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Stiamo lasciando il Papa solo?

18 Nov

E’ la tesi del vaticanista Marco Politi, il quale, da non credente, nel suo ultimo libro “La solitudine di Francesco” (presentato il 16 novembre a Ferrara) interroga laici, vescovi e cardinali, esortandoli ad avere più coraggio, a esporsi di più nel difendere il Pontefice dagli attacchi e nella sua missione di far conoscere il Dio della Misericordia e di costruire una Chiesa aperta e sinodale

papa3Il paradosso di un papa che fa dell’apertura, dell’incontro con l’altro, della prossimità al diverso e della sinodalità le cifre del proprio pontificato, riuscendo effettivamente spesso a mostrare il volto del Dio-Misericordia, ma che si trova sempre più con forti opposizioni interne ed esterne alla Chiesa. Questa dolorosa antinomia è ottimamente analizzata nell’ultima fatica del giornalista Marco Politi, “La solitudine di Francesco. Un papa profetico, una Chiesa in tempesta” (Laterza, 2019), da lui stesso presentata lo scorso 16 novembre nella libreria “Libraccio” di piazza Trento e Trieste a Ferrara (foto in basso). L’appuntamento è il primo del ciclo di incontri “Conversazioni. Il tempo dell’ascolto” organizzato da Confcooperative Ferrara, il cui Direttore ha introdotto la presentazione moderata da Andrea Mainardi e alla quale erano presenti anche il Vescovo mons. Perego e il Vicario mons. Manservigi. Un libro, quello di Politi, che affronta tutti i temi caldi del pontificato bergogliano, attraverso un approccio critico ma fraterno al Santo Padre. Non a caso, un ampio capitolo è dedicato alle terribili vicende riguardanti i casi di scandali e abusi sessuali (su minori, suore e seminaristi) dentro la Chiesa da parte di sacerdoti e vescovi. Tra tolleranza zero, opposizioni in Vaticano o nelle Diocesi coinvolte, ritardi, contraddizioni e tentativi di insabbiamenti, per Politi questo tema è “l’11 settembre del pontificato” di Francesco. “Il papa – scrive – sperimenta la violenza della guerra civile interna alla Chiesa”.

Il Dio di Francesco e la Chiesa da costruire

Eppure il Dio del papa, per Politi, “trascende la Chiesa, scavalca le barriere dottrinali, per lui Dio si manifesta a tutti gli uomini oltre ogni etichetta identitaria”. Il suo “è un Dio sempre in movimento, che non aspetta di essere cercato da esseri umani dal comportamento imperfetto, carente, ’tentennante’, dice il papa argentino. E’, invece, un Dio che cerca lui le persone”. Nella Chiesa come “casa aperta”, centrale è quindi la misericordia, tipica di un Dio vicino, intimo. Ed è, il suo, un “Dio delle sorprese, che apre nuovi orizzonti e mette sempre davanti a situazioni nuove”. “Tornare indietro e proclamare dal Vaticano un Dio giudice padre-padrone sarà difficile”, chiosa Politi. Di pari passo procede il tentativo di riforma della Chiesa. “Smontare la bardatura monarchica e assolutista del papato – scrive nel libro -, rendere la Chiesa un’autentica comunità, decentrare, valorizzare i vescovi nelle loro diocesi e le conferenze episcopali è l’obiettivo di Francesco. Ricreare il calore di una Chiesa partecipata, non burocratica, in cui i Vescovi non siano principi e i preti si liberino dal narcisismo profumato di sacralità, è il suo sogno. Una Chiesa concepita come popolo di Dio che ’cammina insieme’ sui sentieri della storia, uomini e donne di ogni cultura e orizzonte uniti come ‘membra del corpo di Cristo’, a partire da chi è messo ai margini e calpestato”. Lo stesso papa, anche quando denuncia la crescente “inequità” a livello globale, non smette mai di sentire il “bisogno di trovarsi faccia a faccia con un ‘tu’ ”. Interessante poi come Politi ripercorre il magistero sociale di Francesco, il suo sottolineare l’importanza per i credenti di “immischiarsi” lavorando per il bene comune, e, in un capitolo specifico, le varie discussioni sul ruolo e la dignità delle donne nella Chiesa, soprattutto riguardo ai ministeri e al sacerdozio. Insomma, come ha spiegato mons. Matteo Zuppi a Politi, “per Francesco non c’è un mondo da conquistare, ma dobbiamo sapere cogliere i semi di Dio che già sono in questo mondo”.

Opposizioni sempre più forti

Aprile 2017: dopo i Dubia avanzati da alcuni cardinali nel 2016, viene pubblicata una lettera dal titolo “Correctio Filialis”, la cosiddetta correzione “filiale e formale” ad alcuni punti della lettera apostolica Amoris Laetitia di Papa Francesco in cui i firmatari – 62 tra sacerdoti, professori, esperti e studiosi cattolici provenienti da 20 nazioni – accusano il Pontefice di sostenere tesi “eretiche”. Agosto 2018: viene diffuso l’atto d’accusa dell’ex nunzio negli Stati Uniti, Carlo Maria Viganò, pieno di informazioni false e manipolazioni. Alcune settimane fa, cento tra studiosi e sacerdoti in una lettera pubblica attaccano il papa definendolo “eretico”, “superstizioso” e “sacrilego”, in seguito al Sinodo per l’Amazzonia e riguardo ad alcuni suoi gesti e parole. Resistenze nette, fin spietate, presenti fin dai primissimi mesi del pontificato. E sempre più strutturate, agguerrite, economicamente forti, decise a impedire che Bergoglio continui nella sua missione e che, dopo di lui, ci possa essere un Pontefice che prosegua, o addirittura accelleri e intensifichi alcune riforme radicali da lui iniziate. Politi nel libro analizza queste opposizioni a partire dal nostro Paese: “è un’Italia che Francesco non riconosce più”, scrive. “Un paese in cui le sue parole, pur riportate da televisioni e giornali, non riescono a invertire la tendenza che sta egemonizzando l’elettorato”. Il riferimento è soprattutto alle questioni legati ai migranti, alla loro accoglienza e integrazione. La rappresentanza di questa “opposizione” è incarnata in Matteo Salvini. “Per il Pontefice il vento illiberale, ostile al diverso, che soffia in Italia, in Europa e nel mondo è fonte di grande inquietudine”. Se possibile ancora più reazionaria è l’opposizione in Europa, soprattutto in parte dell’Est ex sovietico, nel cosiddetto Gruppo di Visegrád: resterà, purtroppo, nella storia il muro fisico (e non solo) di un milione di cattolici e nazionalisti polacchi dell’ottobre 2017 contro i “nemici” atei e islamici, benedetto da tanti vescovi. “Dio-Patria-Famiglia – scrive Politi – il motto dell’ideologia autoritaria cattolica e conservatrice – incombente in Europa e America Latina nel corso del Novecento -, ha trovato la sua resurrezione nei paesi dell’Est europeo passati dal comunismo sovietico al neoliberismo senza avere assorbito la cultura liberaldemocratica del pluralismo, della divisione dei poteri, della molteplicità culturale”. Punto di riferimento, il Presidente ungherese Viktor Orbán. “Nel settimo anno di pontificato – sono ancora parole dal libro -, Francesco si trova isolato di fronte a molti governi dell’Est europeo e a larga parte della loro opinione pubblica cattolica su temi per lui cruciali perché connessi all’idea di bene comune”. Non meno forte ideologicamente ed economicamente è l’opposizione negli Stati Uniti d’America: ruotante intorno al Presidente Trump, sostenuta da cattolici tradizionalisti ed evangelici fondamentalisti, è immersa in movimenti e gruppi fautori del “suprematismo bianco”, imbevuti di nazionalismo, anti-immigrazionismo e xenofobia. Secondo Politi, “Francesco non ignora il disorientamento delle classi popolari di fronte alla crisi economica, alla globalizzazione, all’inesorabile contrazione dei posti di lavoro. Fattori che provocano i sussulti identitari e l’emergere di leader populisti. Al contrario, proprio la crisi spinge il pontefice a insistere con il suo vangelo sociale. Il che, paradossalmente, alimenta gli attacchi contro di lui da parte delle varie correnti di destra sia neoliberiste sia identitarie”.

“Sorreggere Francesco” e non dividere la Chiesa

La critica dell’autore, ribadita anche nella presentazione a Ferrara, è comunque chiara ma espressione di una sentita preoccupazione. “Ciò che emerge […] nei passaggi fatali del pontificato è una spaccatura nella Chiesa, soprattutto nei suoi quadri. Il regno di Francesco è caratterizzato dal coagularsi di un duro fronte conservatore. […] A fronte di questo nucleo aggressivo – scrive Politi – c’è una scarsa mobilitazione dei sostenitori della linea riformatrice di Francesco. Vescovi e cardinali si affacciano poco sulla scena a difendere il papa o ad appoggiare gli obiettivi di cambiamento. […] Tra riformatori e conservatori si stende la palude di quanti nella gerarchia sono legati alla routine e sono restii a misurarsi con la novità della storia, quelle che il Vaticano II chiamava ‘segni dei tempi’ ”. Il teologo Hans Küng a Politi spiega: “Bisogna sorreggere Francesco”. E’ importante non dimenticare che “per Bergoglio la cosa più importante è mettere in moto dei processi”. Ma i processi – è giustamente anche il pensiero di Politi- o sono collettivi o non sono, o sono frutto di un discernimento e di un’azione comunitaria e partecipata oppure a vincere saranno “un odio e un disprezzo viscerali, molecolari”, già molto diffusi, che avvelenano la vita della Chiesa, incancrenendo spesso anche i rapporti tra persone nelle stesse parrocchie e comunità.

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” del 22 novembre 2019

http://lavoce.epaper.digital/it/news

https://www.lavocediferrara.it/

Uscita la monografia sull’artista Giorgio Cattani

17 Nov

libro-cattaniÈ già disponibile la monografia “Giorgio Cattani. Di là da dove per andare dove” (Skira), a cura di Andrea B. Del Guercio. La pubblicazione, con le opere di Cattani dal 1986 al 2016, è stata presentata venerdì scorso nella Galleria Fabula Fine Art, in via del Podestà a Ferrara, per il primo appuntamento di “VinArte. Libro con bicchiere”. L’artista intende donare il ricavato delle vendite per la ricostruzione della Biblioteca di Norcia o di un’altra località. Lo scorso 27 ottobre il libro è stato presentato ad Art Fair Colonia, dove lo stesso Cattani ha esposto.

Come scrive Del Guercio, “Cattani rappresenta un’anomalia grazie al dato di personalità indipendente”. Dopo gli studi di scenografia all’Accademia di Venezia, negli anni ’80 inizia l’approccio con lo strumento video: fondamentale è l’attività col Centro VideoArte di Ferrara e la partecipazione a Documenta 8 a Kassel.

A fine anni ’80 avviene una riscoperta della pittura, un personale “ritorno all’ordine” che è anche ritorno alle radici, a uno sguardo intimistico. Un viaggio, mai del tutto a ritroso, attraverso frammenti e improvvise verticalità stilistiche. Negli anni il tema della solitudine diventa la cifra essenziale della sua poetica. Lui stesso scrisse: “il silenzio non è morte è energia contenuta, da scoprire, è pulsione interna non conosciuta”. E il livello personale riemerge, come recentemente nell’installazione “Dentro l’antica casa”, dove cioè visse coi genitori. Negli ultimi anni questo approccio legato visceralmente al luogo si accentuerà nel Ciclo dedicato a Ferrara.

Infine, un aneddoto: nel 1991 Cattani espone a Los Angeles nell’ArteFiera: qui due persone notano una sua opera, che lui stesso consegna all’acquirente: è Ivana Trump, ai tempi moglie del nuovo Presidente degli Stati Uniti.

Andrea Musacci

Pubblicato (in versione ridotta) su la Nuova Ferrara il 17 novembre 2016

«Cambiate voi stessi per cambiare il mondo»: Pepe Mujica a Ferrara

10 Nov

Jose Pepe Mujica ieri a Economia: non fatevi derubare dal consumismo. La vera felicità si trova soltanto negli affetti, non nelle cose inanimate

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Pepe Mujica a Ferrara

«Non fatevi derubare il tempo e il futuro dal consumismo, dalla nuova religione del mercato. Le relazioni, gli affetti, l’amore: sta qui la felicità, non nei meccanismi di produzione e consumo di una società alienante».

Ha dimostrato di essere un uragano mite Josè“Pepe” Mujica, Senatore, ex Presidente dell’Uruguay dal 2010 al 2015, ieri pomeriggio alla Facoltà di Economia di Ferrara, in via Voltapaletto, per l’incontro dal titolo “Economia e società. Il tempo della vita non va sprecato”.

Una personalità vulcanica, ma con la capacità di non andare mai sopra le righe, di saper dosare utopia e realismo. A Ferrara dopo le tappe di lunedì nei Licei Ariosto e Roiti è tornato ieri, e non ha deluso le attese dei tantissimi – soprattutto giovani – accorsi per ascoltarlo. Perché Mujica è più di uno statista, è una delle poche personalità che oggi riescono a coniugare la politica con un’idealità forte, a prospettare una rivoluzione umanistica credibile.

Durante l’incontro di ieri, dopo i saluti della Direttrice del Dipartimento di Economia e Management Simonetta Renga, del Sindaco di Masi Torello Riccardo Bizzarri, ha introdotto il prof. Giangi Franz. “Amigos, Jóvenes…” sono state le prime parole di Mujica: da una delle aule vicine dotate di schermo per la diretta streaming, vi è stata un’ovazione poi propagagatasi in Aula Magna. «Sono come i Rolling stones – ha proseguito Mujica – : sono vecchio e attraggo i giovani».

Com’è nella sua visione, Mujica fonde tra loro vita, politica, economia ed etica. «Voi studenti siete i futuri lavoratori, e lavorerete in modo diverso, sarete più specializzati. Lo sviluppo tecnologico, però, ha anche punti deboli, la sempre maggiore robotizzazione ruba posti di lavoro». Non vi sono illusioni nelle sue parole: «Il progresso è ambivalente, ha prodotto anche momenti tragici come i tanti morti sul lavoro. La storia ha sempre due facce, una sognatrice e solidale, l’altra più conservatrice. Quest’ultima ha il rischio di essere fascistoide, la prima di ridursi a infantilismo. La storia è un pendolo continuo tra queste due, non si raggiungerà mai una società perfetta, perché la natura umana ha i suoi limiti».

Non manca l’autocritica alla propria generazione, alla propria parte politica intrisa di materialismo storico: «ci siamo illusi che cambiando il sistema di produzione avremmo cambiato l’uomo, sottovalutando l’aspetto cultuIrale». La cultura, invece, è essenziale, e bisogna combattere contro quella del capitalismo, che è «massiva e occulta, è il consumismo, con le sue trappole, le sue sempre nuove necessità che induce».

La visione di Mujica, al contrario, si fonda sull’idea aristotelica dell’ “uomo come animale politico”, che «hanno la necessità di vivere insieme in società, di aiutarsi reciprocamente. La mia definizione di civiltà si fonda proprio sulla solidarietà intergenerazionale».

Nel finale il discorso, com’è inevitabile, si è spostato sulle elezioni statunitensi che hanno visto il trionfo di Donald Trump. «La borghesia contemporanea ha come unico valore quello della speculazione lobbista: le maggiori vittime di questo sistema sono nella classe media, ed è proprio questa che ha permesso a Trump di vincere. La middle class, però – ha proseguito – sbaglia se incolpa gli immigrati, e non vede il problema nella concentrazione in pochissime mani della ricchezza. La risposta non è nemmeno, come nel caso del Regno Unito (che ha scelto la Brexit, ndr), nel rifugiarsi nell’ipernazionalismo, che crea solo conflitti». In conclusione, il messaggio è positivo: «lottate per cambiare il mondo, ma prima dovete cambiare voi stessi. La vita è il maggior dono che possiamo avere, cerchiamo la felicità negli affetti, non in oggetti inermi».

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 10 novembre 2016