Lo sguardo cambia grazie all’altro

15 Ott

Romeo Farinella, urbanista di UniFe, racconta il suo libro “Aghelbalon”: cura, conflitto e ricerca

C’è un filo rosso che collega Codigoro con L’Avana: è lo sguardo di «un urbanista in viaggio» che da una vita dà senso alla definizione di “cittadino del mondo”. È Romeo Farinella, docente all’Università di Ferrara, che abbiamo intervistato in occasione dell’uscita del suo ultimo libro “Aghelbalon. Note di un urbanista in viaggio” (Mimesis, 2026).

Un territorio è una sedimentazione di storie, visioni, idee. È questo, della complessità, un primo principio che l’ha sempre guidata nei suoi viaggi?
«Sì, è uno dei fili conduttori del libro. Il territorio non è una superficie neutra sulla quale si depositano le attività umane ma una stratificazione di storie, culture, conflitti, trasformazioni ambientali, e dunque anche di immaginari e progetti. La complessità è quindi una bussola per andare oltre le apparenze. “Aghelbalon” raccoglie viaggi compiuti nell’arco di quarant’anni, dal viaggio iniziatico di un giovane studente di architettura ai viaggi di studio e di ricerca. In questo tempo è cambiato anche il mio sguardo. Il viaggio mi ha insegnato soprattutto a diffidare delle letture univoche: spesso un luogo apparentemente marginale racconta processi globali. Mi sono confrontato con quelle che definirei delle geografie problematiche: i luoghi non sono semplicemente descritti, ma interrogati, nel tentativo di leggere i paesaggi e le storie, oltre ciò che appare. Complessità significa anche mettere in discussione le retoriche semplificate che descrivono il contemporaneo senza interpretarlo, contrapponendo loro una conoscenza situata, attenta alle caratteristiche dei luoghi, ai saperi locali e alle disuguaglianze sociali».

Una seconda sua bussola mi pare quella dello sguardo diretto, prossimo sui luoghi e sulle persone. Nel libro sono tanti gli ultimi e i penultimi del mondo. A partire da Menelik…
«L’osservazione critica diretta è fondamentale perché mette continuamente in crisi ciò che pensiamo di sapere prima di arrivare in un luogo. Naturalmente non esiste uno sguardo neutrale: viaggiamo portandoci dietro cultura, letture e pregiudizi. Ma la prossimità e la condivisione ci obbliga a confrontarli con la realtà anche riorientando il nostro sguardo. Per questo le persone hanno un ruolo importante nel libro. Il riferimento a Menelik che vende la zucca per le strade di Codigoro è un ricordo, trasfigurato dalla mia memoria, che risale a quando ero bambino, come le altre figure incontrate nei viaggi che impediscono che i territori, le città e le persone che le abitano diventino semplici scenari. Si tratta di persone che vivono spesso di lavori umili, precari ma che possiedono e trasmettono conoscenze situate, strategie di sopravvivenza e capacità di adattamento. Incontrarli significa anche mettere in discussione l’idea occidentale che esista un solo modello attraverso il quale misurare sviluppo, benessere e modernità».

Il primo capitolo è in parte dedicato alla sua città natale, Codigoro, e al basso Ferrarese. Com’è cambiata in questi decenni e come sta cambiando quella zona a livello urbanistico e culturale?
«Da Codigoro e dal basso Ferrarese ho imparato a guardare molto lontano. È un paesaggio relativamente giovane e profondamente artificiale che viene raccontato per la naturalità, ma che è l’esito di una straordinaria trasformazione. Oggi quell’equilibrio è sottoposto a nuove pressioni: spopolamento, invecchiamento, rarefazione dei servizi si intrecciano con subsidenza, erosione costiera, salinizzazione e cambiamento climatico. Nel Novecento è stato costruito avendo in testa un’idea della conquista e del controllo della natura ma oggi dobbiamo ripensare quel paradigma e imparare a convivere con la sua instabilità. La sua fragilità potrebbe dare vita a un laboratorio avanzato della transizione ecologica, sperimentando nuove forme di adattamento e di gestione comunitaria ma sconta una debolezza politica e progettuale, tanto a livello locale quanto regionale, che rende difficile costruire una visione di lungo periodo».

Un’ultima domanda: come oggi il conflitto nonviolento, la cura e una gestione razionale dei territori possono rappresentare un superamento delle gravi contraddizioni tipiche del neoliberismo?
«La parola conflitto non va rimossa. Le trasformazioni territoriali non sono mai neutrali: distribuiscono vantaggi, costi, risorse e rischi in maniera diseguale. Molte contraddizioni ambientali sono quindi anche sociali. Il cambiamento climatico riguarda tutti, ma non tutti possiedono le stesse risorse per proteggersi e adattarsi. È qui che ambiente, giustizia sociale e spaziale si incontrano. Il conflitto nonviolento non significa negare queste contraddizioni, ma renderle visibili e governarle democraticamente. E la cura assume allora un significato concreto: manutenzione dei territori, attenzione ai suoli, all’acqua, agli ecosistemi, agli spazi pubblici e alle comunità. Significa considerare il territorio non semplicemente come una risorsa da valorizzare economicamente, ma come un bene comune del quale siamo temporaneamente responsabili. È questo che ho imparato incontrando Nininho e la sua famiglia che controllano e gestisco la Ilha Rasa nel Paranagua brasiliano, o gli amici che ho lasciato a L’Avana e a Saint Louis, in Sénégal».

Andrea Musacci

Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 15 ottobre 2026

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(Foto Pexels – Marcelo Aut)

Casa, la speculazione avanza

13 Ott

Il fenomeno globale dalla Spagna a Ferrara. Un incontro di “Internazionale” e la cooperazione

di Andrea Musacci

Soprattutto dal periodo post covid, Ferrara a livello immobiliare sta vivendo una situazione nuova ma che altre grandi città conoscono già da tempo: dal 2021 i costi degli affitti degli appartamenti si sono impennati. Una speculazione che sfrutta in particolare l’alta domanda causata dall’aumento esponenziale degli studenti e delle studentesse fuori sede.
Secondo gli ultimi dati, l’affitto medio in città si attesta intorno a 10,23 euro/mq al mese, con punte massime di 10,77 euro/mq in centro (dati immobiliare.it). Solo cinque anni fa era di 8,10, dieci anni fa di 7,20, venti anni fa di 6,40. E senza contare i tanti affitti in nero. 10,23 euro/mq mensili significa 122,76 annui, sopra la media nazionale che si attesta sui 110 euro/mq (dati Osservatorio Federcasa-Nomisma).
E quest’anno verrà ricordato dalla nostra città come l’anno dello sgombero – deciso dall’amministrazione comunale – di centinaia di persone dal Grattacielo, col rischio speculazione che incombe.
Proprio di questo si è parlato il 4 ottobre nel cortile del Castello per l’incontro “Una casa per tutti” all’interno del Festival di Internazionale. Per l’occasione sono intervenute Laura Colini (Università Iuav di Venezia) e Gabu Heindl (architetta e urbanista austriaca), in dialogo con la giornalista Sarah Gainsforth.

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(Foto Yesica Ferrè – Pexels – part.)

«Il mio “sì” definitivo per incontrare Gesù in chiunque bussa alla nostra porta»

3 Ott

Sorella Paola Sacchetto, originaria di Vigarano Pieve, il 26 settembre emetterà la professione religiosa perpetua tra le Sorelle Discepole del Vangelo di Treviso. Le abbiamo rivolto alcune domande per capire il senso di una scelta così importante. Ai giovani dice: «date credito alle domande e ai desideri che avete nel cuore»

di Andrea Musacci

Un abbandono che non è fuga ma, anzi, è ricerca del bene e prossimità a chiunque si accosti. È con questo spirito che una giovane del Ferrarese sabato 26 settembre farà la sua professione religiosa perpetua fra le Sorelle Discepole del Vangelo.

Si tratta di sr Paola Sacchetto, originaria di Vigarano Pieve, che fra due giorni – assieme alla veronese sr Elisabetta Delia – nella Cattedrale di Treviso dirà il suo “sì” definitivo al Signore. A presiedere la Messa sarà il vescovo mons. Michele Tomasi. La comunità di Vigarano Pieve lo scorso 15 settembre nella sua chiesa ha partecipato a una veglia di preghiera in vista del grande giorno, anticipato il 4 giugno 2023 dalla prima professione delle due consorelle.

Le Discepole del Vangelo – attualmente 52 sorelle – nascono a Castelfranco Veneto (TV) nel 1975, nel solco della testimonianza di san Charles de Foucauld e del Concilio Vaticano II. Oltre alla fraternità principale nella località natìa, altre dodici si trovano a Treviso e nelle diocesi di Belluno, Milano, Torino, Viviers (Francia), Marsiglia (Francia), Tirana (Albania) e Algeri (Algeria). E il 6 settembre scorso ne è nata una nuova a Nazareth.

Abbiamo rivolto alcune domande a sr Paola per meglio comprendere il suo cammino di fede.

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Passioni e miserie ferraresi: otto racconti di Scavo tra musica e storia

3 Ott

Si intitola “Voci estinte cantano” la nuova raccolta narrativa di Enrico Scavo: dal Quattrocento al Novecento, le contraddizioni dell’animo umano si intrecciano con la musica. Presentazione il 23 settembre in Biblioteca Ariostea

di Andrea Musacci

“Voci estinte cantano. Otto racconti” (Officina Libraria, Roma, 2026) è il nuovo libro di Enrico Scavo, studioso ferrarese di Musicologia e Storia della Musica all’esordio in ambito narrativo. Il libro verrà presentato il 23 settembre alle ore 17 in Biblioteca Ariostea a Ferrara. Per l’occasione, l’autore dialogherà con Marialucia Menegatti (Ferrariae Decus ETS) e Angela Siciliano (Università di Parma). L’incontro fa parte del ciclo “Una costellazione di libri. Letture e conversazioni dell’Istituto di Studi Rinascimentali”, a cura dell’Istituto stesso, in collaborazione con il Dipartimento di Studi Umanistici di UniFe.

Scavo è dottore di ricerca in Musicologia e Storia della Musica presso UniFe e docente a contratto di Pedagogia musicale presso il Dipartimento di Musicologia e Beni Culturali dell’Università di Pavia (sede di Cremona). Ha pubblicato contributi scientifici, edizioni critiche e nel 2024 la monografia “L’Accademia della Morte di Ferrara. L’oratorio e il primato di Giovanni Battista Bassani”.

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Quali nuove forme di democrazia diretta oggi? Al via il progetto sui COS di Capitini e Balboni

14 Set

Laboratori nelle scuole, incontri, seminari, un convegno, un podcast e una mostra d’arte: ha al centro uno spettacolo teatrale, “Patate e ideali”, il ciclo di iniziative ideato da Fabio Mangolini (Cornucopia aps) col coinvolgimento di Laboratorio Pace di UniFe, Movimento Nonviolento, CGIL, ANPI, UDI e Galleria del Carbone. Un interessante progetto per ragionare su nonviolenza e partecipazione dal basso

di Andrea Musacci

Nella crisi profonda della democrazia rappresentativa, a Ferrara nasce un articolato e interessante progetto che fa della memoria non un idolo da contemplare ma un pungolo per agire nel presente immaginando un futuro diverso col coinvolgimento dell’intera cittadinanza, a partire dai giovani. “I COS a Ferrara. La Liberazione e la rinascita civile” è il nome di questo progetto, vincitore del bando 2026 della Regione Emilia-Romagna – L.R. 3/2016 “Memoria del Novecento”. Iniziativa plurale nata da Cornucopia Performing Arts Labs Aps, in particolare da Fabio Mangolini, attore, regista e autore teatrale che ha coinvolto diverse realtà ferraresi: il Laboratorio per la Pace di UniFe, CGIL, ANPI, UDI, Movimento Nonviolento e Galleria del Carbone (oltre al Teatro dell’Argine di San Lazzaro di Savena).

“I COS a Ferrara” nasce all’interno della progettualità pluriennale “Storie e geografie dei luoghi dell’utopia nel ’900 in Emilia-Romagna” sviluppata da Cornucopia, che si colloca nella cornice regionale delle «utopie realizzate».

Fino a dicembre, tante le iniziative, da uno spettacolo teatrale multimediale a un’esposizione artistica, da un audiolibro e podcast a laboratori nelle scuole superiori, da un seminario e un convegno universitari a incontri pubblici sulla nonviolenza.

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«Coalizioni dal basso per un’alternativa al sistema ecocida e mercificante»

11 Set

All’Università di Ferrara si è svolta la quinta edizione del Symposium on Social Transition and Climate Change. Un’importante occasione di confronto tra esperti, studiosi e attivisti della società civile. Tema della due giorni, come uscire dal capitalismo e dalla sua crisi climatica e sociale attraverso forme di cooperazione e solidarietà

di Andrea Musacci

Lottare contro crisi ecologica e crisi sociale «costruendo coalizioni tra movimenti, reti e associazioni», evitando tanto l’irrilevanza e la mera testimonianza quanto l’istituzionalizzazione fine a sé stessa. E «costruendo una scala politica tra problema locale e trasformazione generale», che le unisca in un’ottica collettiva. Sono, queste, alcune delle proposte e delle prospettive emerse dall’intenso dibattito della due giorni sul tema “Giustizia climatica e giustizia sociale tra guerre, autoritarismi e crisi della democrazia”. Luogo, la sede del Dipartimento di Studi Umanistici in via Paradiso a Ferrara, per l’iniziativa organizzata dall’Associazione “Abitare il mondo” e dal Gruppo di lavoro “SPE Sviluppo Sostenibile e Transizioni Sociali” insieme a UniFe. Si tratta della quinta edizione dell’annuale Symposium on Social Transition and Climate Change nato a Gaeta nel giugno 2022. Oltre a singoli esperti ed attivisti, hanno partecipato ai lavori Rete Pace Ferrara, Forum Ferrara Partecipata, Italia Nostra, IBO Italia, ANPI Ferrara, Legambiente. In totale, oltre 50 i presenti. La prolusione è spettata al nostro Arcivescovo mons. Gian Carlo Perego.

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La guerra a due passi da Ferrara: quali armi passano per il porto di Ravenna?

11 Set
A large number of shipping containers in a busy cargo port. Original public domain image from Wikimedia Commons

La battaglia portata avanti dalla giornalista Maggiori, dall’avv. Maestri e da un Coordinamento cittadino per la trasparenza sulle armi che transitano per il porto bizantino. Le gravissime parole dell’Avvocatura di Stato sull’Italia in guerra e la cronistoria della lotta di un intero territorio (e non solo)

di Andrea Musacci 

A un’ora e mezza di auto da Ferrara, un porto rilevante da anni è al centro dell’attenzione del mondo pacifista per il traffico di armi diretto all’estero, Israele compreso. Una questione portata avanti in particolare dalla giornalista Linda Maggiori, assistita dall’avv. Andrea Maestri del Foro di Ravenna, e dal “Coordinamento popolare contro i traffici di armi nel porto di Ravenna”.

Il porto di Ravenna nei primi sei mesi del 2026 ha registrato lo scalo di oltre 14 milioni di tonnellate di merci, con un incremento del 5,9% rispetto allo stesso periodo del 2025 (ca. 785 mila tonnellate in più). Quest’anno gli sbarchi hanno raggiunto oltre 12 milioni di tonnellate, mentre gli imbarchi ca. 1 milione e 600mila. Porto che è, purtroppo, anche in crescita per le crociere: nei primi sei mesi del 2026 il Terminal Crociere di Ravenna ha registrato 37 scali, otto in più rispetto allo stesso periodo del 2025.

Tornando al traffico di armi, Maggiori a inizio 2026 ha presentato un’istanza di accesso civico generalizzato all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ravennate per conoscere i quantitativi di materiale bellico e armamenti transitati per lo scalo ravennate nel 2025. Agenzia che, però, si è rifiutata di fornire i dati.

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Grattacielo, il grande silenzio: chi si ricorda degli sfollati?

11 Set

Quelle figlie e quei figli di Ferrara costretti a pagare un altro oneroso affitto, a dormire su divani altrui, in macchina, nei dormitori. Oppure a cambiare città, a lasciare l’Italia. A strappare legami, affetti. L’ombra di chi non ha agito (e avrebbe dovuto e potuto) e la luce di chi ancora lotta e spera

di Andrea Musacci

Otto mesi fa il Grattacielo era ridondante di voci, di incontri, di conflitti. Otto mesi fa le sue torri brulicavano di vita, intrecci ed energie. Di amicizie, incomprensioni e contaminazioni. Poi, da un principio di incendio il pretesto delle autorità che governano Ferrara per eliminare tutto ciò. Per spegnere e disperdere, slegare e disinnescare. Per tornare con violenza a demonizzare un luogo sì pieno di contraddizioni e di ombre ma anche ricco di luce.

Ora, quelle ombre dominano gli spazi vuoti, gli echi. E non sono le ombre dei conflitti, della difficile inclusione, ma dell’indifferenza. Il degrado è il frutto di questo grande oblio, dell’assenza. La mancanza di occhi (ricordate quelli dalle finestre ideati da Anna Rossi?) e di corpi convive con l’incuria colpevole di quel potere che ha abbandonato le sue figlie e i suoi figli, quelle famiglie, quei bambini e quegli anziani bisognosi di particolare cura.

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Ferrara Buskers Festival, bene comune sempre più mercificato

27 Ago

Per la quinta volta in sette anni l’iniziativa artistica è a pagamento con la conseguente recinzione (vigilata) del centro cittadino. Ecco perché questa chiusura si sposa con la sua definitiva commercializzazione. E come in questo c’entrino il marketing, un outlet, Hera e Ticketmaster…

di Andrea Musacci

«Un altro mondo è ancora possibile, vieni a sentire come suona»: così recitava l’invito per la conferenza stampa di presentazione del Ferrara Buskers Festival (FBF) 2026 con il lancio dell’iniziativa “Eco-Jungle”. Slogan che ne richiama un altro, quello del grande movimento di protesta e d’alternativa altermondialista contro il G8 di Genova del 2001.

Mi chiedo cosa ci sia d’alternativo nel proporre, anche quest’anno, il buskers festival a pagamento quando per sua natura dovrebbe essere libero e gratuito. Cosa ci sia d’alternativo nella privatizzazione di un evento e del centro storico per giorni, sequestrato con tanto di vigilantes privati a controllarne i varchi d’accesso. Ogni giorno, per entrare nell’area occupata dal festival, bisognerà sborsare 12 euro, con abbonamento per cinque sere a 25 euro (ingresso gratuito per under 13 e persone con disabilità). È la quinta volta che accade a Ferrara, dopo le edizioni del 2020, 2021, 2024 e 2025.

D’altronde, nel 2024 in un’intervista a Ferrara Today Rebecca Bottoni, direttrice artistica del FBF, giustificava anche in questo modo l’introduzione del biglietto a pagamento: «Serve un pubblico che sia realmente interessato: gli 11 euro sono il prezzo minimo per evitare che la gente sia distratta»…

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Donne nascoste, escluse, non curate, fustigate: ecco l’inferno afghano

27 Ago

Il racconto dettagliato di Francesca Borciani, giovane ferrarese, che abbiamo incontrato ieri, 25 agosto, in centro a Ferrara in occasione del sit in organizzato da Rete Pace

di Andrea Musacci

«L’Afghanistan oggi è una distopia per le donne. Lì ho visto una chiusura e un livello di violenza inimmaginabili». Così Francesca Borciani, 28 anni, ieri a Ferrara (sua città d’origine) ha raccontato la propria esperienza in uno dei Paesi più dimenticati. L’occasione, il sit in settimanale organizzato da Rete Pace davanti alla Cattedrale. Oltre a Borciani e ad alcune letture, sul tema Afghanistan è intervenuta anche Alessandra Annoni, docente ordinaria di Diritto internazionale al Dipartimento di Giurisprudenza di UniFe. Il suo intervento lo pubblicheremo domani in versione integrale qui sul nostro sito.

Borciani dall’Afghanistan è tornata venerdì scorso, dove ha svolto il ruolo di Field procurement manager (responsabile degli acquisti e delle forniture per gli ospedali) a partire da settembre 2025. Stesso ruolo che in passato ha ricoperto in Sierra Leone, Uganda e Sudan, dopo essersi laureata alla Bocconi e aver fatto alcune esperienze lavorative in Italia.

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