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“Sequela Christi” per liberarsi dalle illusioni del mondo

17 Giu

“Attualità dell’Imitazione di Cristo” è il nome del saggio di Francesco Roat presentato a Ferrara: «lasciare spazio al mistero»

La “sequela Christi”, la sua radicalità e le sue apparenti contraddizioni sono al centro del libro “Attualità dell’Imitazione di Cristo” di Francesco Roat (saggista ed ex insegnante trentino), presentato lo scorso 8 giugno in Biblioteca Ariostea a Ferrara. Iniziativa che rientra nel ciclo “Incontri con la Spiritualità applicata” curato da Marcello Girone Daloli, che ha introdotto l’autore e vi ha dialogato. Considerato uno dei testi fondamentali della tradizione cristiana, non solo medievale, di autore ignoto, Imitazione di Cristo (IdC) è un testo oggi quasi dimenticato. 

«Il mio saggio è un invito, anche ai non credenti, ad andare a fondo al mistero di Gesù», ha detto Roat. «Più che di “imitazione” preferisco parlare di “sequela Christi”». Nel volume «non vi è nessun rifiuto del mondo, ma l’invito a mettere da parte tutto ciò che del mondo risulta effimero, illusorio». In ultima analisi – ha aggiunto -, ogni persona desidera colmare il vuoto che ha dentro di sé, quella mancanza fondamentale. E Cristo è proprio la luce che illumina le tenebre: IdC invita quindi a seguire Gesù, per una trasformazione concreta, non solo a parole, astratta, devozionale».

Al centro di IdC vi è il tema dell’umiltà, cioè «il rendersi conto di non essere il centro del mondo, di non essere davvero sapienti». È quindi «un invito a liberarsi sempre più dal proprio ego, a sentirsi piccoli, a lasciar andare, ad abbandonare, a non dare troppa importanza alle cose. Ogni forma di attaccamento – infatti – è un ostacolo». Insomma, è «il contrario dell’ambizione sociale», così diffusa nella nostra era dei social e dei selfie. Un «distacco dal mondo» da non intendere come «passività, apatia, disinteresse» ma rendendosi conto di ciò che è veramente significativo: «la trasformazione interiore. Non siamo solo corpo e psiche ma anche spirito»; ma per sentire che siamo anche spirito «dobbiamo fare silenzio dentro di noi». Da qui, «l’amore come apertura agli altri, dopo aver messo da parte il proprio ego». «E ciò – ha interloquito Girone Daloli – significa anche cercare sempre nell’altro ciò che c’è di buono e di bello». E «non attaccarsi alle parole e ai concetti: la mappa non è il territorio», ha ripreso Roat, citando anche 2 Cor 3 («la lettera uccide, lo Spirito dà vita»).

Fare silenzio e aprirsi porta anche a «non negare il dolore né a ipertrofizzarlo, ma ad attraversarlo» e a «fuggire – invece – il rumore, il tumulto del mondo, evitare il chiacchiericcio mentale e quello sonoro, le parole vane: càlati nel silenzio, ascolta». «Lasciare spazio al mistero, parola così andata in disuso con la filosofia materialista», ha detto Girone Daloli. «È, questa, l’ascesi», ha ripreso ancora Roat: «la cura di sé quotidiana, il silenzio, il non pretendere più nulla. Tutto ciò favorisce la crescita interiore, il contatto col divino, col mistero». «Prendere su di sé ognuno la propria croce, non come sofferenza, non come dolorismo, ma come dono, come ciò che ci porta nel regno di Dio», ha commentato Girone Daloli. «Sì, prendere la croce non è masochismo», ha risposto Roat; «anche se, certo, il cristianesimo ha preso in passato certe derive doloristiche…». Questa, invece, è la “sequela Christi”: «mettere in atto ciò che Cristo ha fatto, non chiacchiere. E avere fede in Lui».

Andrea Musacci

Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 19 giugno 2026

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Unità di Strada Caritas, aperto il punto di ascolto

17 Giu

CARITAS. In viale Po 4 già accolte 30 persone. Ecco cosa fanno i volontari e alcune storie

Siamo in viale Po, 4, arteria di Ferrara sempre molto trafficata.Da un lato, le torri vuote del Grattacielo; dietro, le sedi di Cittadini del Mondo, Il mantello e Viale K. Ma qui, al civico 4, ha aperto un nuovo punto di ascolto per gli ultimi: l’Ufficio dell’Unità di Strada della nostra Caritas Diocesana. Lo scorso 12 giugno l’Ufficio è stato ufficialmente inaugurato, con anche un mercatino solidale per raccogliere un po’ di soldi utili per aiutare chi ha bisogno.

L’ufficio è aperto al pubblico ogni venerdì dalle 18 alle 20, oppure su appuntamento, sia per chi ha bisogno di aiuto sia per chi si offre come volontario. Questi i contatti (solo messaggio WhatsApp): cell. 347-8940187 (Silvia) o 392-5028893 (Carola). O lasciando un messaggio in segreteria allo 0532-476181.

A due passi, in v.le Po, 8, sempre Caritas ha un altro spazio dove porta avanti il progetto “Crescere Insieme”, che aiuta mamme e bambini migranti. Sopra, appartamenti (sempre di Caritas) proprio per mamme e bimbi stranieri.

L’Unità di Strada Caritas nasce nel Natale 2024 dal gesto spontaneo di due giovani che incontrano una persona senza dimora e iniziano a offrirle ascolto e un pasto caldo. Altri, attraverso social e passaparola, si offrono poi come volontari. Dall’anno scorso, sono 10 le coordinatrici, oltre a una 30ina di volontarie/i attivi nelle uscite, nella raccolta di beni e nell’organizzazione di iniziative solidali, tra cui mercatini.

Nel tempo, l’iniziativa  si struttura e allarga, collaborando con altre realtà del territorio. Nel 2025, l’Unità di Strada ha accompagnato 52 persone, il 90% delle quali senza fissa dimora, il 42% italiani, il 50% con problematiche legate all’alcol, il 37% da sostanze stupefacenti, il 65% con precedenti penali.

Accanto alle attività di prima necessità – distribuzione di cibo, bevande calde, coperte e indumenti – il servizio ha via via sviluppato forme di accompagnamento più strutturate, di uscita dalle dipendenze, di cura per problemi di salute, di supporto legale, di ricerca del lavoro, di aiuto burocratico.

Ora, questa sede può diventare un ulteriore punto di riferimento per queste e altre persone.Anzi, lo è già: «siamo aperti da due mesi», ci spiega una delle coordinatrici, Silvia Imbesi. «Le persone le aiutiamo nella ricerca dell’alloggio, nel rinnovo della domanda all’ACER, per il programma “Sfitto Zero” di Comune e ACER, per problemi legati all’anagrafe o al permesso di soggiorno». Sono oltre 30 le persone che si sono rivolte a questo ufficio in appena due mesi. Per strada, i volontari escono ogni sera, turnandosi; il calendario lo aggiornano ogni lunedì sulla loro chat di gruppo. E su Facebook esiste un gruppo pubblico, “Unità di Strada Caritas (Ferrara)” dove regolarmente i volontari raccontano le loro uscite serali nelle quali incontrano i senza tetto.

Storie vere, come quella di «una signora africana che abita a Copparo – ci racconta Imbesi -, senza marito e con due bimbi piccoli, seguita dai servizi sociali ma che si è rivolta a noi perché sentiva l’urgenza di fare alcune analisi mediche. Lei è impiegata part time nelle pulizie all’Ospedale di Cona e si è rivolta anche al Centro donna Giustizia».

Oppure c’è chi abitava al vicino Grattacielo  (v. anche a pag. 16) e da lì è stato ingiustamente cacciato, come un padre del Burkina Faso e suo figlio  16enne, quest’ultimo in Italia dallo scorso settembre. «Per mesi han dormito su un materasso per terra ospiti di un amico. Noi li abbiamo aiutati a trovare una nuova sistemazione, e il ragazzo l’abbiamo inserito in una squadra di basket, aiutato per alcune cure mediche, e il padre aiutato per la domanda ACER e per la disoccupazione». Altri sfollati del Grattacielo – prosegue Imbesi – dopo gli sgomberi han dormito per strada, in macchina, in subaffitto da amici. In casi gravi, abbiamo, anche recentemente, contattato il Pronto Intervento Speciale e i servizi sociali».Insomma, «spesso siamo “costretti” a sostituire le istituzioni».

E a proposito di Grattacielo, dai primi giorni dell’emergenza è attiva una rete di solidarietà composta da 20 associazioni, gruppi ed enti del Terzo Settore, 160 persone tra volontari e cittadini che hanno garantito accoglienza, 6mila pasti, ascolto e supporto alle persone coinvolte. Una rete  sempre più fondamentale.

Andrea Musacci

Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 19 giugno 2026

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