
Quelle figlie e quei figli di Ferrara costretti a pagare un altro oneroso affitto, a dormire su divani altrui, in macchina, nei dormitori. Oppure a cambiare città, a lasciare l’Italia. A strappare legami, affetti. L’ombra di chi non ha agito (e avrebbe dovuto e potuto) e la luce di chi ancora lotta e spera
di Andrea Musacci
Otto mesi fa il Grattacielo era ridondante di voci, di incontri, di conflitti. Otto mesi fa le sue torri brulicavano di vita, intrecci ed energie. Di amicizie, incomprensioni e contaminazioni. Poi, da un principio di incendio il pretesto delle autorità che governano Ferrara per eliminare tutto ciò. Per spegnere e disperdere, slegare e disinnescare. Per tornare con violenza a demonizzare un luogo sì pieno di contraddizioni e di ombre ma anche ricco di luce.
Ora, quelle ombre dominano gli spazi vuoti, gli echi. E non sono le ombre dei conflitti, della difficile inclusione, ma dell’indifferenza. Il degrado è il frutto di questo grande oblio, dell’assenza. La mancanza di occhi (ricordate quelli dalle finestre ideati da Anna Rossi?) e di corpi convive con l’incuria colpevole di quel potere che ha abbandonato le sue figlie e i suoi figli, quelle famiglie, quei bambini e quegli anziani bisognosi di particolare cura.
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