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Giulio Supino e la guerra che non ha combattuto

23 Nov

Supino, Guarnieri, Sarfatti, BassaniLa vita personale, le vicende di una città, la storia di un periodo…il tutto in un diario. “Diario della guerra che non ho combattuto. Un italiano ebreo tra persecuzione e resistenza” raccoglie la testimonianza di Giulio Supino, ingegnere antifascista morto nel ’78, e il suo legame con Ferrara e con Giorgio Bassani. Giovedì è stato presentato al Museo del Risorgimento e della Resistenza, in C.so Ercole I d’Este, 19, alla presenza di un pubblico numeroso, tra cui diversi studenti del Liceo Roiti.

Antonella Guarnieri, storica del Museo, l’ha descritto come «prezioso dal punto di vista storico, e con un forte legame con Ferrara, in quanto dà informazioni importanti per la ricostruzione di episodi significativi, tra cui l’eccidio del Castello». Un’opera che «ci dona un nuovo sguardo su quel periodo», ha ribadito Paola Bassani, figlia dello scrittore e Presidente della Fondazione a lui intitolata, «una cronaca stringata, lucida e a volte ostica di quegli anni», uno stile spesso ironico per «una testimonianza personale particolarmente toccante», ha aggiunto il Prefetto Michele Tortora.

Michele Sarfatti, curatore del libro, ha dunque precisato come «il libro non è un diario intimo, ma un diario sulla vita che accade, sulla realtà». Egli ha inoltre sottolineato la «precisione di Supino nel descrivere le cause, i processi», mentre Paola Bassani ha ricordato la sua «sensibilità umanistica, l’interesse per la storia e la letteratura», l’amore per autori come Ariosto e Dante. Tra i vari aneddoti ricordati dalla figlia di Supino, Valentina, anche quello delle passeggiate insieme al padre nelle vie di Firenze, nelle quali le recitava  versi della “Divina Commedia”.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 22 novembre 2014

Nella foto, da sinistra: Valentina Supino, Antonella Guarnieri, Michele Sarfatti e Paola Bassani

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Storie di guerra nel volume di Giulio Supino

20 Nov

download (1)Il volume di Giulio Supino, “Diario della guerra che non ho combattuto. Un italiano ebreo tra persecuzione e resistenza” (Firenze, ASKA, 2014), verrà presentato oggi alle 17 presso la Sala Mostre del Museo del Risorgimento e della Resistenza, in C.so Ercole I d’Este, 19. L’evento, organizzato con la Fondazione Giorgio Bassani, vedrà gli interventi di Paola Bassani (Presidente della Fondazione), Michele Sarfatti (curatore, Direttore  del Centro di Documentazione Ebraica di Milano e tra i massimi studiosi dell’ebraismo italiano), Antonella Guarnieri (Storica del Museo del Risorgimento e della Resistenza), Valentina Supino (figlia di Giulio) e Michele Tortora (Prefetto di Ferrara).

Giulio Supino (1898–1978) nel ‘27 inizia la carriera universitaria a Bologna, interrotta nel ‘38 a seguito della promulgazione delle leggi razziali, mentre dal ‘41 al ‘43 insegna nell’Università clandestina di Roma; solo nel ’46 riprende l’insegnamento. Dal ‘62 al ‘68 è Prorettore Vicario dell’Università di Bologna, e dal ‘65 al ‘68 Preside della Facoltà di Ingegneria.

Nel periodo della guerra conosce Giorgio Bassani, che sin dalla metà degli anni ’30 comincia il proprio percorso di critica al regime fascista. Nel dopoguerra Supino e Bassani s’incontrano di nuovo: quest’ultimo, nelle vesti di presidente di Italia Nostra, contatta Supino per approfondire le tematiche idrauliche relative al salvataggio di Venezia.

Nel volume vi sono gli appunti di Supino dei periodi ’39-‘40 e ‘43-‘45 (mentre per il periodo intermedio sono conservati fogli sparsi). Il titolo del libro è quello che l’autore stesso appose a un progetto di autobiografia, intrapreso dopo la guerra e mai concluso.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 20 novembre 2014