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«Noi missionarie ai piedi del vulcano in eruzione»: testimonianze dal Congo

24 Mag

Luisa Flisi racconta a “La Voce” la notte di paura: «la lava si è fermata a 2 km da noi. Tante le scosse di terremoto»

Luisa Flisie Antonina Lo Schiavo con la moglie del presidente Kabila

Due missionarie laiche, Luisa Flisi, 77 anni, originaria di Parma e Antonina Lo Schiavo, 83 anni, salernitana, vivono da oltre 30 anni in un’umile casa nel centro di Goma, capitale del Nord Kivu nell’est del Congo, a soli 20 km a sud dal vulcano Nyiragongo, uno dei più pericolosi del mondo, esploso la sera di sabato 22 maggio. «La lava – racconta Luisa a “La Voce” – si è fermata a soli 2 km da casa nostra». Distrutto il vicino villaggio di Bushara.Circa 7mila persone hanno raggiunto il Rwanda, mentre 17mila sono fuggite verso sud. In gran parte della città si è avuto un blackout elettrico. Nel 2002 un’eruzione simile ha ricoperto le piste e bloccato gli aerei dell’aeroporto di Goma, provocando 250 morti e lasciando altre 120mila persone senza un tetto. Un’altra eruzione avvenne nel 1977. Mentre siamo al telefono con Luisa, nel primo pomeriggio del giorno successivo, domenica 23, ci racconta in diretta di «diverse scosse di terremoto, alcune forti altre deboli», che proseguono quasi ininterrotte dalla mattina: «per le scosse tremano i deboli vetri della casa a un piano dove io e Antonina viviamo. Ci troviamo vicino alla vecchia Cattedrale (distrutta dall’eruzione nel 2002 e poi ricostruita, ndr), nel centro di Goma. Ieri notte abbiamo tentato anche noi di lasciare la città in macchina, ma siamo state bloccate. Volevamo raggiungere le Piccole Figlie del Sacro Cuore di Gesù, a sud della città. È anche vero – ricorda con amarezza – che ogni volta che io e Antonina lasciamo la nostra casa, qualcuno entra per rubare. Ad esempio, nel 2002 ci hanno saccheggiato tutto».

Le due donne sono aiutate, oltre che da una signora del luogo, da una sentinella diurna e da una notturna. «Solo una stradina divide la nostra casa dalla prigione. Ieri notte i detenuti hanno tentato di fuggire – prosegue Luisa -, abbiamo sentito ripetuti colpi sparati per dissuaderli, alcune pallottole sono arrivate sul nostro tetto di lamiera. Stamattina ho chiesto di poter entrare in carcere per il mio servizio di assistenza, ma mi è stato impedito». Dopo la laurea in Pedagogia e tre anni di insegnamento come maestra, Luisa Flisi nel 1972 ha lasciato Parma per operare all’interno dell’associazione “Fraternità missionaria” fondata a Goma dal padre saveriano Silvio Turazzi. Luisa si trova a Goma dal 1989, mentre Antonina dal 1986. Luisa svolge principalmente assistenza ai carcerati, e in passato è stata molto attiva con l’associazione GRAM nell’assistenza ai malati cronici (soprattutto di AIDS), anche bambini. Antonina guida, invece, una scuola di recupero per le ragazze che non hanno concluso il ciclo scolastico. In Italia non tornano da fine 2019 / inizio 2020. Luisa lo scorso febbraio ha partecipato alla cena con l’ambasciatore italiano Luca Attanasio – i due si conoscevano bene -, la sera prima che fosse ucciso insieme al carabiniere di scorta Vittorio Iacovacci e all’autista congolese Mustafa Milambo. A inizio marzo è stato ucciso anche il magistrato militare Mwilanya Asani William che indagava sull’agguato, avvenuto sulla stessa strada Rutshuru-Goma, a due passi da dove abitano Luisa e Antonina.

Un altro racconto da Goma

Il dottor Aimé Kazighi è uno specialista in ortopedia che lavora all’ospedale diocesano Charité Maternelle di Goma, dove l’Associazione “Amici di Kamituga” ha finanziato una decina d’anni fa la costruzione del reparto di neonatologia. Questa la sua testimonianza: «sabato sera sono rientrato tardi dall’ospedale e, nell’addormentarmi, ho sentito un fragore: era il Nyiragongo tornato in azione. Benché casa nostra si trovi nella Paroisse Saint Esprit, a 30 km, il bagliore rossastro illuminava la notte e la gente si è riversata in strada. La mattina dopo ci ha accolto un cielo plumbeo, con la cenere che si posava lentamente, mentre continuavno le scosse di terremoto. Siamo andati alla Messa di Pentecoste con un forte senso di angoscia. Nel pomeriggio abbiamo appreso che la colata di lava si era divisasi, dirigendosi verso sud, verso il lago, lambendo la città senza danni rilevanti. Abbiamo pensato che lo Spirito Santo fosse venuto in soccorso di Goma. La sera è cominciata una pioggia sporca e, poiché le scosse di terremoto continuavano, quasi nessuno è rimasto in casa. Il vulcano ha rallentato la sua azione. Le autorità sono poco presenti e mal organizzate e da una settimana vige lo stato di emergenza».

Andrea Musacci

Pubblicato su “La Voce di Ferrara-Comacchio” del 28 maggio 2021

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