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I populismi da Mussolini a Berlusconi nel nuovo libro di Roveri

30 Mag

Roveri ISCO

Cosa può avere in comune Silvio Berlusconi con Benito Mussolini e con Bettino Craxi? Ieri alle ore 17 nella Sala conferenze dell’Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara, in Vicolo S. Spirito, 11, la presentazione del libro di Alessandro Roveri, “Mussolini e Berlusconi. Un pamphlet storico”, è stata un’occasione per discuterne. La casa editrice ferrarese Faust edizioni di Fausto Bassini ha edito questo saggio del prof. Roveri, il quale ha insegnato diversi anni all’Università di Ferrara ed è uno storico esperto soprattutto di storia del fascismo, del movimento operaio e della Rivoluzione francese. Nel libro in questione, già ristampato a soli pochi mesi dall’uscita, l’autore propone, dunque, una linea che arriva all’ex Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, partendo da Benito Mussolini, accomunati dal populismo antipartitico, dall’essere due capi carismatici, di culto, e dal rifiuto di ogni cornice e limitazione democratico-costituzionale. Tra i due, sono stati citati come fautori di questa “cultura” politica anche Bettino Craxi e Francesco Cossiga. Durante l’incontro pubblico l’autore, che ha dialogato con Fausto Bassini e con Francesco Giombini, ha ripercorso, a braccio, la guerra ingaggiata da Berlusconi e dal suo “popolo” contro il potere giudiziario italiano, per eliminarlo, e l’uso dei mass media come arma contro gli avversari politici e lo Stato.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 30 maggio 2013

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Quegli studenti che “offesero” l’onore del duce

28 Dic

foto Ferrara 1942Il 29 luglio 1942 il Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato (nella foto) emise una sentenza (la sentenza n. 480), che oggi riterremmo liberticida, nei confronti di 13 giovani ferraresi, dei quali 7 studenti universitari, 3 studenti delle superiori, un agricoltore, un elettrotecnico e un maestro elementare: Gianfranco Bigoni, Vittorio Accorsi, Franco Bertoni, Raoul Bindini, Bruno Bruttomesso, Antonio Chendi, Odone Frabetti, Severino Galvani, Amelio Gnaccherini, Gian Vito Mazzilli, Ermanno Orsini, Ilario Pelati, Giorgio Santini. Ai condannati veniva imputato di “avere […] svolto un’attività tale da recare nocumento agli interessi nazionali e diffuso notizie false atte a destare pubblico allarme e a deprimere lo spirito pubblico, mediante l’abbandono di manifestini sovversivi in luoghi pubblici”, di avere “offeso l’onore del Capo del Governo Duce del Fascismo”, oltre al reato di “ascoltazione continuata di trasmissioni di radio nemiche”. I reati furono commessi a Ferrara il 30 marzo 1941 e dal 7 marzo al 5 aprile 1942. Le pene per i giovani furono molto pesanti. A questi avvenimenti è dedicata la mostra “Ferrara 1942. Il processo degli studenti”, visitabile fino al 6 gennaio al Museo del Risorgimento e della Resistenza, in corso Ercole I d’Este 19. La rassegna proposta è a cura di Delfina Tromboni, in collaborazione con l’Anpi Ferrara. Gli orari di apertura sono dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18 (chiuso il lunedì). L’esposizione fa parte delle iniziative di commemorazione e cultura storica in occasione degli anniversari degli eccidi fascisti e nazisti a Ferrara del 15 novembre 1943 (eccidio del Castello) e del 17 novembre 1944 (eccidio del Doro).

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 26 novembre 2012