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Percorso giubilare in chiesa: l’iniziativa della Sacra Famiglia

12 Apr

Un Pellegrinaggio giubilare all’interno della chiesa: è questa l’iniziativa pensata dal Gruppo Liturgico della parrocchia della Sacra Famiglia di Ferrara per l’Anno Santo in corso. “Pellegrini di Speranza con il Cuore Immacolato di Maria”: così si intitola il breve itinerario spirituale proposto ai fedeli e ai visitatori della chiesa che da fine 2022 è anche Santuario Arcidiocesano del Cuore Immacolato di Maria (e parte dell’Associazione “Collegamento Nazionale Santuari”).

«La speranza non è attesa inerte di qualcosa che forse verrà in futuro, ma operosità nel presente per renderlo migliore», spiegano gli organizzatori. «La speranza siamo noi. Il nostro impegno. La nostra libertà. Le nostre scelte». Sei le tappe all’interno dell’edificio sacro, ognuna contrassegnata da un pannello esplicativo (due foto a sx): “Il Signore ti salva”, il Battistero; “Il Signore ti chiama”, l’immagine del Cuore Immacolato di Maria: «chiama te, ognuno di noi, secondo la propria vocazione», ci spiega il parroco don Marco Bezzi; “Il Signore è con te”, il Tabernacolo: «la salvezza e la chiamata non possono esistere senza una relazione col Signore, con l’Eucarestia»; “Il Signore ti parla”, l’Ambone: «la Parola come luce, cammino. Non è opera nostra, ma possiamo rispondere “sì” al suo invito»; “Il Signore ti guarisce”, il Confessionale: «non a caso, il sacramento del perdono o della riconciliazione è detto anche “sacramento della guarigione”»; “Il Signore ti ama”, il Crocifisso: «Lui non pensa a sé ma a te: ti ama fino a darti la Sua vita. La risposta dell’amore è la Croce: non è un mero incoraggiamento, ma un sacrificio concreto, un amore concreto»; e infine vi è la Porta: «Cristo è la Porta che tutto racchiude».

E a proposito dell’Anno Santo in corso, la grande croce sul piazzale della chiesa, restaurata l’anno scorso, ha ora anche il logo del Giubileo 2025 (foto a dx). Dal lato opposto, vi è quello dell’Anno Santo del 2000, anno in cui la croce fu fatta realizzare e installare grazie all’allora parroco don Antonio Guzzonato. «E su altri due lati – ci spiega don Bezzi – metteremo quelli dei Giubilei del 2033 e del 2050». Nel 2033 vi sarà, infatti, il Giubileo straordinario della Redenzione per il bimillenario della morte di Cristo. Fra le opere giubilari, il parroco ci anticipa che il prossimo anno verrà aperta la prima sezione “Nido” (0-3 anni) presso la Scuola d’infanzia “Casa dei Bambini”, da quasi 70 anni (nel 2026 l’importante anniversario) in via Recchi, dietro la chiesa. Attualmente l’edificio è progettato per contenere fino a 150 bambini (3-6 anni), e per il pranzo accoglie anche una 60ina di piccoli del doposcuola. Sezione “Nido” che sarà dedicata a Bianca Gasparetto, madre di don Marco, scomparsa lo scorso gennaio, «la mamma di tutti i parrocchiani, soprattutto dei più piccoli, come lo era stata anche a Cassana», ex parrocchia di don Marco. «Il “Nido” – prosegue il parroco – rappresenterà un servizio educativo molto importante per tutto il territorio».

Infine, il prossimo 13 aprile in parrocchia si svolgerà la Festa di primavera con i giovani e le famiglie nel campo sportivo. Previsto il pranzo comunitario e diverse attività pomeridiane, fra cui alle 15 la proiezione del film “Up” per il ciclo sul tema della speranza.

Andrea Musacci

Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” dell’11 aprile 2025

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Essere Chiesa nella carne e in profonda comunione

16 Ott


Madre Noemi Scarpa, la testimonianza alla S. Famiglia: «annunciamo a tutti la salvezza del Signore»

Nel mese dedicato alle missioni, la parrocchia della Sacra Famiglia di Ferrara fa una scelta solo apparentemente controcorrente, invitando per un doppio incontro Madre Noemi Scarpa, 45enne Abbadessa del Monastero delle Benedettine di S.Anna a Bastia Umbra (PG).  L’11 ottobre la religiosa ha incontrato gli adulti (prima di cena) e poi i giovani dopo cena (foto).

Ora et labora, adagio antico che si crede appartenente a un passato lontano: «proprio stamattina raccoglievo le olive nel nostro orto e ora, eccomi qui in mezzo a voi», ha detto M.Scarpa all’incontro con gli adulti. La sua è una vera e propria missione: portare il Signore – missione di ogni cristiano – tanto nella preghiera quanto nella semplicità del lavoro quotidiano.Ora et labora, appunto. E, nel suo caso specifico, anche girando l’Italia per spiegare a giovani e a meno giovani la bellezza di vivere nella propria carne il Vangelo.Che significa amare e perdonare, a partire dal proprio familiare, dal conoscente o parrocchiano che ci ha offesi. «Io stessa – ha raccontato – alcuni giorni fa ero “tentata” da non fare gli auguri di buon compleanno a una persona che mi aveva seriamente offesa e trattata male.Poi glieli ho fatti e tutto è cambiato». Sì, perché la nostra diversità – che è la bellezza e l’immensa grandiosità del Signore  -è di amare i nostri nemici, chi porta il male nelle nostre vite.

DAL DESERTO ALLA CHIAMATA

Sveglia alle 5, tre ore di preghiera, lavoro, pranzo, ancora preghiera e condivisione: questa la giornata tipo di Madre Scarpa e delle sue consorelle. Lei in monastero ci vive da 26 anni, e da 10 è Abbadessa. Originaria dell’isola di Murano (Venezia), è nata e cresciuta in una famiglia «molto cattolica», seconda di sette figli. «Ero una ragazzina vivace e da piccola volevo fare…la santa. Con la Bibbia donatami per la Prima Comunione, volevo andare nel “deserto” – l'”abbandonato” di Murano, dietro il cimitero – e vivere lì». Ma a 18 anni il richiamo del mondo diventa più forte: Noemi smette di andare a Messa, continua a giocare a basket. E d’estate gira le capitali europee con una cugina. A metà del viaggio, però, l’Imprevisto che sconvolge la sua vita: «vengo a sapere della morte di Madre Teresa di Calcutta. Mi chiedo: come questa donna così piccola è riuscita a donare la sua vita e a essere più felice di me? Allora prego Santa Teresina e sento forte dentro la chiamata del Signore ad abbracciare la vita religiosa.Sempre sarò grata a Lui per tutti i doni che mi ha fatto, nonostante le fatiche che non mancano».

DALL’ARCIPELAGO ALLA COMUNITÀ VIVA DI CRISTO

Questa la testimonianza personale, importante per ricordarci come Dio ci chiami per nome, dentro le nostre vite, in modo inatteso. Ma ogni vocazione non è nulla senza la comunione coi fratelli e le sorelle in Cristo: «siamo chiamati a essere Corpo di Cristo, cioè Chiesa». Essere Chiesa «non coincide con l’andare in chiesa ma col sentirsi un unico Corpo. La Chiesa non è un arcipelago ma una comunità fondata sull’amore, nella quale ognuno cerca di essere cristiano e non di “fare” il cristiano». Solo l’amore, quindi, ci fa essere veri testimoni del Signore: «innanzitutto, a partire dalle nostre comunità ecclesiali, è importante sospendere il giudizio sugli altri».Giudizio che «spetta solo a Dio». Parallelamente, non ci è chiesto di essere indifferenti ma di andare verso chi è solo, malato, povero, infelice. Verso chi ha scelto di non far più parte della Chiesa. «Queste persone non deve conoscerle solo il parroco, ma ogni parrocchiano». “Dov’è tuo fratello?” Questa domanda dobbiamo continuamente sentircela rivolta. «Siamo tutti custodi l’uno dell’altro», ha proseguito Madre Scarpa. Questo significa essere cristiani: «dopo la Messa, portare fuori, a tutti, quello che assieme abbiamo celebrato». Andando a cercare il dolore, per alleviarlo, e «portando la gioia di essere cristiani, essendo in questo senso contagiosi.La salvezza, la vita eterna è il bene più grande che possiamo ricevere».Eche possiamo annunciare al mondo.

Andrea Musacci 

Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 18 ottobre 2024

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“Casa dei Bambini”: alla Sacra Famiglia la «scuola della felicità»

2 Mar

Abbiamo visitato la Scuola d’infanzia “Casa dei Bambini” della parrocchia della Sacra Famiglia a Ferrara. Metodo Montessori per un ambiente di cura e gioia, improntato al senso di responsabilità. E ora anche attento ai bisogni di diversamente abili e anziani

di Andrea Musacci

Quello che può sembrare un piccolo progetto, dice invece molto del luogo che lo accoglie e delle persone che lo hanno voluto e sostenuto. 

Da quasi 70 anni in via Recchi, una traversa di via Bologna a Ferrara, dietro la chiesa (ora anche Santuario mariano) della Sacra Famiglia, c’è la Scuola d’infanzia “Casa dei Bambini”. Lo scorso 24 febbraio è stata presentata alla stampa la nuova piattaforma per disabili e anziani con difficoltà motorie, che rappresenta il primo passo di un progetto più ampio intitolato “Scuola accesso facile – Per la disabilità motoria”, per abbattere tutte le barriere architettoniche, interne ed esterne, dell’edificio. Per l’occasione, erano presenti il parroco don Marco Bezzi, il vicario don Thiago Camponogara, Alessandro Atti (Consiglio Affari economici parrocchiale), Marianna Pellegrini della Fondazione Estense (che ha dato un importante contributo per l’acquisto) e tre delle quattro insegnanti della scuola: Angela Artioli, Franca Parisotto (che ne è anche la Direttrice) e Lara Mazzetto (la quarta insegnante, da poco arrivata, è Antonella Bertolino).

«Per ora non abbiamo persone disabili» (che siano alunni, insegnanti o genitori) – ha spiegato don Bezzi -, «ma in futuro potrebbero esserci: vogliamo essere preparati». La piattaforma è stata installata (e collaudata lo scorso 13 dicembre) a fianco della scala nel cortile d’ingresso su via Recchi, quindi in funzione dal piano di calpestio al piano rialzato. «L’anno prossimo faremo montare un’altra piattaforma nella parte posteriore della struttura», prosegue il parroco, nel cortile dove i bambini giocano e dove le prime suore domenicane fecero costruire una cappella-grotta mariana. Questa ulteriore piattaforma permetterà di scendere alla mensa nel piano interrato e di salire al piano rialzato.

Come accennato, la piattaforma è stata realizzata da “Ferrara ascensori” con l’importante contributo di Fondazione Estense (13 mila euro su 18.500 totali), grazie all’Associazione tra Fondazioni di origine bancaria dell’Emilia-Romagna, per l’acquisto, la progettazione, l’installazione, il collaudo e la sicurezza. Viene aperta e attivata solo da un operatore incaricato, per impedire che i bambini, giocando nel cortile, possano essere “tentati” di manovrarla.

“CASA DEI BAMBINI”, UNA GRANDE FAMIGLIA

La Scuola Materna “Casa dei Bambini” della parrocchia della Sacra Famiglia è parte dell’Opera Nazionale Montessori ed è aggregata alla FISM (Federazione italiana Scuole materne) di Ferrara-Comacchio. Attualmente ospita 75 alunni fra i 3 e i 6 anni di età, di cui la metà straniera (originari di diversi paesi africani, profughi dall’Ucraina, provenienti da Albania, Romania, Moldavia, Iran, Pakistan e Cina) e alcuni di loro musulmani. La Casa dei Bambini è sorta nel 1952 per volontà dell’allora parroco don Adriano Benvenuti e avviata nel ’56 con l’arrivo delle Suore Domenicane della Beata Imelda. Suore che, fin da subito, hanno improntato il loro servizio educativo sulla metodologia didattica di Maria Montessori ideata da lei stessa all’inizio del secolo. Una delle prime suore domenicane alla Sacra Famiglia, suor Fernanda Bersani, fu proprio un’allieva di Maria Montessori.

Attualmente l’edificio è progettato per contenere fino a 150 bambini, e per il pranzo accoglie anche una 60ina di piccoli del doposcuola. Al piano interrato ci sono la sala mensa e la cucina attrezzata, al pian terreno il salone con altre sale e al primo piano, la palestra, il dormitorio (entrambe con le pareti disegnate nel 2017 da suor Alma) e una cappella usata dalle suore, per la Messa mattutina del sabato e per le preghiere con i bambini. Il menù è sempre appeso sulla porta d’ingresso della scuola, affinché i genitori possano sapere cosa i figli mangiano.

Quattro le sezioni – l’ultima aperta nel 2022 – e diverse le donne impegnate nel servizio di pulizia e in mensa, oltre alle tre suore domenicane tuttofare: le filippine suor Marilla, suor Cristina e suor Helen della Congregazione Domenican Daughters of the Immaculate Mother, impegnate nella portineria, nell’accoglienza, nell’insegnamento della lingua inglese, nell’aiuto per il pranzo, nell’accompagnamento dei bimbi per il riposino pomeridiano.

Una scuola montessoriana, quindi, con un’identità ben precisa e con un metodo – ci spiega don Bezzi, «che sempre più scuole stanno adottando, anche nel nostro territorio». Grazie al metodo Montessori, infatti, «il bambino è incentivato a scoprire affiancato dalle maestre, pensata come una sorella maggiore. Qui non esistono cattedre e tutto l’arredamento è ad altezza bambino». A 4 anni iniziano a prendere confidenza con la scrittura, i numeri pari e dispari fino al 10 e la geografia, anche attraverso strumenti come le lettere sensoriali, giochi sonori o colorati. Sono attrezzature costose, molte delle quali presenti – e ancora in perfetto stato – dal ’56. «Il gioco lo scelgono loro, non gli viene imposto», proseguono le maestre. «Questo non significa che c’è anarchia, ma silenzio e rispetto». Ed educazione alla responsabilità: è frequente vedere i bimbi più grandi aiutare i più piccoli, insegnare loro piccole cose, o alcuni di loro, bardati col grembiule bianco, servire ai tavoli durante il pranzo. “Una mano attaccata alla ringhiera e una dietro alla schiena quando si sale le scale”: anche questo viene insegnato alla Casa dei Bambini. Piccoli gesti che fanno crescere donne e uomini grandi, educati e attenti agli altri. «Il bambino non è una scatola vuota da riempire ma una mente pensante, che fa domande», ci spiega ancora don Bezzi. «Qui le maestre devono parlare sottovoce, stare con loro, non dire al bambino “hai sbagliato” ma provare assieme per far crescere la fiducia in sé stesso». 

Le insegnanti della vicina scuola primaria “Mosti” su via Bologna – ci spiega il parroco – «non a caso ci dicono sempre che i bimbi provenienti dalla nostra scuola quando arrivano da loro sono già scolarizzati». Questa è la «scuola della felicità», dice spesso don Marco ai piccoli della scuola. E loro annuiscono, perché questa gioia la vivono, la sentono. Non è qualcosa che viene loro insegnato, ma semplicemente testimoniato.

Pubblicato sulla “Voce” del 1° marzo 2024

La Voce di Ferrara-Comacchio

L’umiltà, cuore di Papa Giovanni Paolo I

8 Dic

L’intervento del card. Beniamino Stella alla Sacra Famiglia di Ferrara: un ricordo personale

«La mia vita è stata tutta legata a lui»: con queste parole commosse, il card. Beniamino Stella ha ricordato a Ferrara il Beato Giovanni Paolo I (Albino Luciani) nel 45° anniversario del suo ritorno al Padre.

L’occasione è stato l’invito all’interno della Festa della Dedicazione della chiesa della Sacra Famiglia a Ferrara e il primo anniversario di erezione del Santuario del Cuore Immacolato di Maria.

Sabato 2 dicembre nella chiesa di via Bologna, il card.Stella ha presieduto nel tardo pomeriggio la S. Messa a cui è seguita una sua breve conferenza/testimonianza sul “Papa del sorriso”. Il giorno dopo, il card.Stella ha presieduto, sempre alla Sacra Famiglia, la S.Messa delle ore 10, durante la quale è stato anche presentato alla comunità il nuovo Consiglio Pastorale.

CHI È IL CARDINAL STELLA

Il card. Stella è una personalità rilevante nella nostra Chiesa: Prefetto emerito della Congregazione per il Clero, da Papa Francesco è stato creato Cardinale nel 2014. Dopo aver lavorato nelle nunziature apostoliche a Santo Domingo, Zaire e Malta, nel 1987 Giovanni Paolo II lo nomina Nunzio Apostolico nella Repubblica Centrafricana, Ciad e Repubblica del Congo. Nel 1992 diventa Nunzio Apostolico a Cuba e dal 1999 guida la rappresentanza diplomatica vaticana in Colombia. Nel 2020 il Santo Padre lo promuove all’Ordine dei Vescovi, assegnandogli il Titolo della Chiesa Suburbicaria di Porto-Santa Rufina.

Ma dicevamo del suo forte legame con Albino Luciani. È stato quest’ultimo, infatti, nel 1966 – quand’era Vescovo della sua Diocesi di origine, Vittorio Veneto – a consentirgli di iniziare gli studi alla Pontificia Accademia Ecclesiastica. E proprio in questa Accademia dove si formano gli ecclesiastici al servizio diplomatico della Santa Sede, Stella è tornato dal 2007 al 2013 con l’incarico di Presidente.

UNA VITA NELL’UMILTÀ

È l’umiltà il tratto che maggiormente ha contraddistinto l’esistenza terrena di Albino Luciani. Non a caso, Humilitas fu il motto che scelse sul soglio petrino e la virtù a cui dedicò la sua prima Udienza generale.

Ma l’umiltà è Cristo: «imparate da me, che sono mite e umile di cuore» (Mt 11, 29) E papa Giovanni Paolo I «l’ha saputa vivere e testimoniare con eroismo. Pensava col cuore che tutto sia merito della Grazia di Dio, della Sua immensa Misericordia. Erano parole davvero incarnate nel suo spirito», ha spiegato il relatore. «Piccoli passi davanti a Dio» è l’immagine di Luciani per descriverne al meglio il senso dell’umiltà, «piccoli passi come quelli di un bambino davanti alla sua mamma».

Un’umiltà che in lui si esplicava innanzitutto nel volto e poi «nel tono familiare del parlare, nella semplicità e nella chiarezza delle parole che tante critiche attirarono dai “sapienti”». Una forma semplice che, però, «si poggiava su una forte sostanza teologica. Uno stile dolce, il suo, quindi, perché la verità dev’essere proposta soavemente, in modo adeguato a ciò che si annuncia».

Umiltà e semplicità si esprimevano in Luciani anche nella nostalgia del cosiddetto «apostolato spicciolo» e in quella ricerca continua «della più forte unità all’interno della Chiesa. Lui che – ha proseguito il card.Stella – «fin da giovane aveva imparato il valore dell’obbedienza», non poteva non considerare «la continua comunione ecclesiale come valore fondamentale».

L’invito conclusivo è conseguente a tutto ciò: «cerchiamo parole e gesti umili, belli e semplici nel nostro vivere quotidiano». Un appello a chiunque e in modo particolare «a chi nella Chiesa ha una qualche autorità». 

Andrea Musacci

Pubblicato sulla “Voce” dell’8 dicembre 2023

La Voce di Ferrara-Comacchio

Notte dei Santuari, la città unita in processione sotto il Cuore di Maria

6 Giu

Il 1° giugno 200 persone in corteo nella zona di via Bologna a Ferrara per l’annuale appuntamento. Quest’anno al centro il neonato Santuario mariano nella chiesa della Sacra Famiglia

Un semplice telo bianco ricamato di rose rosse, una candela unica sentinella mariana a illuminare un palazzo, una statuetta della Madonna. Sono immagini della devozione, sempre viva, del popolo ferrarese, a Maria. Sono immagini che ci siamo portati a casa dalla processione svoltasi la sera del 1° giugno scorso in zona via Bologna, in occasione dell’annuale “Notte dei Santuari” promossa a livello nazionale dalla CEI, e che quest’anno nella nostra Chiesa locale si è scelta di celebrare nel neonato Santuario diocesano del Cuore Immacolato di Maria (parrocchia della Sacra Famiglia).

Circa 200 i presenti che si sono radunati col nostro Arcivescovo sul piazzale della chiesa lungo via Bologna per una preghiera iniziale affidando alla Madonna in particolare la nostra Arcidiocesi, le popolazioni alluvionate, il cammino sinodale, i popoli vittime delle guerre. L’accensione, quindi, nel braciere, delle fiaccole per la processione, “accolta” dagli immancabili petali di rose rosse sull’asfalto, e con in testa i tanti bambini, ragazzi e giovani assieme alla Banda di Cona diretta dal Maestro Roberto Manuzzi, formata per l’occasione da una ventina di musicisti su 41 elementi totali.

IL CORTEO E LA DEVOZIONE NEL QUARTIERE

La processione si è snodata lungo le vie Bologna, Poletti, Poltronieri, Grillenzoni, Leoniceno, Canani, Manardo, e ancora Poletti, Bosi, Grillenzoni, Bologna. Una zona nevralgica e densamente abitata della nostra città che per circa un’ora e mezza ha metaforicamente trattenuto il fiato, rallentando i propri ritmi, interrompendo i propri traffici per lodare, osservare, o semplicemente sbirciare con curiosità l’affollato corteo snodarsi nelle vie del quartiere. E così, si scorge un volto femminile dietro una zanzariera, dai balconcini e dalle finestre a tratti spuntavano candele, ceri, immaginette sacre. Proprio su via Bologna, quasi commuove vedere una luce accesa all’ultimo piano, l’unica non spenta di tutto il condominio. Alcune donne si fanno trovare davanti al cancelletto di casa, il cero in mano, il segno della croce. Su alcuni davanzali al secondo piano, qualcuno ha posto una statuina della Madonna e una del Sacro Cuore di Gesù. Un’altra signora, nonostante abiti al terzo piano di un palazzo, non ha rinunciato a fare il proprio altarino: ha spento la luce appena intravisto il corteo, ha acceso un cero, si è seduta in preghiera. Si scorgono, anche, da alcuni davanzali i drappi rossi, alcuni fiori ad accompagnare una semplice candela, fiocchi bianchi e blu ai cancelli. E un telo bianco – forse una tovaglia – ricamata di rose rosse e adornata con un fascio di luce.

LE MEDITAZIONI E LA CONCLUSIONE

«Maria ci è offerta e presentata come esempio; è un modello per ogni cristiano, soprattutto per chi si è consacrato al servizio di Dio e dei fratelli. Modello nell’ascolto della Parola di Dio e nell’attenzione agli avvenimenti della vita, modello nella lode di Dio. Maria sa ascoltare Dio». Così una delle meditazioni lette durante il corteo. Oppure Maria è presentata come «la piccola serva del Padre che trasalisce di gioia nella lode (…). Quale madre di tutti, è segno di speranza per i popoli che soffrono i dolori del parto finché non germogli la giustizia. È la missionaria che si avvicina a noi per accompagnarci nella vita».

La processione si è conclusa col ritorno in chiesa dov’è avvenuto l’Atto di Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria del cammino sinodale e, specialmente, dei lavori della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovo. A seguire, sul piazzale vi è stato un piccolo concerto della Banda di Cona.

DEVOZIONE MARIANA ALLA SACRA FAMIGLIA

Ricordiamo che lo scorso 29 novembre è avvenuta l’erezione ufficiale della chiesa della Sacra Famiglia di Ferrara a Santuario mariano (è rimasta, però, la parrocchia). «Scuola di Chiesa, luogo di vera ecclesialità» l’ha definita, con un auspicio, il parroco don Marco Bezzi nel suo saluto finale. Il mese mariano per la parrocchia della Sacra Famiglia è iniziato il 1° maggio con la consegna dell’immagine mariana da esporre nei luoghi del fioretto (le cosiddette “basi missionarie”). Infine, domenica 18 giugno, Solennità del Cuore Immacolato di Maria, alle ore 11.30 è in programma la S. Messa solenne presieduta dal rev.do padre abate dom Christopher Zielinski, guida dei monaci olivetani dell’abbazia del Pilastrello in Lendinara (RO). La Celebrazione sarà accompagnata dalla Corale “Musica Insieme” di Castel Franco Veneto (TV) diretta dal maestro Renzo Simonetto. Al termine pranzo comunitario con la corale e l’abate.

Andrea Musacci

Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 9 giugno 2023

La Voce di Ferrara-Comacchio

(Foto di Pino Cosentino)

Una grande festa diocesana: Sacra Famiglia, Santuario e 70°

5 Dic

Chiesa stracolma martedì 29 novembre per la doppia festa nella comunità di via Bologna. Don Bezzi: «in questa parrocchia è sempre stata forte la devozione mariana»

Lo scorso 29 novembre era gremita la chiesa della Sacra Famiglia per la Solenne Celebrazione di erezione della stessa a Santuario Arcidiocesano del Cuore Immacolato di Maria. 

Un evento memorabile, atteso da tanti anni, dopo che, solo per un breve periodo (dal ’52 al ’56) era  già stata Santuario. Ma vicissitudini, ormai confinate nella storia, fecero diventare l’edificio su via Bologna chiesa parrocchiale (invece di costruirne un’altra ad hoc nelle vicinanze), e non più Santuario. 

Ora, invece, la grande comunità guidata da don Marco Bezzi ha il “privilegio” di rimanere parrocchia e in più, la stessa Casa, di essere riconosciuta anche come Santuario mariano.

Il dipinto rinato

La cerimonia del 29 ha visto, prima della liturgia, la benedizione da parte dell’Arcivescovo del quadro a olio “Maria col Bambino Gesù e i Santi Margherita, Girolamo e Petronio”, donato a suo tempo dal parrocchiano Ing. Ubaldo Masotti (in chiesa era presente il figlio Luigi con la moglie). 

L’opera, esposta sulla parete sud dell’edificio, è stata restaurata, come quella dell’immagine del Cuore Immacolato di Maria nell’abside, da Natascha Poli, con il contributo degli “Amici dei Musei e Monumenti Ferraresi”. 

Poli, nata e cresciuta proprio nella parrocchia della Sacra Famiglia, ha eseguito i lavori in collaborazione col Laboratorio di restauro di Alberto Mauro Sorpilli. «È stato un lavoro impegnativo e delicato», ci spiega la restauratrice: «era praticamente impossibile distinguere i volti».

Le parole del parroco

Prima della lettura del Decreto di erezione a Santuario, da parte di don Nicola Gottardi (vicario parrocchiale – insieme a don Thiago Camponogara – e vice Cancelliere Arcivescovile), Caterina Villani, parrocchiana, ha portato i saluti della comunità, seguiti da quelli del parroco. 

«Nella nostra parrocchia c’è da sempre un’autentica devozione mariana, quindi la scelta del Santuario non c’entra niente con la nostalgia», ha spiegato don Bezzi. Citando la “Marialis Cultus” di Paolo VI del ‘74 (par. 35) – «La Vergine Maria è stata sempre proposta dalla Chiesa alla imitazione dei fedeli» perché «fu la prima e la più perfetta seguace di Cristo» -, il parroco ha invitato a un maggiore «ascolto della Parola, alla carità, allo spirito di servizio, all’adesione totale alla volontà di Dio, per un mondo dove, in attesa del ritorno del Cristo, possa regnare la pace». 

«Voglio ringraziare questa comunità, nella quale sono cresciuto e dove ho svolto il servizio di chierichetto, catechista, educatore, volontario Unitalsi», ha proseguito. «Qui, ho imparato a pregare e a mettermi al servizio del prossimo e della Chiesa». 

L’omelia del Vescovo

«Era il 29 novembre 1952 – ha detto mons. Gian Carlo Perego nell’omelia ricordando le origini della parrocchia -, «anni in cui era ancora viva la sofferenza della guerra, le distruzioni, e quando la città, profondamente segnata dai bombardamenti, rinasceva. La costruzione, nel 1949, e la consacrazione di questa chiesa erano un segno di questa rinascita. E in 70 anni questa chiesa è stata al centro della vita di una comunità che cresceva lungo l’antica via Bologna, accompagnata dai suoi pastori». 

«I Santuari – ha poi proseguito – sono il segno vivente del cuore di Maria che accompagna la vita della Chiesa», e ora anche in questo Santuario si può «sperimentare la maternità di Maria, il suo amore».

Lo Statuto di erezione

Prima della lettura da parte dell’Arcivescovo (davanti all’immagine sull’abside, insieme ai presenti) dell’Atto di Consacrazione della Diocesi al Cuore Immacolato di Maria, don Gottardi ha letto lo Statuto di erezione del Santuario: «si auspica possa diventare in modo crescente meta di pellegrinaggi per i fedeli dell’Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio», è scritto. E ancora: «I pellegrini potranno acquistare l’indulgenza parziale, alle consuete condizioni, ogni volta che presso il Santuario parteciperanno con fede e devozione ad una Celebrazione Eucaristica, o reciteranno l’apposita preghiera» [alla Vergine Maria], «scritta e approvata dall’Arcivescovo mons. Gian Carlo Perego». «Presso il Santuario – un’altra importante avvertenza indicata nel testo – devono essere celebrate con cura: la Solennità del Cuore Immacolato di Maria; la processione ogni primo sabato del mese al termine della Santa Messa vespertina; la Santa Messa votiva di Santa Maria in sabato».

Il saluto di mons. Turazzi

Grande calore, come sempre, hanno portato nei presenti le parole finali di mons. Andrea Turazzi, Vescovo di San Marino-Montefeltro, ed ex parroco della Sacra Famiglia (dal 2005 al 2013; tra i sacerdoti era presente anche il suo successore don Mauro Ansaloni): riandando all’ingresso in chiesa (“innevata” dai calcinacci caduti) la mattina del terremoto del 20 maggio 2012, ha ricordato il suo pensiero di allora: «Gesù, come noi anche tu sei terremotato…». «Ho capito, insomma, con ancora maggiore forza, che la Chiesa è il Signore che vive con noi, che il suo tempio siamo noi, la sua comunità di fedeli. Dopo la celebrazione di ogni Sacramento – ha proseguito -, salivamo sulla loggia per ringraziare la Madonna: e questo semplice gesto, ho notato più volte, commuoveva anche tanti atei». 

Ai due Vescovi è stata donata una riproduzione incorniciata dell’immagine stessa.

Mostra nella vicina Cappella Revedin

A seguire taglio del nastro e visita della mostra nella Cappella Revedin. L’esposizione dal titolo “Ti racconto i 70 anni della Sacra Famiglia”, è stata curata, e presentata, da un gruppo di giovanissimi della parrocchia che hanno selezionato una 40ina di foto fra le oltre 200 conservate nell’archivio parrocchiale per essere esposte insieme a un video nel quale scorrono altre immagini prestate per l’occasione da diversi parrocchiani. La mostra è aperta nelle domeniche prima di Natale o su richiesta (parrocchia: tel. 0532 767748 – mail: segreteria@sacrafamiglia.fe.it).

A seguire, rinfresco nella palestra con taglio finale della torta per il 70° della parrocchia.

Andrea Musacci

Pubblicato su “La Voce di Ferrara-Comacchio” del 9 dicembre 2022

La Voce di Ferrara-Comacchio

(Foto Pino Cosentino)

Nuovo Santuario mariano, festa a Ferrara

28 Nov

Sacra Famiglia: il 29 novembre la Messa con mons. Perego e mons. Turazzi per il Cuore Immacolato di Maria e i 70 anni della parrocchia. La storia della comunità, la cronaca del tempo e i restauri eseguiti

di Andrea Musacci

Era nel destino della Sacra Famiglia di diventare Santuario del Cuore Immacolato di Maria. La speranza – poi frustrata – nacque già alla nascita, 70 anni fa, ma poi, per motivi burocratici e finanziari non se ne fece più niente. Ora il grande momento è arrivato: il 29 novembre è avvenuta l’erezione ufficiale della chiesa di via Bologna a Santuario mariano (rimane, però, la parrocchia), con la S. Messa presieduta da mons. Gian Carlo Perego e dall’ex parroco (dal 2005 al 2014) mons. Andrea Turazzi, Vescovo di San Marino-Montefeltro. Prima dell’inizio della liturgia, è stato benedetto il quadro a olio “Maria col Bambino Gesù e i Santi Margherita, Girolamo e Petronio” e letto il decreto di erezione a Santuario.

La sera del 4 maggio ’49 mons. Bovelli benedisse e pose la prima pietra della chiesa, che   fu dedicata  il 29 novembre 1952 dall’allora Vescovo assieme al parroco mons. Adriano Benvenuti, dopo poco più di un anno di lavori. Si ipotizza che venne scelta quella data in quanto primo giorno della Novena dell’Immacolata. Mons. Benvenuti era, infatti, particolarmente devoto alla Madonna di Fatima. Quest’ultimo divenne ufficialmente parroco della Sacra Famiglia nel ’56 (vi rimase fino al ’70), ma fino a quell’anno aveva guidato la vicina S. Luca. Le cronache del tempo (“Il resto del Carlino” del 30 novembre ’52) raccontano: «Alla cerimonia della consacrazione erano presenti molti fedeli e i bambini delle scuole elementari del rione Mosti. I riti, in mancanza ancora delle campane, sono stati trasmessi con altoparlanti a Borgo San Luca, Argine Ducale e dintorni. Tutta via Bologna per l’occasione era addobbata di festoni e di bandiere tricolori». Da alcuni documenti presenti nel nostro Archivio diocesano, si evince come la nuova chiesa di via Bologna fu progettata, costruita ed inaugurata come Santuario del Cuore Immacolato di Maria «a ricordo dell’Anno Mariano» (celebrato dal maggio 1948 al maggio 1949 in preparazione al centenario della proclamazione della Madonna delle Grazie a patrona della città e della Diocesi, atto compiuto da Pio IX nel 1849) e rimase tale fino al 1956 quando per vari motivi non si poté costruire una specifica chiesa per il “nuovo” beneficio parrocchiale della S. Famiglia.

«Nel 2020 – racconta il parroco don Marco Bezzi – mons. Perego era venuto qui alla Sacra Famiglia a celebrare a porte chiuse nel periodo del lockdown. A fine Messa siamo saliti sulla loggetta nell’abside dove si trova l’effigie del Cuore Immacolato di Maria (foto) e, leggendo la preghiera di consacrazione della Diocesi, ha definito la chiesa “Santuario”. Una volta usciti, gli ho fatto notare che la nostra non era Santuario, e lui mi ha risposto: “se non lo è, lo diventerà”. È stato di parola».

Per la duplice, storica, occasione, la parrocchia ha commissionato e portato a termine alcuni importanti lavori: la ridoratura del tabernacolo del presbiterio, che aveva perso lo smalto; il restauro e la tinteggiatura del campanile con la sostituzione della sfera di calcestruzzo sulla cuspide con una di polistirolo alta densità rivestita di resina al quarzo e tinteggiata, e la posa di una croce e di una banderuola col Cuore Immacolato di Maria. La vecchia sfera verrà posta in un angolo del piazzale.

Inoltre, è stato restaurato il sopracitato quadro, uno sposalizio mistico di Santa Margherita, con la Madonna che gli porge Gesù Bambino, copia realizzata a inizio del XVII secolo forse dal ferrarese Francesco Naselli, di un’opera su tavola del Parmigianino del 1529 conservata nella Pinacoteca Nazionale di Bologna. «A breve – ci spiega don Bezzi – commissioneremo una ricerca storica adeguata per l’attribuzione e la datazione». L’opera – donata a suo tempo da un parrocchiano, l’ing. Masotti – è esposta nel lato sud della chiesa. Il suo restauro, come di quello dell’immagine del Cuore Immacolato di Maria nell’abside, è stato realizzato da Natascha Poli con il contributo degli “Amici dei Musei e Monumenti Ferraresi”, in particolare del parrocchiano Maurizio Villani. 

A proposito dell’immagine mariana nell’abside, di cui è stata restaurata anche la suggestiva cornice e ripulito il diadema, si tratta di un’opera donata da due coniugi molto facoltosi residenti in zona (forse Boldrini), fatta benedire da papa Pio XII nel ’52 e posta nella chiesa di via Bologna il giorno della dedicazione. Il sopracitato articolo del “Carlino” riporta: «Un lungo corteo di automobili si recherà a Gallo per ricevere l’immagine della Madonna del Sacro Cuore proveniente da Roma, dove è stata benedetta dal Santo Padre. L’immagine sarà portata in processione fino alla nuova chiesa». Un dipinto molto simile, inoltre, è conservato nella cappelletta della parrocchia, realizzato da un artista anonimo. Per l’occasione, l’immagine nell’abside splenderà di nuova luce grazie anche al nuovo impianto di illuminazione.

Il 29 novembre è stata anche inaugurata la mostra “Ti racconto i 70 anni della Sacra Famiglia”, esposta nella Cappella Revedin e affidata a un gruppo di giovanissimi della parrocchia che hanno selezionato una 40ina di foto fra le oltre 200 conservate nell’archivio parrocchiale per essere esposte insieme a un video nel quale scorrono altre immagini prestate per l’occasione da diversi parrocchiani. Una proposta espositiva, questa, per ripercorrere la storia della comunità e della chiesa, con anche immagini del vecchio presbiterio prima della riforma liturgica, della scuola materna e dei diversi parroci che si sono succeduti. La mostra è aperta nelle domeniche prima di Natale o su richiesta (segreteria parrocchia: tel. 0532 767748 – mail: segreteria@sacrafamiglia.fe.it).

Pubblicato su “La Voce di Ferrara-Comacchio” del 2 dicembre 2022

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