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Studentesse e studenti disabili o DSA: sono oltre 400 a Unife

23 Nov

A “La Voce” parla Maria Gabriella Marchetti, Prorettrice delegata alle Pari opportunità e alle disabilità: pro e contro della didattica a distanza e in presenza

di Andrea Musacci
Studentesse e studenti disabili o DSA normalmente vengono associati all’Istruzione Primaria e Secondaria. Ma forse in molti non sanno che un numero considerevole di essi, e in aumento, una volta concluse le scuole superiori si iscrive all’Università.
Nel nostro Ateneo le iscritte e gli iscritti con handicap (certificazione 104/92) e con disabilità sono più che raddoppiate in quattro anni, passando dalle 92 dell’anno accademico 2016/2017 alle 203 dell’a.a. in corso, di cui 54 sono matricole. Per quanto riguarda i DSA (studentesse e studenti con Disturbi Specifici dell’Apprendimento), sono passati negli stessi anni di riferimento da 52 agli attuali 349, con ben 171 matricole. Tra disabili e DSA, oltre 1 su 3 (il 38%, per la precisione) è iscritto a corsi umanistici, e il 90% alla laurea di primo livello.
Un aumento esponenziale che fa riflettere, spingendoci a interpellare la prof.ssa Maria Gabriella Marchetti, Prorettrice delegata alle Pari opportunità e alle disabilità e Presidente del Consiglio di Parità dell’Ateneo estense. Con lei abbiamo analizzato anche alcuni dati emersi dal questionario di valutazione dei servizi offerti dall’Università di Ferrara alle studentesse e agli studenti con disabilità o DSA, somministrato da inizio giugno a settembre scorsi.
Le chiediamo innanzitutto quali possono essere le cause dell’aumento così importante negli ultimi anni di studenti e studentesse DSA. «Dipende da due distinte cause: da un lato l’aumento complessivo delle iscrizioni ai corsi di laurea e dall’altro dal fatto che la legge sui DSA è solo di 10 anni fa. Dato che la diagnosi avviene, nella maggior parte dei casi, negli anni della scuola dell’obbligo, ne deriva che la popolazione alla partenza della legge è quella che oggi approda al percorso universitario».
Riguardo alla didattica in presenza, le chiediamo quali problemi lamentano le studentesse e gli studenti disabili o DSA. «Alla domanda, che prevedeva la possibilità di indicare più di una causa, ha risposto solo il 20% dei partecipanti. Fra le difficoltà emerse, abbiamo innanzitutto problemi di concentrazione e attenzione (il 90% delle risposte), e a seguire, in misura decisamente minore, problemi di accessibilità, e problemi di mobilità verso l’Ateneo (entrambi al 15%)».
Per quanto riguarda, invece, la didattica a distanza, riguardante il periodo del lockdown e buona parte di questo primo semestre, dalle risposte date da 92 studentesse e studenti interessati emerge come l’83% valuti positivamente le lezioni videoregistrate, mentre il 65% attribuisce alle lezioni in streaming live «un buon grado di positività». Queste, invece, le criticità: difficoltà di attenzione e concentrazione (58%), riduzione degli stimoli (54%), lezioni meno dinamiche (48%), problemi di connessione (38%), confusione sulle modalità di erogazione (25%), sovrapposizione di lezioni per ricalendarizzazione (11%). Gli studenti disabili o DSA, dall’altra parte, apprezzano la possibilità di seguire la lezione videoregistrata (83%), la riduzione dei problemi di mobilità (54%) e la possibilità di frequentare meglio più corsi (39%). «Il grado di soddisfazione è alto», commenta Marchetti. «Dobbiamo considerare che questo tipo di organizzazione è nato in un momento emergenziale e di estrema difficoltà. Questo vale per l’intera popolazione universitaria – studenti, personale docente e personale amministrativo – e non ha paragone col passato».
A proposito del resto della popolazione universitaria, le chiediamo qual è il grado di consapevolezza dei docenti e degli altri studenti e studentesse su una presenza così consistente in Ateneo di disabili o DSA e se vi sono difficoltà nei rapporti. «Il nostro Servizio Disabilità e DSA gestisce la regolarità documentale e provvede a mettere a disposizione degli aventi diritto tutti i servizi indicati nella “Carta dei servizi per la comunità universitaria con disabilità e con DSA”. Il corpo docente è informato e a conoscenza della normativa, e dobbiamo avere consapevolezza che il rapporto didattico è comunque di diretta responsabilità del singolo docente che applica, di caso in caso e nel rispetto delle normative, le misure dispensative/compensative in funzione della specificità della materia e delle caratteristiche documentate ed oggettive del singolo discente. Le assicuro, come docente, che questo avviene con grande rispetto e sensibilità». Allo stesso modo, anche riguardo ai rapporti con gli altri iscritti e iscritte, «posso dire che con molta oggettività e sensibilità operiamo per renderli consapevoli sui loro diritti e garantendo la massima obbiettività e credibilità al loro percorso di apprendimento e di crescita».
Tornando al questionario, le chiediamo quali richieste rivolte a Unife maggiormente emergono dalle risposte. «Maggiori certezze sulla possibilità di ottenimento di misure compensative/dispensative in sede d’esame e di supporto durante lezioni/laboratori previste per il proprio status. A tal fine stiamo sviluppando applicativi che consentono una semplificazione amministrativa e una velocizzazione di risposta utilizzando un’idonea piattaforma tecnologica (l’applicativo ESSE3) già in fase di prenotazione/iscrizione agli appelli. Questo comporta anche una semplificazione e una maggior immediatezza nel rapporto docente – studente/studentessa con disabilità o DSA».
Infine, le domandiamo se esistono statistiche su quante di queste persone riescano a concludere il ciclo di studi. «Purtroppo non disponiamo di dati significativi e consolidati su questi temi – risponde Marchetti -, ma è in cantiere un aggiornamento informatico, come accennato prima, che comporta una “profilazione di massa” della nostra utenza dall’inizio al termine della carriera universitaria».

Pubblicato su “La Voce di Ferrara-Comacchio” del 27 novembre 2020

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Enigma scuola: la didattica per studenti svantaggiati a Ferrara dal lockdown a oggi

2 Nov

Studenti disabili, con Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) o con Bisogni Educativi Speciali (BSE): nel caos attuale abbiamo raccolto riflessioni di alcuni insegnanti di sostegno per capire la situazione nelle scuole del nostro territorio

Il lockdown ha portato «un peggioramento» della situazione di diversi studenti disabili per via della lontananza dalla scuola per sette mesi consecutivi e, nel loro ritorno in presenza, «una sofferenza per l’impossibilità del contatto, di una vicinanza piena con insegnanti e compagni».
Sono queste le principali criticità riscontrate dal Centro Territoriale di Supporto (CTS) della provincia di Ferrara, che si occupa delle tecnologie applicate a favore degli alunni con disabilità, con disturbi specifici di apprendimento (DSA) e con altri bisogni educativi speciali (BES). Problematiche in un contesto generale e diversificato nel quale, comunque, non mancano anche aspetti tutto sommato positivi.


Le ultime disposizioni nazionali e regionali
Con l’Ordinanza n. 205 del 26 ottobre scorso (in vigore fino al 24 novembre, ma la situazione è in continuo divenire), la Regione Emilia-Romagna, recependo il Dpcm del Governo del giorno precedente, ha indicato per le scuole emiliano-romagnole le novità in materia di didattica: è stata alzata al 75% la percentuale minima di didattica a distanza (Dad) alle scuole superiori, che quindi da una settimana hanno adottato la didattica digitale integrata (Ddi) complementare a quella in presenza. Per le scuole dell’infanzia e le istituzioni scolastiche del primo ciclo l’attività didattica resta invece esclusivamente in presenza.
«Particolare attenzione, nell’attuazione della misura, va posta agli alunni con disabilità, con disturbi specifici dell’apprendimento ed altri bisogni educativi speciali« è scritto nella Nota inviata domenica 25 dal Ministero dell’Istruzione ai Dirigenti scolastici del Paese. Nella sopracitata Ordinanza regionale del giorno successivo si precisa che andrà garantito il diritto alla didattica in presenza agli alunni con disabilità, oltre a incentivarne l’applicazione nelle classi prime e quinte. Inoltre, nell’Ordinanza è «fortemente raccomandato» l’utilizzo della mascherina in aula all’interno di tutte le classi delle elementari, medie e superiori.


La nuova situazione e le vecchie problematiche
È Maria Antonietta Difonzo, docente di sostegno, a ragionare con noi a nome del CTS su queste novità, nello specifico riguardo agli studenti disabili, DSA e BES, e ripercorrendo il primo mese e mezzo del nuovo anno scolastico, anche in conseguenza della precedente lunga assenza dalle aule scolastiche.
Partendo dagli ultimi giorni, «sicuramente i docenti si sono trovati un po’ disorientati» nel riadattarsi alla nuova situazione, soprattutto «nell’organizzazione degli orari». La maggiore preoccupazione riguarda gli studenti disabili gravi, per i quali «si cercherà quanto più possibile di svolgere una didattica in presenza, ad esempio prevedendo laboratori da svolgere, per non “ghettizzarli”, insieme agli altri studenti». Riguardo, invece, ai DSA, «la didattica sarà organizzata come per i loro compagni».
Purtroppo dal lockdown si è dovuta registrare una «diseguaglianza e scarsità delle competenze digitali iniziali del mondo della scuola», sollecitate dalla necessità della Dad, e «un’assenza di strategie metodologiche condivise che garantiscano il diritto all’apprendimento degli alunni DSA/BES in caso di lockdown e che tenga conto delle specifiche situazioni». Le Linee guida per la Ddi pubblicate a inizio agosto «non danno suggerimenti specifici di tipo metodologico, lasciando alla responsabilità dei docenti la personalizzazione delle proposte didattiche». A tutto ciò si aggiunge la «necessità della presenza fisica, affettiva e relazionale» dell’insegnante di sostegno: sia le Linee guida di agosto sia l’ultima Ordinanza regionale sembrano sottolineare, di conseguenza, «l’importanza di privilegiare il più possibile l’attività in presenza».


Dal lockdown al nuovo anno scolastico
Risalendo al periodo marzo-giugno, le chiediamo innanzitutto quali sono state le conseguenze sui studenti disabili/DSA e BES di mesi di Dad e di lontananza da insegnanti e compagni. «Gli insegnanti di sostegno – ci spiega – stanno notando negli studenti che seguono un peggioramento della situazione. Questo però non è generalizzato perché ad esempio gli studenti con difficoltà psicologiche ma buon funzionamento cognitivo e alcuni ragazzi con DSA hanno tratto enormi vantaggi da una didattica che ha usato maggiormente le tecnologie e ha consentito loro di imparare ad auto-organizzarsi con i propri tempi».
Venendo invece ai primi 40 giorni del nuovo anno scolastico, Difonzo ci spiega come fortunatamente «ci segnalano poche situazioni in cui concretamente si siano creati problemi di comportamento legati alle norme Covid da rispettare: la mascherina è abbastanza accettata, anche se si soffre un po’ l’impossibilità del contatto, di una vicinanza piena con insegnanti e compagni».


Insegnanti di sostegno: luci e ombre
Dal punto di vista degli insegnanti di sostegno, non sono poche le difficoltà registrate in questo inizio anno, in quanto «la vicinanza fisica» – ora difficile se non impossibile – «rappresenta un importantissimo mediatore per stimolare e attivare l’alunno DSA/BES e favorirne il progresso nelle diverse aree dello sviluppo. Queste difficoltà sono avvertite in modo particolare dagli educatori comunali adibiti all’integrazione scolastica che devono indossare un apposito camice lungo e la visiera». Si registrano «anche difficoltà in relazione alla possibilità di toccare i quaderni e i materiali degli studenti, ora in parte superate perché il CTS ha dato via libera a riguardo».
Sul versante tecnologico, l’uso di strumenti innovativi da parte degli insegnanti di sostegno nella Didattica in presenza «è già molto diffuso», in quanto il CTS di Ferrara «fornisce da 13 anni in comodato d’uso gratuito sussidi tecnologici agli alunni BES di Ferrara e provincia e offre consulenza a docenti e famiglie per individuare i dispositivi più adatti ed efficaci a seconda delle specifiche necessità degli stessi studenti». «In questo momento storico – prosegue Difonzo – è impellente insegnare agli alunni con DSA/BES l’utilizzo di questi strumenti in modo autonomo e ricercare, costruire e individuare tutte le tecnologie che possono favorire l’attuazione di una Dad flessibile ed efficace». Ricordiamo che il CTS organizza il “Cafè Pedagogico”, incontri a ingresso libero rivolti ai docenti su temi a richiesta e prossimamente avvierà corsi di formazione sugli strumenti tecnologici per la formazione a distanza con alunni con BES, aperti a docenti, educatori e famiglie.
Infine, le chiediamo se l’attuale situazione di difficoltà ha portato a una maggiore collaborazione tra l’insegnante di sostegno e i colleghi della propria scuola. La risposta è in buona parte negativa. «Il lockdown ha mostrato tutte le criticità di una scuola italiana non digitalizzata e ha determinato una miriade di risposte diverse alla richiesta di Dad originate principalmente dagli “investimenti digitali” delle singole scuole negli anni precedenti e dalle condizioni economico-sociali e culturali delle famiglie. L’impreparazione generale di docenti, alunni e famiglie e le difficoltà a raggiungere allo stesso modo tutti gli alunni anche della stessa classe – prosegue -, ha ulteriormente gravato sul lavoro quotidiano del team/consiglio di classe e provocato una sorta di delega dell’alunno/a con BES al docente di sostegno».
Diversificati, invece, i rapporti tra insegnanti di sostegno e genitori degli studenti seguiti: «in alcuni casi sono nate condivisioni più profonde degli aspetti didattici», ma purtroppo, con l’inizio del nuovo anno scolastico, «ci sono stati raccontati episodi di conflittualità per ansie dei genitori, atteggiamenti di iperprotezione, maggiori fragilità psicologiche». In ogni caso, «i docenti di sostegno hanno attivato da subito una varietà di canali comunicativi (telefonate, whatsapp, video riunioni, ecc.) per manifestare vicinanza e attivare percorsi di Dad calibrati sulle specifiche situazioni. Questa attivazione è stata raccolta con grande soddisfazione da parte delle famiglie in particolare da quelle con alunni certificati gravi per le quali la prolungata chiusura delle scuole ha prodotto una forte pressione e stress».
Andrea Musacci

Pubblicato su “La Voce di Ferrara-Comacchio” del 6 novembre 2020

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“Studenti disabili, sempre più interventi in presenza. Per la Didattica a Distanza abbiamo fatto il possibile”: intervista all’Assessora Kusiak

25 Mag

“Il Servizio domiciliare, tra casa e cooperative, ha riguardato 30 studenti disabili. Abbiamo anche aperto il Parco della Vita. E la Didattica a Distanza non potrà mai sostituire la scuola”

a cura di Andrea Musacci

OLYMPUS DIGITAL CAMERASiamo in una fase di passaggio, e per questo, sotto diversi aspetti, ancora più complicata da organizzare, da vivere e definire. Il discorso vale anche per il mondo dell’istruzione e in particolare per la didattica riguardante gli studenti con disabilità. Abbiamo rivolto alcune domande a Dorota Kusiak, Assessora alla Pubblica Istruzione e Formazione del Comune di Ferrara, per capire le misure messe in atto e quelle in programma.

Assessora Kusiak, nell’emergenza com’è cambiata la didattica per gli alunni con disabilità?

È stata implementata la Didattica a Distanza per garantire ai bambini e ai ragazzi la continuità e per portare a termine il programma scolastico senza rientrare più in aula. I valori che fanno parte del nostro agire quotidiano come il semplice stare insieme, improvvisamente non erano più possibili. La socialità, però, è uno degli elementi fondamentali del fare la scuola. La Didattica a Distanza non potrà mai corrispondere a tutti i bisogni dei nostri giovani perché la scuola non è un semplice apprendimento di nozioni e concetti, ma rappresenta una vera e propria palestra di vita per le nuove generazioni dove i ragazzi imparano ad affrontare le difficoltà, costruiscono relazioni e legami con i propri coetanei e i professori, condividono la quotidianità, le emozioni, le scoperte e crescono ed imparano insieme.

Ausili, sussidi, dispositivi per gli studenti sono stati forniti dalle scuole?

Le scuole ferraresi hanno fatto lo sforzo di dare agli alunni in difficoltà ad uso gratuito praticamente tutta la strumentazione informatica che possedevano. E per questo va un grande riconoscimento a tutti i presidi, i docenti e gli educatori che sono sempre rimasti vicini ai loro alunni mantenendo vivo il legame che li unisce e supportandoli nelle difficoltà legate all’emergenza. A questo si aggiungono azioni coordinate dall’Istituzione Scolastica, attraverso l’U.O. Integrazione e in collaborazione con il consorzio Factory Grisù, che ha coinvolto aziende private ed associazioni di volontariato nella raccolta e nella donazione di diversi computer a favore dei ragazzi privi di strumentazione adeguata per la didattica a distanza. Le nostre azioni ovviamente non si sono esaurite e stiamo portando avanti altri progetti, sostenuti dalla Regione e dal Ministero dell’istruzione, volti al superamento del digital divide attraverso uno stretto raccordo con gli istituti scolastici e con l’obiettivo di garantire le stesse opportunità di studio a tutti i bambini e ragazzi indipendentemente dalle condizioni di vita, familiari, sociali ed economiche.

Gli studenti con disabilità sono in contatto anche con gli altri docenti? Se sì, come e con quale frequenza?

Il contatto con i docenti e i referenti degli istituti scolastici per l’integrazione scolastica non solo non si è mai interrotto ma, anzi, si è intensificato per analizzare al meglio i nuovi bisogni dei ragazzi con disabilità e studiare modi e soluzioni per dare continuità ai loro percorsi. Gli educatori insieme ai docenti statali hanno elaborato proposte creative e innovative per i ragazzi, hanno lavorato ai progetti ad hoc per passare gradualmente dalla didattica a distanza agli interventi in presenza, anche in previsione dell’apertura dei servizi estivi.

A inizio aprile lei aveva dichiarato che sarebbe stato ampliato il Servizio Domiciliare per i minori disabili: cosa ci può dire al riguardo?

Grazie all’estensione del Servizio domiciliare sono stati coinvolti circa una trentina di ragazzi in percorsi avviati nella maggioranza dei casi presso le strutture messe a disposizione dalla cooperativa che gestisce il servizio e in alcuni casi presso il domicilio, sempre nel rispetto delle prescrizioni e con l’adozione di specifici protocolli operativi.

Vi è stata dunque la possibilità di didattica in presenza personalizzata per gli studenti con disabilità?

Abbiamo ampliato gradualmente l’impegno degli educatori di sostegno che operano nelle scuole di ogni ordine e grado chiedendo loro di elaborare progetti specifici per i bambini e i ragazzi con l’obiettivo di passare dalla Didattica a Distanza a degli interventi in presenza. Con l’allentamento delle misure adottate dal Governo, si stanno aprendo nuove possibilità di intervento in presenza per i ragazzi con disabilità. Il Comune di Ferrara ha sostenuto il progetto promosso dal Comitato Area Disabili insieme all’Anffas che ha previsto l’apertura del Parco della Vita per accogliervi le persone con disabilità accompagnate dai loro familiari, per offrire loro un’opportunità di sollievo e di svago in questo difficile momento di chiusura delle scuole e dei servizi socio-assistenziali. Con le dovute precauzioni, stiamo inoltre progettando le attività per implementare sempre più gli interventi in presenza, anche in previsione dell’apertura dei campi estivi, predisponendo gli spazi delle scuole e nel pieno rispetto delle prescrizioni di sicurezza ed adottando specifici protocolli operativi ed organizzativi che tutelano la salute degli operatori, dei ragazzi e le loro famiglie.

Cosa si prevede, invece, in vista dell’inizio del prossimo anno scolastico?

Non conosciamo ancora eventuali modifiche organizzative per il nuovo anno. Ma in ogni caso l’attenzione dell’amministrazione è massima, cureremo tutti i dettagli del complesso impianto di integrazione scolastica per gli alunni con disabilità e lavoreremo intensamente con i soggetti gestori con i quali collaboriamo da anni.

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” del 29 maggio 2020. Leggi e scarica gratuitamente l’intera edizione su http://www.lavocediferrara.it 

Aiutare i ragazzi con disabilità ad avere una vita autonoma

23 Mar

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L’intervento di Chiara Sapigni

Progetti e proposte condivise finalizzate alla graduale indipendenza dei ragazzi disabili. Su questo tema si è concentrato il seminario formativo dal titolo “Autonomia e disabilità” svoltosi sabato scorso nella Casa del Volontariato, sede di Agire Sociale di Ferrara, in via Ferrariola. L’incontro, introdotto e moderato da Maria Teresa Graziani dell’Associazione “Lo specchio”, ha visto le relazioni di Elisa Barattini dell’Associazione “Casa&Lavoro” e dell’avv. Antonella Martina, esperta di diritto civile e amministrazione di sostegno, nonché socia de “Lo Specchio”.
Ormai da molti anni Ferrara risulta all’avanguardia in questo ambito, in quanto nel 1999 fu il primo Comune italiano a realizzare appartamenti domotici (presenti in via Ungarelli, 43, zona Foro Boario), vale a dire forniti di automazione di alcune funzioni: un modello di «residenzialità a misura d’uomo» della durata massima di un anno appunto finalizzata al percorso di indipendenza di vita per ragazzi disabili. Anche su questo si è soffermata l’Assessore ai Servizi alla Persona Chiara Sapigni nel suo intervento, seguito da quello della Barattini, che ha spiegato l’importanza della triade «autonomia, autodeterminazione e adultità, per questo graduale processo di autonomia dalle figure genitoriali, che vanno, comunque, loro stesse aiutate con un sostegno psicologico, sia individuale sia di gruppo». Martina, invece, dopo aver spiegato i significati di pensione di invalidità, indennità di accompagnamento, capacità di intendere e di volere, capacità di agire, e reato di abbandono, ha specificato come «l’amministratore di sostegno abbia l’obbligo giuridico di prendersi cura e di custodire i soggetti senza, o con scarsa, capacità di agire. Questo ruolo spetta innanzitutto ai genitori, ma può riguardare insegnanti, personale infermieristico, operatori, tutor, o altre figure».
pubblicoTante le domande e le riflessioni emerse dai presenti, tra cui la proposta di un tavolo di lavoro che coinvolga Comune, associazioni, INPS e AUSL per realizzare proposte concrete sul problema dell’autonomia dei disabili. Infine, ricordiamo che esiste un ufficio del Comune di Ferrara, Informahandicap-Centro H con sede in via Ungarelli, 43, per aiuto o informazioni su questi temi. Questi i contatti: telefono 0532-903994, email: info@centrohfe.it, sito web: centroh.comune.fe.it.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 20 marzo 2017

Tutela e disabilità alla Bassani

17 Mar

durante e dopo di noi

“Durante e dopo di noi” è il titolo dell’incontro svoltosi ieri mattina dalle 9.30 alle 13 all’Auditorium della Biblioteca “G. Bassani”, in via G. Grosoli, 42 a Barco. Obiettivo del convegno è stato quello di mettere a fuoco gli strumenti giuridici ed economici che possono offrire una migliore qualità della vita alle persone che soffrono la condizione di una mancata autonomia. L’iniziativa è stata promossa da Agire Sociale CSV Ferrara e Comune di Ferrara, e ha visto la partecipazione in particolare di volontari del settore, di operatori sociali e, soprattutto, di familiari di persone con disabilità. La sala era quasi piena, a dimostrazione del profondo interesse per tematiche così delicate e così importanti per la cittadinanza. Dopo la breve introduzione di Chiara Sapigni, Assessore ai servizi sociali e alla salute del Comune di Ferrara, è intervenuta Monica Mariotti, avvocato ferrarese, la quale ha spiegato che il “dopo di noi” riguarda il futuro dei soggetti con disabilità, la loro sicurezza economica e la tutela giuridica in particolare in mancanza di parenti (ad esempio dopo la scomparsa dei genitori/tutori). L’intervento è proseguito con l’analisi dettagliata dei principali istituti giuridici a tutela di queste persone. In particolare due sono le forme più diffuse: la rendita vitalizia e il contratto di mantenimento. Di fianco a queste due tutele risulta essenziale la figura dell’amministratore di sostegno, il quale “garantisce l’attuazione piena degli obblighi assunti nei contratti.” Francesca Vitulo, avvocato del Foro di Bologna, ha invece posto l’accento sull’importanza di specificare nel contratto (ad es. tra un genitore anziano con figlio disabile e una cooperativa di assistenza) tutti i dettagli riguardanti i bisogni, gli interessi, le necessità personali del soggetto in questione.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 17 marzo 2013