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Cheval e i Sonohra sul palcoscenico di “Vigarano s’incanta”

1 Ago

11698538_10152981694931711_2890233984167070548_nInizia a Vigarano Mainarda il ricco programma musicale dell’agosto ferrarese. Stasera dalle 21 nella P.zza Giovanni XXIII serata ricca di buona musica per la conclusione del festival “Vigarano s’incanta”, tornato quest’anno dopo lo stop nel periodo post sisma. Tre i live in programma: si comincia con la band vincitrice del festival, scelta dalla giuria tra i diciotto gruppi in gara. Si prosegue con l’attesa esibizione di Thomas Cheval, finalista al programma RAI The Voice of Italy, e che in questi mesi è ospite di numerosi eventi e rassegne musicali, ultimo il duetto di lunedì scorso con Andrea “Sax Machine” Poltronieri al Rock Circus a S. Bartolomeo in Bosco. A chiudere la serata e la rassegna saranno i Sonohra, band creata e guidata dai fratelli veronesi Luca e Diego Fainello, reduci questa settimana da due live, uno mercoledì a Jesolo e l’altro ieri al Festival Show al Valecenter di Marcon (VE), per il loro tour estivo “Il viaggio”.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 01 agosto 2015

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La musica protagonista a Vigarano

30 Lug

vConfronto fra band e sabato esibizione di Thomas Cheval e Sonohra

Quattro giorni insieme accomunati dalla passione per la buona musica ma anche dalla volontà di ricostruire una comunità valorizzando i giovani. È con questo spirito che da ieri sera fino a sabato la piazza di Vigarano Mainarda si riempirà delle tante sonorità del festival canoro “Vigarano s’incanta”, organizzato dall’Amministrazione comunale di Vigarano, dalla Pro Civitate (rappresentata da Silvia Pezzotta) e dall’AVIS provinciale guidata da Florio Ghinelli. L’evento ha visto in prima linea anche la parrocchia con don Andrea Frazzoli, oltre all’ex Presidente diocesano di Azione Cattolica Fausto Tagliani. La rassegna vedrà alternarsi sul palco diciotto band, sei ogni sera, mentre nella serata conclusiva di sabato si esibiranno il giovane talento Thomas Cheval, finalista al programma “The Voice of Italy” e protagonista quest’estate di diversi eventi musicali, e l’attesissima band dei Sonohra, per l’unica tappa ferrarese del loro tour estivo “Il Viaggio”. I Sonohra, ha dichiarato Fausto Tagliani, dopo il sisma del 2012 avevano espresso il desiderio di esibirsi anche nella nostra provincia.

Questi i gruppi protagonisti: ieri sera erano attesi Leonora Elko, Outlier, Elis, Kozmic Floor, 4 Leaf e Blowjoe. Stasera, invece, Pick Like Weapon, Shadows Hall, Albatros, Metropolics, Marifilli e Cold Friday. Infine domani, Note Distorte, Noisy Neighbours, The Moonlight Band, Label 27, Funky Monks e Poca Banda. La band vincitrice avrà l’onore di aprire il concerto di Cheval e dei Sonohra. La giuria che valuterà i gruppi sarà composta dal presidente Andrea Brignoli, compositore ed esperto musicale, Gaia Ferri, violoncellista e giornalista della Gazzetta di Modena, Simone Rasi, giovane della parrocchia e Gino Dondi, ex sax degli Strike.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 30 luglio 2015

Avis, presentato il Festival “Vigarano s’incanta”

27 Lug
Da sinistra, Fausto Tagliani, Florio Ghinelli, Barbara Paron e don Andrea Frazzoli

Da sinistra, Fausto Tagliani, Florio Ghinelli, Barbara Paron e don Andrea Frazzoli

Dal 29 luglio al 01 agosto tanti giovani sul palco insieme ai Sonohra e Thomas Cheval

Tra gli ottanta giovani che da mercoledì 29 a sabato 1 agosto saliranno sul palco di “Vigarano s’incanta” vi saranno anche i Sonohra e Thomas Cheval. I veri protagonisti, però, di questa rassegna saranno tutti quei giovani che nei mesi scorsi hanno convintamente risposto all’appello degli organizzatori.

Ieri mattina nella sede provinciale dell’AVIS in C.so Giovecca, 165 a Ferrara si è svolta la presentazione dell’evento canoro in programma nella piazza di Vigarano Mainarda e organizzato dall’Amministazione comunale, dalla Pro Civitate (rappresentata da Silvia Pezzotta) e dalla stessa AVIS.

Fausto Tagliani, organizzatore della rassegna, ha ricordato lo sforzo di ridare vita a Vigarano e alla sua piazza dopo il terremoto del 2012. La stessa presenza dei Sohnora è significativa, vista anche la volontà degli stessi di suonare, dopo il sisma, anche nella nostra provincia. I Sonohra si esibiranno sul palco di “Vigarano s’incanta” la sera del 1 agosto, nell’unica tappa ferrarese del loro tour “Il viaggio”. La stessa sera verranno preceduti sul palco da Thomas Cheval, il cui primo ep sta riscuotendo un ottimo successo, e dalla band vincitrice tra le diciotto in gara.

Nell’organizzazione del festival, che in un certo senso riprende le “Stelle nascenti” del 2010, «abbiamo cercato di coinvolgere anche i giovani della parrocchia – ha proseguito il parroco don Andrea Frazzoli -, per far rivivere la piazza, la nostra comunità. Anche come Chiesa – ha concluso – vogliamo creare spazi di incontro, dialogo e confronto».

Florio Ghinelli, presidente provinciale AVIS, ha ricordato l’apporto positivo di tanti giovani, e come «la donazione e l’altruismo siano gioia». Il Sindaco di Vigarano Mainarda Barbara Paron ha dunque concluso con una battuta: «faccio fatica ad andare in ferie, perché a Vigarano c’è sempre qualcosa da fare!», ricordando tra l’altro il progetto del Museo dedicato a Carlo Rambaldi.

Infine, i brani in gara  – più della metà inediti – verranno giudicati da Andrea Brignoli, compositore, Gaia Ferri, violoncellista e giornalista della Gazzetta di Modena, Simone Rasi, giovane della parrocchia e Gino Dondi, ex sax degli Strike.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 24 luglio 2015

Dall’assenza di Dio alla verità nella speranza. Testo intervento presentazione “Il sangue di Abele”, 17/06/2014.

18 Giu

Il-sangue-di-abele-frontIeri sera, 17 giugno, sono stato invitato a relazionare per la presentazione del libro di Padre Zef Pllumi, “Il sangue di Abele”, curato da Keda Kaceli.

Tra i relatori, oltre a me, era presente la stessa Kaceli, Fausto Tagliani e Mons. Luigi Negri, Arcivescovo di Ferrara-Comacchio. Don Massimo Manservigi ha introdotto la serata.

Questo il testo del mio intervento.

“Buonasera a tutti. Ringrazio innanzitutto Don Manservigi, Mons. Negri e Keda Kaceli per avermi invitato stasera.

C’è un grido che esce istintivo dalla bocca di Padre Zef: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?», lo stesso grido di Gesù sulla croce (Mt 27,46). E in effetti il racconto di quegli anni nell’Albania comunista sembra dimostrare in modo netto la vittoria, il dominio del male, del maligno, attraverso una visione materialista e nichilista dell’uomo. Uomo che – come nei campi di concentramento nazisti o in quelli staliniani – è ridotto a pura materia inerme, a mero oggetto da chi aveva – per usare le parole di Hannah Arendt – una «pretesa di dominio assoluto sull’uomo» (“Le origini del totalitarismo”, 599). È il male radicale, insomma. Sembra che Dio sia assente, lontano, silente.

Tanti sono gli esempi che potrei fare, descritti con coraggio e precisione nel libro: ribelli anticomunisti bruciati vivi nei fienili, le unghie dei prigionieri strappate con delle tenaglie, altri prigionieri costretti a bere la propria urina per non morir di sete, altri ancora sepolti vivi nel fango, l’uso di scariche elettriche…e mi fermo qui, ma c’è anche di peggio…«Per me tutto era solo buio e tenebra» (130), dice Padre Zef a un certo punto del libro.

Sono situazioni disumane che molti cristiani hanno vissuto e vivono ancora oggi. Alcuni cristiani, come ha ricordato Papa Francesco lo scorso 4 marzo durante un’omelia a Santa Marta, infatti ancora oggi semplicemente «sono condannati perché hanno una Bibbia. Non possono [nemmeno] fare il segno della croce».

Solo poche settimane fa l’associazione “Open Doors” (ong nata negli USA) ha pubblicato l’ennesimo rapporto sulle persecuzioni anticristiane nel mondo in un periodo di tempo limitato – dal primo novembre 2012 al 31 marzo 2014. Complessivamente, in un lasso di tempo di soli 17 mesi, nel mondo sono stati 5.479 i fedeli cristiani uccisi, con una media di 322 al mese. Tra chiese, negozi e abitazioni si contano 3.641 edifici distrutti e 13.120 atti di violenza…e c’è da considerare che queste stime sono al ribasso e non considerano paesi quasi inaccessibili dove le persecuzioni sono difficili da quantificare come Corea del Nord, Eritrea, Iran e Cina.

Anche in Occidente sempre di più cresce un ‘fastidio’ verso i cristiani, verso le radici più profonde della nostra cultura – italiana, europea e occidentale. Esistono cioè anche modi ‘non violenti’ per sradicare la religione da un popolo, da una terra, da una storia. Non voglio dilungarmi troppo su questo punto ma cito solo un passaggio – emblematico – di un’intervista rilasciata pochi mesi fa da Paolo Flores d’Arcais, filosofo e direttore della rivista MicroMega: «Va negato radicalmente – dice Flores d’Arcais – e in modo sistematico ogni ruolo pubblico delle religioni nella democrazia, perché qualsiasi [loro] ruolo pubblico minaccia e mette a repentaglio elementi essenziali del sistema democratico». Egli auspica, di conseguenza, per Dio l’«esilio dorato nella sfera privata della coscienza». Benedetto XVI in “Deus caritas est” (2009) definiva questo umanesimo che esclude Dio un«umanesimo disumano».

Eppure, nonostante tutto, tante persone come Padre Zef e come tanti cattolici albanesi, di cui il libro parla, hanno continuato fino all’ultimo a testimoniare la propria fede, non hanno abdicato al ‘pensiero unico’ che il Potere imponeva loro. Hanno, cioè, al contrario di Pilato, continuato a porsi la domanda «Che cos’è la verità?» (Giovanni 18,38). Invece, secondo molti oggi la ricerca della verità è diventata qualcosa di futile o di pericoloso per il vivere comune. La verità impaurisce il Potere, il Potere di quegli uomini che si credono Dio.

La ricerca della verità però non può non essere collegata al concetto di speranza. San Paolo, nella “Prima lettera ai Tessalonicesi” (4,13), dice loro: Non dovete «affliggervi come gli altri che non hanno speranza». La speranza, insomma, sembra poter vincere, sembra poter avere l’ultima parola sul Male.

Trattando dei primi martiri della chiesa, Benedetto XVI nell’enciclica “Spe Salvi”, parla di due basi, di due sostanze della vita dell’uomo. Dice che i martiri hanno sopportato le persecuzioni «perché comunque ritenevano questa sostanza materiale [la loro vita terrena], trascurabile. Potevano abbandonarla, perché avevano trovato una ‘base’ [una sostanza] migliore per la loro esistenza – una base – dice Benedetto XVI – che rimane e che nessuno può togliere». Questa ‘base migliore’ è la fede, una fede forte nella verità.

In conclusione,vorrei citare le parole di un giornalista [de La Stampa], Domenico Quirico, rapito il 9 aprile 2013 mentre si trovava in Siria come inviato di guerra, poi liberato l’8 settembre 2013, dopo cinque mesi di sequestro: dice di aver provato «il silenzio di Dio», ma «essendo io credente, avevo accanto a me qualcosa […]: la presenza di Dio, l’atto semplicissimo del pregare. Questa è stata presente per tutti i 152 giorni della mia detenzione: Dio era lì […], non mi ha mai abbandonato».

Ho finito, grazie a tutti.”

Andrea Musacci