopo, il 29, all’Ospedale S. Anna di Cona era in programma l’incontro sul tema “Uso ed abuso di sostanze psicotrope nei giovani. Quali strategie a Ferrara”, nel quale sono stati coinvolti i diversi professionisti impegnati nell’ambito del consumo e delle dipendenze da sostanze stupefacenti.

I dati

In Emilia-Romagna la cannabis è stata la sostanza psicoattiva illegale maggiormente sperimentata dalla popolazione 15-65enne. Il 33,6% dei soggetti l’ha utilizzata almeno una volta nella vita, contro l’8,1% che ha utilizzato cocaina, il 4,5% stimolanti, il 3,9% allucinogeni e il 2,2% oppiacei. Più alti risultano i valori del consumo delle sostanze lecite, quali alcol (92,3%) e tabacco (62,8%). In generale risulta che i cittadini emiliano-romagnoli sono lievemente più esposti all’uso di sostanze rispetto alla media nazionale, soprattutto per i cannabinoidi, gli allucinogeni e i stimolanti. Negli ultimi 4 anni, nella provincia di Ferrara, le persone che si sono rivolte ai servizi sanitari per problemi legati al consumo problematico o alla dipendenza da stupefacenti o sostanze psicoattive sono passate da 2.114 a 2.421 con un incremento di periodo del 14,5%. La comparazione tassi di utenza complessiva colloca il territorio ferrarese al di sopra della media regionale, con un tasso standardizzato per età e sesso di 9,44 soggetti con dipendenza patologica ogni 1.000 abitanti contro l’8,78/1.000 della media regionale. La prevalenza della dipendenza patologica da droga nella popolazione generale vede ai primi posti il distretto Centro Nord con un tasso di 4,13 per 1.000 e il distretto Sud Est con 3,97 tossicodipendenti ogni 1.000 residenti di età compresa tra i 15 e i 64 anni. Il fenomeno del consumo di droga nel distretto Ovest continua negli anni ad avere un impatto minore rispetto alle altre realtà territoriali, infatti si rileva un tasso di 2,90 tossicodipendenti ogni 1.000 abitanti di età compresa tra i 15 e i 64 anni, collocandosi così al di sotto della prevalenza media provinciale che è di 3,80 casi ogni 1.000 residenti. Le sostanze primarie maggiormente consumate continua ad essere: l’eroina utilizzata da 628 pazienti pari al 73,3%, per il 96,4% con la modalità d’uso endovenoso; la cocaina utilizzata da 123 pazienti pari al 14,4% (3,6% con uso endovenoso); la cannabis utilizzata da 90 pazienti pari al 10,5%. L’analisi temporale del rapporto tra utenti distinti per sostanza primaria e popolazione target segue un trend in leggera decrescita per gli oppioidi (2,90/1.000, associato ad un incremento dei pazienti in trattamento per consumo problematico di cocaina (0,90/1.000) e di cannabinoidi (0,57/1.000). Nel tempo si conferma la tendenza selettiva per sesso della dipendenza da droghe: gli utenti in carico ai SerD sono in prevalenza maschi (M=84,5%; F=15,5%), con un rapporto di 5,4 maschi ogni femmina.

Adolescenti e giovani

A Ferrara, a partire dal 2000, si è assistito all’incremento costante dell’accesso ai servizi di adolescenti e giovani adulti (15-24 anni), che passano da 64 pazienti nel 2000 a 162 nel 2016, con un tasso di crescita di periodo del 153%. Il tasso di prevalenza età specifico passa da 4,6 per 1.000 nel 2007 a 6,2 per 1.000 nel 2016. L’età di accesso ai servizi si abbassa. Infatti la quota di soggetti con un’età compresa tra i 15 e i 19 anni di 31 utenti del 2007 raddoppia raggiungendo nel 2016 i 66 pazienti in trattamento. Questa nuova utenza assume comportamenti di consumo diversi rispetto al passato, infatti si incrementano le richieste di trattamento per abuso di eroina, 23,5% (fumata quotidianamente o per più giorni la settimana), di cocaina, 2,5% e per consumo problematico di cannabinoidi (37,0%). In generale gli adolescenti riferiscono di avere sperimentato molte sostanze (eroina, cocaina, amfetamine, ketamina, extasy, ice, sostanze allucinogene, ecc.) e di proseguire nel tempo nel poliabuso delle stesse. Tra le sostanze concomitanti all’uso primario va messa in luce la percentuale di consumo di cocaina che arriva al 35,6%. Nel 2016 sono stati 37 i minori (14-17 anni) che hanno seguito un percorso terapeutico dedicato; di questi 12 oltre al consumo di sostanze presentavano problematiche multidimensionali (sanitarie, familiari e sociali) e sono stati inseriti in team di co-progettazione socio-sanitaria che ha visto la collaborazione tra più servizi coinvolti sul caso (SerD, Uonpia, Psichiatria adulti, Asp). In risposta all’aumento del consumo di sostanze tra la popolazione giovanile, per facilitare gli accessi al sistema di cura, i servizi hanno attivato percorsi di presa in carico specifici diretti agli adolescenti attivando un’équipe multidisciplinare dedicata, al fine di agire precocemente, in una fase di uso non stabilizzato di sostanze psicoattive. In particolare l’intervento precoce dedicato ai giovani mira all’inquadramento diagnostico e al lavoro integrato con le famiglie e gli insegnanti ad orientamento cognitivo comportamentale. Da uno studio condotto a Ferrara su una coorte di pazienti di età inferiore ai 25 anni compiuti che hanno avuto accesso al Dipartimento di Emergenza di Ferrara (Ospedali di Cona, Ospedale del Delta, Cento e Argenta nel periodo compreso tra il 01/01/2012 e il 31/12/2016) con uno stato di agitazione psicomotoria, nel 27% del campione è stata fatta diagnosi di intossicazione correlata all’uso di sostanze compreso l’alcool. Il 67,1 % dei casi sono di sesso maschile contro il 32,9% del campione di sesso femminile.

“Tutte le droghe oggi sono più pericolose”: Luisa Garofani del Sert

“Quel che sappiamo e che si può dire è che il 27enne morto a Ferrara, in precedenza aveva consumato sostanze stupefacenti, e nell’ultimo periodo era stato lontano dai nostri servizi. Sul mercato ha trovato probabilmente un’eroina, com’è quella che si trova oggi, più potente ed incisiva anche negli effetti, in quanto addizionata con sostanze oppoidi o farmacologiche che la rendono anche molto meno controllabile, soprattutto da parte di chi, come probabilmente lui, non l’aveva mai provata, appunto perché da un po’ di tempo lontanto dal mercato”. A parlare a “la Voce” è Luisa Garofani, Direttrice del Sert di Ferrara. “Il giovane – prosegue – ha avuto dunque una recidiva, segnale di forte malessere, di mancanza di una prospettiva futura, nuovamente di ricerca di quel ’rifugio’ che è l’eroina. In generale, “come operatori in questo ambito, possiamo dire che oggi assistiamo a un’emergenza riguardante tre tipologie di consumatori di eroina, che successivamente hanno smesso di consumarla e poi ci sono ricascati: nel primo gruppo vi sono persone di una certà eta, che come servizi abbiamo seguito per un certo tempo e a volte hanno delle ricadute. Nel secondo gruppo vi sono appunto i giovani, che sperimentano un’eroina senza nessuna mediazione, da soli, magari con l’idea – che sta passando – che questa sostanza sia migliore rispetto a quella di una volta, basta non farsela in vena. Come detto prima, è vero il contrario, e questo vale anche se la si fuma. Infine, nel terzo gruppo vi sono persone che escono dal carcere, e che quindi vanno particolarmente attenzionate”. In generale, non solo a Ferrara, è in aumento il consumo di sostanze stupefacenti, anche di quelle considerate erroneamente ‘leggere’. “Erroneamente perché – sono ancora parole della Garofani -, la cannabis, ad esempio, se prima aveva un principio attivo del 4%, oggi quella che si trova sul mercato ha un principio attivo molto più elevato, addirittura del 20%. Non aiuta nemmeno il fatto che sia molto più facile reperirla, e che costi molto meno, così come le altre droghe, fatto che fa passare l’idea che siano più innocue”. La drammatica realtà è che le droghe, al contrario, “sono sempre più sintetiche, quindi molto più pericolose: il loro effetto è più potente, e il danno assolutamente incalcolabile”.

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” del 05 aprile 2019

http://lavocediferrara.it/

Il Centro Palaur da ieri offre una speranza in più

23 Ago
IMG_20160820_183655

Un momento dell’inaugurazione di sabato

[Qui il mio servizio in anteprima su Palaur]

Uno spazio riaperto in centro che aspira a essere luogo di rinascita per chi sta intraprendendo un difficile cammino di recupero dopo essere stato vittima di una dipendenza grave. Alla presenza di un centinaio di persone, ieri nel tardo pomeriggio ha avuto luogo il battesimo del Centro Palaur che ha aperto i battenti in via Ragno, 15, fino a quasi un anno e mezzo fa casa del circolo Arci Zuni.

Un progetto ideato con passione e scrupolosità, a partire dalla stessa scelta della sede nella centralissima via Ragno. Infatti, l’idea partorita da Alice Cacchi, Paola Perboni e Aurelio Zenzaro, co-fondatori della Cooperativa sociale Palaur, è quella di portare nel cuore di Ferrara un progetto innovativo per il nostro territorio: uno spazio di sostegno e formazione finalizzato al reinserimento socio-lavorativo soprattutto di giovani ex tossicodipendenti, ma anche di persone, di ogni età, con un passato relativamente breve di dipendenza da alcool o da gioco d’azzardo.

IMG_20160820_182803

Il pubblico presente all’inaugurazione

Una tappa che segue quella, acuta e necessaria, di disintossicazione, e precede il ritorno effettivo nella società. Perché il reintegro avvenga al meglio, Palaur proporrà ai propri ospiti corsi di cucina con la chef Martina Marchini (autrice anche del buffet inaugurale), d’informatica e d’apicoltura (in un apiario di proprietà della Cooperativa a  Voghenza, il cui miele è stato offerto ai presenti) oltre all’organizzazione di eventi artistici e culturali (ad esempio, presentazioni di libri o piccole esposizioni) aperti alla cittadinanza periodicamente dopo le 18 nella sede stessa.

«Il primo passo – spiegano i promotori -, quello di aprire la sede, è stato fatto. Abbiamo già alcune richieste, le attività inizieranno quindi il prima possibile». In sede vi sarà, inoltre, un angolo dedicato ai colloqui psicologici e terapeutici, aperti agli stessi genitori e famigliari delle persone in fase di recupero.

 Andrea Musacci

Pubblicato (in versione ridotta) su la Nuova Ferrara il 21 agosto 2016

Si inaugura il Centro Palaur all’ex Zuni

20 Ago
Da sx, Zenzaro, Perboni e Cacchi

Aurelio Zenzaro, Paola Perboni e Alice Cacchi

[Qui il mio servizio sul Centro Palaur]

Dopo 15 mesi dalla chiusura dello storico circolo Arci Zuni, oggi alle ore 18 viene inaugurato il nuovo progetto sociale che darà vita al locale di via Ragno, 15. Si tratta del Centro Palaur, un nuovo spazio di sostegno e formazione finalizzato al reinserimento socio-lavorativo soprattutto di giovani ex tossicodipendenti, ideato dalla Cooperativa Palaur di Alice Cacchi (Presidente), Paola Perboni e Aurelio Zenzaro. Per colmare il vuoto nel quale spesso ripiombano gli ex tossicodipendenti una volta terminato il necessario periodo nelle comunità di recupero, Palaur proporrà loro corsi di cucina, informatica e apicoltura e l’organizzazione di eventi artistici e culturali aperti alla cittadinanza.

Già attivo il sito web all’indirizzo http://www.palaur.it.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 20 agosto 2016

Palaur, una “casa” per tornare a vivere

14 Ago

Corsi per il reinserimento di ex tossicodipendenti con la coop Palaur. Sabato 20 agosto l’apertura in via Ragno, 15 (ex sede dell’Arci Zuni)

(Sotto l’articolo, alcune mie foto dell’allestimento)

Da sx, Zenzaro, Perboni e Cacchi

Aurelio Zenzaro, Paola Perboni e Alice Cacchi

Un nuovo spazio di sostegno e formazione finalizzato al reinserimento socio-lavorativo soprattutto di giovani ex tossicodipendenti. È questo l’ambizioso progetto ideato da Alice Cacchi, Paola Perboni e Aurelio Zenzaro, co-fondatori della Cooperativa sociale Palaur che il prossimo 20 agosto alle ore 18 inaugurerà la propria sede in via Ragno, 15, fino a maggio 2015 casa del circolo Arci Zuni. Per colmare il vuoto nel quale spesso ripiombano gli ex tossicodipendenti una volta terminato il necessario periodo nelle comunità di recupero, Palaur proporrà loro corsi di cucina, informatica e apicoltura e l’organizzazione di eventi artistici e culturali aperti alla cittadinanza.

«Nel nostro territorio – ci spiegano i fondatori – esiste un forte problema legato al consumo e alla dipendenza da droghe pesanti soprattutto nei giovani tra i 18 e i 25 anni, spesso provenienti da famiglie benestanti. Sono ragazzi a cui nessuno sembra dare risposte e punti di riferimento». L’obiettivo profondo consiste nell’aiutarli a «creare un sé più forte, facendo un lavoro molto intimo sulla persona – spiega la Perboni – una ricostruzione del sé frammentato, ridando una struttura a queste che sono persone destrutturate».

L’idea inizia a prendere forma lo scorso autunno, e sfocia, a metà aprile, con la nascita della cooperativa. I tre fondatori hanno lavorato insieme nella comunità Saman di Bondeno e nella loro esperienza hanno notato come all’isolamento del soggetto nella comunità, necessario nella fase acuta della disintossicazione, debba seguire un periodo di reinserimento: qui si inserisce il Centro Sociooccupazionale diurno Palaur che accoglierà, dal lunedì mattina al sabato mattina, un massimo di 15 soggetti afflitti da dipendenze, relativamente brevi, soprattutto da droghe pesanti, ma anche leggere, o da alcool.

Diverse le attività utili a dare strumenti spendibili in ambito lavorativo e a far uscire il soggetto dal proprio egocentrismo, sviluppandone l’empatia e la relazionalità, a partire dal corso di cucina tenuto dalla chef Martina Marchini e al corso di informatica (entrambi nella sede di via Ragno), fino alla cura di un orto in via Erbe in collaborazione con l’Associazione Orto Condiviso, e alle attività in un apiario biologico di Voghenza. Nella nuova sede vi sarà inoltre un angolo dedicato al sostegno, rivolto anche ai famigliari dei soggetti coinvolti. L’idea è, poi, quando possibile, di aprire dalle 18, un’ora dopo la conclusione delle attività, la sede alla cittadinanza organizzando cene tematiche ed eventi artistici e culturali.

Infine, è già attivo il sito web del Centro all’indirizzo http://www.palaur.it.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 14 agosto 2016