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Grattacielo, «il nostro futuro è incerto»

6 Nov
Sgombero del 12 febbraio 2026 (foto Musacci)

Imane e i suoi genitori da mesi aspettano risposte dal Comune: ecco una famiglia “sacrificata” dal potere. Originari di Casablanca, sono proprietari alle torri: la loro “via crucis” tra b&b e altri alloggi. «Ora è tutto abbandonato, finirà come il Palaspecchi»

di Andrea Musacci

«Ferrara per me è casa. Ci aspettavamo un trattamento diverso dalle istituzioni». Sono, queste, parole di Imane, ragazza marocchina, fra i residenti del Grattacielo che abbiamo incontrato, assieme a sua madre Fatna. Imane e i suoi genitori, fino a febbraio hanno vissuto nella torre A e ora sono divisi, in alloggi momentanei.

Da Casablanca all’Italia
Ahmed, il padre, lavora a Bologna, per la Tper, mentre Fatna ha un lavoro part time a Ferrara. Sono originari di Casablanca, in Marocco. Ahmed è arrivato in Italia nel 2001, due anni dopo lo hanno raggiunto i suoi famigliari. Al Grattacielo i prezzi degli immobiliari erano più convenienti rispetto al capoluogo regionale: nelle torri hanno vissuto prima in affitto al primo piano della torre A, poi hanno deciso di comprare un appartamento al dodicesimo piano della stessa torre. Il mutuo è iniziato nel 2005 e lo estingueranno fra dieci anni. «In questi mesi abbiamo continuato a pagare le rate del mutuo, circa 500 euro al mese», ci spiegano.
Imane quando è arrivata a Ferrara aveva nove anni e ha frequentato la primaria Leopardi, poi la Boiardo e il Marco Polo (oggi Bachelet). Dopo la triennale all’Università di Ferrara, ora è iscritta alla Magistrale a Reggio Emilia (Uni MoRe) in Pubblicità, comunicazione digitale e creatività d’impresa.

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