Per la quinta volta in sette anni l’iniziativa artistica è a pagamento con la conseguente recinzione (vigilata) del centro cittadino. Ecco perché questa chiusura si sposa con la sua definitiva commercializzazione. E come in questo c’entrino il marketing, un outlet, Hera e Ticketmaster…
di Andrea Musacci
«Un altro mondo è ancora possibile, vieni a sentire come suona»: così recitava l’invito per la conferenza stampa di presentazione del Ferrara Buskers Festival (FBF) 2026 con il lancio dell’iniziativa “Eco-Jungle”. Slogan che ne richiama un altro, quello del grande movimento di protesta e d’alternativa altermondialista contro il G8 di Genova del 2001.
Mi chiedo cosa ci sia d’alternativo nel proporre, anche quest’anno, il buskers festival a pagamento quando per sua natura dovrebbe essere libero e gratuito. Cosa ci sia d’alternativo nella privatizzazione di un evento e del centro storico per giorni, sequestrato con tanto di vigilantes privati a controllarne i varchi d’accesso. Ogni giorno, per entrare nell’area occupata dal festival, bisognerà sborsare 12 euro, con abbonamento per cinque sere a 25 euro (ingresso gratuito per under 13 e persone con disabilità). È la quinta volta che accade a Ferrara, dopo le edizioni del 2020, 2021, 2024 e 2025.
D’altronde, nel 2024 in un’intervista a Ferrara Today Rebecca Bottoni, direttrice artistica del FBF, giustificava anche in questo modo l’introduzione del biglietto a pagamento: «Serve un pubblico che sia realmente interessato: gli 11 euro sono il prezzo minimo per evitare che la gente sia distratta»…
Il racconto dettagliato di Francesca Borciani, giovane ferrarese, che abbiamo incontrato ieri, 25 agosto, in centro a Ferrara in occasione del sit in organizzato da Rete Pace
diAndrea Musacci
«L’Afghanistan oggi è una distopia per le donne. Lì ho visto una chiusura e un livello di violenza inimmaginabili». Così Francesca Borciani, 28 anni, ieri a Ferrara (sua città d’origine) ha raccontato la propria esperienza in uno dei Paesi più dimenticati. L’occasione, il sit in settimanale organizzato da Rete Pace davanti alla Cattedrale. Oltre a Borciani e ad alcune letture, sul tema Afghanistan è intervenuta anche Alessandra Annoni, docente ordinaria di Diritto internazionale al Dipartimento di Giurisprudenza di UniFe. Il suo intervento lo pubblicheremo domani in versione integrale qui sul nostro sito.
Borciani dall’Afghanistan è tornata venerdì scorso, dove ha svolto il ruolo di Field procurement manager (responsabile degli acquisti e delle forniture per gli ospedali) a partire da settembre 2025. Stesso ruolo che in passato ha ricoperto in Sierra Leone, Uganda e Sudan, dopo essersi laureata alla Bocconi e aver fatto alcune esperienze lavorative in Italia.
Alessia Morea racconta a “La Voce” i due anni vissuti a Betlemme, dove ha insegnato a bambine e bambini, seminaristi e postulanti francescani. Lì, terra d’incontro tra cristiani e musulmani, la sua vita è cambiata. Ecco la sua narrazione tra educazione, spiritualità e condivisione
diAndrea Musacci
L’indignazione che non diventa mai odio. La parola combattiva che non si chiude mai a nuove vie, all’incontro con l’altro. Un forte sentimento di riconoscenza nei confronti del popolo palestinese e un innato senso della prossimità e della condivisione. Possiamo delineare così la personalità di Alessia Morea, 29 anni, da un mese a Ferrara per un progetto educativo per stranieri; ma io, appunto, la incontro per farmi raccontare i due anni vissuti a Betlemme, città a maggioranza musulmana ma con una consistente minoranza cristiana (cattolica, ortodossa e di altre confessioni).
Per alcuni mesi Palazzo dei Diamanti ha ospitato la mostra dell’esponente della Pop Art. Ma non si è affrontata la sua profonda spiritualità: ecco il suo rapporto col cristianesimo e una meditazione tra nichilismo e identità, effimero e sacro
diAndrea Musacci
Le opere di Andy Warhol hanno da poco lasciato le sale del Palazzo dei Diamanti a Ferrara. Fino al 19 luglio, infatti, la nostra città ha ospitato la mostra Andy Warhol. Ladies and Gentlemen, a 50 anni dalla storica esposizione del 1975-76 con protagoniste drag queen afro e latinoamericane e altre immagini divenute nel tempo iconiche.
Ma qui vogliamo proporre alcuni spunti di riflessione che vadano oltre la contingenza espositiva e cerchino di indagare il rapporto di Warhol, celeberrimo interprete della Pop Art, con la fede cristiana ereditata dalla madre Júlia Justína Zavacká.
Andrej Warhola (questo il suo vero nome) nasce il 6 agosto 1928 a Pittsburgh da una famiglia di immigrati cecoslovacchi (era il più giovane di tre figli) e muore a New York il 22 febbraio 1987…
Non prendete impegni per mercoledì 1° luglio: alle ore 18.30 nella Galleria del Carbone di Ferrara (via Vignatagliata, 41) ci sarà la seconda presentazione del libro ¡Horripilante! 30 (+1) creature orribili del quotidiano, con illustrazioni di Marcello Carrà e testi miei.
Per l’occasione, io e Marcello verremo intervistati da Lucia Boni e sarà possibile acquistare il libro. Patrizio Fergnani leggerà alcuni brani dei mostri…
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Ispirato, alla lontana, all’Historia monstrorum (1642) di Ulisse Aldrovandi, ¡Horripilante! è un piccolo inventario di mostri contemporanei, 30 (+1) esemplari delle centinaia che affollano le nostre realtà quotidiane.
Fra i mostri dell’orrida galleria, i lettori hanno – ad esempio – modo di conoscere Il 100% identitario, L’influencer totale, Il monopattinense, Il sushi-dipendente, Lo speculatore finanziario…
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GLI AUTORI
Marcello Carrà (1976), è disegnatore e pittore con all’attivo diverse mostre personali. Lo scorso dicembre ha pubblicato il suo libro Incubus (ed. La Nave di Teseo).
Andrea Musacci (1983), giornalista e scrittore, lavora per La Voce di Ferrara-Comacchio e collabora con varie testate, fra cui Avvenire, Periscopio e Filo Mag.
Il 2 luglio in piazza Municipale a Ferrara l’apertura del “Festival delle Città Identitarie” con un omaggio allo squadrista e colonialista di Quartesana. Ecco le sue responsabilità nel brutale omicidio del parroco di Argenta
«Ci prepariamo alla lotta tenacemente e con un’arma che per noi è sacra e divina, quella dei primi cristiani: preghiera e bontà. Ritirarmi sarebbe rinunciare ad una missione troppo sacra. A cuore aperto, con la preghiera che spero mai si spegnerà sul mio labbro per i miei persecutori, attendo la bufera, la persecuzione, forse la morte per il trionfo della causa di Cristo (…). La religione non ammette servilismi, ma il martirio».
(Don Giovanni Minzoni, dalla sua lettera a don Giovanni Mesini, agosto 1923)
di Andrea Musacci
È possibile omaggiare un picchiatore fascista, responsabile morale e politico di omicidi e violenze inaudite su contadini, oppositori politici e non solo? A Ferrara sì.
È ciò che viene fatto – con Italo Balbo – in occasione della 12^ edizione del “Festival delle Città Identitarie” in programma nel Municipio, nella sua piazza e in Sala Estense il 2, 4 e 5 luglio. Una rassegna che mette assieme Ariosto e Antonioni, Lucrezia Borgia e Vancini. E, appunto, Balbo. Colui che seminò il terrore, per anni, nel Ferrarese.
La sera del 2 luglio sarà proprio il direttore del Festival, Edoardo Sylos Labini, a portarci – scrivono gli organizzatori – «in viaggio dalla corte estense rinascimentale fino al grande cinema del ‘900: da Lucrezia Borgia passando per Italo Balbo fino a Michelangelo Antonioni».
PIAZZA ARIOSTEA. Il TAR non sospende i concerti nonostante le irregolarità e i disturbi. Inoltre, vi raccontiamo l’ipocrisia degli organizzatori su decoro e inquinamento acustico, vi riportiamo la testimonianza di una residente di 94 anni e vi spieghiamo le speculazioni su cibo e acqua
di Andrea Musacci
Lo scorso 13 giugno ha preso avvio il Ferrara Summer Festival (FSF) ma non si arrestano le polemiche e le azioni legali da parte di decine di residenti, delle quali abbiamo parlato nei precedenti numeri. Il 15 giugno è arrivata, però, dal TAR una doccia fredda: il Tribunale regionale ha respinto la loro richiesta di sospensiva urgente, rimandando la discussione all’udienza collegiale fissata per l’8 luglio. Ricordiamo che il Festival prevede lo svolgimento di ben 21 concerti, l’ultimo il 26 luglio, senza contare i periodi (non brevi) di preparazione, prima, e di smontaggio, poi, delle strutture.
«TROPPI SOLDI IN BALLO, NON POSSIAMO BLOCCARE»
Nel documento il TAR ignora tutte le irregolarità formali e sostanziali da parte degli organizzatori – l’Associazione Butterfly – e del Comune di Ferrara, “giustificandole” così: «considerato che l’amministrazione comunale ha avviato già da tempo la programmazione e l’organizzazione del “Ferrara Summer Festival 2026”, manifestazione che, peraltro, si ripete annualmente, ed ha già a tal fine assunto rilevanti impegni, non solo economici, per la realizzazione del programma»…si decide di non bloccare la manifestazione.
Un presidio nel cuore di Ferrara e sotto il palazzo Municipale per tornare ancora a chiedere a gran voce verità e giustizia per gli sfollati del Grattacielo. È quello organizzato dal Comitato Torri per lunedì 22 giugno alle ore 18.30, sotto il volto del cavallo, nel passaggio tra piazza Duomo e piazza Municipale. Un importante momento di sostegno alle tante famiglie ingiustamente espulse dalle proprie case e un’iniziativa per sensibilizzare, ancora, l’intera cittadinanza. «Dopo 5 mesi non esiste nessun piano né progetto di ripristino dello stabile per permettere il ritorno degli sfollati nei propri appartamenti, solo chiacchiere speculative, furti e degrado», scrivono gli organizzatori.
L’altra battaglia, parallela e sorella, la porta avanti il Comitato dei Condomini per la Trasparenza del Grattacielo: la scorsa settimana ha lanciato una petizione diretta a Sindaco, Prefetto e amministratore condominiale per chiedere la «garanzia del diritto di accesso temporaneo e gratuito alle unità immobiliari del Condominio “Grattacielo” (Torri A, B e C) per il recupero di beni di prima necessità e documenti».
«L’Amministratore del Condominio, Dott. Francesco Donazzi – è scritto nella petizione -, sta applicando un’interpretazione estremamente rigida delle Ordinanze Sindacali, impedendo di fatto l’accesso se non a fronte del pagamento di un servizio di vigilanza privata (pari a 30 euro per accesso)». E ancora: «Il pericolo per l’incolumità legato al rischio incendio risulta attualmente neutralizzato in quanto le utenze dello stabile sono state completamente chiuse e distaccate. Di conseguenza, decade la reale necessità di imporre l’accompagnamento da parte di personale provvisto di corso antincendio per brevi accessi logistici. Tale valutazione trova peraltro conferma nel comportamento pregresso dello stesso Amministratore, il quale ha già consentito l’apertura delle porte e l’accesso ad alcuni residenti senza esigere la presenza di personale specializzato antincendio, dimostrando un’evidente e iniqua disparità di trattamento».
Da qui, le richieste: all’amministratore Donazzi si chiede «la pianificazione immediata di accessi temporanei a titolo gratuito per i condomini e i residenti sfollati, al fine di recuperare beni essenziali. Che tali accessi avvengano senza l’obbligo immotivato di accompagnamento da parte di personale munito di attestato antincendio o di costosa vigilanza privata, stante l’assenza di utenze attive e di un rischio d’incendio in corso, in linea con quanto già di fatto concesso ad altri condomini in occasioni precedenti». Al Sindaco e al Prefetto si chiede invece «un intervento istituzionale urgente per fornire un’interpretazione autentica e una parziale rettifica o integrazione delle Ordinanze Sindacali, chiarendo che gli accessi temporanei per comprovate necessità sono consentiti in sicurezza (essendo le utenze inattive) e non devono essere ostacolati arbitrariamente dall’Amministratore». Infine, si chiede «l’attivazione di un tavolo di garanzia che tuteli l’incolumità pubblica ma anche i diritti basilari di 150 famiglie attualmente esiliate dalle proprie case».
Per informazioni sulla petizione: cell. 329-2117633 (Daniele) o cell. 366-2480216 (Ona).
Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 26 giugno 2026
Il Forum Ferrara Partecipata ha raccolto 633 firme in soli tre mesi. Ora tocca alle istituzioni agire. Tanti gli studenti coinvolti
Sono 633 le firme raccolte in tre mesi dal Forum Ferrara Partecipata per la campagna per la ripubblicizzazione del servizio idrico in tutta la provincia di Ferrara. A fare il punto sono stati, lo scorso 12 giugno, Corrado Oddi, Francesca Cigala Fulgosi e Maria Teresa Pistocchi (foto) in un incontro con la stampa nella sede del Centro Documentazione Donna.
«Ci siamo fermati qui perché bastano 100 firme per una petizione – ha spiegato Oddi – ma sarebbero state molte di più se avessimo deciso di proseguire coi banchetti». Ora le firme sono state consegnate alsindaco Alan Fabbri e al consiglio comunale: una voce chiara dei cittadini/e ferraresi sulla volontà che l’acqua sia considerata bene comune e quindi gestita come tale. IlSindaco ora ha 60 giorni di tempo per rispondere
L’incontro con la stampa locale è caduto quel giorno perché il 12-13 giugno del 2011 – esattamente 15 anni fa – ci fu il referendum sull’acqua pubblica e sul nucleare, che vide una partecipazione importante, con un’affermazione del “sì” per l’acqua pubblica; e a Ferrara andarono a votare circa 65mila cittadini/e, pari al 95% dei voti validamente espressi. «Un risultato nazionale e locale – ha commentato Oddi – del tutto disatteso da tutti i Governi che si sono succeduti in questi anni». «Il tradimento di questo referendum – ha aggiunto Pistocchi – è una ferita aperta nella democrazia italiana. La battaglia per l’acqua pubblica è una battaglia di civiltà». «Vogliamo ricostruire – ha commentato Cigala Fulgosi – quell’ondata di movimento del 2011 a livello locale.Da settembre proporremo altre iniziative pubbliche».
La campagna del Forum ferrarese serve innanzitutto a ricordare come a fine 2027 scadono le concessioni del servizio idrico in provincia di Ferrara (oltre che a Bologna, Modena e Parma), con 11 Comuni del Basso Ferrarese dove opera CADF (a totale capitale pubblico), mentre nel Comune di Ferrara e in altri 9 dell’Alto Ferrarese il servizio è gestita da Hera, spa multiutility mista pubblico-privato, quindi quotata in Borsa. Manca un anno e mezzo alla scadenza ufficiale, ma la decisione verrà sicuramente presa nei prossimi mesi. La prima proposta del Forum è di «un’unica azienda pubblica» in tutta la nostra provincia, composta da CADF e ACOSEA Impianti srl – anch’essa a totale capitale pubblico -, che ha la gestione amministrativa e finanziaria delle reti idriche, degli impianti e di altre dotazioni. Alternativa a ciò, potrebbe essere quella di mantenere CADF nel Basso Ferrarese, e nel Comune di Ferrara e nell’Alto Ferrara sostituire Hera con ACOSEA Impianti. «Ora – ha detto Oddi – è quindi solo questione di volontà politica». Una mano alla campagna «potrebbe venire da RECA», la Rete Emergenza Climatica e Ambientale Emilia-Romagna, che assieme a Legambiente ha avanzato alla Regione quattro proposte di legge, fra cui una sulla ripubblicizzazione del servizio idrico. Si avrà una risposta entro agosto di quest’anno.
In questi mesi è stata, quindi, forte l’opera di sensibilizzazione del Forum sul tema e il coinvolgimento delle scuole:«nell’Istituto Navarra – ha spiegato Pistocchi – grazie ad alcuni insegnanti siamo riusciti a parlare del tema con alcuni classi 3^, 4^ e 5^. E abbiamo indetto un concorso di grafica rivolto a studentesse e studenti della 4^ Q dell’Einaudi, 17 ragazze/i, dal titolo “Siamo la stessa acqua”». Concorso in cui «abbiamo chiesto loro di disegnare il logo della campagna, il titolo e le card promozionali per la campagna social». Il titolo/headline scelto è “Ogni goccia conta.Aiuta l’acqua ad essere di tutti”. Il logo scelto lo trovate qui sopra. Per il prossimo anno scolastico alle scuole verrà proposto un altro progetto: per ora sono quattro quelle coinvolte (Roiti, Carducci, Bachelet, Navarra). E gli studenti «li coinvolgeremo anche attraverso giochi di ruolo, passeggiate tematiche sul territorio, studio dei toponimi e proiezioni di film».
Andrea Musacci
Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 19 giugno 2026
Riccardo Noury ha presentato a Ferrara il Rapporto globale di Amnesty International
Un mondo senza regole, dove regna la violenza. Ma c’è qualche speranza. È un quadro fosco quello delineato lo scorso 10 giugno a Ferrara da Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, intervenuto nell’Aula Magna del Dipartimento di Economia (via Voltapaletto). La presentazione del Rapporto globale di Amnesty (che riguarda l’anno 2025, con 144 Paesi analizzati) è il primo appuntamento del ciclo “Conversazioni sulla pace”, sette incontri per riflettere su pace, diritti e democrazia organizzato dal Sistema Bibliotecario di Ateneo con il patrocinio di AIB.
Noury è stato introdotto da Marina Contarini (Responsabile Ripartizione Biblioteche dell’Università di Ferrara) e ha dialogato con Giuseppe Scandurra (Antropologo, UniFe) e Alessandra Annoni (Prorettrice alle Biblioteche e Presidente del Sistema Bibliotecario d’Ateneo). Il primo ha posto alcune domande sul senso dello Stato nazione oggi e sul metodo usato per stilare il Rapporto, mentre la seconda sul Rapporto come invito alla resistenza contro i poteri ingiusti e sul bullismo di alcuni Paesi a livello globale.
«Se il 2024 è stato l’anno dell’erosione del dirittointernazionale sviluppatosi nel secondo dopoguerra, oggi quest’attacco è ancora più forte ed è un attacco alle fondamenta dell’ordine mondiale», ha detto Noury. I riferimenti sono all’invasione russa all’Ucraina (dal 2022 e ancora in corso) e a quella USA in Venezuela e in Iran (quest’ultima assieme a Israele). Oltre alla «campagna genocidaria» di Israele iniziata nell’ottobre 2023 «dopo i crimini di guerra e i crimini contro l’umanità perpetrati il 7 ottobre di quell’anno da Hamas e da altri gruppi armati palestinesi». Un genocidio, quello in Palestina, «incentivato, protetto, alimentato, armato e permesso da molti governi occidentali». Ma non bisogna dimenticare altri territori dove «si continuano a consumare crimini gravissimi, come Myanmar, Congo e Afghanistan».
L’attacco alla giustizia internazionale sta, inoltre, «privando milioni di vittime della possibilità di avere giustizia». Un attacco collegato a «un aumento della postura autoritaria» di molti governi nel mondo, che spesso non hanno nemmeno bisogno, in ciò, di apparati militari. Basti pensare all’ICE negli Stati Uniti, «squadroni della morte» che han portato anche a «molti tifosi ad aver timore di entrare negli USA per sostenere la propria squadra ai mondiali di calcio».
Altra questione è quella riguardante la «tecnocrazia sempre più dominante», con «l’uso incontrollato dell’intelligenza artificiale» (che spesso crea o incentiva discriminazioni), la «sorveglianza di massa» soprattutto verso determinate minoranze (negli USA contro i neri, a Hebron contro i palestinesi), «l’AI usata anche nei teatri di guerra». Vi è poi il macrotema della crisi climatica, «la più grande violazione transgenerazionale dei diritti umani: far venir meno la nostra dipendenza dal fossile vorrebbe dire far venir meno anche la nostra dipendenza da Stati autoritari», ha aggiunto Noury. E ancora, la pena di morte, a cui Amnesty dedica un Rapporto ad hoc: viene eseguita a livello globale in sempre meno Stati ma le esecuzioni aumentano. La Cina è un esempio fondamentale, in quanto «in essa c’è il segreto di stato sulle esecuzioni capitali. Ma sono ottimista che in sempre meno Paesi sarà permessa».
Un ultimo capitolo del suo intervento, il relatore ha voluto dedicarlo all’Italia, nei 25 anni del G8 di Genova: dall’uccisione di Carlo Giuliani in poi – compreso l’omicidio di Federico Aldrovandi – «nel nostro Paese le persone uccise dallo Stato vengono criminalizzate»: insomma, da parte dello Stato vi è «un’assenza di assunzione di responsabilità, una narrazione fetida e una colpevolizzazione della stessa famiglia della vittima». Alcune battaglie da fare nel nostro Paese – secondo Noury – riguardano la difesa della legge contro la tortura, la lotta contro la vendita di armi, la difesa dei diritti dei migranti e la critica dell’ingiusta legge sull’antisemitismo. Da parte delle istituzioni di questo Paese – a prescindere dai governi (pur con alcune differenze) – storicamente come Amnesty «lamentiamo una disattenzione nei confronti dei diritti umani».
«Non possiamo però permetterci di essere demoralizzati», sono ancora parole del relatore, anche perché nel mondo «ribollono proteste di vario tipo», ad esempio negli ultimi due anni in Bangladesh, Nepal, Madagascar, Sri Lanka, che hanno anche portato alla caduta dei regimi. O si pensi all’arresto di Rodrigo Duterte, ex presidente delle Filippine, e ad Orban che perde il potere dopo molti anni, «sperando che a Putin e Netanyahu capiti qualcosa di simile a breve». E poi ci sono le proteste a Herat, nell’Afghanistan oppressa dai talebani, di donne e uomini, represse nel sangue dal potere, «uno spaventoso massacro di massa». E altre proteste sono previste nei prossimi giorni, e così in Iran. «Sembra paradossale ma le istituzioni smantellano e i movimenti aggiustano», ha riflettuto Noury. La vera democrazia non può non (ri)nascere innanzitutto dal basso.
Andrea Musacci
Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 19 giugno 2026
Mi chiamo Andrea Musacci.
Da aprile 2014 sono Giornalista Pubblicista, iscritto all’Ordine dei Giornalisti dell’Emilia-Romagna.
Sono redattore e inviato del settimanale "la Voce di Ferrara-Comacchio" (con cui collaboro dal 2014: http://lavoce.e-dicola.net/it/news - www.lavocediferrara.it), e collaboro con Filo Mag, Avvenire, La Fionda, Vino Nuovo.
In passato ho collaborato con La Nuova Ferrara, Listone mag e Caritas Ferrara-Comacchio.
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"L'unica cosa che conta è l'inquietudine divina delle anime inappagate."
(Emmanuel Mounier)