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Con gli ultimi per le strade del Brasile

4 Nov

Fino al 29 novembre a Ferrara l’annuale Mercatino della Fantasia organizzato da don Sibani per finanziare progetti solidali nel Paese dell’America Latina: quest’anno in mostra le storie e le voci dei “senzatetto”, i “moradores de rua”. Abbiamo anche incontrato i quattro giovani missionari brasiliani che rimarranno fino a dicembre nella nostra Diocesi

sibani e ragazzi 2“Dio mi ha liberato dalla prigione”, spiega Eli, 39 anni, alcolista, che una sera, appena ha visto un sacerdote venire da lei e dagli altri “invisibili”, gli ultimi degli ultimi nelle città brasiliane, per aiutarli, pur non conoscendolo, gli è corso incontro e lo ha abbracciato. Quel sacerdote è don Roberto Sibani, che da 25 anni a Parauapebas, nello Stato brasiliano del Parà, porta avanti il progetto del “Cammino di fraternità”, in aiuto alle diverse realtà di povertà e di sofferenza estreme. L’estate scorsa ha trascorso i consueti due mesi nel Parà, fra giugno e agosto. Anche quest’anno, per finanziare alcuni progetti specifici, dallo scorso 31 ottobre fino al prossimo 29 novembre organizza il Mercatino della Fantasia nel Mercato coperto di via Boccacanale di S. Stefano a Ferrara (entrata da via del Mercato, 7, sotto il porticato), dedicato in particolare ai “moradores de rua”, letteralmente “coloro che vivono per strada”, i “senzatetto”.

I quattro giovani missionari: Elayne, Rosinha, Thainan e Renato

Ad aiutarlo quest’anno, oltre ad alcuni parrocchiani e parrocchiane di Pilastri e Burana, ci sono quattro giovani missionari brasiliani: due maschi, Thainan Mendonca e Renato Barreto, e due femmine, Elayne Fantin Fracalossi (tre dei suoi nonni sono italiani, di Pordenone e del Trentino) e Rosinha Favalessa (qui in Italia con don Sibani per il secondo anno consecutivo), provenienti dallo Stato Espírito Santo, nella parte sudorientale del Paese. Per la precisione, Rosinha e Elayne provengono dalla città di Linhares, mentre Renato e Thainan da Cachoeiro de Itapemirim. Sono arrivati ospiti di don Sibani lo scorso 11 settembre e rimarranno fino al 10 dicembre. “Per ora abbiamo avuto modo di fare tre giorni di ritiro spirituale ad Assisi e di visitare Padova e Venezia. La nostra quotidianità – ci spiegano – è fatta di animazione della S. Messa, di serate con i ragazzi del catechismo, di attività con i bambini, come la Festa del “ciao” insieme ai giovani di Pilastri – e di incontri coi genitori. Inoltre, portiamo l’Eucarestia a chi non può venire a Messa e visitiamo le famiglie”. Attività, quest’ultima – come del resto le altre – che molto spesso svolgono, come Ministri formati, in Brasile, in quanto, ci spiegano, “spesso i sacerdoti non sono sufficienti per portare sempre l’Eucarestia e la Parola di Dio a tutte le famiglie e le persone che vivono sparse nelle vaste zone del nostro territorio”. Fino a pochi mesi tutti e quattro vivevano in una comunità dove a tempo pieno si dedicavano alla missione in varie zone del Brasile. Poi la comunità è stata chiusa e ora faticano a trovare un lavoro: Elayne, ad esempio, è laureata in psicologia, e, ci spiega, “il mio sogno è di avere anche la cittadinanza italiana e magari di venire a vivere qui in Italia”. Rosinha, invece, è laureata in estetica del corpo e vorrebbe lavorare in questo ambito. Parlando poi del modo di vivere l’appartenenza religiosa nel loro Paese e nel nostro, ci spiegano come “in Brasile è diffusa l’idea che in Italia siate tutti cattolici e praticanti, ma venendo qui abbiamo capito che non è più così, e che lo è sempre meno. In Brasile, invece, è diverso: moltissimi sono anche i giovani e gli adolescenti che svolgono attività nelle parrocchie e nelle comunità, nonostante le chiese evangeliche stiano prendendo sempre più piede, e a volte, purtroppo, somiglino più ad aziende interessate a fare soldi che a comunità ecclesiali”.

La mostra sulle vite “barcollanti” dei “moradores de rua”

Nel Mercatino di Ferrara don Sibani ha scelto di appendere anche, oltre ai pannelli, alcuni oggetti, fra cui un pezzo di cartone e una bottiglia di Cachaca 51, un liquore brasiliano: come reliquie della sofferenza, sono rispettivamente l’alcova e la misera consolazione dei tanti “moradores de rua”, costretti spesso a lavarsi in fiumi e canali putridi, a prostituirsi per pochi spiccioli, a cadere nella trappola dell’alcool e delle droghe (il crack, e la maconha, ovvero la marijuana). Nella copertina della mostra a loro dedicata (di cui è disponibile anche un catalogo), don Sibani ha scelto di metterci il volto di Gabriel, che per anni ha girato a piedi scalzi a Parauapebas, per questo era chiamato “Andarilho”: “una persona innavicinabile – ci spiega -, finché Lima Rodrigues, un giornalista, l’ha aiutato a ritrovare la propria famiglia. Pochi mesi dopo, però, il 2 febbraio scorso, è morto di infarto”. Per poter conoscere e aiutare questi senzatetto, don Sibani ha contattato due gruppi che li aiutano, due “unità di strada”: i “Guardiani dell’amore”, nato un anno fa e guidato da Ana Paula Alves, e il CEMAP (Centro di Missione “Amando il Prossimo”) della pastora evangelica Aldeane “Mel” Nascimento. “La prima sera – ci racconta – Ana Paula mi ha accompagnato da alcuni ‘moradores de rua’: ho conosciuto, cenato e pregato con Fabrini, Natanael e Devid, che erano contentissimi perché per la prima volta un sacerdote cattolico andava da loro”. Poi ha avuto modo di parlare anche con Luiz Felipe, Valdecir, Valerio, Adeilson, Josemar e Antonio Carlos, persone dai 17 ai 55 anni, le cui vite “barcollanti” sono raccontate in prima persona nella mostra e nel catalogo. A tanti di loro don Sibani ha donato anche alcune magliette e cappellini delle passate edizioni di “Ragazzinfesta”, a sua volta regalategli dal Seminario di Ferrara. E poi c’è il CEMAP della pastora Mel che, ci spiega don Sibani, “li ascolta, prepara loro la cena, prega con loro”, spesso trovandoli ubriachi marci davanti all’Ospedale, come nel caso di Riomar, Narco, Josè, Rafael, Leandro, Domingos e di una donna, Eli, di cui abbiamo accennato prima: “la prima volta che l’ho conosciuta, sembrava quasi morta da quant’era ubriaca”, prosegue don Sibani: “appena mi ha visto, mi è venuta incontro e mi ha abbracciato, perché si è sentita accolta. Sono rimasto sconvolto”. Altri “moradores de rua” il sacerdote li ha conosciuti nella comunità “Fazenda da Esperanca”, aperta lo scorso febbraio su una collina fuori Parauapebas, e dove le cure fisiche si accompagnano a quelle spirituali. “Quasi tutte le persone che ho incontrato – ci spiega ancora don Sibani – hanno ancora ben presente la realtà di Dio, che è rimasta, nonostante tutto, nei loro cuori”. Proprio il Mercatino della Fantasia aperto a Ferrara fino al 29 novembre serve a raccogliere finanziamenti per costruire la cucina e il refettorio della “Fazenda da Esperanca”. Qui altri progetti riguardano un piccolo allevamento di galline per le uova e un panificio dove già vengono prodotti biscotti. Il 21 e 22 giugno scorsi, invece, è stato inaugurato il salone di 360 mq denominato “Fest Sole Lua” e presentato il restauro della Casa della Pastorale dei Bambini a Parauapebas, resi possibili con i soldi ricavati dal Mercatino della Fantasia del 2018. Si tratta dell’ultimo delle decine di progetti portati a termine in questo quarto di secolo grazie al ricavato dei Mercatini e della raccolta dell’oro, che prosegue, e che conta già quasi 1300 donatori.

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” dell’8 novembre 2019

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