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Carlo Acutis e quel legame con Gesù 

25 Ott

Il 30 ottobre testimonianza della madre a Berra. Appena edite le sue memorie sul figlio da poco Beato

«Essere sempre unito a Gesù, questo è il mio programma di vita». Sono alcune parole di Carlo Acutis, beatificato ad Assisi nell’ottobre 2020.

Figlio primogenito di Andrea Acutis e Antonia Salzano, Carlo nacque a Londra, dove i genitori si trovavano per motivi di lavoro del padre, il 3 maggio 1991. Trasferitisi a Milano, assiduo frequentatore della parrocchia, allievo delle Suore Marcelline e poi dei Gesuiti al liceo, fu nella sua città instancabile “missionario” per gli ultimi, gli afflitti. Una carità quotidiana e mai gridata, la sua. Colpito da una forma di leucemia fulminante, la visse come prova da offrire per il Papa e la Chiesa. Morì il 12 ottobre 2006. I suoi resti mortali dal 6 aprile 2019 riposano nella sua amata Assisi.

Al giovane Beato saranno intitolati i locali della parrocchia di Berra, guidata da don Francesco Pio Morcavallo. Per l’occasione, oltre al nostro Arcivescovo sarà presente anche la madre Antonia Salzano. Il programma prevede alle ore 15 la testimonianza di quest’ultima, alle 16.30 la cerimonia di intitolazione e l’inaugurazione della mostra sui Miracoli eucaristici ideata dallo stesso Acutis, e alle 17.15 la S. Messa di ringraziamento.

Proprio la madre di Acutis è l’autrice di un libro uscito da alcune settimane per le Edizioni Piemme, dal titolo “Il segreto di mio figlio. Perché Carlo Acutis è considerato un santo”, scritto con Paolo Rodari. «Non voglio che Carlo sia ricordato come un Superman», spiega nel libro. «Era un bambino e poi un adolescente come tanti altri che però ha sempre voluto e saputo confidare nell’amore di Dio. Una strada, la sua, possibile a tutti». Poco prima di morire, alla madre Carlo disse di stare tranquilla perché dal Cielo le avrebbe mandato molti segni. Proprio Carlo, quand’era ancora in vita aiutò lei e suo padre a riconvertirsi: «mi mostrò come vivere in chiave d’Eternità il mio tempo», scrive Antonia.


«Siamo destinati alla “co-eternità”»

«L’esistenza dovrebbe essere una continua preparazione alla morte. Non dobbiamo lasciarci andare a terrificanti tentazioni di avvilimento e di terrore, ma neanche essere superficiali e negligenti». Queste di Carlo Acutis sono parole che lasciano ancor più interdetti alla luce della repentina conclusione della sua esistenza terrena.

«L’uomo si affanna a ricercare sempre nuove risposte su cosa ci sia o meno dopo la morte», scrisse ancora. «In effetti la morte rappresenta per ciascuno di noi la realtà più vera (…). La morte è, per la maggior parte delle persone, il salto nel non esistere». Ma tutta l’umanità che vive sulla terra ora è «finalmente, illuminata. Illuminata, cioè liberata, salvata, redenta. Da chi? Da Cristo». In Lui, scriveva il giovane Carlo con una lucidità disarmante, «siamo stati elevati allo stato soprannaturale, redenti e salvati, siamo destinati all’Eternità con Dio, la “co-eternità”». Con un linguaggio spontaneo e originale, profondo, Carlo rifletteva così: «Se ci abituiamo alle cose di Lassù, se prendiamo confidenza con l’Oltre, se consideriamo la vita come un trampolino per l’Eternità, allora la morte diventa un passaggio, diventa una porta, diventa un mezzo». Allora vedremo la morte «nella luce, nel calore e nella vittoria di Cristo Risorto».

Ripeteva spesso: «Non io ma Dio»: «la conversione non è un processo di aggiunta, ma di sottrazione, meno io per lasciare spazio a Dio». Ma oggi prevale la «mentalità del “giù”», «una mentalità meramente orizzontale, materialista, senza ideali, senza spinte all’insù». Un grande insegnamento da un ragazzo morto ad appena 15 anni. 


«Occorre umanizzare il mondo con l’Eucarestia»

La testimonianza di Carlo acquista ancor più valore nel’Anno giubilare che la nostra Chiesa locale sta vivendo. Nell’Eucarestia, scriveva Carlo, «Gesù è con me e io con Lui, come un fatto estremamente personale, individuale. Questo contatto diretto tra me e Gesù avviene attraverso l’Eucarestia e la fede». «Gesù – è ancora il suo pensiero – pone in atto uno strettissimo e intimassimo legame con Lui. Legame a livello di vita. Legame a portata di Eternità. Gesù e noi. Gesù con noi. Gesù per noi. Gesù in noi».

Per questo non si parla mai abbastanza della fonte del nostro essere Chiesa. «Bisogna dimostrare, documentare, testimoniare che l’Eucarestia esiste. Basta voltare l’angolo, basta girare la porta, basta entrare in una chiesa qualunque…C’è gente in ginocchio. C’è cerimonia in corso. C’è qualcosa. C’è qualcuno. Domandiamo. Interroghiamo. È la prova documentale, è la prova testimoniale, è la prova pressoché palpabile dell’influenza dell’Eucaristia. Allora ha il sacrosanto diritto di cittadinanza. Se ne deve parlare. Se ne deve avvertire la realtà». L’Eucaristia, «farmaco d’amore» – come l’ha definita Papa Francesco nell’ultima Solennità del Corpus Domini -, per Acutis «deve entrare in questo mondo e confondersi con tutti coloro che di questo mondo vivono. Occorre liberarlo, occorre purificarlo, occorre umanizzarlo con l’Eucaristia».

Andrea Musacci

Pubblicato su “La Voce di Ferrara-Comacchio” del 29 ottobre 2021

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«Condividete il pane materiale e quello Eucaristico». La Lettera di mons. Mosconi del ’71

27 Set
Cena in Emmaus, Caravaggio, 1606, Pinacoteca di Brera (Milano)

All’inizio dell’ultima Lettera (“L’Eucaristia, sacramento del dono”), mons. Perego cita “La Sacra Eucarestia e i nostri problemi”, Lettera pastorale del ’71 (8° centenario del Miracolo di S. Maria in Vado) del Vescovo di Ferrara mons. Natale Mosconi.

Nella seconda parte, mons. Mosconi analizza i problemi della società moderna e della Chiesa, di cui l’Eucarestia rimane l’«unica soluzione»: «Gesù è la risposta» ai «problemi di vita, di pane e di vestito, di lavoro e di assistenza, di infermità e di sofferenza, di giustizia e di colpa; di aspirazioni senza fine e di miseria e di morte». «Non li abolisce, non li cancella: li risolve».

«E penso – prosegue – a uno dei più tremendi problemi morali dell’uomo: la solitudine, che può decidere fatalmente e tragicamente, e che dalla Realtà Eucaristica è superata, eliminata. Abbandonato dagli uomini, respinto o dimenticato o comunque rimasto solo, il cristiano trova sempre nel Cristo Vivente nell’Eucaristia il compagno della sua vita, Colui che non lo lascia mai solo, il fratello sempre a lui vicino che risponde a ogni sua domanda e accoglie ogni sua invocazione».

Mons. Mosconi passa poi ai problemi della famiglia e a quelli nella Chiesa: anche «l’accostamento dei lontani e l’incontro con i non credenti sia del mondo del lavoro sia del mondo intellettuale e filosofico e scientifico-tecnico, non può escludere questa via, perché è la via di Cristo». Riguardo ai problemi a livello mondiale, «il rinnovamento della liturgia nella sua accentuazione comunitaria», dev’essere «concreto e portare il cristiano a (…) precisi impegni». Perché, spiega, «non ci sarà mai pace che nell’affermazione attuosa della carità, né affermazione attuosa della carità nel mondo senza la Sacra Eucaristia, la fonte della carità», «Mensa di pace». «Invito a dividere con i fratelli il pane materiale allo stesso modo che condividiamo il Pane Eucaristico».

La Lettera si conclude con ventuno «Avvertimenti», l’ultimo dei quali è “profetico”: «Abbiamo (…) comunità care al Signore prive della permanente presenza sacerdotale. Stiamo diventando “terra di missione”?», si chiede. L’appello è quindi rivolto «al generoso cuore apostolico dei carissimi sacerdoti» e ai «candidati al sacerdozio» per «un impegno “missionario”».

Andrea Musacci

Pubblicato su “La Voce di Ferrara-Comacchio” del 1° ottobre 2021

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