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Sovranità, Welfare, cittadinanza: l’Europa casa comune da costruire

6 Mag

Tante persone il 3 maggio hanno partecipato a Casa Cini all’incontro dal titolo “L’Europa che vogliamo”

sdrL’Europa non come fredda e distante burocrazia, ma come fusione a caldo di progetti, forze vive, corpi intermedi. E’ questo che emerso in modo forte la sera di venerdì 3 maggio nel salone di Casa Cini a Ferrara, durante l’incontro “L’Europa che vogliamo” organizzato da Ferrara Bene Comune, Movimento Federalista Europeo, Cooperatori salesiani, ACLI, Agesci, Movimento Rinascita Cristiana, Azione Cattolica, Masci e Confcooperative Ferrara. Dopo la presentazione di Chiara Ferraresi, presidente diocesana di AC, è intervenuto Guglielmo Bernabei, presidente di Ferrara Bene Comune, che ha moderato l’incontro. Fra le domande e le suggestioni proposte da Bernabei ai relatori, il tema della sovranità, che “oggi ha senso solo se declinato a livello europeo”, e quello del “baratto” – spesso purtroppo imposto – tra lavoro e diritti. Il primo a prendere la parola è stato Giorgio Anselmi, presidente nazionale del Movimento Federalista Europeo: “oggi l’Europa può dare una risposta all’altezza delle sfide globali solo in quanto tale”, se unita e forte. Centrale per Anselmi dev’essere il principio di sussidiarietà, che permette “l’autonomia e l’interdipendenza di tutti i corpi sociali”, dalla famiglia allo Stato, passando per quelli intermedi. “La federazione europea – ha proseguito – è l’unico modo per dare risposte ai problemi dei cittadini”, in un mondo interdipendente e complesso come quello di oggi. “I singoli Stati non sono più in grado di assicurare a pieno la sovranità, basti pensare alle multinazionali che delocalizzano”, promettendo lavoro e investimenti in cambio di una riduzione dei diritti dei lavoratori, della tassazione e dei vincoli ambientali. L’obiettivo, dunque, è a livello continentale quello di riuscire a “unire diritto e forza”, che hanno senso e legittimità solo se insieme. “L’Europa non può più essere raccontata solo con la sua storia, ma attualizzandola, in quanto per la stragrande maggioranza delle persone, giovani compresi, significa poco o nulla”. Così ha esordito Matteo Bracciali, responsabile Affari Internazionali Acli Nazionali, che ha ripreso e sviluppato il tema della tassazione delle grandi imprese, denunciando i “ricatti” da parte delle multinazionali, e affrontando il tema dei grandi colossi del web (Amazon, Google, Facebook), che riescono a evadere tasse per centinaia di milioni di euro. Un nuovo “Welfare Europe”, dunque, fatto di tante “protezioni” per i lavoratori, di “incentivi alla formazione” e molto altro, è più che mai necessario, e potrebbe legarsi “all’introduzione di una Web Tax e della TTF (Tassa su Transazioni Finanziarie)”. Web Tax e TTF che, per Bracciali, “potrebbero andare a finanziare il welfare aziendale”. L’ultimo intervento è spettato a Niccolò Pranzini del Comitato europeo Scautismo, che, nel ribadire come “l’Europa non sia solo composta da ‘grigi burocrati’ ”, ha citato la propria esperienza di alcuni anni a Bruxelles, per raccontare ad esempio come lavora la Commissione Europea, e come, “assieme a tante cose negative, ho visto persone da tutto il continente incontrarsi e portare avanti progetti” negli ambiti più svariati: “così, non a freddo, si forma una vera cittadinanza europea, e si costruisce una casa comune europea, sogno vivo anche per tanti giovani inglesi, impauriti dai possibili effetti della Brexit”.

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” del 10 maggio 2019

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“Si è fidata di Dio anche nel buio più totale: per questo Laura è una santa”

21 Gen

Una “santa in mezzo a noi”, che “sapeva riconoscere gli attimi di vera felicità come assaggi di eternità”: questa è stata Laura Vincenzi. Il 18 gennaio a Tresigallo si è svolta la prima presentazione della riedizione delle sue “Lettere”, con l’intervento di Guido Boffilaura 3

La presenza di una persona cara che non è più in mezzo a noi, continua a manifestarsi con la forza delle sue parole, nel ricordo vivo della sua voce, dei suoi occhi, del suo sorriso. Così è in modo straordinariamente forte, per Laura Vincenzi. La presentazione della nuova edizione delle sue “Lettere di una fidanzata” (Editrice AVE, 2018) – svoltasi per la prima volta il 18 gennaio a Tresigallo nella Casa della Cultura-Biblioteca Comunale (grazie ad Azione Cattolica diocesana, AC Tresigallo, Associzione “Amici di Laura”, Biblioteca comunale Tresigallo e col patrocinio del Comune di Tresignana) – ha permesso ad amici, famigliari, o semplicemente suoi ammiratori, di ritrovarsi davvero nel suo sorriso, nei suoi “occhi di cielo”, nel misticismo così concreto delle sue parole scritte all’allora fidanzato Guido Boffi. Circa 150 i presenti, accolti dai saluti di Anita Arlotti, responsabile della biblioteca e dalla presentazione di Miriam Turrini, che – nel ripercorrere brevemente la sua vita e la diffusione della sua testimonianza di fede – ha voluto sottolineare come “Laura ha saputo affrontare la malattia con grande tenacia e perseveranza, volendo continuare a vivere la propria quotidianità”. Ricordiamo che la prima edizione delle “Lettere” di Laura uscì per una piccola casa editrice, Luciani, mentre la seconda, nel 2000, per “Città Nuova”. Dopo una lunga pausa, nel 2012 l’allora presidente diocesano di Azione Cattolica Fausto Tagliani ha voluto riprendere il lavoro di studio su Laura, permettendo di arrivare, nel dicembre 2016, all’apertura della causa di beatificazione, e successivamente alla mostra a lei dedicata, “peregrinante” nella nostra Diocesi e non solo. Le letture di alcuni brani delle lettere, a cura di Gian Filippo Scabbia, con l’accompagnamento alla chitarra di Roberto Berveglieri (che ha eseguito anche una musica scritta apposta per Laura), hanno intervallato l’intervento di Guido Boffi, che ha curato la riedizione: “questo volume – ha spiegato – è al tempo stesso un libro antico e nuovo. Venti o trent’anni fa non esistevano smartphone o social network, ma la vita e le parole di Laura si diffosero comunque, affascinando molte persone. Spesso capita che nei momenti di prova, di sofferenza, le risorse calino, ci si chiuda agli altri e a Dio. Al contrario, nonostante la sofferenza, Laura scelse di avviare un percorso affettivo, dimostrandosi aperta, leale, disponibile con chiunque ne avesse bisogno. Io e Laura – ha proseguito – nel sentimento che ci univa, abbiamo scoperto di più di una relazione a due: fin dagli inizi, infatti, la percezione era che il rapporto che ci legava fosse qualcosa di più rispetto a noi. L’altro – abbiamo compreso – è un luogo meraviglioso per tirar fuori il meglio di sé. Soprattutto oggi che nel rapporto di coppia sembrano spesso dominare la vanità e l’appagamento di sé, è importante comprendere come nell’aprirti all’altro, ti accorgi che oltre a voi due c’è un Altro, Dio, che ti fa tirar fuori le risorse migliori, che non immaginavi di avere”. Così, Laura, anche dopo l’amputazione del piede, “non si è chiusa agli altri e a Dio, ma ha percepito questa relazione, questo sentimento con Lui, la Sua presenza: si è fidata di Dio, anche nel buio più totale, ha continuato a vedere il faro oltre la prua della propria nave, proseguendo in quella direzione. Ciò non significa che non abbia avuto timore, ma questo le ha fatto sentire il bisogno di un quotidiano esercizio spirituale, costante e continuo, che ha compiuto fino all’ultimo, per tenere a bada paure, e per rimanere aperti agli altri e all’Eterno”. “Laura – ha proseguito Guido commovendo i presenti – era una persona trascendente”, la sua era dunque davvero una “visione escatologica, che va oltre, ma che al tempo stesso non le impediva di vivere il presente, riconoscendo gli attimi di vera felicità come assaggi di eternità”. Laura è dunque stata “una santa nel riuscire a percepire sempre la vicinanza profonda di Dio. In lei quindi non vi era una semplice buona indole, ma qualcosa di più. Questo dimostra anche che i santi sono ‘a portata di mano’, e che hanno le nostre stesse paure”. L’ultima riflessione Boffi ha voluto dedicarla ai possibili destinatari del messaggio di Laura: “penso che possa arrivare non solo ai malati, ma avere un impatto positivo forte anche su chi ha grandi carenze spirituali, su chi ha il deserto nel cuore”. In generale, però, “può aiutare tutti noi a migliorarci, per cercare di conquistare un posticino nel cuore di Dio”. Testimonianze di amici e famigliari La serata è stata ulteriormente arricchita da alcune spontanee brevi testimonianze e riflessioni di persone presenti. Annamaria Valenti ha spiegato: “la conobbi a un campo di Azione Cattolica Ragazzi, io ero responsabile diocesana ACR e lei una delle bambine che partecipavano al campo”, mentre la sorella di Laura, Silvia (presente insieme ai genitori Odo e Luisa e ai fratelli Paolo e Giorgio), ha preso la parola per testimoniare come “anche per noi famigliari le sue lettere in un certo senso sono state una scoperta. Era una ragazza semplicissima e normalissima, ma non conoscevamo tutto il suo lavoro interiore. Leggendo le sue parole, mi viene da paragonarla a un’atleta che si prepara a scalare una montagna, e, una volta arrivata in cima, respira aria pura. Anch’io, leggendo le sue lettere, ho avuto la sensazione di respirare aria pura”. E’ poi intervenuta una signora che ha conosciuto la storia di Laura grazie alla tappa della mostra a lei dedicata nella diocesi di Bologna. “Mi sono sentita travolta dalla sua gioia e dalla sua speranza, Laura mi ha davvero attratta a sé”, sono state le sue parole. Ha quindi preso la parola Patrizio Fergnani: “vorrei sottolineare anche la grande capacità di scrittura e di riflessione di Laura. Il padre conserva tutto il suo materiale, dal primo quaderno delle elementari. Laura non è solo un ricordo ma una presenza reale”. Infine, è intevenuto Fausto Tagliani: “la scoperta importante, soprattutto per la Chiesa di Ferrara-Comacchio, è proprio questa: che i santi sono in mezzo a noi”.

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” il 25 gennaio 2019

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