Archivio | 17:39

La sostenibilità al tempo della guerra: riflessioni per una transizione possibile

28 Apr

Il Convegno svoltosi il 21 aprile a Ferrara: l’Agenda 2030, il suo rapporto col mondo dell’informazione, con le nuove sfide globali, e il paragone con l’enciclica Laudato si’

A che punto è la sostenibilità? È la domanda che potremmo porci e porre ai nostri governanti dopo due anni di emergenza sanitaria globale e due mesi di guerra in Europa. Ed è la domanda che, più o meno implicitamente, si sono posti le relatrici e i relatori dell’interessante convegno sul tema dell’Agenda 2030 dell’Onu svoltosi lo scorso 21 aprile nella Sala consiliare del Municipio di Ferrara sul tema “Formare i giornalisti ai temi dello sviluppo sostenibile: pensare il futuro. 17 obiettivi visti dai giovani e raccontati dai giornalisti”. Un incontro organizzato dalla Fondazione Ordine giornalisti dell’Emilia-Romagna e Ucsi Emilia-Romagna, moderato da Alberto Lazzarini, vice presidente Ordine Giornalisti Emilia-Romagna e che ha visto i saluti iniziali dell’Assessore Andrea Maggi. Un confronto che, quindi, non poteva non avere al centro anche la comunicazione della sostenibilità.

E proprio di questo ha parlato Paola Springhetti – che ha preso la parola dopo i saluti e l’introduzione da parte di Matteo Billi, giornalista e Presidente Ucsi Emilia-Romagna -, per illustrare i risultati della ricerca “Pensare il futuro” realizzata dalla Facoltà di Scienze della comunicazione sociale dell’Università salesiana e dall’Ucsi (l’Unione cattolica della stampa italiana). «Fare una corretta informazione sul tema può essere decisivo – ha riflettuto -, in quanto la sostenibilità dipende anche dalle scelte dei singoli cittadini». Purtroppo, però, in molti non conoscono i contenuti dell’Agenda 2030 e «la stessa informazione mainstream si occupa più dei singoli temi che delle loro relazioni» ben evidenziate dall’Agenda stessa, «che pone obiettivi precisi e unisce tutte le problematiche». 

E uno sguardo olistico e globale ha avuto il secondo relatore, l’economista Andrea Gandini, che ha innanzitutto criticato il PIL come «vecchio arnese, indicatore, senza più significato», incapace di rappresentare i veri bisogni delle persone, ad esempio non considerando «i servizi non vendibili» – scuola sanità, cultura ecc. Il PIL è spia, quindi, per Gandini del «declino dell’Occidente». Declino che, per l’economista, verrà dalla supremazia, sempre più imponente, dell’economia cinese, e su un’informazione in Italia soprattutto, dal dominio «del pensiero mainstream». Lo scenario dell’Agenda 2030 sarà dunque «molto complicato da realizzare». Complicato ma non impossibile, perlomeno se ci sarà la volontà di concentrarsi su alcuni punti dell’Agenda stessa: occupazione, scuola, sanità, tutela delle fasce più povere e lotta contro la disuguaglianza. Ci troveremo quindi in situazione molto pericolosa: dovremmo scegliere tra pane, energia e diritti.

Tutto ciò per tentare di costruire «un mondo più umano, più centrato sulle relazioni e più legato alla vita e meno alla crescita».

Un programma minimo, quest’ultimo, che possiamo trovare anche nella Laudato si’ di Papa Francesco. E del confronto tra l’enciclica e l’Agenda 2030 ha parlato mons. Massimo Manservigi, Vicario Generale della nostra Arcidiocesi e Direttore della “Voce”. Numerosi i «punti di convergenza» fra i due documenti: innanzitutto nel legare tra loro crisi climatica e tema dello sviluppo, nella volontà di dare risposte comuni, nell’universalità, nel legame tra crisi climatica e lotta alla fame, nella funzione della politica per la difesa e la promozione del bene comune. Ma non mancano le differenze: la Laudato si’ per mons. Manservigi «va anche oltre l’Agenda, dando priorità al diritto al lavoro, introducendo il tema della “cultura dello scarto”», considerando i poveri «protagonisti nella società e nella nazione», e considerando alla base del “buon governo” e della trasformazione sociale, non le pur necessarie regole ma – in linea col Vangelo – «il cambiamento di mentalità». 

Prima dei saluti finali affidati a Vincenzo Varagona, giornalista e Presidente nazionale Ucsi (Unione cattolica stampa italiana), è intervenuta Alessandra Guerrini, docente Unife e animatrice del Circolo Laudato si’ della nostra Diocesi. Guerrini è stata anche una dei tre delegati di Ferrara-Comacchio presenti alla Settimana sociale di Taranto lo scorso ottobre. Nel suo intervento ha quindi illustrato lo svolgimento della Settimana, preparato sui territori nei mesi precedenti con diverse iniziative, e il cui spirito si cerca di portare avanti.

Citando il Vescovo di Modena, mons. Erio Castellucci, la relatrice ha spiegato come siano tre le relazioni fondamentali della persona: con Dio, col prossimo, con la terra. È possibile passare «dalla distruzione alla rinascita mettendo in campo nuove energie e un nuovo modo di credere e di pensare il futuro». Perquesto, la stessa «transizione ecologica dev’essere ispirata all’ecologia integrale».

Andrea Musacci

Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 29 aprile 2022

https://www.lavocediferrara.it/

Excrucior, arte e fede a Mesola

28 Apr
Gesù è inchiodato alla croce, Samuel Moretti

La sera di lunedì 18 aprile in chiesa concerto col brano di Franca Gianella e opere di Samuel Moretti

Si intitola “Excrucior” l’evento dedicato alla Via Crucis svoltosi la sera di lunedì 18 aprile nella chiesa arcipretale di Mesola.

Un progetto artistico particolare che ha visto la collaborazione fra l’artista mesolano Samuel Moretti, la compositrice di Bosco Mesola Franca Gianella e diversi musicisti e cantanti: Gianmaria Raminelli (organo), Cecilia Padovani (soprano), Elene Sanadze (soprano), Elisabetta Fantinati (mezzosoprano), Francesca Cavallari (mezzosoprano).

«Questa Via Crucis la realizzai due anni fa», ci racconta Moretti. «Gianella stava lavorando sullo stesso tema. Dopo aver visto i miei lavori, ha realizzato questo brano», “Donata Croce (Per sempre amato)”, un lavoro per voci a bocca chiusa che la sera del 18 è stato accompagnato all’organo da Gianmaria Raminelli, e ha visto alcuni momenti “teatrali” con interventi del coro narrante, voci maschili e femminili a rappresentare il popolo che assiste alla condanna di Gesù Cristo. Il brano, diviso in tre blocchi, è stato intermezzato da due Salmi (Salmo 54 e Salmo 21) e da Isaia 52 (Carme del Servo Sofferente). 

«Dopo aver scritto l’inno dedicato alla Vergine Maria Vivida luce per Soprano, Alto, Basso e Organo, ho composto la Via Crucis Donata Croce per Soprano, Alto, Coro narratore e Organo», spiega Gianella. «Per questa composizione mi sono ispirata a Maria, al dolore della madre che accompagna il figlio alla croce; le parti cantate sono tutte a bocca chiusa con momenti a bocca socchiusa e altri con suoni generici aspirati per sottolineare l’inesprimibile disumanità del dolore causato dal dover sopravvivere ai propri figli». Coro, organo e cantanti si sono esibiti davanti all’altare, dove sono state esposte, ad arco, le 14 stazioni realizzate da Moretti, disegni su carta in tavolette ovali su sostegni, ognuna di 30×14 cm circa. Per l’occasione è stato realizzato un catalogo, curato dagli Amici dell’Arte di Faenza, con cui Moretti collabora, con le opere dello stesso Moretti, il brano di Gianella, e testi dell’Assessora Lara Fabbri e del parroco don Mauro Ansaloni.

«Samuel Moretti ripropone la Passione di Cristo con disegni raffiguranti ciascuno un volto, il volto della sofferenza», sono parole di don Ansaloni. «Franca Gianella, col suo brano, ci permette di entrare nella drammaticità delle immagini del Cristo sofferente. L’arte certamente può aiutarci a rendere visibile l’Invisibile. L’occhio della fede ci introduce al Mistero, ma anche al non credente l’immagine può svelare realtà molto profonde e intime.

Franca e Samuel ci offrono, prima di tutto, l’occasione di riflettere sul dolore e sulla morte. In ciò che ha vissuto Cristo ritroviamo le nostre esperienze di sofferenza; possiamo rileggere la realtà del mondo e del nostro tempo».

Andrea Musacci

Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 22 aprile 2022

https://www.lavocediferrara.it/