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Riparte il Festival delle Arti in Sala San Francesco

16 Set
Ercole Facin, "Gli elementi della natura - ulivo"

Ercole Facin, “Gli elementi della natura – ulivo”

Di nuovo sei giorni ricchi di bellezza e magia. Riparte oggi, alla Sala S. Francesco in via Savonarola a Ferrara la 3° edizione del Festival delle Arti organizzato da Francesca Mariotti e Silvia Greggio.

Oggi alle 17.30 l’inaugurazione ufficiale – con musica e danza con Giuly e Alex della scuola Kizomba Go On – della mostra con le opere dei seguenti artisti: Ercole Facin, Annamaria Gagliardi, Claudia Ferrara, Franco Bennato, Laura Caramelli, Renzo Sbolci, Mario Esposito, Silvio Zago e Lorenzo Montanari. La mostra è visitabile tutti i giorni dalle 16 alle 19, domenica anche dalle 10.30 alle 12.30.

Domani, invece, alle 16 vi sarà un incontro con Caterina Ferri, Assessore all’Ambiente e Attività Produttive del Comune, sul tema “Promozione delle eccellenze nella Agricoltura-BIO…cosa si fa a Ferrara?”. Poi, venerdì alle 21 nella Palazzina Marfisa d’Este in C.so Giovecca, 170, sfilata “La bellezza e la natura”, e Lecturae Dantis con Ruben Garbellini e musiche di Arianna Tieghi. Si prosegue sabato a S. Francesco alle 16.30 con Paolo Bianconi e domenica, stessa ora, finissage con “La prima mela sull’albero”, teatro-danza di Emanuele Scataglini e Barbara Rosenberg, con Scarlett Mattka.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 16 settembre 2015

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Dall’assenza di Dio alla verità nella speranza. Testo intervento presentazione “Il sangue di Abele”, 17/06/2014.

18 Giu

Il-sangue-di-abele-frontIeri sera, 17 giugno, sono stato invitato a relazionare per la presentazione del libro di Padre Zef Pllumi, “Il sangue di Abele”, curato da Keda Kaceli.

Tra i relatori, oltre a me, era presente la stessa Kaceli, Fausto Tagliani e Mons. Luigi Negri, Arcivescovo di Ferrara-Comacchio. Don Massimo Manservigi ha introdotto la serata.

Questo il testo del mio intervento.

“Buonasera a tutti. Ringrazio innanzitutto Don Manservigi, Mons. Negri e Keda Kaceli per avermi invitato stasera.

C’è un grido che esce istintivo dalla bocca di Padre Zef: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?», lo stesso grido di Gesù sulla croce (Mt 27,46). E in effetti il racconto di quegli anni nell’Albania comunista sembra dimostrare in modo netto la vittoria, il dominio del male, del maligno, attraverso una visione materialista e nichilista dell’uomo. Uomo che – come nei campi di concentramento nazisti o in quelli staliniani – è ridotto a pura materia inerme, a mero oggetto da chi aveva – per usare le parole di Hannah Arendt – una «pretesa di dominio assoluto sull’uomo» (“Le origini del totalitarismo”, 599). È il male radicale, insomma. Sembra che Dio sia assente, lontano, silente.

Tanti sono gli esempi che potrei fare, descritti con coraggio e precisione nel libro: ribelli anticomunisti bruciati vivi nei fienili, le unghie dei prigionieri strappate con delle tenaglie, altri prigionieri costretti a bere la propria urina per non morir di sete, altri ancora sepolti vivi nel fango, l’uso di scariche elettriche…e mi fermo qui, ma c’è anche di peggio…«Per me tutto era solo buio e tenebra» (130), dice Padre Zef a un certo punto del libro.

Sono situazioni disumane che molti cristiani hanno vissuto e vivono ancora oggi. Alcuni cristiani, come ha ricordato Papa Francesco lo scorso 4 marzo durante un’omelia a Santa Marta, infatti ancora oggi semplicemente «sono condannati perché hanno una Bibbia. Non possono [nemmeno] fare il segno della croce».

Solo poche settimane fa l’associazione “Open Doors” (ong nata negli USA) ha pubblicato l’ennesimo rapporto sulle persecuzioni anticristiane nel mondo in un periodo di tempo limitato – dal primo novembre 2012 al 31 marzo 2014. Complessivamente, in un lasso di tempo di soli 17 mesi, nel mondo sono stati 5.479 i fedeli cristiani uccisi, con una media di 322 al mese. Tra chiese, negozi e abitazioni si contano 3.641 edifici distrutti e 13.120 atti di violenza…e c’è da considerare che queste stime sono al ribasso e non considerano paesi quasi inaccessibili dove le persecuzioni sono difficili da quantificare come Corea del Nord, Eritrea, Iran e Cina.

Anche in Occidente sempre di più cresce un ‘fastidio’ verso i cristiani, verso le radici più profonde della nostra cultura – italiana, europea e occidentale. Esistono cioè anche modi ‘non violenti’ per sradicare la religione da un popolo, da una terra, da una storia. Non voglio dilungarmi troppo su questo punto ma cito solo un passaggio – emblematico – di un’intervista rilasciata pochi mesi fa da Paolo Flores d’Arcais, filosofo e direttore della rivista MicroMega: «Va negato radicalmente – dice Flores d’Arcais – e in modo sistematico ogni ruolo pubblico delle religioni nella democrazia, perché qualsiasi [loro] ruolo pubblico minaccia e mette a repentaglio elementi essenziali del sistema democratico». Egli auspica, di conseguenza, per Dio l’«esilio dorato nella sfera privata della coscienza». Benedetto XVI in “Deus caritas est” (2009) definiva questo umanesimo che esclude Dio un«umanesimo disumano».

Eppure, nonostante tutto, tante persone come Padre Zef e come tanti cattolici albanesi, di cui il libro parla, hanno continuato fino all’ultimo a testimoniare la propria fede, non hanno abdicato al ‘pensiero unico’ che il Potere imponeva loro. Hanno, cioè, al contrario di Pilato, continuato a porsi la domanda «Che cos’è la verità?» (Giovanni 18,38). Invece, secondo molti oggi la ricerca della verità è diventata qualcosa di futile o di pericoloso per il vivere comune. La verità impaurisce il Potere, il Potere di quegli uomini che si credono Dio.

La ricerca della verità però non può non essere collegata al concetto di speranza. San Paolo, nella “Prima lettera ai Tessalonicesi” (4,13), dice loro: Non dovete «affliggervi come gli altri che non hanno speranza». La speranza, insomma, sembra poter vincere, sembra poter avere l’ultima parola sul Male.

Trattando dei primi martiri della chiesa, Benedetto XVI nell’enciclica “Spe Salvi”, parla di due basi, di due sostanze della vita dell’uomo. Dice che i martiri hanno sopportato le persecuzioni «perché comunque ritenevano questa sostanza materiale [la loro vita terrena], trascurabile. Potevano abbandonarla, perché avevano trovato una ‘base’ [una sostanza] migliore per la loro esistenza – una base – dice Benedetto XVI – che rimane e che nessuno può togliere». Questa ‘base migliore’ è la fede, una fede forte nella verità.

In conclusione,vorrei citare le parole di un giornalista [de La Stampa], Domenico Quirico, rapito il 9 aprile 2013 mentre si trovava in Siria come inviato di guerra, poi liberato l’8 settembre 2013, dopo cinque mesi di sequestro: dice di aver provato «il silenzio di Dio», ma «essendo io credente, avevo accanto a me qualcosa […]: la presenza di Dio, l’atto semplicissimo del pregare. Questa è stata presente per tutti i 152 giorni della mia detenzione: Dio era lì […], non mi ha mai abbandonato».

Ho finito, grazie a tutti.”

Andrea Musacci

Il Credito Fiscale, soluzione per l’economia italiana

16 Giu

Chi crea moneta“Chi crea la moneta e come? Analisi degli scenari e soluzioni possibili per cittadini e imprese” è il nome dell’incontro pubblico patrocinato dal Comune di Ferrara e promosso da un gruppo di cittadini e dalla Comunità Emmaus di S. Nicolò (Fe) svoltosi venerdì sera. Nella sala San Francesco in piazza San Francesco, 7 a Ferrara gli economisti Marco Cattaneo e Giovanni Zibordi, hanno presentato il loro libro “La soluzione per l’euro. 200 miliardi per rimettere in moto l’economia italiana” (Ed. Hoepli, 2014). L’Italia, secondo Cattaneo, oggi dovrebbe sfruttare “quel poco di sovranità monetaria che ancora le è rimasta.” Citando il grande economista Keynes, “lo Stato in periodi di crisi come l’attuale – ha proseguito – deve agire, aumentando il potere d’acquisto, deve insomma emettere moneta, o con investimenti diretti o dando soldi ai cittadini.” La proposta pratica dei due autori è di creare una nuova categoria di titoli di stato, “i Certificati di Credito Fiscale, che sarebbero proporzionali al reddito di chi li riceve”, e utilizzabili per pagare tasse, imposte ecc.

Zibordi ha proseguito spiegando come “questa proposta serva a rimettere 200 miliardi di euro nell’economia italiana non dando, come sempre, soldi al mercato finanziario”. Un’idea che permetterebbe, hanno specificato i due, all’Italia di non uscire dall’eurozona e di conseguenza di non far saltare l’impianto dell’UE.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 15 giugno 2014

(Nella foto, da sinistra: Marco Cattaneo, Giovanni Zibordi e uno degli organizzatori)

Incontro di economia per la ripresa del Paese

13 Giu

51oHWLcGhOL._SY300_Stasera alle  21 nella sala San Francesco in piazza San Francesco,  7 a Ferrara avrà luogo l’incontro pubblico dal titolo “Chi crea la moneta e come? Analisi degli scenari e soluzioni possibili per cittadini e imprese”, un incontro divulgativo a ingresso libero. Saranno presenti gli economisti Marco Cattaneo e Giovanni Zibordi, autori del libro “La soluzione per l’euro. 200 miliardi per rimettere in moto l’economia italiana” (Ed. Hoepli, 2014). L’incontro sarà preceduto alle 20.30 da un’introduzione al concetto di moneta e sovranità monetaria a cura degli organizzatori. L’iniziativa, patrocinata dal Comune di Ferrara, è promossa da un gruppo di cittadini ferraresi e dalla Comunità Emmaus di S. Nicolò (Fe) e ha l’obiettivo di diffondere cultura e conoscenza sui temi economici. In particolare, il libro propone di stampare moneta fiscale per creare le basi per una crescita economica del Paese. Uno strumento di sovranità monetaria alternativa che fa discutere. Giovanni Zibordi è già intervenuto a Ferrara lo scorso 22 settembre in un incontro dal titolo “La moneta è pericolosa e il debito è innocuo… e questo è l’errore!”

Per informazioni e comunicazioni: gruppoeconomia.fe@gmail.com .

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 13 giugno 2014