“La fede di Biden è credibile perché vissuta”

26 Gen

Intervista a Massimo Faggioli (politologo) dopo l’insediamento di Joe Biden, secondo presidente cattolico negli USA: “ci sarà riconciliazione nazionale se verrà meno una concezione nostalgica ed estremista della religione”. Purtroppo negli Stati Uniti di oggi “gli allineamenti all’interno del campo conservatore da un lato e progressista dall’altro sono molto più forti che le comuni radici tra cattolici”. Vicinanza e possibili future distanze fra il neo presidente e il papato di Francesco

di Andrea Musacci
«Molti secoli fa sant’Agostino – il santo della mia Chiesa – scrisse che un popolo era una moltitudine definita da ciò che ama. Definita dagli oggetti comuni del loro amore».
La citazione tratta da “De civitate Dei” (19, 24) è stata pronunciata dal neo Presidente degli Stati Uniti d’America Joseph R. Biden durante il discorso d’insediamento lo scorso 20 gennaio a Washington. 78 anni compiuti lo scorso novembre, secondo presidente cattolico dopo John Fitzgerald Kennedy (1961-1963), e quarto cattolico a candidarsi – gli altri due sono Al Smith nel 1928 e John Kerry nel 2004, anch’essi democratici -, Biden nasce e cresce in una famiglia cattolica da madre di origini irlandesi.
Chi da anni si occupa di politica e vita ecclesiale, e dei rapporti fra le due sfere, al di là dell’Oceano è Massimo Faggioli, storico e teologo nato a Codigoro 50 anni fa, residente a Ferrara dal 1978 al 2008, anno in cui si è trasferito negli USA, dove è Ordinario nel dipartimento di Theology and Religious Studies alla Villanova University in Pennsylvania.
In Italia per Scholé-Morcelliana è appena uscita la traduzione della sua ultima fatica col titolo “Joe Biden e il cattolicesimo negli Stati Uniti” (negli States, “Joe Biden and Catholicism in the United States”).
Gli abbiamo rivolto alcune domande sui temi centrali della sua pubblicazione.


Prof. Faggioli, gli USA vivono una situazione fortemente drammatica, in cui i frutti delle “culture wars” nelle ultime settimane sono degenerate in un vero e proprio assalto al cuore della democrazia. Riuscirà Biden nel suo tentativo di riconciliazione nazionale?
«Il momento storico della presidenza di Biden comprende una Chiesa cattolica in cui coesistono precariamente identità politiche e religiose diverse e contraddittorie. Il tentativo di riconciliazione nazionale dipenderà molto anche dalla reazione di quel vasto mondo religioso delle chiese americane che negli ultimi anni hanno appoggiato Trump fino alla fine. Questa è anche una crisi religiosa, nel senso che idee estremiste in materia di religione e di rapporti tra chiesa e stato sono uscite dalle frange e sono entrate nell’alveo delle idee socialmente accettabili. Questo è un problema anche per il cattolicesimo dove la nostalgia per la chiesa preconciliare è diventata una nostalgia per il medioevo».


Biden secondo presidente cattolico negli USA: che cattolico è? E come il cattolico Biden incarna, interpreta la propria appartenenza religiosa nell’azione politica?
«La fede di Biden non è intellettuale ma non è anti-intellettuale; è una fede popolare con sfumature di cultura pop, più Lady Gaga e Bruce Springsteen che Jacques Maritain e Thomas Merton. Sebbene la sua vita sia stata segnata da lutti gravi, non è un cattolico funereo; ma la sua esperienza di perdita di membri della famiglia più giovani di lui (moglie e figlia appena nata nel 1972; il figlio Beau nel 2015) gli dà una sensibilità speciale nell’offrire conforto e empatia con le persone in lutto. Biden ha fatto della sua fede una parte centrale della campagna, punteggiando i suoi discorsi con riferimenti alla fede cattolica, citando l’enciclica di Papa Francesco Fratelli Tutti e la preghiera di San Francesco. La presidenza Biden suscita non solo aspettative politiche ma anche in certo modo religiose. La fede di Biden è credibile perché è più vissuta di quanto proclamata. Questo lo rende culturalmente compatibile con molti americani che potrebbero essere più conservatori ma non necessariamente di destra. Biden viene da una cultura politica simile per certi versi a quella Democrazia Cristiana italiana subito dopo la seconda guerra mondiale: progressista sulle questioni economiche e di giustizia sociale, conservatore su quelle di morale sociale (famiglia e matrimonio). La maggiore differenza coi democristiani è una visione dell’America ancora al centro del mondo (anche se in modo molto diverso dal nazionalismo di Trump) e, durante gli anni come vicepresidente di Obama, uno spostamento a favore del matrimonio omosessuale. È un cattolico tradizionale (ma non tradizionalista) nel suo stile di devozione e religiosità: messa tutte le domeniche e feste comandate, rosario, “un cattolico alla Giovanni XXIII” come Biden stesso si è definito. Al contrario di tutti i predecessori che si sono candidati alla presidenza e del suo predecessore cattolico alla Casa Bianca, JFK, non ha mai nascosto né tenuto privato il proprio cattolicesimo. Ha vinto anche per questo».


Sembra difficile negli USA parlare di “cattolicesimo” al singolare. Una spaccatura, come ben spiega nel libro, acuitasi dagli anni Ottanta del secolo scorso, e ancora fortissima nel mondo cattolico. Biden saprà, nel suo ruolo, ricucire alcune delle fratture interne al mondo cattolico statunitense?
«La presidenza Biden potrà contare su alleati molto diversi dai leader cattolici che hanno sostenuto Trump, compresi vescovi e cardinali vicini a Francesco (come il nuovo cardinale di Washington, Wilton Gregory); la rete dei gesuiti da James Martin a Papa Francesco, col loro sistema dei media e le università; le suore coinvolte nel lavoro sociale come la suora anti pena di morte Helen Prejean. In generale, gli interlocutori cattolici di Biden saranno meno clericali e meno bianchi, un gruppo che riflette maggiormente il volto della chiesa americana di oggi dal punto di vista delle diversità culturali ed etniche. I segnali giunti dopo l’elezione non sono incoraggianti nel senso che i vescovi hanno mandato segnali ostili che danno l’idea di una conferenza episcopale che sente già nostalgia per Trump e per le promesse di protezione che aveva fatto in difesa dal secolarismo, l’agenda LGBT etc. Si tratta di un cattolicesimo molto diviso ideologicamente tra i due partiti, ma anche dal punto di vista delle identità etniche. Gli allineamenti all’interno del campo conservatore da un lato e progressista dall’altro sono molto più forti che le comuni radici tra cattolici o tra protestanti o tra ebrei. Per fare un esempio, si vede benissimo questo dal dialogo ecumenico in Nord America: sulle questioni sociali e morali gli interlocutori preferiti dai vescovi cattolici oggi sono i musulmani».


Su alcuni ambiti possiamo ipotizzare come si muoverà l’Amministrazione Biden? E sarà così “scontato” il riavvicinamento tra l’Amministrazione USA e il Vaticano, o ci potranno essere alcune difficoltà, ad esempio sui rapporti, come scrive nel libro, con alcuni Paesi come Cina e Russia?
«Posso dire che Biden non è stato il primo cattolico a candidarsi o ad essere eletto alla presidenza, ma è il primo a farlo elevandosi al di sopra delle profonde divisioni all’interno della Chiesa cattolica americana nella quale l’appello alle questioni etiche e morali da parte repubblicana è diventato un puro esercizio retorico.
Ci sono due diverse visioni in gioco, con Donald Trump da una parte e Papa Francesco e Joe Biden dall’altra, ma le somiglianze tra gli ultimi due non dovrebbero essere scambiate per visioni identiche. Ci sarà una certa convergenza sulle questioni ambientali, su immigrazione e rifugiati, su un approccio multilaterale alle questioni internazionali (come Iran e le due Coree). Su altre questioni – Cina, Russia, Medio Oriente, e specialmente sull’America Latina – col tempo emergerà una differenza di visioni di lungo periodo».

Pubblicato su “La Voce di Ferrara-Comacchio” del 29 gennaio 2021

https://www.lavocediferrara.it/

(foto Vatican News)

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