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«Sostegno per un tassello importante del Medioevo»: presentato “Cantiere Pomposa”

14 Ott
Un momento della presentazione

Il 7 ottobre presentato “Cantiere Pomposa”: il saluto del Vescovo e l’intervento di Riccardo Piffanelli (Archivio storico diocesano) sul “Fondo San Benedetto”, «custode del passaggio da Pomposa a Ferrara»

 “Cantiere Pomposa” «ci aiuta a valorizzare maggiormente quel gioiello di arte, architettura e storia del monachesimo che è l’Abbazia di Pomposa».

Con queste parole mons. Gian Carlo Perego, Abate di Pomposa oltre che Arcivescovo della nostra Diocesi, ha introdotto i lavori del pomeriggio di studio svoltosi lo scorso 7 ottobre in Biblioteca Ariostea a Ferrara. L’occasione è stata la presentazione del portale dedicato al Monastero di Pomposa, una cornice per studi e ricerche sull’antica fondazione benedettina, un’iniziativa promossa dalla Deputazione provinciale ferrarese di storia patria in collaborazione con Comperio srl. Il “Cantiere” vede avviato un primo progetto, “L’abbazia di Pomposa e le sue scritture. L’archivio e la biblioteca tra X e XII secolo: una ricostruzione virtuale”, per ricostruire virtualmente l’unità originaria dell’archivio e della biblioteca tra X e XII secolo. «Pomposa – ha proseguito mons. Perego –  caratterizza la storia del Delta e dell’intero nostro territorio. È importante che diverse istituzioni collaborino per mettere in luce un tassello così importante della storia medievale. Si tratta, quindi, di un lavoro che merita grande attenzione e sostegno». Presenti in sala anche don Andrea Malaguti (Direttore entrante dell’Archivio storico diocesano), Mauro Fogli (Biblioteca del Seminario vescovile di Comacchio) e Giovanni Lamborghini (Commissione diocesana per l’Arte sacra e i Beni culturali).Dopo il Vescovo, hanno portato i loro saluti Angelo Andreotti (Dirigente Biblioteche e Archivi Comune di Ferrara), Claudio Leombroni (Dirigente Biblioteche e archivi, Servizio Patrimonio culturale Regione Emilia-Romagna), Cesare Bornazzini (Presidente Associazione Caput Gauri) e Franco Cazzola (Presidente della Deputazione provinciale ferrarese di storia patria), che ha anche chiuso i lavori e ricordato due grandi studiosi di Pomposa, mons. Antonio Samaritani e Adriano Franceschini.

Poi via coi vari interventi, fra cui quello di Riccardo Piffanelli dell’Archivio Storico Diocesano di Ferrara-Comacchio, la cui relazione ha redatto insieme a Rachele Zacchini, laureanda dell’Università di Bologna e tirocinante nel nostro Archivio diocesano.

Piffanelli ha illustrato il rapporto esistente fra Pomposa e il cosiddetto “Fondo S. Benedetto” conservato proprio nell’Archivio ubicato in Arcivescovado. Fondo che è «custode del passaggio da Pomposa a Ferrara». «Nel 1553 i benedettini lasciarono Pomposa per trasferirsi nel monastero di S. Benedetto entro le Mura di Ferrara, portandosi con sé il loro archivio», ha spiegato. «Il monastero di S. Benedetto fu soppresso nel 1797 e le sue carte presero strade diverse. A Ferrara esse furono protocollate una ad una secondo una prassi consolidata dell’epoca». Il Protocollo dell’Archivio di questo Monastero, forse del 1799, «sancì ufficialmente la nascita del fondo S. Benedetto all’interno dell’archivio demaniale del Dipartimento Basso Po prima, di quello pontificio poi». Il nostro Archivio storico diocesano «conserva anche gli Atti di Protocollo del Vice Commissariato dei Residui Beni Ecclesiastici e Camerali di Ferrara, da cui è possibile ricavare alcune notizie anche sulla chiesa di S. Benedetto». Proseguendo, «nel 1853 il Ministero delle Finanze del Governo pontificio consegnò il “Grande Archivio dei Residui Beni Ecclesiastici”, fino a quel momento custodito nell’ex Casa dei Teatini, al card. Luigi Vannicelli Casoni, allora arcivescovo di Ferrara». Fu così che il “Fondo S. Benedetto” e le sue carte pomposiane giunsero, insieme ad oltre un centinaio di altri fondi, nel Palazzo arcivescovile dove sono ancora conservati.

Andrea Musacci

Pubblicato su “La Voce di Ferrara-Comacchio” del 15 ottobre 2021

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Antico archivio di Pomposa, le pergamene raccolte nel libro della Mezzetti

12 Ott

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Corinna Mezzetti

Una studiosa ferrarese, Corinna Mezzetti, è l’autrice della monumentale pubblicazione intitolata “Le carte dell’archivio di Santa Maria di Pomposa (932-1050)”, che raccoglie l’edizione delle pergamene appartenute all’antico archivio dell’abbazia di Pomposa. Il volume, uscito lo scorso luglio per i tipi dell’Istituto Storico Italiano per il Medioevo di Roma, ha avuto il sostegno della Deputazione provinciale ferrarese di Storia Patria.

La Mezzetti, archivista presso l’Archivio Storico Comunale, in una ricerca durata circa dieci anni ha studiato, trascritto e commentato più di 200 documenti conservati in diversi archivi della penisola. Il progetto, rielaborato negli anni, riprende la tesi di dottorato discussa a Firenze. «Mons. Antonio Samaritani aveva iniziato questi studi negli anni ’60, ma non era riuscito a portare a termine il codice diplomatico pomposiano. L’ho conosciuto negli anni della laurea, è come se mi avesse lasciato il testimone, per questo ho deciso di dedicare il volume alla sua memoria».

Le pergamene un tempo appartenenti all’archivio pomposiano nei secoli sono andate disperse tra Ferrara, Modena, Milano, Roma e Montecassino, e in parte sono perdute. «Ho tentato di ricostruire l’unità originaria dell’archivio, o almeno l’assetto che questo aveva nel XVIII secolo, cioè prima delle soppressioni napoleoniche degli enti ecclesiastici. In tutto ho raccolto 211 documenti – prosegue la Mezzetti – più della metà conservati in originale. Inoltre, più della metà non sono davvero “pomposiani”, ma riguardano enti di altri territori i cui beni sono entrati nel patrimonio di Pomposa». La tipologia documentaria comprende per la grande maggioranza documenti privati (vendite, donazioni, enfiteusi, testamenti ecc.), ma sono presenti anche documenti imperiali o pontifici.

Il libro sarà disponibile nelle biblioteche e nelle librerie dal mese di ottobre. Il prossimo 20 gennaio verrà presentato in Biblioteca Ariostea alla presenza di Teresa De Robertis e Antonella Ghignoli, mentre la prossima primavera dovrebbe essere presentato a Pomposa con Maria Serena Mazzi. Ma il progetto non termina qui: «il mio sogno – conclude la Mezzetti – è di realizzare altri due volumi con l’edizione dei rimanenti circa 600 documenti, arrivando così all’anno 1200. Inoltre, sarebbe stupendo ricreare virtualmente l’antico archivio pomposiano digitalizzando tutte le pergamene superstiti».

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 12 ottobre 2016