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Berlusconi e il crollo costituzionale

20 Ago

downloadSono passati vent’anni dall’ormai storica “discesa in campo” di Silvio Berlusconi e del suo movimento politico “Forza Italia”. Quest’anno l’ex premier è stato assolto dai giudici della seconda Corte d’Appello di Milano, nel processo Ruby, dalle accuse di concussione e prostituzione minorile, e ha siglato l’ormai celebre “Patto del Nazareno” con Matteo Renzi.

Su questi lunghi e tormentati vent’anni torna Alessandro Roveri con la sua ultima fatica, “L’agguato. L’ex Cavaliere contro la Costituzione”, edita dalla ferrarese Faust Edizioni e patrocinata dall’Istituto di Storia Contemporanea locale. Il libro nasce dalla certezza che Berlusconi “abbia per vent’anni lavorato alla demolizione degli argini democratici della Costituzione”, aiutato anche – ci spiega – “dalla mancata difesa, nella sinistra italiana, della magistratura italiana contro il berlusconismo”. L’analisi di questa “demolizione” parte dalla testimonianza dell’allora condirettore de “Il Giornale” Federico Orlando, e prosegue, tra l’altro, con il “decreto salvaladri” dell’allora Ministro Biondi, le cosiddette leggi ad personam, la rottura con Gianfranco Fini e la nascita del Governo Monti. Le varie vicende del berlusconismo sono, però, tenute assieme dai rapporti conflittuali tra politica e magistratura, da questo “agguato” alle basi dell’ordinamento repubblicano, ci dice Roveri,  che “è ancora in corso”. Tra le innumerevoli citazioni tratte dai libri di Marco Travaglio e le ripetute accuse di debolezza e omertà rivolte agli ex-PCI (in particolare a Massimo D’Alema), il saggio si conclude con un elogio della svolta renziana, meritevole di aver “ripulito il PD di tutti coloro che sulla questione morale avevano chiuso un occhio, se non tutt’e due”. Non mancano, infine, le forti critiche al garantismo dei miglioristi del PCI, Emanuele Macaluso e Giorgio Napolitano e, insieme, l’elogio della “questione morale” berlingueriana.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 18 agosto 2014

I populismi da Mussolini a Berlusconi nel nuovo libro di Roveri

30 Mag

Roveri ISCO

Cosa può avere in comune Silvio Berlusconi con Benito Mussolini e con Bettino Craxi? Ieri alle ore 17 nella Sala conferenze dell’Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara, in Vicolo S. Spirito, 11, la presentazione del libro di Alessandro Roveri, “Mussolini e Berlusconi. Un pamphlet storico”, è stata un’occasione per discuterne. La casa editrice ferrarese Faust edizioni di Fausto Bassini ha edito questo saggio del prof. Roveri, il quale ha insegnato diversi anni all’Università di Ferrara ed è uno storico esperto soprattutto di storia del fascismo, del movimento operaio e della Rivoluzione francese. Nel libro in questione, già ristampato a soli pochi mesi dall’uscita, l’autore propone, dunque, una linea che arriva all’ex Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, partendo da Benito Mussolini, accomunati dal populismo antipartitico, dall’essere due capi carismatici, di culto, e dal rifiuto di ogni cornice e limitazione democratico-costituzionale. Tra i due, sono stati citati come fautori di questa “cultura” politica anche Bettino Craxi e Francesco Cossiga. Durante l’incontro pubblico l’autore, che ha dialogato con Fausto Bassini e con Francesco Giombini, ha ripercorso, a braccio, la guerra ingaggiata da Berlusconi e dal suo “popolo” contro il potere giudiziario italiano, per eliminarlo, e l’uso dei mass media come arma contro gli avversari politici e lo Stato.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 30 maggio 2013