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Piazza Ariostea e portico occupati dai concerti

18 Giu

Il 13 giugno è iniziato il Ferrara Summer Festival: ecco tutte le “invasioni” irregolari dei due luoghi storici e tutelati. E il parcheggio sopra i resti archeologici

Il Ferrara Summer Festival è partito: sabato 13 giugno alle ore 19 via con la musica per la serata che ha avuto il suo culmine col concerto della rock band “A perfect circle”. Il giorno successivo, pomeriggio e sera metal a partire dalle ore 15. Con buona pace – si fa per dire – di residenti del quartiere e della città intera che sotto i propri occhi stanno assistendo a un’indifferenza nei riguardi delle leggi, del rispetto dei luoghi tutelati e degli spazi collettivi.

IL PORTICO USATO COME SALOTTO

Facciamo il punto. Una volta che il Comune ha consegnato – pur in ritardo – le richieste di autorizzazione per l’uso della piazza, lo scorso 9 giugno la Soprintendenza ha scritto in merito all’utilizzo del porticato di Palazzo Rondinelli, di proprietà delle Suore della Carità. Ricordiamo che da agosto 2027 l’Istituto paritario “San Vincenzo” (con nido, infanzia, primaria e secondaria di primo grado) si trasferirà in Borgo Punta, per un nuovo complesso assieme alla Sant’Antonio. Questa e la S. Vincenzo sono gestite dalla Cooperativa Mondo Piccolo. 

Nella lettera al Comune, la Soprintendente Eugenia Valacchi «autorizza l’occupazione di suolo del sottoportico di palazzo Rondinelli» solo nei termini «di 22 tavoli con panche che dovranno essere montati e smontati ad ogni spettacolo e collocati in deposito in area non visibile dalla pubblica via e non fruibile dal pubblico; nessuna struttura dovrà essere agganciata/appoggiata alle strutture del palazzo; ogni altra struttura ad oggi installata dovrà essere tempestivamente smontata entro 3 gg dalla ricezione della presente, in caso contrario dovrà essere adottata ogni misura di nostra competenza per il rispetto di tale prescrizione».

Era stato il Comune di Ferrara in una lettera del 25 maggio scorso alla Soprintendenza a proporre «la definizione di un corridoio pedonale protetto sulla strada via Cortile, in aderenza al colonnato, per soddisfare la percorrenza, e conferma la necessità d’uso dell’intero portico per attività di “hospitality con tavoli”, allegando un dettaglio di mappa che illustra il posizionamento di 22 tavoli con panche, dichiarandone l’uso esclusivamente durante i singoli eventi». Ma in una lettera al Comune del 21 maggio scorso, la Soprintendenza fu molto più categorica: «Tenuto conto dell’ampio e prolungato periodo di occupazione e rilevato, nella scorsa edizione del 2025, lo scarso decoro connesso all’uso del portico di palazzo Rondinelli sottratto alla pubblica fruizione per troppo tempo, non si concede l’uso del sottoportico di palazzo Rondinelliper alcuna funzione connessa all’evento, esso dovrà rimanere spazio pubblico per tutta la durata della concessione e nessuna barriera protettiva di perimetrazione dovrà essere addossata o collegata agli elementi del portico stesso, mantenendo una distanza minima di sicurezza di 1 metro dal ciglio esterno delle tre facciate su strada».

Ma il 4 giugno in un sopralluogo il funzionario arch. Keoma Ambrogio aveva «constatato che oltre la metà del portico di palazzo Rondinelli risulta completamente chiusa alla fruizione pubblica con pannelli in legno o mdf alti oltre 250 cm agganciati alle colonne del portico con fasce di nylon (per controventamento) con due porte di accesso agli estremi corti con scritto “divieto di accesso ai non autorizzati”; oltre alla presenza al di sotto del portico di un gazebo di circa 3×3 m di larghezza, si nota il posizionamento di fili con lampadine che ornano lo spazio intercluso e che risultano tese alle catene del portico; non avendo la possibilità di osservare l’interno si presuppone che siano allestiti arredi per il catering; si è infine rilevato che il portico è altresì occupato da merce in fase di spostamento». Nei giorni successivi, il portico sarà occupato integralmente dal backstage/hospitality.

Sempre nella stessa lettera al Comune del 9 giugno, la Soprintendenza aggiunge di aver «messo in campo ogni possibile misura di piena collaborazione nel concedere l’uso nonostante la manifestazione fosse ormai programmata ben prima della richiesta di concessione avanzata in prima battuta erroneamente dall’associazione e successivamente riproposta dal Comune».

ANCORA PIÙ SPAZIO PUBBLICO OCCUPATO

E nella stessa missiva, la Soprintendente segnala altre importanti irregolarità nell’area concerto: la torretta di regia che passa «da 240 mc a ben 1325 mc» (metri cubi); «vengono proposte, oltre le due torri delay (per il controllo della diffusione dei suoni, ndr) già concesse, 2 nuove torri Europoint (per il sostegno delle apparecchiature, ndr) da 40×40 H6.5m con relativa zavorra in cls (calcestruzzo, ndr) armato alla base, un’area che normalmente viene poi resa libera alla fruizione nei giorni di non uso e che così risulta ulteriormente occupata; il palco viene dichiarato uguale a quanto concesso e uguale all’edizione 2025, ma dalla planimetria si evince che sono aggiunte 2 file di moduli sul retro; l’area bar ad ovest dell’obelisco nella concessione ha 6 gazebo, mentre nell’integrazione ne presenta 10 di pari entità, quindi con un aumento di 4 gazebo, in un’area che normalmente viene poi resa libera alla fruizione nei giorni di non uso e che così risulta ulteriormente occupata; sul perimetro est dell’invaso vengono proposti 2 production truck ovvero dei camion di quasi 20 metri; 14 monoblocco 6×2,4m e un monoblocco area doccia in area retropalco vengono proposti in vari angoli verdi nella zona est della piazza, al di sopra dell’invaso con definizioni quali “produzione locale”, “produzioni varie”, “MC2”; altri 2/3 volumi di nuova proposta sono attestati di fianco all’area “Cella frigo” lungo via Cortile di fronte al portico di palazzo Rondinelli; per l’area del sottoportico di palazzo Rondinelli, il cui uso è stato negato dalla prescrizione della ns nota n. 8046/2026 sopra citata, si cambia dalla destinazione d’uso “camerini – ufficio” a destinazione d’uso “catering prod. Locale – catering artisti + MC2” confermando l’interdizione dell’intero portico alla fruizione pubblica». Insomma, una piazza che non dovrebbe essere occupata viene occupata…ancora di più.

PARCHEGGI FOLLI

Un altro aspetto è nella sopracitata lettera che la Soprintendenza invia al Comune di Ferrara il 21 maggio; in essa scrive: «rilevata la nuova richiesta, rispetto all’edizione 2025, di utilizzo dell’area verde di proprietà della provincia di Ferrara collocata tra le vie Leopardi e Orlando furioso (a ridosso delle Mura, vicino al liceo Roiti, ndr), premesso che la richiesta dovrebbe pervenire a nome del titolare dell’area, ovvero la provincia di Ferrara, o dal Comune in possesso di delega formale, tenuto conto altresì che l’area sorge al di sopra dei resti archeologici della villa di Belvedere e che tale area e che un uso a parcheggio, ancorché temporaneo, risulterebbe un precedente grave nella tutela del sitosul quale negli anni questo Ufficio si è speso, in collaborazione con Codesta Amministrazione, per attività di ricerca archeologica, non si concede l’uso a parcheggio dell’area suddetta». Ma i posti auto in questo parcheggio il Comune li aveva disposti alla prenotazione on line (su “Park for fun”) almeno dallo scorso aprile. 

E come parcheggio è stata usata domenica 14 giugno – ancora una volta – l’area nel cimitero della Certosa.

LA CRITICA DEL 2022

Infine, ricordiamo come nel maggio 2022, in risposta all’Associazione Butterfly, la Soprintendenza (allora presieduta da Alessandra Quarto), diede un giudizio netto sul progetto di concerti di quel tipo in p.zza Ariostea; ecco alcuni stralci: «appare evidente che l’utilizzo, per finalità di tipo “privato”, di uno spazio urbano connotato da una valenza identitaria tanto marcata (…) può essere ritenuto ammissibile solo a condizione che esso non snaturi, per modalità di esercizio e per finalità perseguite, la valenza culturale della grande piazza/giardino rinascimentale». «Ed invece, nella presente fattispecie, è da rilevare che l’utilizzo “privato” che viene ipotizzato per la concessione in uso di Piazza Ariostea non si raccorda in alcun modo con la valenza del luogo come testimonianza dell’identità e della storia cittadina». (…) nulla è pensato e dislocato in modo tale da consentire agli spettatori di avere un qualsiasi rapporto con il luogo che non sia di mera fruizione utilitaristica e strumentale dello stesso: una anonima “location scelta solo in funzione della spazialità che offre per facilitare l’afflusso e la permanenza degli spettatori. Anche l’elemento centrale della piazza, la colonna sormontata dalla statua di Ariosto, è totalmente negletta». Intervenne poi il Ministero della Cultura (allora guidato da Dario Franceschini) che mise a tacere la Soprintendenza. Da allora, la piazza e il portico sono diventati terra di saccheggio.

Andrea Musacci

Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 19 giugno 2026

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Non solo scuola: il progetto per mamme straniere all’Addolorata

18 Giu

Il progetto “MADRI A SCUOLA” ideato dalla Papa Giovanni XXIII con l’aiuto di Migrantes, diocesi e parrocchia:oltre 30 mamme da Paesi diversi studiano l’italiano mentre i bimbi giocano nell’aula a fianco. Ma non solo: imparano i servizi digitali, studiano per la patente, imparano ad andare in bici.E vengono aiutate per cibo, vestiti e passeggini. Ecco il racconto delle volontarie e di alcune madri

di Andrea Musacci

Siamo a Ferrara, in zona GAD. Questo quartiere, ormai da molti anni divenuto simbolo – per una certa narrazione – solo di degrado e delinquenza, nasconde tesori inimmaginabili. Storie che crescono nell’amicizia, relazioni che germogliano e contaminano cuori, vite, che attecchiscono nel quotidiano. 

Una rete solidale che vede anche la parrocchia dell’Addolorata, proprio di fianco allo stadio, al centro di un progetto speciale: “Madri a scuola”. Progetto nato nel 2023 per favorire l’integrazione di donne immigrate scarsamente scolarizzate con figli in età prescolare (0-6 anni). Un desiderio di alcune donne italiane che si è concretizzato grazie al coordinamento della Comunità Papa Giovanni XXIII, col contributo finanziario della Fondazione Migrantes e l’appoggio della nostra Arcidiocesi e della parrocchia stessa (guidata da don Paolo Semenza, dal diacono Marco Cortesi e dalla moglie Alessia Pritoni, coppia che vive in parrocchia assieme ai suoi sette figli). Lo scopo, appunto, è di dare una risposta concreta al bisogno di competenze linguistiche di base in italiano, di informatica e di relazioni sociali per madri straniere e contemporaneamente di accudimento educativo dei loro piccoli. Due mattine alla settimana, oltre 30 mamme straniere da settembre a giugno si trovano nei locali della parrocchia. Un grande aiuto per loro, che devono farsi carico dei figli non inseriti nei nidi o nelle scuole dell’infanzia.

Fabrizia Bovi – della parrocchia cittadina di Sant’Agostino – è una delle promotrici del progetto assieme a Piera Murador (Comunità Papa Giovanni XXIII). «In passato, per 15 anni – ci spiega Fabrizia – sono stata insegnante di sostegno a scuola e ho lavorato al Centro Bambini e Famiglie “Elefante blu”. Nel 2022 abbiamo capito che molte donne non potevano “permettersi” di imparare l’italiano perché madri di figli piccoli. Le ultime tra le ultime, insomma. Abbiamo stilato un piccolo progetto, trovato la disponibilità della sede qui all’Addolorata, oltre al sostegno della Migrantes e della diocesi. E con l’aiuto di tante persone, che han donato giochi, quaderni, penne, mentre altri oggetti li abbiamo acquistati».

E poi arrivano le prime mamme straniere e tante altre raggiunte col passaparola o tramite il Centro Donna Giustizia, Caritas, l’ASP. Così, dal 2023 a oggi le madri studentesse sono raddoppiate. E ogni anno c’è molto ricambio. Ad essere aumentate sono anche le volontarie (quasi tutte donne, pochi gli uomini, per aiuti tecnici) che si sono offerte per fare le insegnanti o le educatrici per i bambini: donne provenienti dalla parrocchia, dal CPIA, dal CSV, o studentesse, ex insegnanti in pensione. Al piano superiore della parrocchia sono quattro le aule a disposizione delle lezioni, due per le mamme e due per i loro bambini. Nelle prime, sono presenti anche due Lim (le lavagne interattive multimediali) e l’insegnamento dell’italiano comprende un livello base e uno avanzato.

E poi vi è la collaborazione col Dipartimento di Informatica dell’Università di Ferrara che ha donato 9 postazioni computer, collocate in un’aula al pian terreno. Così, l’anno scorso si è svolto anche un corso di alfabetizzazione digitale (corso base di informatica), mentre nell’anno scolastico appena concluso le donne sono state aiutate anche nello studio per avere la patente per l’auto. Un altro aspetto fondamentale per la loro autonomia. Inoltre, un volontario dell’Emporio solidale “Il Mantello” le aiuta per alcune operazioni digitali, come ad esempio la procedura per avere lo SPID o il Fascicolo Sanitario Elettronico. E le volontarie le aiutano per l’iscrizione dei bambini all’asilo o a scuola. «Cerco anche di capire – aggiunge Fabrizia – se qualche bambino ha bisogno di un aiuto particolare a livello relazionale e dell’apprendimento». Si realizzano anche laboratori e incontri di “alfabetizzazione sociale” su tematiche specifiche con volontarie/i esperti nell’area sociosanitaria, dell’educazione finanziaria (con esperti di Banca Etica e dell’Emporio solidale “Il Mantello”), della cittadinanza e della legalità, per la conoscenza del territorio ferrarese e della sua storia attraverso visite a musei, partecipazione a spettacoli teatrali e film. Vi è poi il “Language cafè”, momento di ristoro in cui sorseggiando bevande tipiche si cerca di conversare in italiano. Fondamentale è l’avvio alla comprensione della lingua italiana e alla produzione verbale anche per i piccoli, attraverso canzoni, filastrocche, piccole narrazioni e un primo incontro con il libro avviato in collaborazione con la Biblioteca Ragazzi. Ma il progetto non è solo educativo: «nel tempo, siamo diventati anche un centro di ascolto – ci spiegano le volontarie -, raccogliamo i bisogni, le necessità di queste donne, e diamo loro anche qualche aiuto alimentare, vestiti e passeggini, o le accompagniamo al Centro per l’impiego».

Piera Murador è, come accennato, l’ideatrice del progetto insieme a Fabrizia Bovi, ed ex docente al CPIA: «abbiamo fatto anche una convenzione con una classe quinta del Liceo Carducci per l’alternanza scuola-lavoro, venti fra studenti e studentesse», ci spiega. «E grazie al progetto “Semi di volontariato” assieme al CSV Terre Estensi, siamo andati in alcune classi della scuola Boiardo per presentare il nostro progetto, e una loro classe prima è venuta qui nelle nostre aule». Infine, a settembre prenderà il via un corso per insegnare alle mamme straniere ad andare in bicicletta, corso reso possibile grazie a una convenzione con FIAB, mentre le bici verranno regalate dalle volontarie della scuola.

Una di queste è Ilaria Pasti: «ho iniziato nel febbraio 2025 e insegno italiano», ci racconta. «In passato sono stata insegnante alla primaria Tumiati, IC Perlasca. Sono in pensione da settembre 2024. Queste donne hanno un grande entusiasmo, una grande energia, uno spirito vitale che le permette non solo di padroneggiare sempre meglio la nostra lingua, ma anche di crearsi sempre nuove amicizie: sono molto unite fra di loro. È un’esperienza davvero molto bella, questa, sono persone ricche di qualità. E sorridono sempre, questo aspetto mi ha colpito molto. Queste ragazze si confidano con me e con le altre insegnanti, si sono aperte sempre di più, nel tempo».

Incontro poi una di loro, Loveline, ragazza nigeriana, lì con la sua bimba, Chiagoziem, di quasi 4 anni. «Sono arrivata in Italia 7 anni fa – mi racconta – ho raggiunto mio marito che era qui da 10 anni. Ho studiato due anni al CPIA, poi sono venuta qui, ho iniziato lo scorso settembre. Mi trovo bene, le insegnanti sono brave e sono nate alcune amicizie con altre ragazze nigeriane. L’anno prossimo tornerò in questa scuola: ora mi sento molto più italiana».

Poi conosco Linda, anche lei nigeriana, e la sua bimba Confidence. Linda ha conosciuto Loveline proprio qui, in questa scuola. In Italia dal 2014, mi dice di essere molto contenta di aver fatto questa esperienza all’Addolorata. Infine, si avvicina Prisca, presente con la sua bimba Chiara. Ha una storia difficile alle spalle, Prisca, ma qui sta rinascendo. Un nome italiano, quello della piccola, perché lo scorso novembre la mamma l’ha fatta battezzare proprio qui nella chiesa dell’Addolorata, dove ogni domenica si reca per partecipare alla Messa. E Chiara l’ha scelto perché è il nome della prima persona che l’ha affiancata e aiutata in questa scuola. Prisca è una delle tre nigeriane cattoliche mentre le altre sono cristiane evangeliche, e molte sono le “alunne” islamiche. Altre donne vengono da Gambia, Sierra Leone, Bangladesh, Marocco, Ucraina, Pakistan, Senegal, Camerun, Costa d’Avorio, Albania…

Qui, in questa realtà ecclesiale, in un quartiere considerato da molti “malfamato” han trovato un’altra famiglia, un gruppo di amiche che offre un servizio fondamentale per la loro integrazione e indipendenza, per non sentirsi più a disagio nella relazione con gli “indigeni”, per strada, negli uffici, nei negozi, nei colloqui con gli insegnanti dei loro piccoli, nei colloqui di lavoro che devono affrontare. La pace si costruisce anche così.

Contatti: cell.: 349 197 2819 (Piera Murador) – mail: madriascuola@gmail.com

Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 19 giugno 2026

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