Le “Dissezioni” di Romani in mostra ad Argenta

5 Dic

lorenzo romani

L’alienazione vissuta dall’individuo contemporaneo è al centro della riflessione artistica di Lorenzo Romani, giovane artista ferrarese classe ’88 che al Mercato Coperto di Argenta (in piazza Marconi) espone la sua nuova personale, “Dissezione”. “La mia ricerca attuale si focalizza attorno a paesaggi suburbani o solitari, in cui la presenza umana è assente”, spiega lui stesso. Per l’artista la stratificazione di diversi materiali e tecniche (pittura, stampa fotografica,collage, ecc.) “incide sulla materialità concettuale e fisica di un particolare luogo, oggetto, individuo. Tramite il processo creativo isolo gli elementi reali, trasfigurandoli in una dimensione differente da quella quotidiana”.
In parete ad Argenta fino al 13 gennaio, opere prevalentemente realizzate a tecnica mista su carta e acetato, e un paio di lavori a olio e acrilici su tela.
Una sintesi, quella realizzata da Romani, fra tradizione e originale interpretazione personale, che riesce nel duplice intento, da una parte di riconoscere dignità alla figurazione, dall’altra di scomporre l’immagine, appunto di “dissezionarla”, per rappresentare la poliedricità e la relatività del reale, la molteplicità interpretativa, inevitabile se si osserva più a fondo, abbandonando astratte “oggettività” a cui il linguaggio artistico è per sua natura allergico.
La mostra, inaugurata lo scorso 30 novembre con presentazione di Paolo Volta, è visitabile nei seguenti orari: martedì e mercoledì 9.30-12.30, giovedì, venerdì e sabato 9.30-12.30 15.30-18.30, domenica e festivi 15.30-18.30. Chiuso 25-26 dicembre, 1 gennaio.

Andrea Musacci

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“Oltre lo sguardo, più in fondo, più lontano”: “Custode di dune” di Lucia Boni

25 Nov

“Custode di dune” è il nome dell’ultima fatica letteraria di Lucia Boni, edita da Campanotto editore. La poetessa lo presenta il pomeriggio di domenica 25 novembre al MAF-Centro di documentazione del Mondo Agricolo Ferrarese di San Bartolomeo (via Imperiale, 263).
Ambientato su una spiaggia di fine estate – periodo di nostalgia e di attesa, di sospensione attiva, quasi orante – tra lavoratori del mare e presenze impalpabili ma reali, il “dialogo per due voci in tre scene” di Boni è anche una riflessione sulla parola e sulla poesia (seppur, in questo caso, con una veste teatrale). Nel libro, le parole sono come frutti di mare da pescare, da setacciare, da “intellegere”, letteralmente, da “leggere dentro”, nel profondo, cercando, con le emozioni della ragione e con le ragioni del cuore, di dis-velarli. Un ritmo interiore, dunque, un andamento dell’anima affiora da queste pagine, e di conseguenza l’unico “metodo” (se di metodo si può parlare) per affrontare questo testo, è di abbandonare quanto più possibile la ricerca di una “logica apparente”. “Qualora si riescano a trovare le parole più giuste, perfette, insostituibili – scrive lei stessa -, ciò che si comunica non rivela mai tutto di sé, resta comunque una parte inesprimibile e misteriosa”. E Lucia Boni sembra sfidare il lettore portando il suo ermetismo quasi all’estremo. Ma, non si dimentichi, la poesia non ha le leggi di altre forme comunicative, non deve dimostrare o convincere, ma cambiare lo sguardo dell’interlocutore, accompagnandolo nella sua stessa interiorità, spronandolo a mettere a fuoco ciò che non lo è, oltre lo sguardo, più in fondo, più lontano”.
Il pomeriggio al MAF, col titolo “La storia siamo noi. Quinto incontro dedicato al maestro Adriano Franceschini”, vede dalle 15, con introduzione di Gian Paolo Borghi, e prima della presentazione di “Custode di dune” a cura di Corrado Pocaterra, le relazioni di Silvia Villani (“Ebrei a Ferrara, una storia lunga otto secoli”) e Laura Graziani Secchieri (“Voci di donne ebree dalle carte di archivio e dai mattoni di Ferrara”).

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Nuova Ferrara” il 25 novembre 2018

Un omaggio a Pietro Pinna: dodici artisti celebrano il primo obiettore

15 Nov

Prosegue il progetto dedicato al pacifista vissuto a Ferrara. Sabato inaugura la collettiva alla Galleria del Carbone

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Dodici artisti ferraresi rendono omaggio al concittadino (acquisito) Pietro Pinna, primo obiettore di coscienza al servizio militare del dopoguerra, nel 70esimo anniversario dal suo atto di “rivolta pacifica”.
Inaugura sabato 17 novembre alle ore 18 nella Galleria del Carbone di Ferrara (che spesso ha ospitato iniziative del Movimento Nonviolento) la collettiva – col patrocinio del Comune di Ferrara e dell’Istituto di Storia Contemporanea, visitabile fino al 9 dicembre – con opere di Raoul Beltrame, Maurizio Bonora, Paola Bonora, Riccardo Bottazzi, Daniela Carletti, Gianfranco Goberti, Gianni Guidi, Paolo Pallara, Lorenzo Romani, Paolo Volta, Sergio Zanni, Luca Zarattini. “Un mondo senza bellezza è un mondo senza significato…ci tenevo alla bellezza: fu una perdita molto grande quella”, dice Pinna riferendosi al desolante oltraggio alla sua città, e non solo, portato dal secondo conflitto mondiale. “Ci sono i morti, le sofferenze, ma una sensibilità acuta, per il bello, per l’arte, l’ha accompagnato tutta la vita”, scrive Daniele Lugli, figura storica del Movimento Nonviolento italiano, nel testo introduttivo alla mostra. Nonviolenza e arte trovano così occasione per rendere pubblico il proprio connubio, per dimostrare come “la bellezza salverà il mondo” dalla violenza dei popoli e dei potenti.
Il progetto espositivo al Carbone fa parte di un percorso che parte con la pubblicazione nella primavera del 2017 del libro “Silvano Balboni era un dono”, a cura dello stesso Lugli, prosegue con la doppia esposizione, un anno fa, nel Palazzo Municipale di Ferrara. “Senza Offesa. Strategia di opposizione nonviolenta” e “50 anni di Azione nonviolenta” sono i nomi delle due mostre allestite dalla Galleria del Carbone, e successivamente portate in diverse scuole cittadine (Licei Carducci, Ariosto, Roiti, mentre la prima attualmente è alla Scuola Tasso). Proseguendo, lo scorso 17 ottobre è stato inaugurato il fondo librario intitolato a Pinna, nella Biblioteca Bassani al quartiere Barco. E ora l’esposizione al Carbone – che vedrà un altro momento significato l’8 dicembre quando Fabio Mangolini leggerà brani di Pinna pubblicati nel libro “La mia obbiezione di coscienza” (ed. Movimento Nonviolento) -, e le cui 12 opere di altrettanti artisti verranno pubblicate nel calendario 2019 della Galleria del Carbone, e in un catalogo ad hoc.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 15 novembre 2018

Spettacolo in piazza: un flash mob di danze fino alle ore piccole

1 Set

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Giovedì 30 agosto sul listone in centro a Ferrara una “scheggia di danze popolari”

Una “scheggia” impazzita in piazza a Ferrara. Un tranquillo giovedì sera agostano è stato improvvisamente movimentato grazie a un flash mob di danze folk organizzato da alcuni giovani ferraresi, e non, sul listone, all’altezza del campanile del duomo. In un vortice di musiche popolari – valzer, mazurka, balli francesi e non solo, adattati in chiave contemporanea – una cinquantina di persone, giovani e meno giovani, “tarantolati” provenienti anche da Bologna, Padova e Firenze, hanno dato vita a balli di coppia e di gruppo dalle 22 fino alle 05.30 del mattino. Tanti i curiosi che si sono fermati a osservare questo spettacolo – nel gergo degli ambienti di danza appunto denominato “scheggia” (anzi: “skeggia”), che, come ci spiega Marina, una delle protagoniste, “si svolge in varie città italiane, e non, da alcuni anni”, ma per la prima volta riesce a conquistare l’agorà ferrarese.
L’idea di organizzare una “skeggia” nella nostra città si concretizza di fatto appena due giorni prima, martedì, grazie allo spirito di iniziativa di due ventenni ferraresi, Daniela Bertoni ed Elia Benazzo, che su Facebook lanciano l’evento “Prima Skeggiona folk a Ferrara”, diffondendola nei numerosi Gruppi e Pagine del social dedicati a questi raduni danzanti e a “mazurke klandestine” in tutta la Penisola, dalla Puglia al Piemonte, dal Lazio alla Lombardia, passando per le Marche, la Liguria, il Veneto e la Toscana.
In città più grandi, queste “skegge folk” normalmente riescono a richiamare anche 200-300 persone alla volta, ma Ferrara ha comunque risposto con entusiasmo, non paga di musiche e balli nonostante la settimana del Buskers Festival.

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Nuova Ferrara” il 1° settembre 2018

Pinzini all’ombra del campanile per il Buskers Festival! 23-26 agosto 2018

22 Ago

11954770_536823149798483_4791792682942879682_nPinzini e salame per finanziare l’attività benefica dell’Associazione “Noi per Loro – Opera Mons. Giulio Zerbini onlus”. Anche quest’anno, in occasione del Ferrara Buskers Festival, dietro il campanile della Cattedrale giovedì 23, venerdì 24, sabato 25 e domenica 26, dalle 17 alle 24, l’Associazione diretta da Mons. Antonio Bentivoglio che aiuta i detenuti poveri della Casa Circondariale di Ferrara, propone quattro serate di autofinanziamento. Si potranno gustare, a prezzi economici, gli ottimi pinzini artigianali, fritti e serviti, farciti con salame, prosciutto crudo o zia ferrarese, oppure vuoti, oltre a bibite, birra, ampia scelta di vini, e lotteria con ricchi premi (1 biglietto = 1 euro). Inoltre, un angolo dedicato all’aperitivo (spritz, mojito, prosecco) e un’esposizione di oggetti di artigianato realizzati da un gruppo di detenuti all’interno del carcere di via Arginone.

Il tutto organizzato e portato avanti dai numerosi volontari dell’Associazione e da alcuni ex detenuti del carcere ferrarese. Per accedere nella piazzetta dietro il campanile del Duomo, si può entrare da Via degli Adelardi (di fianco a Felloni Studio), da Via Canonica, o da Piazza Trento e Trieste, 69 (di fianco al campanile).

Qui l’evento su Facebook.

“Qui Quo Quad” ha conquistato la 24 ore di Le Mans

9 Lug

Quattro ferraresi nella selezione che s’è imposta nel roller quad. E il team manager è stato l’estense Stefano Melandri

le mans 1Ci sono anche quattro ferraresi nel team vincitore della 24 ore di pattinaggio a rotelle a Le Mans in Francia. Tra sabato 30 giugno e domenica 1° luglio scorsi si è svolta, infatti, la 19° edizione della “24 Heures Rollers du Mans” ha partecipato anche la squadra “Qui Quo Quad”, formata da 5 bolognesi, 4 ferraresi e un tedesco.
Nella sfida dei roller quad (pattinaggio con i tradizionali pattini a stivaletto con due coppie di ruote) il team italiano, all’esordio nell’importante competizione francese, è risultato vincitore, contro ogni pronostico, su 12 partecipanti, con 149 giri totali compiuti sui 4,185 km del circuito Bugatti, contro i 145 della squadra danese, piazzatasi davanti a quella francese, quest’ultime due rispettivamente vicecampione e campione in carica.
Il team “Qui Quo Quad”, formatosi per l’occasione, era composto dai ferraresi Cinzia Lodi (FEST-Ferrara Skating Team), Monica Breveglieri (FEST-Ferrara Skating Team), Paolo Campi (Skating Club Rovigo) e Davide Cavazzini (Pattinatori Finalesi), dai bolognesi Paolo Bertacci (Pattinatori Bononia), Luca Bagnolini (Pattinatori Bononia), Stefano Civolani (Polisportiva Pontevecchio Bologna) – ex primatisti mondiali -, Paola Cristofori (Polisportiva Pontevecchio Bologna, sei volte campionessa del mondo negli anni ‘80) e Carlo Scalera (Pattinatori Bononia), e dal tedesco Klaus-Dieter Gutschmidt, che all’ultimo ha sostituito un altro ferrarese, Paolo Volta, infortunatosi quattro giorni prima della partenza. La compagine emiliana, classificatasi anche al 68° posto tra le 335 squadre totali (considerando le diverse gare, roller quad, pattini in linea e longboard) – ha visto anche la presenza di un altro ferrarese, il team manager Stefano Melandri.
I concorrenti si sono dunque alternati nel celebre circuito francese sino allo scoccare della 24esima ora dallo sparo iniziale dello starter, avvenuto alle ore 16 del sabato, due ore dopo le qualificazioni, che hanno visto il team italiano piazzarsi al 70esimo posto. Originale la partenza, coi primi frazionisti che compiono uno sprint per conquistare i propri pattini, allineati nel lato opposto della carreggiata, dando così il via alla lunga competizione.

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Nuova Ferrara” il 09 luglio 2018

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I lager libici per migranti e l’Europa corresponsabile

8 Lug

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“L’inferno libico” è il nome scelto per l’ultimo incontro degli Emergency Days 2018, svoltisi nello Spazio Grisù di Ferrara (in via Poledrelli) questa settimana. Ieri pomeriggio, sabato 7 luglio, è stato presentato il libro “Non lasciamoli soli” (Chiarelettere, giugno 2018,  Francesco Viviano e Alessandra Ziniti). Uno degli autori, Francesco Viviano, inviato de “la Repubblica”,  è intervenuto nel dibattito, spiegando come “quando incontri persone che sono state in questi lager in Libia, conosci le loro sofferenze, ti si accappona la pelle. Le loro sono storie allucinanti, la maggior parte tristi, alcune a lieto fine. Poi – ha aggiunto – pensi all’ignavia, all’indifferenza, al massacro da parte di molti, dei nostri governanti, dell’attuale Governo e del precedente, fatta sulla pelle di queste persone, che non sono numeri e non sono carne da macello. Chi fa accordi con criminali come sono questi schiavisti libici, è anch’esso criminale”.

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Viviano ha poi citato la tragica storia, risalente a marzo scorso, del 22enne migrante morto in Sicilia, all’Ospedale Maggiore di Modica, dopo essere sbarcato anoressico, malnutrito, affetto da tubercolosi. E ha raccontato anche la storia del giovane costretto dai suoi aguzzini in Libia a fare il becchino del mare, raccogliendo in tre anni circa 3mila cadaveri, o pezzi di cadaveri, che ha dovuto ispezionare per trovarvi eventuali oggetti preziosi nascosti.

Prima di Giulio Cavalli, scrittore, attore e giornalista, è intervenuto – nel dibattito moderato dallo scrittore Martino Gozzi – Marco Bertotto, Responsabile Advocacy & Public Awareness di Medici Senza Frontiere.”Non è vero – ha spiegato – che la presenza in mare delle ONG sia una calamita per le navi con i migranti. Infatti, ora che le loro navi non sono più presenti nel Mediterraneo, le partenze dalla Libia non si sono ridotte. Dall’altra parte, com’è inevitabile, sono aumentati i morti in mare, visto appunto l’assenza delle ONG per i salvataggi. E’ chiaro che il soccorso in mare non è la soluzione – ha proseguito -, ma è necessaria per salvare vite umane. La soluzione sarebbe un piano di canali regolari per far arrivare le persone nel nostro Continente. L’attacco alle ONG, che va avanti da anni – ha poi concluso -, è molto grave perché le associazioni come la nostra si fondano sulla reputazione, e perché questi attacchi sono più in generale un attacco alla solidarietà”.

Andrea Musacci