
Abbiamo incontrato i coniugi Giovanni e Katia Rossi e la nipote Dunia: «tante relazioni spezzate»
di Andrea Musacci
«Ci hanno preso l’appartamento, non torneremo più nella nostra casa». È questa l’amara constatazione che Giovanni Rossi e sua moglie Katia confidano a “la Voce”.
I due, assieme alla nipote Dunia, fino a febbraio vivevano in un ammezzato tra il quinto e il sesto piano della torre A del Grattacielo di Ferrara. Poi lo sgombero forzato. Dopo nove mesi, come tanti sono ancora nel limbo. I tre da allora sono ospitati da uno dei figli della coppia, Lorenzo, in via Bagaro. Giovanni e Katia sono ferraresi, in pensione. Lui ha lavorato a Bologna come elettrotecnico per la ditta Panigal, poi come tecnico commerciale, e lei come insegnante all’istituto d’arte di Trento. Nel 1977 – un anno dopo il matrimonio – decidono di tornare nella loro città.
Lo sgombero dopo 50 anni
Con un mutuo, comprano un appartamento al secondo piano della torre B del Grattacielo di Ferrara. Nel frattempo, nascono i figli Anna – nel 1980 – e Lorenzo – nel 1984. Nel 1987 si trasferiscono nella torre A. Tanti i ricordi, le relazioni intrecciate. Una vita costruita lì.
Poi arriva il principio di incendio deIl’11 gennaio. Dieci giorni dopo, in Prefettura, si tengono due incontri: uno con le istituzioni e l’amministratore di condominio, e nel pomeriggio uno tra istituzioni e consiglio direttivo dei condòmini, di cui Giovanni fa parte. Il giorno dopo, il sindaco Alan Fabbri firma due ordinanze di inagibilità delle torri A e C. «Ma nell’incontro del giorno prima non ci aveva detto di questa sua intenzione», ci spiega Giovanni.
Il 12 febbraio lo sgombero definitivo, proprio il giorno del suo 80° compleanno. «La sera prima abbiamo concluso il trasloco», ci spiega. «È come se ci avessero gettato via l’appartamento e disperso quel che avevamo. Parte dei mobili sono in magazzini di amici e conoscenti, perché – anche data l’età che abbiamo – non siamo ottimisti sul fatto che riusciremo a tornare nella nostra casa e a sopportare un altro trasloco. Molte persone però in questi mesi ci hanno aiutato, compresi, per i traslochi pesanti, amici di nostra figlia Anna». Anna che ha vissuto al Grattacielo coi genitori fino al 2004 per poi andare in Spagna per l’Erasmus. Lì ha conosciuto quello che poi è diventato il padre dei suoi tre figli. Ora vivono in Portogallo.
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