Dolore e rinascita tra Siria e Libano: vita e arte di Omar Imam a Ferrara

4 Ott

«Racconto la vita e i sogni dei profughi in Libano, gente umile ma forte, io che ho sofferto nella mia Siria». Giovedì scorso nella Maria Livia Brunelli home gallery (in c.so Ercole I d’Este, 3) e nell’Hotel Annunziata (in Piazza Repubblica) a Ferrara ha inaugurato la mostra “Live, Love, Refugees” del fotografo Omar Imam, che ci ha raccontato la genesi del progetto. «Nel settembre 2012 in Siria sono stato sequestrato e torturato per un giorno da una milizia anti-Assad, per la mia attività di artista. Mentre mi torturavano pensavo a quando sarei tornato a Venezia con mia figlia, che allora aveva un mese». Dopo questa esperienza, la fuga in Libano. «Sono stato circa un anno e mezzo in questo campo profughi a due ore da Beirut, prima come volontario, poi per questo mio progetto, che è il primo che non firmo con nome di fantasia». Ora una nuova vita con la moglie e le due figlie ad Amsterdam.

Andrea Musacci

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