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«Dopo tanti sacrifici, ora ci han cacciato da casa: siamo disperati»: continua il dramma degli sfollati del Grattacielo

12 Mar

GRATTACIELO di FERRARA. All’imponente manifestazione del 7 marzo abbiamo incontrato alcune persone sgomberate: Ansar e Amina, genitori di quattro figli; Faith, Josh, le loro tre bimbe e il nonno adottivo. E altri le cui vite sono ancora sospese

di Andrea Musacci

Un migliaio di persone il pomeriggio dello scorso 7 marzo ha invaso le strade di Ferrara per manifestare la propria solidarietà alle circa 800 persone sfollate dal Grattacielo negli ultimi due mesi. Un fiume pacifico, festoso e indignato, intergenerazionale, multietnico e popolare. Per l’occasione abbiamo nuovamente parlato con alcuni degli ormai ex residenti delle torri per farci raccontare il loro dramma e come stanno cercando di rifarsi una vita. 

Quando incontriamo una famiglia originaria del Bangladesh, il corteo sta per partire da Largo Poledrelli direzione piazza Municipale. Ansar Mia Md e la moglie Amina Begum Mst sono proprietari di un appartamento al sesto piano della torre A. Hanno due bimbe rispettivamente di 10 e 12 anni, una frequentante la Tasso, l’altra la Poledrelli.E davanti a loro ci sono due carrozzine, con i piccoli gemelli nati appena 3 mesi fa (prima foto in basso). Ora abitano in via Modena, ma il 13 marzo dovranno lasciare l’appartamento per il quale han pagato 300 euro di affitto. In via Modena in questi mesi oltre a loro vivono altre 10 famiglie sfollate, con 20 bambini. Un piccolo quartiere multietnico, una mini riproduzione di convivenza di quella costruita a fatica negli anni al Grattacielo.Ma che ora rischia nuovamente di essere interrotta. Ansar lavora come aiuto cuoco al ristorante pizzeria “Al Cristallo” di via Bologna, mentre Amina ci racconta di come frequenta il progetto di integrazione “Madri a scuola” coordinato dalla Comunità Papa Giovanni XXIII, supportato dalla Fondazione Migrantes e appoggiato dalla nostra Arcidiocesi con la collaborazione della parrocchia dell’Addolorata di Ferrara.

A fine manifestazione, invece, abbiamo modo di parlare con Venicio Fachin, originario della Carnia, per una vita residente a Udine dove lavorava come elettricista.Nel 2020 ha comprato un appartamento al Grattacielo di Ferrara vicino a quello di Faith Akinade, nigeriana di origine, sua figlia adottiva, e alle sue nipotine adottiveDelia (4 anni), Eliore (21 mesi) e Abigal (7 mesi). Faith col compagno Josh, infatti, aveva anche lei acquistato un appartamento al secondo piano della torre A, invogliata dai prezzi bassi. «Ma nessuno – ci spiega Venicio – ci aveva avvertito delle forti problematiche esistenti.E la precedente amministratrice condominiale ha sottovalutato i debiti importanti di alcuni proprietari». Venicio, dicevamo, per una vita ha fatto l’elettricista: «secondo me l’11 gennaio il problema riguarda un cavo di alimentazione dell’ENEL, in bachelite, che è un materiale che non può andare a fuoco ma solo in combustione. E infatti è uscito solo del fumo.Quella notte, infatti, dal tipo di puzza avevo capito subito cos’era successo».

Ora Venicio e la famiglia di Faith vivono in una casa a Salvatonica, nel bondenese, nella quale han ricavato due appartamenti. «Ma per entrambi gli appartamenti al Grattacielo – ci spiega l’uomo – avevamo speso 80 mila euro, senza aprire mutui.E io per lo stress di questi mesi ho perso 6 kg.Sono sicuro che prima o poi verrà qualcuno che vorrà comprarci gli appartamenti alle torri sfruttando la nostra disperazione». E la speranza è che, almeno, ora non debbano continuare a pagare le spese condominiali: «ho cercato più volte di prendere appuntamento con l’amministratore condominiale per sospendere queste spese, ma non mi risponde».

Nel frattempo, Faith rischia fortemente di perdere il proprio lavoro come OSS a Bologna, perché non sa come gestire la situazione, con tre bimbe piccole, e così lontani da Ferrara: «ho sempre lavorato – ci racconta quasi in lacrime -, prima come donna delle pulizie, poi ho fatto un corso da OSS e in seguito un tirocinio.Dal 2013 lavoro come OSS, ho lavorato in varie strutture prima di essere assunta a tempo indeterminato nella sede di Bologna. Ho fatto tanti sacrifici per acquistare l’appartamento del Grattacielo, e tanto è stato lo stress per farci all’interno i lavori necessari: in quel periodo ero incinta della mia primogenita, che per il mio stress è nata prematura…». Ora sta bene, ma con le sorelle vive un nuovo dramma:lei e la secondogenita hanno smesso di andare all’asilo, non potendo così rincontrare le proprie amichette e stare con loro. Josh, invece, fa il magazziniere ad Altedo: «si sveglia alle 2 di notte, con la bici elettrica che si è comprato apposta raggiunge la fermata dell’autobus per andare al luogo di lavoro dov’è in turno dalle 6 alle 14.E alle 16 torna a casa». Dopo 12 ore dalla sveglia.

Disagi, angosce immeritate. E con le speculazioni di alcuni: «a Ferrara diverse agenzie immobiliari – ci spiega Venicio – hanno alzato i prezzi degli affitti dopo gli sgomberi. «So anche di un giovane lavoratore che per esempio ha deciso di trasferirsi a Bologna, dove lavora, ma dove paga 400 euro per stare in una camera…».

Incontriamo anche Makrem, tunisino, di cui vi abbiamo già raccontato nelle scorse settimane.Con la moglie Noura vive a Ferrara dal 2007, anno in cui hanno acquistato un appartamento nelle torri. Hanno 4 figlie: la più piccola ha 2 anni, le altre hanno 12, 14 e 15 anni (vanno rispettivamente al Tasso, al Carducci e al Bachelet). Ora vivono in via Modena dove, però, sono costretti a pagare 700 euro al mese per il loro appartamento. «La mia bambina che frequenta la Tasso – ci racconta Makrem – ha scritto un tema per raccontare il dramma che sta vivendo. Verrà pubblicato sul sito della scuola. Soffre molto per questa situazione ma almeno così si è sfogata un po’». Amara Sacko guineiano di 27 anni, viveva invece nella torre B. A distanza di due mesi, è ancora ospite di un suo amico a Pontelagoscuro, perché non riesce a trovare null’altro. Lavora all’Interoporto di Bologna: prima ci andava in treno, ora è costretto a usare l’auto.E rincontriamo anche Imad, giordano di 65 anni, sposato con un’ucraina. Entrambi hanno il reddito di inclusione, e pur essendo proprietari del loro appartamento al Grattacielo, ora sono costretti a pagare 300 euro al mese per un altro appartamento che comunque fra 30 giorni dovranno lasciare.

Infine, rincontriamo anche George Shahzad, ragazzo pakistano, che fino a poco fa ha vissuto nella residenza di S. Bartolo: i servizi sociali l’hanno separato dalla moglie incinta di 8 mesi e con un bimbo di 11 mesi, che han vissuto un mese in un appartamento in via Boccacanale di S.Stefano. «Ora – ci spiega – viviamo a casa di una famiglia ferrarese che ci ha ospitato perché i servizi sociali non rispondevano, non ci aiutavano, nemmeno per il nostro bimbo che è malato».

(Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 6 marzo 2026 – Abbònati qui!)

(Foto Musacci)

«Il governo autoritario delle città espelle chi considera sacrificabile»

4 Mar

SPAZIOCIDIO. Romeo Farinella e Alfredo Alietti sono intervenuti il 26 febbraio a Ferrara: «dalla Palestina alle nostre città, il neoliberismo “sfratta” gli ultimi in nome del profitto. Viviamo già in uno stato di eccezione». E «lo sgombero del Grattacielo è parte di questo discorso»

di Andrea Musacci

Esistono ormai, anche nelle città come Ferrara, fasce di popolazione considerate «sacrificabili» dal potere, gruppi di persone private del diritto fondamentale della casa. È questa l’analisi proposta lo scorso 26 febbraio in Biblioteca Ariostea da due studiosi, l’urbanista di UniFe Romeo Farinella e il sociologo urbano dello stesso Ateneo Alfredo Alietti. L’occasione è stato il primo incontro del ciclo intitolato “Spaziocidio. Dalla Palestina alla Metropoli Globale”, a cura della Rete per la Pace Ferrara, con l’adesione del Laboratorio per la Pace dell’Università di Ferrara. Un centinaio i presenti per l’incontro introdotto da Henry Gallamini (Rete per la Pace Ferrara).

FARINELLA: DAL COLONIALISMO ISRAELIANO ALLA TERRAFORMAZIONE

Il concetto di “spaziocidio” viene sviluppato dall’israeliano Eyal Weizman, teorico dell’architettura, nel suo libro “Architettura dell’occupazione. Spazio politico e controllo territoriale in Palestina e Israele” e nella seconda edizione aggiornata dal titolo “Spaziocidio. Israele e l’architettura come strumento di controllo”. Farinella ha quindi spiegato come è Sari Hanagi, sociologo palestinese, ad aver coniato il termine. «Israele – che come Stato e Governo va sempre distinta dalla più ampia e variegata cultura ebraica – dopo la seconda intifada (2000-2005) ha iniziato a prendere di mira i palestinesi e la loro terra», ha detto il relatore. Fino al presente: lo scorso dicembre l’Autorità fondiaria israeliana ha pubblicato un bando per 3401 unità abitative nell’area E1, a est di Gerusalemme, nella Cisgiordania occupata, per ampliare l’insediamento illegale di Ma’ale Adumim e a creare una continuità territoriale con Gerusalemme Est occupata. Ciò dividerebbe in due la Cisgiordania. Ma il deserto «è da sempre considerato dai beduini come territorio relazionale governato in modo comunitario, senza nessuna volontà di appropriazione», com’è invece quella di Israele.

Leggi l’articolo intero qui.

Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 6 marzo 2026

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«Molti aspetti da chiarire, vogliamo risposte e aiuto»: la denuncia degli sfollati del Grattacielo

24 Feb

LE TORRI VUOTE DI FERRARA. Daniele, Imad, George, Amara, Ona e Alessio: gli sfollati del Grattacielo parlano pubblicamente di mancanze e responsabilità. E intanto il caso è arrivato in Parlamento. Inoltre, il racconto di Anna Rossi, ex residente al Grattacielo che ora vive a Lisbona

di Andrea Musacci

Sono giorni di sospensione per gli abitanti del Grattacielo di Ferrara, nonostante la dura accettazione di uno sgombero che han dovuto subire, contro ogni logica di umanità. Una sospensione abitata – oltre che dall’incertezza per il futuro -, dalla tentazione della rassegnazione e dall’altra parte dalla volontà di continuare a lottare per la propria dignità e per difendere un diritto fondamentale. Noi ciponiamo alcune domande: delle responsabilità dell’attuale Sindaco Fabbri e della sua Giunta abbiamo parlato e continueremo a parlare; ma siamo sicuri che il Prefetto e la Regione abbiano fatto tutto ciò che era in loro potere?Senza considerare anche le responsabilità di chi ha amministrato Ferrara prima di Fabbri, sia sul tema Grattacielo sia sulla questione abitativa in città. E continuiamo a chiederci: dove sono finiti buona parte degli sfollati, quelli non aiutati né da Caritas né da Viale K né da ASP? E molti sfollati ora aiutati che fine faranno fra 2 settimane/1 mese/6 mesi?

Il 17 febbraio a Palazzo Madama, sede del Senato, si è svolta una conferenza stampa indetta dalle sen. Ilaria Cucchi (AVS) e Sandra Zampa (Pd) e dalla deputata Stefania Ascari (M5S), che hanno anche presentato un’interrogazione parlamentare al Ministro dell’Interno Piantedosi e al Ministro della Protezione Civile Musumeci. Nel testo si chiede ai due se «intendano acquisire da Comune e Prefettura una relazione su gestione dell’emergenza, comunicazioni ai residenti, pianificazione e tempistiche tecniche di ripristino dell’agibilità, anche alla luce dell’apertura di accertamenti giudiziari»; «quali misure urgenti si intenda attivare, d’intesa con Comune, Prefettura e Regione Emilia-Romagna, per garantire che nessuna persona sfollata resti priva di una sistemazione sostenibile nel breve e medio periodo». La conferenza stampa si è svolta in collegamento con Ferrara, dove nella sede di via C. Goretti erano presenti anche alcuni sfollati. Il giorno dopo, il 18, è stata la Sala ex Refettorio di via Boccaleone a Ferrara ad ospitare l’assemblea pubblica organizzata da “Cittadini del mondo” con diversi sfollati e, in tutto, 150 presenti (foto). Ricordiamo che il 26 febbraio è in programma l’udienza al TAR per valutare il ricorso contro l’ordinanza comunale di sgombero. E il 7 marzo a Ferrara si svolgerà una manifestazione regionale.

Leggi le testimonianze qui.

Guinea, Giordania, Cina e Tunisia: il mondo “sfrattato” dal Grattacielo

19 Feb

I GIORNI DELLO SGOMBERO. Il nostro racconto delle giornate che rimarranno nella storia di Ferrara: l’angoscia, lo spaesamento, la speranza. I sorrisi che a fatica tornano: le storie degli sfollati

di Andrea Musacci

Giorni di dramme e di speranze, inimmaginabili fino a poco tempo fa. Il non sapere, da quella notte maledetta del 10-11 gennaio con l’incendio alla torre B, se e quando quella che è stata la tua casa lo sarà di nuovo. E poi le ordinanze comunali, l’obbligo di sgombero, la tanta solidarietà ma anche dall’altra parte il cinismo e l’indifferenza di molti.

Questo racconto lo voglio iniziare dall’alba di giovedì 12 febbraio, quando a partire dalle ore 7 si è svolto il previsto sgombero delle torri A e C, dopo che la torre B era già stata fatta evacuare. Le previsioni meteo non indicavano pioggia, ma pioverà anche, una pioggia fine e implacabile su borse, trolley e sporte. Alla fine, la rete di carità – vera anima di Ferrara – ha ridato sorrisi a quelle centinaia di persone: una 50ina di adulti (e non solo) grazie a Caritas Diocesana sono andati nella struttura ex San Bartolo appena fuori città (grazie a un accordo di comodato temporaneo con AUSL Ferrara), donne e minori sono accolti grazie all’ASP in strutture apposite, altri in strutture di “Cittadini del Mondo” e Viale K in via Mura di Porta Po (col doposcuola di Viale K che a sua volta ora è ospitato nella sede dell’ANMIG Ferrara in via Cesare Battisti, 23).

L’INCENDIO, L’ANGOSCIA, LO SGOMBERO

I fatti – lo ricordiamo – sono precipitati l’11 gennaio con l’incendio alla base della Torre B, le fiamme partite da un quadro elettrico. Circa 200 gli evacuati, 20 gli intossicati. Era solo l’inizio del dramma collettivo per 500 persone, delle quali 367 straniere, oltre a diversi bambini, anziani e ad alcuni invalidi. Una parte di loro ha trovato “rifugio” da amici e parenti, altri han deciso di tornare nei propri Paesi d’origine (diversi dell’Africa, o Pakistan), altri ancora sono stati aiutati da Viale K. Nonostante le notifiche dell’ordinanza comunale di lasciare il proprio appartamento siano state recapitate in giorni diversi, lo sgombero è stato concentrato (e in molti casi anticipato) al 12-13 febbraio; il motivo è semplice: non ci sono più soldi per pagare la sorveglianza h24 dei vani contatori, prescritta dopo l’incendio. E la mattina del 13 febbraio le forze dell’ordine hanno «completato le operazioni tecniche di chiusura dell’immobile mediante cancelli», come han spiegato dal Comune. Era però impossibile per molte persone trovare un appartamento in affitto, data la scarsità di alloggi (causa “invasione” da anni di studenti universitari fuori sede, e anche per colpa di quegli appartamenti – sempre più – che in molti proprietari – per speculare – affittano solo per brevi periodi); poi ci sono i prezzi sempre più alti degli affitti e in alcuni casi le discriminazioni razziali e l’essere identificati come “quelli del Grattacielo”, quindi come delinquenti.

Continua a leggere sul sito della “Voce”:

Qui trovate la prima parte della mia inchiesta sullo sgombero e la prima accoglienza.

Qui la seconda parte.

Qui la terza parte.

Tutti questi articoli sono stati pubblicati sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 20 febbraio 2026

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Grattacielo Ferrara: solidarietà o barbarie

10 Feb

Cosa ci insegna la questione del Grattacielo? Viviamo giorni che segneranno la storia di Ferrara. Se nel bene o nel male, dipenderà da ognuno di noi

di Andrea Musacci

A Ferrara questo inizio 2026 verrà ricordato come quello in cui oltre 500 persone – fra cui 367 stranieri, 60 bambini, 40 anziani e alcuni malati – han vissuto a lungo nell’ansia di non sapere se potranno tornare nei loro appartamenti o dovranno trovarsi una nuova sistemazione in una città che con l’“invasione” negli ultimi anni degli studenti fuori sede ha visto andare alle stelle i prezzi degli affitti.

L’ultimatum per lo sgombero fissato dal Comune al 5 febbraio è stato rimandato ma rimane l’enorme emergenza sociale e abitativa, di cui si sta facendo carico la rete solidale composta da singoli e associazioni. Fra questi la Caritas, che con la sua Unità di Strada si è da subito attivata e ha creato punti di ascolto per gli sfollati, prima nei locali di Viale K adibiti all’accoglienza in Mura di Porta Po, poi nella Biblioteca Popolare Giardino: dal 5, però, anch’essa è stata fatta evacuare dal Comune (Biblioteca che fino a quel giorno ha ospitato anche il doposcuola di Viale K, che in Mura di Porta Po ha lasciato spazio agli sfollati). L’Unità di Strada per una sera ha trovato “casa” in uno dei bar del Grattacielo, poi gli sfollati li ha accolti e ascoltati all’aperto, sul marciapiede antistante. Quel che ci racconta Silvia Imbesi di Caritas è un quadro inimmaginabile fino a un mese fa: «In queste settimane abbiamo parlato con quasi 200 persone», ci spiega. «Fra queste, una parte è accolta da parenti e amici per periodi molto brevi, un altro gruppo, alcune decine di persone, han deciso di tornare nei loro Paesi di origine, soprattutto in Africa o in Pakistan. Comprese famiglie con bambini, anziani e malati». Gli altri rischiano di ritrovarsi a dormire in rifugi di fortuna per strada. Alcune donne con minori, ASP li ha messi in albergo separati dal padre, si spera per il meno tempo possibile.

Nei giorni scorsi abbiamo parlato anche con Raffaele Rinaldi di Viale K, fin da subito impegnata nell’accoglienza di chi non ha più una casa: «i 40 sfollati che ospitiamo sono di 12 nazionalità diverse, perlopiù maliani, gambiani e senegalesi. Sette di loro sono proprietari del loro appartamento. Lavorano tutti, molti di loro all’Interporto di Bologna». E la cena gliela distribuiscono i giovani scout di Agesci. «Due uomini, uno con due figli e l’altro con tre, si sono rivolti a me perché dovranno lasciare l’appartamento e non sanno dove andare, nemmeno lo Sportello Sociale Unico Integrato (SSUI, ndr) li aiuta; ha detto loro: “noi non abbiamo soluzioni”». Il SSUI – presente dentro San Rocco in c.so Giovecca, nei giorni scorsi ha registrato le richieste di diversi sfollati, ma da diverse segnalazioni di testimoni diretti, molte famiglie sono state respinte malamente, sia da loro sia da ACER. In 9 casi su 10, inoltre, le banche non vogliono sospendere i mutui, e le assicurazioni non ne vogliono sapere di aiutare queste persone.

Il 3 febbraio, un sit in ha accompagnato l’incontro di alcuni sfollati e volontarie/i col Prefetto, il quale ha convocato per il giorno dopo un Tavolo con Comune, Regione, ACER, Ausl, banche, Questore, Arcidiocesi (nella persona di don Michele Zecchin, Vicario episcopale), sindacati, associazioni di categoria e di volontariato. Lapidario il commento dell’Assessora Cristina Coletti (lo ricordiamo, con deleghe per le Politiche sociali, abitative e per la famiglia): «Come Amministrazione comunale non comprendiamo quale sia l’oggetto del “tavolo” convocato e quali siano gli “interventi di supporto socio-economico” richiesti» e «non risulta chiaro nemmeno il riferimento ai “nuclei familiari sfollati” richiamati nella convocazione (…). Parlare di “sfollati” ora appare inappropriato». Eppure, alcune persone hanno difficoltà a curarsi, altre non hanno un frigo per conservare le medicine, e chi è ammalato ha subito un ulteriore shock psico-fisico. C’è chi ha la madre molto anziana, chi fa il pendolare ogni giorno per andare a lavorare a Bologna, chi – padre di 4 figli (di cui 2 gemelline neonate) – lì se l’era appena comprato l’appartamento. Per non parlare del trauma degli anziani, o dei bambini che da un giorno all’altro han dovuto lasciare giochi e amici. O di quel padre di famiglia che lavorava come badante ma ora è disoccupato e con la moglie che aspetta un bambino. 

Il futuro è incerto: a fine mese il TAR valuterà il ricorso contro l’ordinanza comunale ma ogni giorno bisogna considerare l’emergenzialità della situazione per chi ha mutui o paga l’affitto, per le bollette, la continuità di residenza per i rinnovi dei permessi di soggiorno, i ricongiungimenti familiari e le diverse tutele socio-lavorative, la domiciliazione della posta. Oltre alla ricerca di un tetto, naturalmente.

La rete solidale a Ferrara è forte e unita. Si tratta, ora, di mantenere alta l’attenzione: il Comitato Grattacielo nato in queste settimane ha organizzato per il 10 febbraio alle 18 un sit in sotto il Grattacielo, un dibattito pubblico il 18 febbraio alle 18.30 in Sala ex Refettorio (via Boccaleone), e organizzerà in città una manifestazione regionale. «La nostra casa non si tocca!», ha urlato con dignità una donna con accento dell’est Europa, durante il sit in del 3 davanti alla Prefettura. Un grido che speriamo non resti ancora inascoltato da chi amministra la città. Ma che di sicuro è raccolto da tante volontarie e volontari protagonisti di un gesto collettivo di umanità che, mentre aiuta concretamente chi ha bisogno, ricorda a tutti cosa significa “bene comune”.

E ora che ci avviciniamo alla Quaresima rileggiamo le parole di Isaia: per il Signore il vero digiuno significa «dividere il pane con chi ha fame, aprire la casa ai poveri senza tetto, dare un vestito a chi non ne ha, non abbandonare il proprio simile» (Is 58, 7).

Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 13 febbraio 2026

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Grattacielo Ferrara, la rete solidale salva gli sfollati ma restano aperte alcune questioni

21 Gen

Mentre chiudiamo quest’edizione della Voce, le famiglie sfollate (55 persone) dalla Torre B del Grattacielo di Ferrara hanno da poco trascorso la loro prima notte in alcune aule messe disposizione in maniera emergenziale dall’Associazione Viale K. Siamo in via Mura di Porta Po, poco distante dai due giganti al centro da giorni di una querelle anche politica. Altre 13 persone (5 famiglie, con 6 minori) sono state collocate in strutture grazie ad ASP e Comune.

Tutto ha avuto inizio (si fa per dire…) una settimana prima, la notte tra il 10 e l’11 gennaio: erano circa le 3 del mattino quando si è sviluppato un incendio alla base della Torre B, con le fiamme che sarebbero partite da un quadro elettrico e si sarebbero propagate ad alcuni locali commerciali attigui, sprigionando un denso fumo che ha reso necessario l’intervento immediato dei soccorsi. 84 gli appartamenti interessati, circa 200 le persone evacuate, delle quali una ventina intossicate e quindi portate al Pronto soccorso. Solo una parte degli sfollati ha potuto trovare accoglienza da amici e parenti mentre una 70ina di loro sono stati accolti al Palapalestre di via Tumiati, non distante dal Grattacielo. Chiusa la Torre B, mentre la A e la C saranno forse anch’esse oggetto di provvedimenti. Ricordiamo anche che dal portale Open Data del Comune di Ferrara, a fine 2024 (ultimi dati disponibili) risulta come nelle Torri A e B del Grattacielo risiedano 488 persone, di cui 56 under10, 40 over 65, 277 famiglie. Sono 367 gli stranieri, 299 i maschi e 189 le femmine. Ora si attendono gli sviluppi degli accertamenti nelle tre torri del Grattacielo e di capire come e dove gli sfollati potranno trovare una sistemazione dignitosa. 

Resta, però, il problema di quei “giganti” di cemento armato, simbolo di una Ferrara che non esiste più, che forse non è mai esistita. Ci chiediamo se sia possibile immaginare un’area diversa, senza queste strutture che nulla hanno a che fare con l’architettura e l’urbanistica di Ferrara, e con la dignità e la sicurezza delle persone (avremo modo di parlarne in maniera più approfondita nei prossimi numeri). E ci chiediamo: se non ci fossero state Viale K e una rete solidale importante composta da singole persone e associazioni (Cittadini del mondo, soprattutto), che fine avrebbero fatto quelle persone? Domande lecite su questioni decisive per definire cosa significa davvero vivere in una comunità che faccia del mutuo aiuto e della sicurezza i suoi pilastri.

Andrea Musacci

Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 23 gennaio 2026

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“Gratta il cielo e scopri il mondo”, fotografie per ragazzi migranti

26 Set

Gratta il cielo SchifanoiaNel Giardino dell’Amore di Palazzo Schifanoia in via Scandiana, 21 domenica verrà presentata la  mostra fotografica “Gratta il cielo e scopri il mondo”. L’esposizione è il risultato di un laboratorio di foto-reportage per ragazzi migranti dagli 11 ai 16 anni, tenuto da Ippolita Franciosi con la collaborazione di Dario Egidi, Letizia Rossi e Guido Siviero, dell’associazione culturale “Fotografia” di Torino, e dedicato alla creazione di una storia per immagini sul Grattacielo di Ferrara. Alle 15 vi sarà l’inaugurazione con il live acustico di Artan Fuorimoda. Il laboratorio e la mostra sono un’occasione per tanti ragazzi migranti di raccontare la propria visione della realtà in prima persona e di esprimere la propria fantasia e creatività nello spazio pubblico della città. Gli stereotipi diffusi nel pensiero comune e rafforzati dai media aumentano, infatti, l’invisibilità delle popolazioni migranti, spesso associate alla marginalità e alla povertà.

“Gratta il cielo e scopri il mondo”, ragazzi migranti, cura di Ippolita Franciosi.

Palazzo Schifanoia, Giardino dell’Amore, via Scandiana, 21, Ferrara.

Inaugurazione: domenica, ore 15.

Periodo-orari: fino al 5 ottobre, tutti i giorni, escluso il lunedì, dalle 11 alle 18.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 26 settembre 2014

I diari di Terzani e il blues di Formignani chiudono la rassegna

19 Lug

Tiziano_TerzaniDomani sera si concluderà la rassegna “Grattacielo in Centro”, che anche quest’anno ha proposto una rassegna di spettacoli teatrali e musicali. Stasera alle 21.30 sarà presentato “Un’idea di destino”, i diari di Tiziano Terzani. Saranno Daniele Lugli e le letture di Fabio Mangolini a raccontare questa raccolta di scritti tratti dai diari degli ultimi vent’anni di Tiziano Terzani, di cui ricorre il decennale della morte. Domani, invece, vi sarà il concerto di “Double Neck – Roberto Formignani e Lorenzo Pieragnoli duo”. Il repertorio, che spazia dal country, al bluegrass, al blues, al flamenco, vede molti brani composti dallo stesso Formignani e classici rivisitati e arrangiati per chitarra come colonne sonore e brani fondamentali per la storia di questo strumento.

Le iniziative estive nel Quartiere Giardino sono organizzate dal Centro di Mediazione – Ferrara Città Solidale e Sicura, dall’Assessorato Comunicazione, Lavori Pubblici e Palio, Sicurezza Urbana, Mobilità, Protezione Civile; dall’Assessorato Sanità, Servizi alla Persona, Politiche Familiari; dall’Assessorato alla Cultura, Turismo, Personale, Giovani, Città Universitaria.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 19 luglio 2014