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«Costruire la città di Dio con l’incontro e la comunione»: Mons. Perego per la festività di Sant’Agostino

29 Ago

1“L’amore di sé portato fino al disprezzo di Dio genera la città terrena; l’amore di Dio portato fino al disprezzo di sé genera la città celeste. Quella aspira alla gloria degli uomini, questa mette al di sopra di tutto la gloria di Dio. […] I cittadini della città terrena son dominati da una stolta cupidigia di predominio che li induce a soggiogare gli altri; i cittadini della città celeste si offrono l’uno all’altro in servizio con spirito di carità e rispettano docilmente i doveri della disciplina sociale”.
(“La città di Dio”, XIV, 28)

Nei luoghi dove più acute sono le ferite causate dall’abbandono, dal disagio, dalla convivenza forzata tra diversi, due sono le strade che ognuno può scegliere: quella della chiusura e dell’egoismo, o quella dell’incontro e della comunione. Vie entrambe rischiose, ma che, nel loro sviluppo, mostrano la propria aderenza, o meno, alla realtà.
Così è sempre stato, e così è, a maggior ragione, nel nostro Paese in questo periodo storico di migrazioni di massa. Nella nostra città, prima che il GAD diventasse luogo-simbolo di queste contraddizioni, un altro quartiere, quello che vede come perno Viale Krasnodar, rappresentava nel bene e nel male tutto ciò. Anche per questo la visita dell’Arcivescovo di Ferrara-Comacchio Mons. Gian Carlo Perego nella Parrocchia di Sant’Agostino ieri in occasione della festività del Vescovo di Ippona, ha rappresentato una tappa significativa.
4«Viviamo questo momento con profondo senso di comunione», ha riflettuto il parroco don Michele Zecchin introducendo la Santa Messa svoltasi alle 18.30. Durante l’omelia Mons. Perego, prendendo le mosse principalmente da “La città di Dio”, opera di S. Agostino redatta tra il 413 e il 426, ha comparato i cambiamenti d’epoca di allora, quando «l’Impero romano stava morendo sotto l’immoralità e per l’incapacità di difendersi dai popoli invasori», agli stravolgimenti riguardanti le nostre società occidentali. Ai propri fedeli intimoriti dalle invasioni e incapaci, di conseguenza, di pensare a Dio come un Padre che li protegge, S. Agostino risponde che «tanti sono stati i momenti difficili nella storia dell’umanità, a partire dal tradimento da parte di Adamo ed Eva della fiducia di Dio. Il Vescovo di Ippona – ha proseguito Mons. Perego – esorta a non rinunciare al fondamento della nostra fede, cioè la paternità e l’amore di Dio».
«Oggi siamo in una situazione simile, si parla di invasione, di perdita della nostra identità», non la chiusura e l’odio, però, permetteranno di affrontare questa situazione, ma la testimonianza: «mai come oggi siamo chiamati a testimoniare la novità dell’amore cristiano, le persone che ci incontrano devono poter dire: “guardate come si vogliono bene”». Viene in mente, qui, quella Lettera a Diogneto di autore anonimo, scritta forse nel II secolo d. C. . «Nuove persone guardano allo stile cristiano, ogni anno mille adulti si battezzano, tra cui l’anno scorso un centinaio erano musulmani».
L’importanza di S. Agostino e della sua santità sta anche qua, nella capacità di «continuare a parlarci», anche nel nostro tempo, continuando a «essere importante per la nostra vita e per il suo rinnovamento». Per questo motivo «oggi la città di Dio è la città che fa della cultura dell’incontro la realtà più vera e importante, altrimenti diventa la città dell’uomo, dove a dominare è l’individualismo, l’egoismo, l’avidità, dove si è incapaci di ricostruire la propria comunità». Al contrario, ha concluso Mons. Perego, «nella città di Dio deve vincere una storia di dono e di gratuità, dobbiamo essere attenti, interessati all’altro, accoglienti e disciplinati, per costruire beni comuni, una cittadinanza che sappia dar vita al domani».
Un futuro che nasce già oggi, anche nei piccoli gesti, come quelli della giovane coppia, Patrick e Mc Harol, di origini camerunensi, che si sposeranno il prossimo 16 settembre e che hanno partecipato all’Offertorio, nel quale, oltre a un regalo per il Vescovo ispirato a S. Agostino e realizzato da alcune parrocchiane, è stato portato all’altare anche un cesto di pani prodotti e donati da alcune donne musulmane del quartiere. A conclusione della Messa, prima della cena comunitaria nello spiazzo retrostante, due membri della segreteria del Consiglio pastorale hanno letto una breve cronistoria della parrocchia, istituita nel 1972 e in cui la prima S. Messa è stata celebrata il 15 dicembre ’74 dall’allora Vescovo Natale Mosconi.
Una parrocchia popolosa e piena di contraddizioni, attualmente composta da circa 7mila residenti, dei quali circa mille vivono da soli. Una comunità, nonostante tutto, convinta che «la fede senza carità è morta». Per questo, nei decenni un pezzo della “città di Dio” è stato edificato, e continua a essere edificato, da enti e associazioni come la Congregazione delle Suore di Gesù Buon Pastore (Pastorelle), Azione Cattolica, Conferenza San Vincenzo, Associazione Arcobaleno, Viale K e Caritas.

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” il 29 agosto 2017

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“Le nuove generazioni, una sfida per la Chiesa”: Mons. Perego al Meeting di Rimini

26 Ago
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Mons. Perego e Giorgio Paolucci

«Incontro, proposta e dialogo» per tutte quelle ragazze e quei ragazzi immigrati nel nostro Paese che sono «soggetti attivi, non semplici ospiti, nelle nostre comunità». Ieri l’Arcivescovo di Ferrara-Comacchio S. E. Mons. Gian Carlo Perego è intervenuto nell’incontro “Le nuove generazioni, una sfida per la Chiesa”, parte del programma del Meeting per l’amicizia fra i popoli, in programma alla Fiera di Rimini da domenica scorsa fino a oggi. Mons. Perego è stato intervistato da Giorgio Paolucci, firma di punta di “Avvenire” e tra i curatori della mostra, in parete al Meeting, dal titolo “Nuove generazioni. I volti giovani dell’Italia multietnica”. Un tema, questo specifico dell’esposizione e dell’incontro ad essa collegato, che permette di riflettere in modo originale sul tema dell’edizione 2017, “Quello che tu erediti dai tuoi padri, riguadagnatelo, per possederlo”, quindi anche sulle trasformazioni nei rapporti con la tradizione.
Un dialogo, quello con Mons. Perego – alla presenza di alcune decine di persone, tra cui l’Arcivescovo emerito S. E. Mons. Luigi Negri – nel quale si è cercato di inquadrare il tema migranti in Italia anche attraverso dati, presenti nel Rapporto Immigrazione 2016 stilato da Caritas e Fondazione Migrantes. Sono oltre 5 milioni gli immigrati in Italia, provenienti da 198 Paesi, molti dei quali giovani che cercano di «costruirsi un’identità diversa». Per questo, l’approccio giusto non sta nel considerare la questione come «una sfida fra tradizioni o esperienze religiose, ma un incontro importante dal quale possono nascere realtà e storie nuove».
Tre sono gli aspetti fondamentali perché questa sfida sia declinata in positivo: innanzitutto, quello del saper «incontrare e del riconoscere questo tassello rappresentato dalle nuove generazioni. Tutto ciò che allontana è da rifuggire». Altrettanto importante è, poi, il «non lasciare questi giovani senza una proposta credibile, che significa anche costruire luoghi dove poterli incontrare, ascoltare, nei quali confrontarsi con loro». Infine, conseguente, l’aspetto del «dialogo, l’apertura a nuove domande». Prendendo le mosse anche dal disegno di legge che tende a introdurre una forma di ius soli temperato e di ius culturae, ancora in discussione al Senato, Mons. Perego ha riflettuto su come essere cittadini significhi, nel senso più profondo, «passione per la realtà in cui si vive, essere attivi nella propria comunità. Per questo – ha proseguito – è sbagliato creare due livelli di città [una di cittadini, e una di non cittadini, ndr], soprattutto in un periodo in cui abbiamo bisogno di giovani interessati alla vita delle nostre comunità, che non si sentono solo ospiti ma chiedono di esserne riconosciuti come parte attiva».
21106883_1882543698429562_352441202150051196_nInfine, l’Arcivescovo, incalzato anche dalle domande di Paolucci, ha riflettuto sul tema dell’immigrazione in Italia da Paesi con forte tradizione cattolica, o, al contrario, da zone del mondo dove la libertà religiosa è un miraggio. Sono circa 3mila i sacerdoti stranieri presenti nella nostra penisola, e circa un migliaio i catecumeni, perlopiù non cittadini italiani. «La speranza – ha spiegato Mons. Perego – è che per molti immigrati che vivono nel nostro Paese il fatto di sperimentare una situazione di rispetto della libertà religiosa possa avere ricadute positive nei loro luoghi d’origine».

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” il 26 agosto 2017

A Ferrara otto bambine e bambini saharawiani, piccoli «ambasciatori di pace che rimangono nel cuore»

17 Ago

1Più di quaranta giorni nel nostro Paese, dei quali cinque a Ferrara, per otto piccoli «ambasciatori di pace» saharawiani. Stamattina nel Municipio di Ferrara è stato presentato il progetto “Accoglienza Saharawi 2017”, organizzato dall’Associazione Oltreconfine in collaborazione con il Coordinamento Regionale di Solidarietà per il Sahara Occidentale e con la Rappresentanza del Fronte Polisario in Italia (che ha programmi simili anche in Spagna). Il progetto, giunto al 18° anno, vede otto bambine e bambini tra i 7 e i 10 anni ospiti di associazioni ed enti locali nella nostra città, dov’è interamente gestito da volontari di Oltreconfine, con il sostegno della CRI Ferrara (per gli accertamenti sanitari loro necessari e le eventuali terapie) e dell’AIC – Associazione Italiana Celiachia.
I bambini permangono a Ferrara dalla mattina del 13 agosto, fino a domani, 18 agosto, quando ripartiranno dall’aeroporto milanese di Malpensa verso la loro terra. In Italia sono giunti lo scorso 4 luglio, e, prima della tappa ferrarese, sono stati, nell’ordine, tre settimane a Reggio Emilia, poi a Bellaria, Sala Bolognese e Sasso Marconi. In tutto sono circa un’ottantina i bambini saharawiani ospiti del progetto accolti quest’estate nella nostra regione, su un totale di 400 in tutta Italia. Nello specifico, la nostra città in 18 anni ha accolto circa 150 bambine e bambini provenienti dal Sahara Occidentale, situato tra Marocco, Algeria e Mauritania.
Seppur nei pochi giorni trascorsi a Ferrara, i bambini, tra le varie attività svolte, hanno avuto la possibilità di giocare a Parco Massari, di cenare o pranzare alla Bocciofila La Ferrarese in viale Orlando Furioso, nella mensa di via Zandonai, al Ristorante 381 in piazzetta Corelli e al Puedes nel sottomura di via Baluardi, di nuotare nella piscina di Occhiobello, oltre che di visitare il Castello Estense, il Giardino delle Capinere della LIPU in via Porta Catena, e di navigare sul Po grazie al battello fluviale “Nena”.
«Questi bimbi ci entrano nel cuore, e lì rimangono», ha spiegato, ai limiti della commozione, Alessio Zagni, presidente del Comitato della Croce Rossa Italiana di Ferrara. «È importante mantenere alta l’attenzione sui problemi che vive questo popolo». Popolo la cui storia, nonostante diverse campagne di sensibilizzazione, anche nel nostro Paese rimane perlopiù misconosciuta. «Loro sono i nostri ambasciatori di pace», ha spiegato Hamadi Omar Mohamed, accompagnatore, interprete e mediatore Saharawi del gruppo, attivo in questo ruolo dal 2012. «La loro è la causa dei dimenticati: non esiste solo il muro del Marocco [che questo Paese ha istituito al confine col Sahara Occidentale per controllare meglio il popolo Saharawi, ndr], ma anche il muro del silenzio».
All’incontro di presentazione sono intervenuti anche Agnese Casazza, presidente di Oltreconfine, e Massimo Maisto, Assessore alle Politiche per la pace del Comune di Ferrara, che ha spiegato come «il popolo Saharawi ha scelto la via della pace, della legalità internazionale, la via referendaria. La cooperazione internazionale decentrata è una, seppur piccola, risposta a questo tipo di problemi».

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” il 17 agosto 2017

Una casa per le associazioni grazie al centro “Il Parco”

13 Feb

Inaugurato a Consandolo il nuovo grande spazio all’interno di Villa Salvatori. Le attività saranno concordate fra i vari enti. Coinvolti soprattutto i ragazzi

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Foto di gruppo all’inaugurazione

Una rinnovata proposta aggregativa che fa della collegialità e del servizio ai giovani del paese le sue ragioni d’essere. E’ con questo spirito che nasce, o meglio, “rinasce” nella “casa” di Consandolo, ovvero Villa Salvatori sulla via Provinciale, un centro d’aggregazione giovanile, rinominato “Il Parco”. Il centro, che sarà aperto tutte le domeniche dalle 14 alle 17, è stato inaugurato ieri alla presenza di Giulia Cillani, Assessore associazionismo e politiche giovanili di Argenta. Uno spazio dove soprattutto i giovani del paese, ma in realtà l’intera comunità, possano incontrarsi e realizzare ogni tipo di attività, dalle arti al teatro (anche dialettale), dalla lettura allo sport, dalla ceramica fino alla realizzazione delle luminarie, o alla riparazione delle biciclette.
Promotore del Centro è innanzitutto la cooperativa sociale Gaia, insieme a Comune di Argenta, Gruppo Attività Teatrali, Gruppo Ciclistico, Estensi Consandolo, Gruppo Attività Natalizie di Consandolo, Pro Loco e Argentea Arte Ceramica.
Il Centro, diretto dai giovani educatori Elena Bonora e Giulio Bolognesi. avrà a disposizione tutto il piano terra, con, oltre al salone d’entrata, cinque stanze, e il grande parco circostante l’edificio. Le attività verranno di volta in volta concordate tra le associazioni, coinvolgendo sempre le ragazze e i ragazzi interessati.
Lo scorso dicembre la coop. Gaia ha vinto per la seconda volta il bando comunale per la gestione di tre luoghi di aggregazione giovanile, ad Argenta, Santa Maria Codifiume e, appunto, Consandolo. Dopo il primo triennio di gestione del centro “La Base”, sempre a Villa Salvatori, ora la cooperativa ha scelto di cambiare nome, e, soprattutto di impegnarsi in una gestione sinergica con i soggetti del territorio.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 13 febbraio 2017

Il Prefetto Tortora: «Siamo un territorio capace di accogliere»

24 Nov
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L’intervento del Prefetto Michele Tortora

Profughi, il Prefetto Tortora interviene al seminario organizzato da Unife: «Il 75% dei nostri Comuni ospita migranti, ma le strutture ora sono esaurite»

«Negli ultimi due anni e mezzo abbiamo organizzato un’accoglienza dignitosa nel nostro territorio. I casi di protesta o di criminalità sono marginali, e comunque bisogna considerare che in sede locale non possiamo decidere quanti richiedenti e in quali tempi possiamo accogliere».

Con queste parole il Prefetto Michele Tortora ieri pomeriggio nell’aula magna della Facoltà di Economia di Ferrara (in via Paradiso) ha spiegato ai numerosi studenti, e non, presenti, la propria posizione in merito alla questione dell’accoglienza dei migranti nel ferrarese. L’occasione era il seminario “L’accoglienza dei profughi a Ferrara: esperienze a confronto”, organizzato dalla Cattedra di Sociologia generale col Comune di Ferrara.

Con il coordinamento del prof. Marco Ingrosso, l’iniziativa ha visto innanzitutto l’intervento di Tortora, che ha consigliato a  evitare «le polemiche tra i cosiddetti “buonisti”, per i quali l’accoglienza è sempre senza problemi, e i “cattivi”, per cui l’accoglienza è in sé un disvalore». Nel 2016 in Italia sono già sbarcati circa 170mila immigrati (erano 150mila nel 2015 e 100mila nel 2014), ripartiti nel territorio nazionale in base alla popolazione. Alla nostra Regione spetta il 9% del totale nazionale, e a Ferrara e provincia tocca il 7,3% del totale regionale.

«In questo momento nell nostra provincia accogliamo circa un migliaio di richiedenti asilo, 866 dei quali vivono in 60 strutture d’accoglienza. La nostra provincia è una delle più accoglienti a livello regionale, in quanto il 75% dei comuni accoglie richiedenti (i 2/3 sono nel comune di Ferrara), e tra i sette che non accolgono non vi sono solo motivi di rifiuto, ma anche di mancanza di sedi idonee». In Emilia Romagna solo la metà dei comuni è “accogliente”, mentre a livello nazionale solo il 25% delle municipalità ospita richiedenti.

«Nonostante non vi siano troppi traumi a livello criminale – ha proseguito il Prefetto –  non mancano le criticità: al momento sono esaurite le strutture di accoglienza, per sapere se ha diritto allo status di profugo, il tempo di attesa per il migrante non è mai inferiore a un anno, e la maggior parte di questi scopre di non avere i requisiti necessari».

Richiamando indirettamente le polemiche sul caso Gorino, «il fenomeno  – ha proseguito Tortora – può essere governato solo col consenso della popolazione, ma chi dice che non vuole accogliere rifugiati nella propria località, non fa che gettare sul paese vicino il carico dell’accoglienza».

2014-09-09-19-11-16«Rendere più dignitosa l’accoglienza non significa ignorarne i problemi, ma non si può parlare di invasione», ha invece spiegato l’Assessore alle Politiche sociali Chiara Sapigni.

Il seminario ha visto anche gli interventi di Federica Rolli, Direttrice ASP Ferrara, Cristiano Guagliata dell’Ufficio politiche Migratorie del Comune di Ferrara, don Domenico Bedin dell’Associazione Viale K, Anna Rosa Fava, Portavoce del Sindaco di Ferrara, Giorgio Benini dell’Ufficio sicurezza urbana del Comune, e Franck Kouen, Mediatore linguistico-culturale ASP.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 24 novembre 2016

Barco, i 35 anni del centro sociale

24 Nov

E’ stato il primo sodalizio per anziani nato in Regione

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Da sinistra, Fava, Artini, Giberti e Battaglioli, durante la conferenza stampa

Tutto nasce 35 anni fa da un fiasco di vino e un salame, da condividere mentre si gioca a carte. È così che l’11 febbraio 1981 prenderà vita il Centro Sociale per anziani “Il Barco”, oggi Centro di promozione sociale, il primo Centro Anziani nato in Regione e uno dei primi in Italia. Per festeggiare insieme a tutta la cittadinanza questa importante ricorrenza, sabato mattina dalle 10.30 vi sarà una festa nella sede di via Indipendenza, 40.

L’iniziativa è stata presentata ieri nel Municipio di Ferrara alla presenza del portavoce del Sindaco Anna Rosa Fava, il presidente del Centro Eridano Battaglioli, il responsabile delle attività del Centro Paolo Giberti e il presidente del coordinamento provinciale di Ancescao (Associazione nazionale centri sociali, comitati anziani e orti) Gianni Artini. Della «vivacità del quartiere Barco, grazie alla rete di associazioni», ha parlato la Fava, che ha ricordato come il Centro faccia parte del comitato “VivaBarcoViva”. «Insomma – ha proseguito – è un esempio da esportare nelle altre zone del Comune, un modello virtuoso di cittadinanza attiva».

Giberti ha dunque preso la parola per ricordare come «il quartiere non abbia vissuto sempre momenti facili, soprattutto 30-40 anni fa, ma il nostro Centro è sempre stato una presenza viva, un aiuto per affrontare le difficoltà. Sperando in una continuità generazionale, invitiamo soprattutto i più giovani a partecipare a questo che è un luogo di accoglienza e di aggregazione». Dopo l’intervento del Presidente Battaglioli, che ha ricordato le molte donne volontarie, e la loro importanza anche per l’aspetto finanziario del Centro, ha preso la parola Artini che ha spiegato come nel nostro territorio comunale vi siano «quindici Centri sociali per un totale di circa 10.000 associati», dei quali circa 200 attivi nel Centro del Barco.

Sabato il programma prevede alle 10.30 la presentazione della storia del Centro, con interventi di Battaglioli, Giberti e Artini, alle 11.15 l’intervento delle autorità e alle 12.15 proiezione di foto e rinfresco.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 24 novembre 2016

A Portomaggiore consigli contro truffe e ladri e interventi per la sicurezza

13 Giu
Minarelli e Rapino

Il Sindaco Nicola Minarelli e il Comandante dei Carabinieri Magg. Roberto Rapino

Tanti consigli a persone anziane, e non solo, per evitare furti e truffe e un programma di interventi per la sicurezza per il Comune di Portomaggiore e l’Unione Valli e Delizie. Questi i due ambiti dell’incontro svoltosi ieri alle 15 nel Teatro parrocchiale Smeraldo. Un evento al quale han partecipato il Sindaco Nicola Minarelli, l’Assessore Giovanni Tavassi, il Comandante dei Carabinieri Roberto Rapino e Valerio Boldrini della Polizia Municipale. Dopo la proiezione di un video con una truffa simulata ai danni di un anziano, Rapino ha dato utili consigli contro i truffatori, che spesso approfittano della solitudine degli anziani e, fingendosi tecnici del gas o dell’INPS, o di chiedere indicazioni stradali, compiono truffe o furti di oggetti in oro o contanti. È importante quindi essere diffidenti, chiamare subito il 112 (che diventerà il numero unico d’emergenza europeo),  mantenere (per eventuale aiuto) buoni rapporti di vicinato, installare un sistema d’allarme ed essere riservati sul possesso di oggetti di valore. Inoltre, attenzione anche ai finti incidenti stradali e ai finti carabinieri. Infine, il Sindaco Minarelli ha elencato le iniziative in cantiere. Si va dalla Municipale, unificata a livello di Unione e disponibile anche nel terzo turno serale, a due bandi, per commercianti e residenze, con contributi per l’installazione di sistemi d’allarme. Infine, vi sarà la possibilità di stipulare un’assicurazione, a prezzi calmierati, contro furti e truffe, e l’installazione di molte telecamere nel territorio comunale.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 13 giugno 2015