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Kabarettiamo, risate a favore dell’IBO

27 Apr

logo IBO Italia

A volte basta far ridere per aiutare persone e popolazioni che vivono in condizioni di estrema povertà. È questo lo spirito che anima “Kabarettiamo. Ridere fa bene…e fa del bene!”, lo spettacolo a fini benefici in programma martedì prossimo, presentato ieri nella Sala degli Arazzi, promosso da IBO Italia e organizzato da Stileventi Group. L’evento vedrà alternarsi sul palco diversi comici: Paolo Franceschini, Duo Torri, Franz & Nico, Domenico Lannutti, Enrico Zambianchi, Max Pieriboni, quest’ultimo l’unico non emiliano e protagonista del programma tv “Colorado”. L’incasso della serata sarà interamente devoluto a favore di IBO Italia, per il progetto Cooper-attiva che, come ha spiegato Sonia Santucci, “vuole rafforzare sette cooperative artigianali dell’Ecuador che lavorano il legno, composte da ragazzi poveri tra i 16 e i 30 anni”, e che verranno aiutate tramite corsi di formazione e l’acquisto di macchinari. Leonardo Punginelli, responsabile Ufficio Giovani Artisti del Comune di Ferrara, ha ricordato come la città sia tradizionalmente “ricca di appuntamenti che uniscono cultura e attenzione al sociale”. A presentare la serata ci sarà la “strana coppia” Roberto Ferrari e Corrado Boldi, i quali hanno spiegato come sia importante “sfatare il mito che il cabaret debba essere solo quello televisivo” e che ”nel pre-show verrà proiettato sul grande schermo un numero di cellulare al quale il pubblico potrà inviare sms o messaggi con WhatsApp”, che verranno letti durante la serata. La scelta di Emilbanca come sponsor non è stata casuale, dati i valori che l’accomunano con IBO. Il Vice Direttore Generale Camazzini e Rita Montanari, Direttrice della filiale di Ferrara, hanno sottolineato come questo progetto sia “un tassello di un mosaico ben più ampio e faccia parte del dna di Emilbanca”.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 27 aprile 2013

L’incontro: storie di popoli tra eresie, libri proibiti e stregoneria, alla Festa del Libro Ebraico

27 Apr

storie condivise

Dal tema del complesso rapporto tra ebraismo e cristianesimo nell’età moderna è partito l’incontro di ieri mattina al Chiostro di San Paolo, “Storie condivise: ebrei e cristiani tra eresia, libri proibiti e stregoneria”. Il dibattito, che fa parte delle iniziative in occasione della Festa del Libro Ebraico, è partito dall’analisi del testo di Marina Caffiero, dell’Università La Sapienza di Roma, “Legami pericolosi. Ebrei e cristiani tra eresia, libri proibiti e stregoneria. Cristiana Facchini, dell’Università di Bologna, ha spiegato come nel testo venga affrontata la storia degli ebrei in Italia tra XVI e XVIII secolo. Forte era la censura cattolica nei confronti dei testi della tradizione ebraica in questo periodo. L’ebreo, di conseguenza, veniva associato all’eretico, e l’ossessione dei censori era rivolta soprattutto verso il cabalismo, la magia e la superstizione. “La censura non riuscì comunque del tutto a cancellare la cultura ebraica in Italia, e il dialogo tra ebraismo e cattolicesimo”, ha aggiunto Serena Di Nepi, dell’Università La Sapienza di Roma. L’ebreo nell’Italia dell’età moderna non poteva essere considerato uno straniero, un estraneo, in quanto gli ebrei “fanno prepotentemente parte della storia italiana”. Importante è dunque, più in generale, la riflessione sul concetto, più che mai antistorico, di “straniero”. Oltre all’autrice sono intervenuti anche Adelisa Malena, dell’Università Ca’ Foscari di Venezia e Giacomo Todeschini, dell’Università di Trieste.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 27 aprile 2013