
«SIAMO QUI PER RIMANERE». Il racconto della realtà nata nel 1993 per far sentire meno soli i tanti stranieri nella nostra città. Integrazione, condivisione e mutuo aiuto le parole d’ordine. Nei disegni dei bambini/e, il desiderio di sentirsi a casa. Le voci delle volontarie/i dalla sede di via Mura di Porta Po: «il futuro ha anche i volti di queste persone»
di Andrea Musacci
Quando arrivo in via Mura di Porta Po, nello spiazzo antistante la sede di “Cittadini del Mondo” (nello stesso stabile dove sono presenti anche alcuni locali di Viale K, l’Emporio solidale “Il mantello” e alcuni appartamenti), a una lunga corda sono appesi diversi pannelli con disegni e vignette realizzate da bambine e bambini. Titolo di questa speciale esposizione, “Siamo qui per restare: la mia città, il mio quartiere”. È il tardo pomeriggio del 3 giugno, ed è un giorno speciale per “Cittadini del Mondo”: oggi si conclude l’anno scolastico 2025-2026 della scuola di italiano per stranieri, con la consegna dei diplomi.
Daria Giordani (volontaria della Papa Giovanni XXIII) e Lucia Forini lavorano come insegnanti alla Primaria Matteotti; ci spiegano: «le nostre classi 4^ B e 5^ B hanno partecipato a un laboratorio organizzato da “Occhio ai media”», progetto nato nel 2010 da “Cittadini del Mondo” per analizzare articoli sulla stampa locale, nazionale e internazionale e segnalare quelli che mirano a denigrare e discriminare le minoranze etniche. E Livia Bonfà, insegnante alla Primaria Poledrelli, ci spiega come la 5^ A della sua scuola «ha risposto all’invito di “Cittadini del mondo”». Così, diverse bambine e bambini di queste due scuole cittadine hanno cercato di raccontare il quartiere GAD e Ferrara come luoghi ospitali. Come la loro casa. «Mi sono diplomata all’Accademia di Belle Arti di Bologna e sto concludendo la Laurea Magistrale», ci spiega invece Laura Fioresi, giovane artista e docente “in erba” che ha aiutato le bambine e i bambini a realizzare i disegni. «Con bimbi provenienti da Paesi diversi – ci spiega Robert Elliott (“Occhio ai media”) – abbiamo cercato di comunicare un messaggio semplice» ma non scontato oggi: «questa è la futura generazione, è già qui, sono loro, questi bambini di etnie diverse», che assieme ai bimbi italiani rappresentano l’avvenire del nostro Paese. Bambine e bambini che vivono nei nostri condomini, frequentano le nostre scuole, giocano nei nostri parchi (tanto ricorrenti nei disegni esposti) e «sono qui per rimanere, contro ogni orribile teoria della remigrazione». Piccoli che – prosegue Elliott – «han partecipato a questo progetto con allegria, vivacità, passione. E il prossimo anno lo ripeteremo». L’ispirazione «ci è venuta dalla mostra Year 3 del regista britannico Steve McQueen», che prima dell’epidemia covid ha realizzato una grande installazione fotografica con le foto di tutte le bambine e i bambini delle classi terze elementari di Londra.
Carola Peverati è un’altra volontaria di “Cittadini del mondo” ed è l’instancabile «preside» della scuola di italiano per stranieri: «nonostante lo sfratto del Comune del 31 ottobre scorso dalla nostra storica sede di via Kennedy, abbiamo fin da subito ripreso le nostre attività in questa nuova sede, compresa la scuola».
Scuola che da settembre scorso è stata frequentata da 265 allieve/i provenienti da 43 Paesi, in maggioranza Tunisia (42), Pakistan (34), Marocco (29), Bangladesh (26), Camerun (20), Nigeria (19), Ucraina (11). E così via, per un “viaggio” in giro per il mondo toccando, fra i tanti Paesi, anche Brasile, Cina, Somalia, Tailandia, Venezuela, Etiopia, Palestina (e Germania…).
Le lezioni si sono svolte dal lunedì al venerdì dalle ore 17 alle 18.30, orari da dopolavoro. Un insegnante al giorno, una decina in tutto oltre ad alcuni supplenti. «I primissimi anni – ci spiega Peverati – avevamo un solo insegnante, ma da una dozzina di anni riusciamo a fare lezione 5 giorni alla settimana». E nell’anno scolastico 2024-2025 le allieve/i erano 210. Una realtà multietnica in continua crescita, quindi, con sempre nuovi arrivi, compreso un gruppo di sfollati dal vicino Grattacielo. E sono giovani, l’età media è di 25 anni e la maggior parte di loro hanno tra i 20 e i 35 anni di età. E un terzo sono donne, anche questo un dato in forte crescita. «Questa è la loro casa», prosegue Peverati, e «purtroppo non sempre riusciamo a fare lezione con due insegnanti alla volta, che faciliterebbe il loro servizio».
Un’altra insegnante volontaria è Marta Delmonte che ci spiega come a settembre la scuola ripartirà: «i nostri allievi e allieve sono quasi tutti lavoratori e lavoratrici e quasi tutti hanno figli». Sergio Golinelli è un altro insegnante di questa scuola speciale. Docente in pensione di italiano e storia all’ITIS di Ferrara, mi parla della «grande umanità che questi studenti e studentesse mi trasmettono. Questa scuola li aiuta molto a integrarsi e tra loro nascono anche amicizie e forme di aiuto reciproco. Consiglio a tutti di fare questa esperienza da insegnante».
«Si è creata una bella comunità», mi spiega Adam Atik, punto di riferimento di “Cittadini del mondo”. «Non è tanto il luogo ma sono le persone a fare questa associazione». Atik ricorda poi il timore un anno fa di vedere spostata la propria sede fuori città, a Chiesuol del Fosso: «abbiamo rischiato di perdere questo fiume di persone che rappresentano una grande ricchezza culturale e umana. Sono persone che crescono in questo contesto, si aiutano reciprocamente e col passaparola invitano altre persone».
Una forma di mutuo aiuto che in “Cittadini del mondo” comprende anche una parte di tutela contro gli abusi da parte delle forze dell’ordine: si tratta del Progetto Yaya sulla profilazione etnica o razziale in Italia, realizzato dal Coordinamento per Yaya, da “Occhio ai media” e “Cittadini del mondo” in collaborazione con l’Università Goldsmiths di Londra. Sul sito https://progettoyaya.org/ si possono trovare numerose testimonianze di persone straniere di Ferrara e altre parti d’Italia. Realizzata anche una guida legale, che proprio in questi giorni viene aggiornata.
Il Coordinamento per Yaya nasce cinque anni fa ed è dedicato a Yaya Yafa, giovane guineano di 22 anni residente a Ferrara, che il 21 ottobre 2021 ha perso la vita in un terribile incidente al suo terzo giorno di lavoro all’Interporto di Bologna.
Infine, segnaliamo che Progetto Yaya e Università Goldsmiths di Londra assieme all’Università di Bologna e a Liminal organizzano per l’11 giugno alle ore 18 l’incontro pubblico dal titolo “Profilazione razziale/profilazione razzista: l’esperienza italiana”. L’incontro si svolgerà nella Biblioteca Amilcar Cabral in via San Mamolo, 24, Bologna. Un’altra tappa importante di questa ormai trentennale associazione, che ha superato crisi, generazioni, cambi di Giunta e di sede. Ma che non intende fermarsi, anzi.
Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 12 giugno 2026
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