
Si intitola “Un cuore di carne” la raccolta di poesie di Marta Casadei che sarà presentata il 31 ottobre
Una domanda che si fa preghiera, tra i segni del tempo e un’attesa ardente di Dio nel cuore. Continua la ricerca di Marta Casadei, un cammino esistenziale che delle piccole cose si fa voce per mostrare in loro il segno dell’Eterno.
La poetessa residente a Ferrara, romagnola d’origine, ha scelto di mettere un nuovo punto fermo a questa sua incessante domanda in versi dando da poco alle stampe una nuova raccolta di poesie dal titolo “Un cuore di carne”, con prefazione di don Andrea Zerbini.
Proprio il Cedoc della parrocchia di Santa Francesca Romana ha reso possibile questa pubblicazione e proprio don Zerbini il 31 ottobre alle 16 dialogherà con l’autrice, assieme a Piero Stefani, per la prima presentazione del volume. Luogo scelto, il salone della parrocchia di via XX settembre. Per l’occasione verranno anche lette alcune poesie di Casadei (grazie a Gioia Galeotti e Magda Iazzetta) e vi saranno alcuni intermezzi musicali a cura dell’arpista Chiara Conato.
Un cammino, quello dell’autrice, che nello scorrere delle pagine si fa sempre più apertura al mondo con le sue pene e le sue speranze.
Un passaggio al noi che non è abbandono dell’io ma condizione grazie alla quale «fiorisce l’incontro» e le fragilità possono mostrarsi nude: «Non posso più far finta / di non averti incontrato», scrive la poetessa. Il volto dell’Altro irrompe come imprevisto, lasciando in chi l’ha incrociato comunque, per sempre, una traccia.
Ci sono – come nel precedente volume “Quello che resta” – anche pezzi di biografia dell’autrice, l’infanzia difficile, la tristezza conosciuta troppo presto, quel luogo dove «non c’erano risposte».
Queste, in qualche modo nel tempo arriveranno, pur lasciando le domande sempre come assilli, sempre brucianti. A cambiare sarà lo sguardo. Nuovi equilibri bisognerà inventare tra mattine pesanti e le sere dall’«ora inquietante». Per affrontare il laccio della «fine» e la vertigine del «sempre», in «questo attendere alto» che combatte contro la memoria «viva» e «sbigottita», c’è bisogno di invocare l’incondizionato.
«Gli anni corrodono e scavano», «siamo l’erba di un giorno», scrive ancora Casadei, ma l’anima «vuol conoscere oltre gli occhi» di carne, vuol stare in quel mistero «che la riveli tutta intera», «che l’ha formata nell’amore».
Davanti al male che sembra permeare la sostanza di ciò che è, l’autrice si chiede: «non so perché in me la vita chiami / ogni volta più forte». Nonostante la mancanza, l’incredulità, il grido a Dio non si fa né sfida né bestemmia ma supplica e invito. C’è sempre posto per una preghiera sulle labbra, perché c’è sempre la Grazia a superare ogni ferita, quella del dono, dell’amore senza condizioni, che le domande non annulla ma illumina, abbraccia. Ma tocca a ognuno di noi essere «spazio di perdono», apertura: «Comincerò a cercarti per le strade / dove la vita pulsa / col suo bene e il suo male, / dove sembra che tu non c’entri niente…». La ricerca del Cristo è vita rinnovata in una nuova famiglia: «Oh, Signore, / dimmi che non è un sogno (…) e non mangeremo pane insanguinato / e saranno bruciate le divise / di ogni colore e danzeremo insieme / liberi e nudi».
Consolazione nell’eterno, consolazione che vive nelle «piccole cose», che si fa anche attesa di un riconoscimento, di un cammino da compiere con l’Inatteso, con Colui che è e sempre sarà perenne novità.
E grazie a questo Regno che si apre sempre nuovo, il nostro sguardo può guardare oltre – pur senza poterlo dire -, anche nell’«ora indecisa».
Sguardo che può tornare innocente già qui, già ora.
Andrea Musacci
Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 29 ottobre 2026
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(Foto Pexels – Alireza Heidarpour)








