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«Solo con Te la mia vita è piena»: Sandra Sabattini è Beata

25 Ott

Cerimonia il 24 ottobre a Rimini. Inquietudine e fede nei suoi diari: «siamo nati per la noia o per l’amore?»

Il terrore del nulla, la consapevolezza, a un tempo, della miseria dell’essere mortali e dell’infinita bellezza di essere figli di Dio.
Sandra Sabattini, vissuta a Rimini, una vita spesa con la Comunità Papa Giovanni XXIII nella vicinanza ai disabili gravi, ai tossicodipendenti, ai poveri, muore il 2 maggio 1984 a soli 22 anni in seguito a un’incidente stradale avvenuto pochi giorni prima. Il 2 ottobre 2019 Papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del Decreto che riconosce «il miracolo, attribuito all’intercessione di Sandra Sabattini relativo alla guarigione da un tumore maligno di Stefano Vitali, ritenuta scientificamente inspiegabile». La beatificazione di Sandra, inizialmente fissata al 14 giugno 2020, a causa della pandemia è stata rimandata al 24 ottobre scorso nella Cattedrale di Rimini. I suoi resti mortali si sono decomposti nella tomba, ma il sarcofago destinato ad accoglierli è stato collocato nel 2009, come monumento, nella chiesa di San Girolamo a Rimini.

I suoi diari (ed. “Sempre”) sono un’incredibile testimonianza di un’anima inquieta alla ricerca di Dio. «Vedendo una persona non vedo quella persona, ma il Cristo. Voglio portare la salvezza, cioè Cristo», scrive a 14 anni. Ma non mancano dubbi e tormenti: «questa sera mi sento piena di niente», scrive ad esempio due anni dopo, oppure rivolta al Signore: «sono meschina e sinora nel dolore Ti ho sempre dimenticato. Puoi perdonarmi ancora una volta?». E ancora: «È più forte di me cercare il perché a tutte le cose, pormi in un continuo dubbio. Probabilmente non sarò mai una persona felice», è un pensiero affidato al diario a 17 anni. Ma poche righe dopo riflette su «tutte le volte che mi perdevo (credevo di essere sola) nella mia solitudine e non capivo che Tu eri con me».

La tensione è sempre sul cuore delle questioni, su quelle corde dell’umano che ne fanno l’essenza più drammatica, più autentica: «Tutti sono destinati a giacere, freddi, su un freddo marmo»; «a che serve vivere se poi si deve morire? (…) Ma la vita cos’è: un’attesa prolungata della morte? (…) Perché siamo nati? Per la noia di queste ore o per l’attesa del meglio? (…) Per la misteriosa forza che mi fa sentire che sopra di me c’è qualcuno che ha un disegno d’amore sulla mia vita e che io non posso far finta d’ignorare perché parte inalienabile di me?».

Inestirpabile in lei è quel bisogno di Assoluto: «sento che solo vivendo con Te, per Te e in Te la mia vita è gioia, è piena, è realizzata». Fino a quelle ultime, strazianti righe affidate al diario appena due giorni prima del tragico incidente: «Non è mia questa vita che sta evolvendosi ritmata da un regolare respiro che non è mio, allietata da una serena giornata che non è mia. Non c’è nulla a questo mondo che sia tuo. Sandra, renditene conto! È tutto un dono su cui il “Donatore” può intervenire quando e come vuole. Abbi cura del regalo fattoti, rendilo più bello e pieno per quando sarà l’ora».

Andrea Musacci

Pubblicato su “La Voce di Ferrara-Comacchio” del 29 ottobre 2021

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