Condivisione pubblico-privato per combattere la povertà

14 Gen

Un incontro nel Muncipio di Ferrara il 12 gennaio scorso

[Qui la pagina col servizio]

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Pubblico e privato, mondo laico e mondo cattolico: la realtà della prossimità e dell’accoglienza a ogni forma di povertà e di emarginazione, nel Comune di Ferrara è più che sinergica. E’ un vero e proprio mosaico che – fra tanti aspetti di debolezza, quotidianamente, spesso dimenticato dai talk show mediatici – mettono in atto azioni concrete a breve e a lungo termine per aiutare singoli e famiglie in difficoltà.
Di questo si è parlato la mattina di sabato 12 gennaio nella Sala dell’Arengo del Municipio di Ferrara, nell’incontro “Povertà a Ferrara: intendiamoci”, moderato da Camilla Ghedini, promosso da Comune di Ferrara in collaborazione con ASP – Centro Servizi alla Persona, Agire Sociale, Cooperativa Matteo 25, Centro Solidarietà Carità, Il Mantello Ferrara, Associazione Viale K, Associazione Nadiya, Gruppo locale Monsignor Franceschi, Servizio Accoglienza alla Vita e Caritas. Il contributo di diverse associazioni ferraresi impegnate al contrasto della povertà è stato presentato attraverso video proiettati fra un intervento e l’altro.
Un centinaio i presenti all’evento che ha visto innanzitutto il saluto del Sindaco di Ferrara Tiziano Tagliani. “La povertà – sono state le sue parole – non riguarda solo la mancanza economica, ma la fragilità sociale, relazionale, tutto ciò che non permette la piena promozione della dignità umana. Nel nostro Paese, purtroppo, alcuni presìdi sono venuti meno – si pensi ad esempio ai piccoli ospedali o ai piccoli uffici postali che vengono chiusi – però, nel nostro stesso territorio sono aumentate le realtà associative, laiche e cattoliche. Ciò è molto importante – ha proseguito – , perché nessuna politica, come quelle sociali, ha bisogno di essere declinata soprattutto a livello territoriale, locale, nel rapporto stretto sul territorio con le persone, nelle ’trincee’ della vita relazionale quotidiana. Cerchiamo quindi di continuare a costruire una città che difenda fino all’ultimo il diritto ad aiutare chi maggiormente ha bisogno”.
L’Arcivescovo di Ferrara-Comacchio Mons. Gian Carlo Perego ha poi spiegato come “le previsioni ci dicono che nei prossimi anni Ferrara avrà più poveri”, soprattutto giovani, anziani e immigrati. “Per questo è molto importante lavorare insieme, leggendo realisticamente la situazione concreta, e mettendo in atto una vera e propria condivisione dei beni, ad esempio con progetti di mutuo soccorso”.
“Strumenti nazionali e regionali di sostegno alla povertà e all’inclusione lavorativa: quali risposte a Ferrara?” è stato invece il titolo del duplice intervento di Chiara Polloni e Antonella Parisi, Assistenti Sociali di ASP Centro Servizi alla Persona di Ferrara: innanzitutto, sono state illustrate le due principali misure di contrasto alla poverta, vale a dire il REI (Reddito di Inclusione, nazionale) e il RES (Reddito di Solidarietà, regionale), “che hanno permesso di intercettare un numero maggiore di adulti, minori e anziani bisognosi. Come ASP – hanno spiegato – oltre al sostegno economico puntiamo molto anche sull’ascolto dei bisogni, sulla ricerca di soluzioni, attraverso <+nero>una progettazione personalizzata, ad esempio con l’orientamento al lavoro, tirocini inclusivi, aiuto nella gestione delle spese, inserimento nel contesto socio-culturale, e altre forme di assistenza, ad esempio nella fruizione dei servizi”.
Infine, le conclusioni sono state affidate a Chiara Sapigni, Assessore alla Sanità, Servizi alla Persona, Politiche Familiari del Comune di Ferrara: “ci è voluto del tempo – ha riflettuto – per comprendere e riconoscere che la povertà riguarda anche fasce di persone spesso invisibili. Importante è affrontare tutto ciò insieme, nella condivisione, facendo sistema, riprendendo in modo stabile la collaborazione tra di noi su questi temi. Come Amministrazione comunale abbiamo ad esempio realizzato il Piano Povertà e cerchiamo di stimolare il mondo produttivo a fare di più per l’inserimento lavorativo di persone disagiate”.

I dati a Ferrara

“Le condizioni di vita delle famiglie a Ferrara in riferimento al tema povertà” si è intitolato l’intervento tenuto da Caterina Malucelli – Ufficio statistica del Comune di Ferrara, nella mattinata del 12 gennaio scorso. Innanzitutto, alcuni dati dall’Annuario statistico comunale 2017: dal 2009 al 2014 sono stati anni difficili per l’occupazione, ma dal 2015 si osservano segnali di ripresa: diminuiscono le persone in cerca di occupazione, e sono meno i lavoratori in cassa integrazione (300, erano 1.700 nel 2014). Il tasso di disoccupazione nel 2017 cala dal 13,6% del 2014 al 10,8%, dopo la costante crescita osservata dal 2008 al 2014. Il numero di sfratti esecutivi (principalmente per morosità) che erano 245 nel 2013, sono stati in numero inferiore: nel 2017 168 sfratti, 24 in meno rispetto al 2016.
La Malucelli ha presentato in anteprima l’indagine “Povertà a Ferrara 2008-2018”, non ancora pubblicata, basata su campioni di residenti nel Comune di Ferrara. Risulta innanzitutto come il 53% delle famiglie spende totalmente il reddito che percepisce in un anno, non riuscendo quindi a risparmiare (a livello nazionale è addirittura il 70%). Una famiglia su 5 ha difficoltà soprattutto a sostenere le spese mediche, poi le tasse, le spese per abbigliamento e trasporti. Per quanto riguarda la povertà relativa, nel 2009 era del 9,3%, nel 2018 è scesa del 6,7% e riguarda 4.364 famiglie. Le famiglie più a rischio povertà o povere sono quelle con minori, straniere, o anziani soli, o in generale, le donne e le persone divorziate. Nel 2017 sono stati stipulati 30 accordi di separazione tra coniugi e 59 accordi di
divorzio. Infine, continua ad aumentare il numero di famiglie unipersonali, che rappresentano il 40,9% delle totali.

I dati regionali

“Coraggio alzati!” è il nome del nuovo Rapporto regionale sulle povertà 2017-2018 presentato la mattina del 12 gennaio in Municipio da Sauro Bandi, Direttore della Caritas diocesana di Forlì e responsabile del coordinamento regionale Caritas. I dati presenti nel Rapporto fanno riferimento alle sole persone incontrate nei 15 Centri di Ascolto diocesani, nell’anno 2017 e nel I semestre 2018.
Sono oltre 64.300 le persone aiutate dalle Caritas diocesane e parrocchiali presenti su tutto il territorio regionale dell’Emilia-Romagna, circa 20.000 minori. I dati confermano la situazione fotografata dai dati ufficiali Istat che dichiarano il rischio di povertà ed esclusione sociale in regione al 16,1% nel 2016 (dal 13,3% del 2007) e affermano che la povertà assoluta si attesta al 3,3%, pari a circa 65.000 individui.
Si registra una diminuzione delle persone incontrate – andamento che si sta confermando anche nel 2018 – si è passati da 17.120 nel 2015 a 14.633 nel 2017. Le cause di ciò sono tre: calo degli immigrati incontrati, in quanto diversi di loro si sono spostati in altre città di Europa, o sono tornati in patria; propagarsi di azioni e progetti nuovi messi in atto sia dalle Caritas diocesane che da quelle parrocchiali; per l’implementazione di alcune misure di sostegno al reddito, come SIA, REI e RES.
La percentuale degli italiani resta stabile al 31%, ma si registra un aumento di uomini che hanno un’età compresa tra i 50 e i 60 anni che faticano a trovare un’occupazione e sono ancora lontani dalla pensione; spesso vivono in solitudine perché hanno visto fallire i propri rapporti coniugali o perché sono deceduti i genitori; diversi sono finiti a vivere in strada, anche perché l’Emilia-Romagna è tra le regioni con gli affitti più alti di Italia.

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” del 18 gennaio 2019

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