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«A quanto e a che cosa sono disposto a rinunciare per dimostrare che ciò in cui credo è vero?»

2 Ott
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Gianfranco Amato a Cento

“Famiglia: creazione dell’uomo o progetto di Dio?” è il titolo dell’incontro pubblico svoltosi la sera di giovedì scorso, 29 settembre, al Centro Pandurera di Cento. Gianfranco Amato, Presidente dei “Giuristi per la vita” e Segretario Nazionale del “Popolo della Famiglia” ha relazionato per alcune ore davanti a circa un centinaio di persone, per questo incontro organizzato dalla Zona Pastorale della Città di Cento in collaborazione con Giuristi per la vita, Popolo della Famiglia, ProVita, Circolo La Croce di Cento, Vita è, Il Timone.

«Siamo all’attacco finale alla famiglia», ha esordito l’avv. Amato. Per mettere subito alcuni paletti precisi, innanzitutto «la famiglia non è il frutto di una moda, di una teoria o di una dottrina religiosa, ma è un dato pregiuridico e prepolitico, e quindi è sottratto alla disponibilità del potere umano. La famiglia è un dato strettamente correlato alla natura dell’uomo», è un progetto di Dio, qualcosa quindi che preesiste a qualsiasi ordinamento civile, statale, religioso (anche cristiano).

Se è vero, infatti, che il cristianesimo propone una visione integrale e piena riguardo alla famiglia e al matrimonio, è anche vero che civiltà e culture precristiane, seguendo la ragione aderente alla natura, già possedevano una concezione corretta di famiglia. Nella cultura ebraica, in quelle romana e greca antiche, infatti, è già presente l’idea di famiglia come «formazione naturale formata da madre, padre e figlio/figli, e intesa come cellula base della società. Anche per questo – ha proseguito il relatore – ogni qual volta nella storia si è cercato di attaccare la famiglia, i tentativi sono sempre falliti». Basti pensare, ad esempio, alle teorizzazioni del bolscevismo russo, in particolare del leninismo.

Due testi fondamentali del vivere civile moderno riprendono la concezione naturale della famiglia. L’articolo 16 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo recita: “La famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato”. La stessa Costituzione della Repubblica italiana all’articolo 29 spiega come “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”. Durante i lavori dell’Assemblea Costituente, Aldo Moro spiegò che la famiglia è “un ordinamento autonomo dallo Stato”, Giorgio La Pira che è “un ordinamento di diritto naturale”, e Mortati parlò dell’“autonomia originaria della famiglia”.

Venendo al presente, la famigerata legge Cirinnà, ha spiegato Amato, istituisce di fatto, al di là del nome, il matrimonio omosessuale. Ad esempio, nell’art. 29 si parla addirittura di “vita famigliare”. Alcune conseguenze di questa legge, oltre agli effetti pedagogici caratteristiche di ogni atto legislativo, saranno che nei moduli di autodichiarazione vi saranno solo le indicazioni “genitore 1” e “genitore 2”, e che nell’educazione civica presente nel percorso scolastico si dovrà parlare anche di matrimonio omosessuale.

Il discorso si è, quindi, inevitabilmente spostato sulle varie forme dell’ideologia gender, che tende a relativizzare tendenzialmente all’infinito la naturale divisione dei sessi, proponendo una sessualità totalmente fluida, priva di alcuna strutturazione biologica, ma lasciata integralmente in balia dei desideri, degli errori, dei capricci del momento.

Papa Francesco anche ieri, 1° ottobre, durante l’incontro con i sacerdoti, i religiosi e le religiose nella Cattedrale di S. Maria Assunta a Tbilisi, ha spiegato come oggi «un grande nemico» del matrimonio sia «la teoria del gender. Oggi c’è una guerra mondiale per distruggere il matrimonio…ma non si distrugge con le armi, si distrugge con le idee», sono le «colonizzazioni ideologiche che distruggono»: perciò occorre «difendersi dalle colonizzazioni ideologiche».

Colonizzazioni che avvengono, ad esempio, in molteplici programmi tv (uno per tutti, “Bambine transgender” sul canale Real Time) o attraverso molti libri di testo per asili e scuole materne (per fare alcuni esempi, “Più ricchi di un re”, “Perché hai due papà?”, “Io sono un cavallo”, “Nei panni di Zaff”).

Forte è la tentazione di cedere al pessimismo, alla paura ma, come diceva don Bosco, “se Dio è con noi, siamo la maggioranza”. In ogni caso, chiunque non intende abdicare all’uso della ragione e alla difesa della Verità, ha concluso Amato, deve chiedersi: «A quanto e a che cosa sono disposto a rinunciare per dimostrare che ciò in cui credo è vero?»

Andrea Musacci

“Un’altra sfida emerge da varie forme di un’ideologia, genericamente chiamata gender, che «nega la differenza e la reciprocità naturale di uomo e donna. Essa prospetta una società senza differenze di sesso, e svuota la base antropologica della famiglia. Questa ideologia induce progetti educativi e orientamenti legislativi che promuovono un’identità personale e un’intimità affettiva radicalmente svincolate dalla diversità biologica fra maschio e femmina. L’identità umana viene consegnata ad un’opzione individualistica, anche mutevole nel tempo». E’ inquietante che alcune ideologie di questo tipo, che pretendono di rispondere a certe aspirazioni a volte comprensibili, cerchino di imporsi come un pensiero unico che determini anche l’educazione dei bambini. Non si deve ignorare che «sesso biologico (sex) e ruolo sociale-culturale del sesso (gender), si possono distinguere, ma non separare». D’altra parte, «la rivoluzione biotecnologica nel campo della procreazione umana ha introdotto la possibilità di manipolare l’atto generativo, rendendolo indipendente dalla relazione sessuale tra uomo e donna. In questo modo, la vita umana e la genitorialità sono divenute realtà componibili e scomponibili, soggette prevalentemente ai desideri di singoli o di coppie». Una cosa è comprendere la fragilità umana o la complessità della vita, altra cosa è accettare ideologie che pretendono di dividere in due gli aspetti inseparabili della realtà. Non cadiamo nel peccato di pretendere di sostituirci al Creatore. Siamo creature, non siamo onnipotenti. Il creato ci precede e dev’essere ricevuto come dono. Al tempo stesso, siamo chiamati a custodire la nostra umanità, e ciò significa anzitutto accettarla e rispettarla come è stata creata”.

(Papa Francesco, Amoris Laetitia, punto 56)

«Il ddl sulle unioni civili? Istituisce i matrimoni omosessuali (adozioni a parte)». Parola dei movimenti LGBT

27 Feb

Monica Cirinnà, ad Agorà, su RAI3: «Un ddl sulle adozioni per le coppie omosessuali è quasi pronto. Verrà incardinato alla Camera, dove i numeri sono sicuri, in modo che arriverà al Senato blindato».

12743485_1284736204876984_7839631049692914849_nIn attesa dell’incontro pubblico di domani che vedrà protagonista Mons. Krzysztof Charamsa, ieri pomeriggio in Sala Estense si è svolto il primo evento del Festival TAG, organizzato dai vari movimenti LGBT cittadini. Erano presenti sul palco Flavio Romani, presidente nazionale Arcigay, Camilla Seibezzi, rappresentante delle Famiglie Arcobaleno e responsabile comitato scientifico “Possibile”, Luca Morassutto, avvocato di Articolo29 e Benedetto Zacchiroli, consigliere comunale PD Bologna.
L’incontro, se non per altro, è stato utile a far capire a molti, non ancora convinti, che il nuovo ddl sulle unioni civili approvato in Senato istituisce di fatto i matrimoni anche per le coppie omosessuali (salvo l’adozione dei minori, almeno per ora, che i presenti si sono rammaricati non fosse presente nel ddl).
Zacchiroli, ad esempio, ha spiegato come «in questa legge è previsto il rito: fra due mesi nella Sala degli Arazzi [del Municipio di Ferrara, ndr] ci saranno matrimoni tra due gay o tra due lesbiche».

Il testo, infatti, recita:
Art. 2. Due persone maggiorenni dello stesso sesso costituiscono un’unione civile mediante dichiarazione di fronte all’ufficiale di stato civile ed alla presenza di due testimoni.
Art. 3. L’ufficiale di stato civile provvede alla registrazione degli atti di unione civile tra persone dello stesso sesso nell’archivio dello stato civile.

«Nella legge – ha proseguito Zacchiroli – c’è il concetto di famiglia. Ora anche le ragazze e i ragazzi omosessuali di 14, 16 anni possono pensare di sposarsi in futuro. Con questa legge, al di là del nominalismo, c’è il matrimonio, che quindi ora non è più un desiderio, ma un fatto».
Per Morassutto, a parte il discorso sulle adozioni dei figli, «c’è tutto, davvero tutto del matrimonio. Addirittura nella legge si parla di “vita familiare”».

Vediamo cosa dice il testo:
Art. 10. Mediante dichiarazione all’ufficiale di stato civile le parti possono stabilire di assumere, per la durata dell’unione civile tra persone dello stesso sesso, un cognome comune scegliendolo tra i loro cognomi. La parte può anteporre o posporre al cognome comune il proprio cognome, se diverso, facendone dichiarazione all’ufficiale di stato civile.
Art. 12. Le parti concordano tra loro l’indirizzo della vita familiare e fissano la residenza comune; a ciascuna delle parti spetta il potere di attuare l’indirizzo concordato.
Art. 20. Al solo fine di assicurare l’effettività della tutela dei diritti e il pieno adempimento degli obblighi derivanti dall’unione civile tra persone dello stesso sesso, le disposizioni che si riferiscono al matrimonio e le disposizioni contenenti le parole «coniuge», «coniugi» o termini equivalenti, ovunque ricorrono nelle leggi, negli atti aventi forza di legge, nei regolamenti nonché negli atti amministrativi e nei contratti collettivi, si applicano anche ad ognuna delle parti dell’unione civile tra persone dello stesso sesso. La disposizione di cui al periodo precedente non si applica alle norme del codice civile non richiamate espressamente nella presente legge, nonché alle disposizioni di cui alla legge 4 maggio 1983, n. 184. Resta fermo quanto previsto e consentito in materia di adozione dalle norme vigenti.

Andrea Musacci

Sentinelle, Martinucci contento: faremo il bis il prossimo ottobre

30 Giu

IMG-20140629-WA0014Dopo un’ora passata a discutere con chi contestava l’iniziativa, Carlo Martinucci, portavoce delle “Sentinelle in piedi” si dichiara contento per le circa 150 persone presenti ma “dispiaciuto per le interferenze alla veglia”, in quanto “è fastidioso che qui come in altre città italiane le Sentinelle non possano manifestare liberamente, senza essere disturbate”. Martinucci ci riferisce che alcuni dei giovani che hanno disturbato la veglia “mi hanno esplicitamente detto che considerano omofobo chi come noi crede che l’unico matrimonio sia quello tra un uomo e una donna ed è contrario all’adozioni per coppie gay”.

Ciò, continua Martinucci, è un esempio concreto dei rischi che il ddlIMG-20140629-WA0006 Scalfarotto può portare in termini di libertà d’espressione, “ddl che quindi serve solo a tacere chi la pensa come noi”. Le Sentinelle quindi anche a Ferrara “danno fastidio a molti, nonostante noi stessi condanniamo da sempre ogni forma di violenza nei confronti degli omosessuali”. Nella nostra città, conclude Martinucci, il prossimo appuntamento con le Sentinelle sarà probabilmente ad ottobre.

 

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara del 29 giugno 2014

Dopo le polemiche, alle 18 la silenziosa protesta delle Sentinelle

28 Giu

10456017_810812315629910_1805692632478295370_nProprio un anno fa, il 25 giugno, in Francia nasceva una nuova forma di resistenza non-violenta, quella dei “Veilleurs Debout” (Vigilanti in piedi), in opposizione alla  legge Taubira del Governo Hollande che equipara i matrimoni omosessuali a quelli eterosessuali. Da luglio 2013 questo “metodo” o “stile” di protesta, come lo definiscono gli organizzatori, ha invaso anche le piazze di molte città italiane, traducendosi nelle “Sentinelle in piedi”. Oggi dalle 18 alle 19 questa forma di protesta avrà luogo anche in p.zza Trento e Trieste a Ferrara. Le persone che aderiscono a questa rete apartitica e aconfessionale – normali cittadini di ogni età ed estrazione sociale – sostano in piedi, in silenzio e a distanza di due metri l’uno dall’altro, spesso leggendo un libro. In particolare, le veglie delle “Sentinelle in Piedi” nascono in difesa della libertà di espressione messa in discussione dal ddl Scalfarotto, già approvato dalla Camera e ora al Senato. “Presentato come necessario per fermare atti di violenza e aggressione nei confronti di persone con tendenze omosessuali, il testo – dicono gli organizzatori – è invece fortemente liberticida in quanto non specifica cosa si intende per omofobia lasciando al giudice la facoltà di distinguere tra un episodio di discriminazione e una semplice opinione”. Solamente facendo rifermento ad un modello di famiglia fondato sull’unione tra un uomo ed una donna, o essendo contrari all’adozione di bambini da parte di coppie formate da persone dello stesso sesso, si rischia, nel caso il ddl diventi legge, di essere denunciati e incarcerati fino a un anno e sei mesi di carcere.

Andrea Musacci

(Foto della veglia di Roma tratta dalla pagina Facebook “Sentinelle In Piedi”)