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Ferrara, sfratto tragico, antiquario 77enne uccide moglie, figlio e si toglie la vita (“Avvenire”, 05 agosto 2017)

5 Ago

Mons. Perego, dal “Betlem” una preghiera e la vicinanza al dramma del piccolo Charlie

6 Lug
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Mons. Gian Carlo Perego

«Chiedo al Signore di esservi vicini, che riusciate sempre più a essere una famiglia, e che possiate leggere sempre dentro la sofferenza una particolare presenza e vicinanza di Dio».
Con questa preghiera Mons. Gian Carlo Perego la scandito la sua prima visita alla Casa di Riposo e Casa Protetta “Betlem”di Ferrara. Questa mattina l’Arcivescovo alle ore 9 ha celebrato la Santa Messa nella chiesa interna alla struttura, che poi ha visitato accompagnato dal Direttore Mons. Guerrino Maschera.
Nell’omelia Perego è partito proprio da Betlem, «la più piccola città d’Israele, ma al tempo stesso il luogo dove nasce il Salvatore». Prendendo spunto poi dalla prima lettura del giorno (Gen 21, 5-20), il Vescovo ha affrontato la tragica vicenda che vede al centro il piccolo Charlie Gard, bambino inglese di pochi mesi. «Agar e suo figlio vengono abbandonati ma si affidano al Signore, che non li lascia soli ma li sostiene. Oggi questa preghiera di sostegno la rivolgiamo per Charlie, che è vicino alla morte: è una preghiera che il Papa chiede a tutta la Chiesa di pronunciare, e da questo luogo di sofferenza anche noi vogliamo essere vicini ai due genitori che stanno soffrendo per loro figlio, la cui vita si sta spegnendo davanti ai loro occhi, non vedendo la possibilità di una cura. La preghiera, che sale anche da qui, possa essere di consolazione e di aiuto a questa famiglia. Come Agar e suo figlio sono sostenuti da Dio Padre, cosi lo siano i genitori di Charlie».
“Ascolta o Dio sempre il grido del povero”, recita il Salmo 33, nella liturgia di ieri. Un grido che proviene da «coloro che soffrono, che sono in difficoltà, che si sentono soli, abbandonati».
Spesso, però, non basta invocare il Signore se non sappiamo riconoscerlo e accoglierlo nella nostra vita. CosÌ Mons. Perego – riprendendo il Vangelo del giorno (Mt 8, 28-34), nel quale molte persone non “riconoscono” alcuni miracoli di Gesù, che, anzi, invitano ad allontanarsi – ha spiegato come «tante volte non abbiamo occhi per vederlo, e così rischiamo di non riconoscere la sua presenza, a causa del nostro egoismo e della nostra chiusura. Ciò può avvenire anche quando c’è sofferenza e solitudine».
Citando anche San Giovanni Paolo II, l’Arcivescovo ha spiegato come, invece, è fondamentale comprendere che «la sofferenza è una delle esperienze in cui il Signore si rende più vicino. Basti pensare alla Croce, mezzo di salvezza. Il dolore è un luogo importante per credere e continuare a credere».
Le ultime parole Mons. Perego le ha rivolte alla Madre di Dio, testimone silenziosa e fedele della sofferenza del figlio. «Spesso Maria la invochiamo come l’Addolorata, e questa di Maria Addolorata è una delle figure più belle da implorare ogni volta che fatichiamo a vivere la sofferenza, che fatichiamo a comprenderla».

Andrea Musacci

Pubblicato su la Voce di Ferrara-Comacchio il 05 luglio 2017

Ricordando don Dino Rossato

2 Lug

image«Si sentiva sempre più coinvolto a Ospital Monacale, aveva tanti progetti per la nostra parrocchia. Avevamo un bel rapporto, spesso era ospite a pranzo a casa mia. Era davvero una persona umile».
Questo di Don Matteo Zambotti, dal 1999 Diacono Permanente, è solo uno dei tanti cari ricordi, che in questi giorni abbiamo raccolto, dedicati a don Dino Rossato, tornato alla Casa del Padre lunedì scorso, 26 giugno, mentre si trovava, da poche ore, in villeggiatura ad Alassio (Sv), ospite dei fratelli salesiani. L’ultima Santa Messa nella nostra Diocesi l’ha celebrata domenica mattina alle 8.30 nella Chiesa di San Benedetto a Ferrara, una delle sue due famiglie, insieme, appunto a quella della piccola frazione argentana dov’era dal 2013 impegnato come vice parroco.
«Era benvoluto, non è mai mancato, spesso visitava a domicilio anziani e malati», ricorda il parroco di Ospital Monacale Mons. Marco Bezzi, mentre Franca Mazzanti, catechista, ci spiega come «nonostante fosse affaticato, non lo faceva pesare ed era ancora molto attivo. Fin dal suo arrivo nel nostro paese prese a cuore la parrocchia. Poche persone frequentavano, però, le attività e lui, per coinvolgere i giovani, a volte andava anche a parlar loro davanti al bar o al parchetto del paese». Inoltre, prosegue la signora Franca, «quando non poteva essere presente, mi chiamava per essere aggiornato, ad esempio, su quante persone, soprattutto bambini, avessero partecipato alla Messa il giorno prima». «C’è tanto bisogno di persone come lui capaci di trasmettere il bene», ci spiega Daniela Mazzanti, mentre Vittorio Cacciatori, Mauro Mazzanti e Cinzia Gentili lo ricordano come una «persona gentile e disponibile, piena di idee, quel che non aveva già fatto, ce l’aveva in programma. Una persona pacata e attenta ai giovani».
Il parroco di San Benedetto a Ferrara, don Luigi Spada, ci parla di una persona che «ha saputo servire con letizia e semplicità la sua comunità, costruendo vere amicizie». «Eravamo molto amici, ci aiutavamo», ricorda don Giuseppe Boldetti, mentre don Paolo Salmi sottolinea come «lavorasse ancora sodo, non dimostrando di avere 80 anni». Don Gianalfredo De Ponti gli rivolge, invece, un saluto: «continua dal Cielo il tuo servizio d’amore per la nostra comunità». Anche Mons. Massimo Manservigi, Vicario generale diocesano, ricorda che, «come nel caso dei funerali di Valerio Verri lo scorso aprile [la guardia provinciale vittima di Igor, ndr], faceva tutto nel modo più corretto e preciso, senza mai tirarsi indietro».

Giovedì 29 giugno nella Cattedrale cittadina si sono svolte le esequie, concelebrate dall’Arcivescovo Mons. Luigi Perego, il quale, nei due saluti, iniziale e finale, ha sottolineato il «particolare carisma di don Dino legato al cammino dei giovani», segno di una «capacità di rimanere puri di cuore».
«Caro don Dino, la tua vita è stata entusiasmante, appagante e benedetta, hai vissuto in purezza la tua umanità, senza paura di mostrare affetti, legami e limiti», ha spiegato nell’omelia don Claudio Cacioli, Ispettore della confraternita salesiana per l’Emilia e la Lombardia. Don Cacioli ha ricordato anche il suo desiderio di «morire in Congregazione», tra i confratelli, perché «noi siamo innanzitutto salesiani di don Bosco». Particolarmente toccante anche il ricordo di quel «magnifico crocifisso donatoti, che conservavi nella tua camera, davanti al quale, sono certo – ha proseguito don Cacioli – trovavi la forza per affrontare i problemi».

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” il 02 luglio 2017

 

In Duomo commosso saluto a don Dino Rossato

1 Lug

image«Caro don Dino, la tua vita è stata entusiasmante, appagante e benedetta, hai vissuto in purezza la tua umanità, senza paura di mostrare affetti, legami e limiti». Queste commoventi parole sono solo uno dei passaggi fondamentali dell’omelia dei funerali, svoltisi ieri pomeriggio nella Cattedrale cittadina, di don Dino Rossato, morto per un malore nel pomeriggio di lunedì nella località ligure di Alassio dov’era appena giunto per alcuni giorni di riposo assieme ai fratelli salesiani. L’omelia è stata pronunciata da don Claudio Cacioli, Ispettore della confraternita salesiana per l’Emilia e la Lombardia, in una funzione dove non sono mancate le inevitabili lacrime, ma dominata, per quanto possibile, da un’atmosfera di lode e di affetto.
Le esequie, presiedute dall’Arcivescovo Mons. Gian Carlo Perego, hanno visto la partecipazione nelle prime file di diversi parrocchiani dalle comunità di San Benedetto in Ferrara, e di Ospital Monacale, dove negli ultimi quattro anni don Rossato ha svolto l’importante ruolo di vice parroco.
Don Cacioli ha ricordato la sua «innata simpatia e capacità di ridere di se stesso», il suo desiderio di «morire in Congregazione», tra i confratelli, perché «noi siamo innanzitutto salesiani di don Bosco». Particolarmente toccante anche il ricordo di quel «magnifico crocifisso donatoti, che conservavi nella tua camera, davanti al quale, sono certo – ha proseguito don Cacioli- trovavi la forza per affrontare i problemi».
Commosso anche il parroco di San Benedetto don Luigi Spada: «grazie don Dino perché ci hai voluto bene e sei stato un confratello buono».
Mons. Perego nei due saluti, iniziale e finale, ha sottolineato il suo «particolare carisma legato al cammino dei giovani», segno di una «capacità di rimanere puri di cuore».

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 30 giugno 2017

«Addio don Dino, eri un grande sacerdote»

28 Giu

Ospital Monacale e San Benedetto ricordano commossi il vice parroco morto per un malore. I funerali saranno celebrati domani alle 18 in Cattedrale a Ferrara

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Don Dino Rossato

L’ultima Messa nella nostra Diocesi don Dino Rossato l’ha celebrata domenica mattina alle 8.30 nella Chiesa di San Benedetto a Ferrara. Nel pomeriggio è partito alla volta di Milano per incontrarsi con un amico sacerdote, col quale, lunedì mattina ha raggiunto Alassio (Sv), sua ultima meta. Nel pomeriggio, infatti, il primo bagno nella località di villeggiatura gli è stato fatale. A nulla è valso il trasporto all’Ospedale di Albenga. Sarebbe dovuto tornare sabato a Ferrara.
Grande e profondo il cordoglio da parte delle due comunità di cui faceva parte, la famiglia salesiana di San Benedetto, e Ospital Monacale, dov’era vice parroco, celebrando la Messa domenicale dal 2013, anno della morte di don Felice Benetti.
Mons. Marco Bezzi, parroco della frazione argentana ricorda come sabato pomeriggio «mi aveva telefonato per dirmi che si sarebbe preso qualche giorno di pausa. Era benvoluto, non è mai mancato, spesso visitava a domicilio anziani e malati».
Chi lo conosceva bene in paese era Franca Mazzanti, catechista e tuttofare in parrocchia: «era un po’ affaticato e sofferente, ma non lo faceva pesare ed era ancora molto attivo», ci spiega. «Fin dal suo arrivo prese a cuore la parrocchia, era pieno di passione ma umile. All’inizio era un po’ disorientato, dato che poche persone frequentavano le attività parrocchiali. Per coinvolgere i giovani, a volte andava anche a parlar loro davanti al bar o al parchetto». Don Rossato cercava di rianimare la vita parrocchiale «con incontri come i pranzi comunitari per la sagra di giugno. Quando non poteva esserci fisicamente, mi chiamava per essere aggiornato, ad esempio, su quante persone, soprattutto bambini, avessero partecipato alla Messa il giorno prima. Era rispettato da tutti, al bar c’era sempre chi gli offriva il caffè».
«Ricordo il suo primo giorno nella nostra parrocchia – ci spiega invece Daniela Mazzanti -, era seduto nel primo bianco in chiesa. Fu un impatto positivo, trasmetteva il bene: abbiamo bisogno di persone così. La domenica precedente mi disse che si sarebbe preso qualche giorno di riposo, mi sembrava sereno».
Vittorio Cacciatori, farmacista del paese, lo ricorda come una «persona gentile e disponibile, pieno di idee, quel che non aveva già fatto, ce l’aveva in programma».
Lo ricordano anche Mauro Mazzanti, Presidente dell’Ospitalese calcio e la parrucchiera del paese Cinzia Gentili, come «una brava persona, pacata e molto dedita ai giovani».
Sentiti anche i ricordi dei salesiani di Ferrara, a partire dal parroco don Luigi Spada, che ci parla di una persona che «ha saputo servire con letizia e semplicità, e sapeva andare d’accordo anche con le persone difficili, riuscendo a valorizzarle. In generale, ha saputo costruire amicizie vere». «Eravamo molto amici, ci aiutavamo», ricorda don Giuseppe Boldetti, mentre don Paolo Salmi sottolinea come «lavorasse ancora sodo, non dimostrava 80 anni», e don Gianalfredo De Ponti gli rivolge un saluto: «continua dal Cielo il tuo servizio d’amore per la nostra comunità».
Anche Mons. Massimo Manservigi, Vicario generale diocesano, ricorda che, «come nel caso dei funerali di Valerio Verri lo scorso aprile [la guardia provinciale vittima di Igor, ndr], faceva tutto nel modo più corretto e preciso, senza mai tirarsi indietro».
Le esequie, presiedute dall’Arcivescovo, saranno celebrate in cattedrale domani, giovedì, alle 18.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 28 giugno 2017

«La sicurezza nasce dall’inclusione»: Perego alla Caritas di Ferrara

11 Giu

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«Bisogna guardare il mondo come si guarda la propria casa, per comunicare una cultura dell’incontro che sappia vincere i tanti pregiudizi». Nonostante abbia fatto il suo ingresso nella nostra Arcidiocesi da meno di una settimana, Mons. Gian Carlo Perego riesce già a conquistare il cuore di non pochi ferraresi. L’ha fatto anche ieri mattina in quella che possiamo dire sia la sua “casa”, la sede della Caritas diocesana, per il suo passato dal ’97 al 2009 (anno della nomina a Direttore della Fondazione Migrantes) nella Caritas, prima cremonese, poi nazionale. In via Bravasola, e nell’annessa Casa Betania, l’antico chiostro del complesso di Santa Maria in Vado, il nuovo Vescovo ha ascoltato i tanti presenti (quasi un centinaio) e visitato la struttura, accolto – è proprio il caso di dirlo – come in famiglia. Fra i presenti, vi erano rappresentanti dell’Ufficio Missionario diocesano, di Viale K, Amici di Kamituga e Città del Ragazzo.
Durante l’incontro nel chiostro con gli operatori, i volontari e i presenti, accompagnato dal Vicario Generale Mons. Massimo Manservigi, dal Direttore Caritas Paolo Falaguasta, dall’Assistente spirituale don Paolo Valenti e dal Responsabile diocesano dell’Ufficio Migrantes, il diacono Roberto Alberti, Mons. Perego ha esordito mettendo innanzitutto in chiaro il cuore della sua missione pastorale: «come in una famiglia, bisogna amare di più, chi più soffre, chi più ha bisogno di essere amato». In concreto, però, « l’amore dev’essere continuamente aggiornato e adattato» ai cambiamenti personali e collettivi. Anche per questo, Caritas e Migrantes «non sono e non possono essere solo uffici, ma luoghi di vicinanza e di relazione». ll “bersaglio” di Mons. Perego è quell’insieme di pregiudizi che impediscono un approccio realistico e umano alle vicende delle persone. «Spesso incontriamo gente con gli occhiali del pregiudizio, mentre un’esperienza autentica ci permette di incontrare le persone nella concretezza della loro storia». Realismo e concretezza sono, dunque, necessari, «altrimenti – ha proseguito Perego – vincono quegli slogan che fanno solo male alle persone e non permettono una continua costruzione della città». A seguire, i presenti hanno rivolto alcune domande all’Arcivescovo, il quale nel rispondere ha affrontato anche il tema spinoso del difficile equilibrio tra accoglienza e sicurezza nelle città: «dobbiamo impedire – ha risposto alla domanda di un’anziana signora residente sola in via Battisti – che anche nella nostra città vi siano sacche di disagio abbandonate a se stesse. La sicurezza nasce anche da un’organizzazione urbana che non lasci fuori nessun luogo».
La mattinata si è conclusa con la visita completa della struttura, gli appartamenti dove sono ospitate 34 persone tra donne e minori, la mensa, la sala pranzo, la sala lavatrici, i due ambulatori e il piccolo “emporio” dove vengono distribuiti vestiario e coperte.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 10 giugno 2017

Perego incontra i carcerati: «vicino a chi è in difficoltà»

7 Giu

La prima visita ufficiale del nuovo Arcivescovo con i detenuti dell’Arginone. «Chi sbaglia ha diritto a un supplemento di protezione, la libertà inizia da dentro»

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Annalisa Gadaleta, Paolo Malato, Mons. Gian Carlo Perego, Mons. Antonio Bentivoglio

«Il carcere è un pezzo di Chiesa, dove come Vescovo ho scelto di entrare subito, perché, come un padre, prima mi occupo dei figli più in difficoltà». È arrivato poco dopo le 10 ieri mattina Mons. Gian Carlo Perego all’interno della Casa Circondariale di Ferrara, per quella che è la sua prima visita dopo l’ingresso ufficiale sabato scorso in Cattedrale. E in un luogo di sofferenza com’è il carcere, è stato accolto da un affetto collettivo quasi inaspettato. Accompagnato dal Vicario Generale Mons. Massimo Manservigi e dal Cerimoniere Emanuela Maria Pirani, nel piazzale della Casa Circondariale gli hanno fatto gli onori di casa il Direttore Paolo Malato, la Comandante di Reparto Annalisa Gadaleta, il cappellano Mons. Antonio Bentivoglio e il suo possibile successore, don Giovanni Polezzo.
“Ero carcerato e siete venuti a trovarmi”: è partito da questo versetto del Vangelo secondo Matteo, Mons. Perego nella sua meditazione tenuta davanti a una settantina di detenuti, i volontari, le educatrici e i catechisti, nella chiesa interna all’Istituto. «La libertà non è solo dalle costrizioni fisiche, dai muri ma è anche una libertà interiore, il primo cammino di libertà bisogna farlo dentro di noi». Da questo passo fondamentale ogni detenuto può recuperare il senso della famiglia e dei legami affettivi, e «mantenere la memoria dei propri errori per costruire un futuro gesto di libertà». Il prosieguo della riflessione ha colpito ancora più nel profondo i presenti: «tante volte fuori da qui la multietnicità è vissuta come un problema, mentre qui spesso diventa motivo di incontro. Per questo, il carcere può essere un esempio positivo per la città, e la Chiesa può trovare in voi persone che insegnano a tutti quei valori che rischiano di essere perduti, come la libertà, la responsabilità e la solidarietà».
Mons. Perego ha poi citato il Cardinal Martini per portare a termine il proprio intervento, mettendo a fuoco quello che a suo dire dev’essere il ruolo della Chiesa nei confronti delle persone detenute: «vi è bisogno di un accompagnamento speciale nel cammino di libertà, perché chi sbaglia ha bisogno di un supplemento di protezione». A seguire, alcuni detenuti, italiani e non, hanno rivolto domande a Mons. Perego riguardanti alcuni temi della fede. La visita si è conclusa nella sala teatrale del carcere dove alcuni volontari insieme al cappellano hanno organizzato un pranzo condiviso tra i detenuti e il Vescovo. Su una parete, i “fratelli ristretti” hanno appeso un cartellone con una foto di Perego e la scritta “Benvenuto!”. Alcuni carcerati hanno preparato i piatti e servito a tavola, e, sia all’inizio dell’incontro in chiesa, sia prima del pranzo, hanno eseguito alcune canzoni.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 07 giugno 2017