Archivio | 08:58

«Coalizioni dal basso per un’alternativa al sistema ecocida e mercificante»

11 Set

All’Università di Ferrara si è svolta la quinta edizione del Symposium on Social Transition and Climate Change. Un’importante occasione di confronto tra esperti, studiosi e attivisti della società civile. Tema della due giorni, come uscire dal capitalismo e dalla sua crisi climatica e sociale attraverso forme di cooperazione e solidarietà

di Andrea Musacci

Lottare contro crisi ecologica e crisi sociale «costruendo coalizioni tra movimenti, reti e associazioni», evitando tanto l’irrilevanza e la mera testimonianza quanto l’istituzionalizzazione fine a sé stessa. E «costruendo una scala politica tra problema locale e trasformazione generale», che le unisca in un’ottica collettiva. Sono, queste, alcune delle proposte e delle prospettive emerse dall’intenso dibattito della due giorni sul tema “Giustizia climatica e giustizia sociale tra guerre, autoritarismi e crisi della democrazia”. Luogo, la sede del Dipartimento di Studi Umanistici in via Paradiso a Ferrara, per l’iniziativa organizzata dall’Associazione “Abitare il mondo” e dal Gruppo di lavoro “SPE Sviluppo Sostenibile e Transizioni Sociali” insieme a UniFe. Si tratta della quinta edizione dell’annuale Symposium on Social Transition and Climate Change nato a Gaeta nel giugno 2022. Oltre a singoli esperti ed attivisti, hanno partecipato ai lavori Rete Pace Ferrara, Forum Ferrara Partecipata, Italia Nostra, IBO Italia, ANPI Ferrara, Legambiente. In totale, oltre 50 i presenti. La prolusione è spettata al nostro Arcivescovo mons. Gian Carlo Perego.

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La guerra a due passi da Ferrara: quali armi passano per il porto di Ravenna?

11 Set
A large number of shipping containers in a busy cargo port. Original public domain image from Wikimedia Commons

La battaglia portata avanti dalla giornalista Maggiori, dall’avv. Maestri e da un Coordinamento cittadino per la trasparenza sulle armi che transitano per il porto bizantino. Le gravissime parole dell’Avvocatura di Stato sull’Italia in guerra e la cronistoria della lotta di un intero territorio (e non solo)

di Andrea Musacci 

A un’ora e mezza di auto da Ferrara, un porto rilevante da anni è al centro dell’attenzione del mondo pacifista per il traffico di armi diretto all’estero, Israele compreso. Una questione portata avanti in particolare dalla giornalista Linda Maggiori, assistita dall’avv. Andrea Maestri del Foro di Ravenna, e dal “Coordinamento popolare contro i traffici di armi nel porto di Ravenna”.

Il porto di Ravenna nei primi sei mesi del 2026 ha registrato lo scalo di oltre 14 milioni di tonnellate di merci, con un incremento del 5,9% rispetto allo stesso periodo del 2025 (ca. 785 mila tonnellate in più). Quest’anno gli sbarchi hanno raggiunto oltre 12 milioni di tonnellate, mentre gli imbarchi ca. 1 milione e 600mila. Porto che è, purtroppo, anche in crescita per le crociere: nei primi sei mesi del 2026 il Terminal Crociere di Ravenna ha registrato 37 scali, otto in più rispetto allo stesso periodo del 2025.

Tornando al traffico di armi, Maggiori a inizio 2026 ha presentato un’istanza di accesso civico generalizzato all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ravennate per conoscere i quantitativi di materiale bellico e armamenti transitati per lo scalo ravennate nel 2025. Agenzia che, però, si è rifiutata di fornire i dati.

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Grattacielo, il grande silenzio: chi si ricorda degli sfollati?

11 Set

Quelle figlie e quei figli di Ferrara costretti a pagare un altro oneroso affitto, a dormire su divani altrui, in macchina, nei dormitori. Oppure a cambiare città, a lasciare l’Italia. A strappare legami, affetti. L’ombra di chi non ha agito (e avrebbe dovuto e potuto) e la luce di chi ancora lotta e spera

di Andrea Musacci

Otto mesi fa il Grattacielo era ridondante di voci, di incontri, di conflitti. Otto mesi fa le sue torri brulicavano di vita, intrecci ed energie. Di amicizie, incomprensioni e contaminazioni. Poi, da un principio di incendio il pretesto delle autorità che governano Ferrara per eliminare tutto ciò. Per spegnere e disperdere, slegare e disinnescare. Per tornare con violenza a demonizzare un luogo sì pieno di contraddizioni e di ombre ma anche ricco di luce.

Ora, quelle ombre dominano gli spazi vuoti, gli echi. E non sono le ombre dei conflitti, della difficile inclusione, ma dell’indifferenza. Il degrado è il frutto di questo grande oblio, dell’assenza. La mancanza di occhi (ricordate quelli dalle finestre ideati da Anna Rossi?) e di corpi convive con l’incuria colpevole di quel potere che ha abbandonato le sue figlie e i suoi figli, quelle famiglie, quei bambini e quegli anziani bisognosi di particolare cura.

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