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Bambini disabili, ecco il progetto IBO in Tanzania

17 Ott
La presentazione dell’11 ottobre a Casa IBO

Presentato a Ferrara l’11 ottobre: inclusione scolastica e sociale per centinaia di bambine e bambini con disabilità, da sempre considerati “scarti”. I sei tanzaniani a Ferrara e la storia di riscatto di Mage, Vicky e Ageni

di Andrea Musacci

Abbandonati lungo il ciglio di una strada polverosa o reclusi a vita in casa, quando non uccisi. È questo il tragico destino di tante bambine e bambini con disabilità in Tanzania, dove la povertà e disumane credenze popolari hanno ridotto a un inferno la vita di queste persone considerate “scarti”.

È di loro che si occupa il progetto “No One Left Behind” realizzato da IBO Italia, e presentato nella sede di via Boschetto a Ferrara nel pomeriggio dello scorso 11 ottobre, alla presenza di una delegazione di sei tanzaniani coinvolti nel progetto. Progetto (finanziato anche grazie all’8×1000 alla Chiesa Cattolica) che ha come obiettivo il rispetto dei loro diritti e la loro accessibilità ai servizi delle scuole primarie (6-13 anni) e riabilitativi nel distretto di Iringa, nel Paese dell’Africa orientale celebre, soprattutto, per il Kilimangiaro e l’isola di Zanzibar. Area con oltre 400mila abitanti (più della metà sotto i 19 anni) che comprende una zona urbana e una rurale (dove vive il 78% della popolazione), a dieci ore di macchina dalla costa e dalla capitale Dar es Salaam. Ben il 7,8% dell’intera popolazione ha una disabilità, il 3% della popolazione in età scolare, di cui la maggior parte è esclusa dai servizi scolastici.

Dopo i saluti dell’Assessora del Comune di Ferrara Dorota Kusiak, Federica Gruppioni e Paola Ghezzi hanno presentato il progetto coordinato da quest’ultima, scritto e presentato all’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo nel 2018 e approvato e avviato l’anno successivo. La pandemia, naturalmente, lo ha rallentato, ma non fermato. La conclusione è prevista ad aprile 2023.

Il contesto di povertà

I volontari di IBO si trovano ad operare in un contesto in cui, soprattutto nei villaggi, le persone non accettano la disabilità. In passato, ma ancora in parte oggi, in Tanzania una famiglia è rispettata solo se ricca e con tanti figli, quest’ultimi sinonimo, secondo questa mentalità, di ulteriori guadagni, braccia in più per lavorare. Se queste “braccia” non sono abili a svolgere determinate mansioni, vengono considerate “maledette”: la persona disabile è considerata inutile, e quindi va emarginata. A ciò si sovrappongono elementi di superstizione, come la credenza che il malocchio di vicini o famigliari fosse la causa della disabilità. I bambini, quindi, fino a non molti anni fa erano nascosti dalle famiglie. Erano come invisibili, quando non venivano  soppressi, com’era in uso nella tribù Masai, dove le famiglie, dopo aver ucciso il bambino, cambiavano anche casa. In altri casi, i bambini venivano abbandonati nei boschi, facili prede di bestie feroci.

C’è voluto tempo, quindi, perché molte famiglie non considerassero inutile portare i propri bambini con disabilità a scuola. Ora, per legge, tutte le scuole devono accettare questi piccoli. Ma, come sempre, la legge è necessaria ma non sufficiente: tocca alle persone e alle comunità renderla concreta.

Le fasi del progetto

Questo contesto, com’è normale, portava a una totale impreparazione di insegnanti, presidi e personale scolastico sul tema dell’inclusione di queste bambine e bambini, oltre ad ambienti di studio non accessibili. 

Il progetto “No One Left Behind” si svolge in tre fasi. Innanzitutto, quella della formazione dello staff scolastico, già conclusa: ad oggi, sono stati formati circa 150 insegnanti, con corsi settimanali di base e successivamente un periodo di formazione nelle scuole. Secondo, l’abbattimento delle barriere architettoniche e la costruzione di ambienti per questi ragazzi, come il dormitorio per bambine e ragazze nella scuola primaria di Kipera, prima costrette a dormire in letti a castello montati nelle classi. Infine, la campagna di sensibilizzazione per genitori con bimbi con disabilità e per l’intera collettività.

Gli attori: i sei tanzaniani in visita a Ferrara

Presenti in Italia per la visita-studio dall’8 al 21 ottobre, sei protagonisti (tre donne e tre uomini) di questo progetto, tutti provenienti dal Distretto rurale o da quello urbano di Iringa: Peter Edmond Fussi, Responsabile dell’istruzione del Consiglio distrettuale di Iringa, che comprende 158 scuole primarie, di cui 5 private, per un totale di 74064 studenti; Wilfred Makaranga Mattu, Responsabile dell’istruzione per studenti con bisogni speciali, con 441 bimbi disabili delle primarie coinvolti, e 53 nelle secondarie; Faines Seti Mteleka, Dirigente scolastica della scuola primaria di Kipera, che accoglie 683 studenti, di cui 97 con disabilità fisica, cognitiva o di altro tipo; Esther Charles Mtendeule, insegnante per studenti con bisogni speciali nella primaria di Tanangozi, con 856 ragazzi, di cui 25 con disabilità; Mary Aidano Semaganga, insegnante per studenti con bisogni speciali nella primaria di Sabasaba, con 500 studenti, di cui 80 disabili, seguiti da appena 4 insegnanti; Adam John Duma, Direttore dell’Associazione Nyumba ALI a Iringa: «dal 2006 – ha spiegato – abbiamo aperto tre centri diurni per la riabilitazione fisica di bambini con disabilità e per bimbi con disabilità gravi, che quindi non possono essere accolti nelle scuole pubbliche. Uno dei ragazzi che abbiamo seguito, tetraplegico, ora è iscritto a Giurisprudenza».

Fra le altre tappe della visita-studio in Italia, una mattina all’Istituto Vergani Navarra, alla scuola Neruda, alla primaria di San Martino, per poi gli ultimi giorni trascorrerli a Roma, con anche una visita in Vaticano. 

I partner 

Assieme a Nyumba ALI ha collaborato anche l’Università di Ferrara, uno dei partner del progetto. Alfredo Alietti, docente di UniFe e Direttore del Centro di Cooperazione Internazionale dell’Ateneo estense (nato lo scorso luglio), ha spiegato la ricerca svolta nel contesto urbano, dal titolo “Welfare educativo, disabilità e rapporto scuola-famiglia nei distretti urbani di Iringa”, che verrà pubblicata a breve: «abbiamo costruito un questionario poi sottoposto a genitori con figli disabili nelle scuole di Sabasaba e Ipogolo, per sapere quali difficoltà vivono e anche gli aspetti positivi. Successivamente, abbiamo svolto incontri con genitori di bimbi disabili». Questa ricerca sarà una parte di una più ampia che comprenderà anche le zone rurali e altri capitoli.

Caterina Arciprete del Laboratorio ARCO dell’Università di Prato e di quella di Firenze, altro partner, ha spiegato il loro impegno per svolgere una cosiddetta ricerca emancipatoria, svolta cioè da alcuni ragazzi disabili recatisi da 120 famiglie con bimbi disabili, in zone rurali, per capire i loro bisogni. Assieme a questo, ARCO ha promosso un’importante campagna di sensibilizzazione con manifesti, messaggi in radio e spettacoli teatrali. 

A seguire, è intervenuto Luigi Rosso, Responsabile di un altro partner, la Cooperativa “La Città Verde” di Pieve di Cento.

Mage, Vicky e Ageni: tre ragazze-speranza

Bruna Fergnani, Presidente di Nyumba ALI, fondata col marito Lucio e altre persone, ha preso la parola per raccontare il loro impegno in Tanzania e la situazione nel Paese. Sono 230 i bambini con paralisi cerebrali negli anni accolti nei centri di Nyumba ALI ad Iringa, senza contare tutti gli altri.

La storia della loro famiglia è grande fonte di speranza. Bruna e Lucio hanno tre figlie adottive: nel 2003 sul ciglio di una strada in periferia, lei e il marito incontrano Mage, bambina orfana affetta da un ritardo mentale e da qualche problema di deambulazione. Tre anni dopo nasce l’associazione e la casa famiglia costruita per accogliere la ragazza. A lei, nel 2007 si aggiunge Vicky che, svegliatasi dal coma, «vive ora in un mondo tutto suo, troppo bello per essere visto e ancor più per essere capito», scrive Bruna. Poco dopo arriva Ageni, costretta su una sedia a rotelle dagli effetti devastanti della tubercolosi ossea. Ageni, laureata all’Università di Bologna in Tecniche di laboratorio biomedico, nel 2021 è stata assunta dall’ASL di Ferrara per le analisi Covid nell’Ospedale del Delta. 

Una delle tante storie di riscatto, rese possibili grazie a chi non ha considerato “scarti” queste persone.

Pubblicato su “La Voce di Ferrara-Comacchio” del 21 ottobre 2022

La Voce di Ferrara-Comacchio

Da Kicman in Ucraina a Ferrara: Agnese è sempre in prima fila

12 Mag
Agnese Di Giusto

Casco bianco IBO, ha dovuto lasciare per la guerra. Ma qui prosegue il suo servizio

Da alcune settimane Agnese Di Giusto nei locali della parrocchia di S. Maria deiServi a Ferrara tiene corsi di lingua italiana a un gruppo di bambini ucraini dai 5 agli 11 anni d’età, mentre quando la incontriamo sta tenendo la sua prima lezione settimanale ad alcuni adulti (Qui le loro storie: Fra le lacrime si cerca di rinascere: i racconti di tre donne ucraine).

«I bambini hanno tanta voglia di imparare, sono molto curiosi, fanno molte domande», ci spiega Agnese. E non hanno perso la voglia di giocare. «Con gli adulti, invece, all’inizio ero un po’ preoccupata, perché non volevo, durante la lezione, toccare tasti dolenti che potessero intristirle, come ad esempio nell’insegnar loro a dire se sono sposate, o vedove… Ma sono informazioni importanti, che verranno loro chieste quando dovranno fare i documenti».

Pochi ma intensi mesi a Cernivci

Agnese è volontaria come Casco bianco per IBO e fino a febbraio era inserita come volontaria nel Centro riabilitativo per minori disabili “Campanellino” a Kicman, un paesino vicino a Cernivci, nel sud ovest dell’Ucraina, a poca distanza dal confine rumeno. In quella zona del Paese, IBO collabora anche con l’Associazione “Gente buona di Bukovina”.

Ventotto anni, laureata in educazione professionale, Agnese è originaria di Buja, provincia di Udine, dove, oltre a insegnare yoga, prima di iniziare il Servizio civile ha lavorato come educatrice in un Centro per minori stranieri non accompagnati.

A Ferrara, dove prosegue il suo anno di Servizio civile, si occupa principalmente di aiutare lo staff di IBO a organizzare e coordinare la raccolta di beni di prima necessità da inviare a Cernivci per sostenere la comunità locale nel far fronte al grosso numero di sfollati che stanno arrivando dalle zone più colpite del Paese. E a Cernivici, come ci spiega, mancano molti farmaci comuni ed è quasi introvabile l’insulina, in quanto le farmacie non vengono rifornite.

Inoltre, insieme ad Amos, l’altro volontario rimasto appena poche settimane in Ucraina, fa testimonianza nelle scuole, corsi di lingua italiana ad adulti e ragazzi nella sede dell’ADO, mantiene i contatti con “Campanellino” e con Ivan Sandulovich a Cernivci (Qui il suo racconto: Ivan a Cernivci guida la macchina della solidarietà), e regolarmente si coordinano col CSV di Ferrara.

Andrea Musacci

Pubblicato su “La Voce di Ferrara-Comacchio” del 13 maggio 2022

https://www.lavocediferrara.it/

Kabarettiamo, risate a favore dell’IBO

27 Apr

logo IBO Italia

A volte basta far ridere per aiutare persone e popolazioni che vivono in condizioni di estrema povertà. È questo lo spirito che anima “Kabarettiamo. Ridere fa bene…e fa del bene!”, lo spettacolo a fini benefici in programma martedì prossimo, presentato ieri nella Sala degli Arazzi, promosso da IBO Italia e organizzato da Stileventi Group. L’evento vedrà alternarsi sul palco diversi comici: Paolo Franceschini, Duo Torri, Franz & Nico, Domenico Lannutti, Enrico Zambianchi, Max Pieriboni, quest’ultimo l’unico non emiliano e protagonista del programma tv “Colorado”. L’incasso della serata sarà interamente devoluto a favore di IBO Italia, per il progetto Cooper-attiva che, come ha spiegato Sonia Santucci, “vuole rafforzare sette cooperative artigianali dell’Ecuador che lavorano il legno, composte da ragazzi poveri tra i 16 e i 30 anni”, e che verranno aiutate tramite corsi di formazione e l’acquisto di macchinari. Leonardo Punginelli, responsabile Ufficio Giovani Artisti del Comune di Ferrara, ha ricordato come la città sia tradizionalmente “ricca di appuntamenti che uniscono cultura e attenzione al sociale”. A presentare la serata ci sarà la “strana coppia” Roberto Ferrari e Corrado Boldi, i quali hanno spiegato come sia importante “sfatare il mito che il cabaret debba essere solo quello televisivo” e che ”nel pre-show verrà proiettato sul grande schermo un numero di cellulare al quale il pubblico potrà inviare sms o messaggi con WhatsApp”, che verranno letti durante la serata. La scelta di Emilbanca come sponsor non è stata casuale, dati i valori che l’accomunano con IBO. Il Vice Direttore Generale Camazzini e Rita Montanari, Direttrice della filiale di Ferrara, hanno sottolineato come questo progetto sia “un tassello di un mosaico ben più ampio e faccia parte del dna di Emilbanca”.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 27 aprile 2013