
In via Vignatagliata 41 inaugurata la nuova casa con una mostra di cinque maestri ferraresi
Appena una manciata di minuti a piedi divide i primi 25 anni della Galleria del Carbone da quel futuro che è già iniziato. Dallo scorso 16 febbraio, infatti, l’Associazione “Accademia d’Arte Città di Ferrara APS” ha una nuova casa in via Vignatagliata 41 (nel cuore dell’antico Ghetto ebraico), dopo un quarto di secolo in via del Carbone 18/a, proprio di fronte alla sala 4 del Cinema Apollo (ex chiesa di San Giacomo), con più di 300 mostre e diversi altri eventi culturali organizzati.
E la nuova sede è stata inaugurata il 16 (con tantissimi presenti) con la mini collettiva “Ripartiamo” di 5 maestri dell’arte ferrarese: Maurizio Bonora, Paola Bonora, Gianfranco Goberti (scomparso nel gennaio 2023), Gianni Guidi, Sergio Zanni. Il passato, certo, ma anche l’avvenire che non può non “ripartire” dalle sue radici più solide. La mostra sarà visitabile fino al 9 marzo da mercoledì a domenica (ore 17-20), e sarà accompagnata da eventi collaterali nei fine settimana: il 23 febbraio alle 18 verrà proiettato un video dedicato a questa mostra e un’intervista a Paola Bonora, mentre il 1° marzo Lucia Boni (assieme a Corrado Pocaterra) presenterà il suo libro “Carbone d’argento” dedicato a questa fase di passaggio della Galleria. Galleria che raccoglie fra i propri soci molti artisti ferraresi contemporanei, di diverse generazioni, e attualmente conta 65 soci. Il Direttivo è composto da Paolo Volta (Presidente), Lucia Boni (Segretaria e Tesoriere) e da tre consiglieri (Gianni Cestari, Corrado Pocaterra e Ulrich Wienand). «Nessuno di noi vuole “rottamare” ciò che è stato, convinti, come siamo, che nulla si crea se non c’è un’esperienza pregressa sulla quale appoggiarsi, ma diventa necessario comunque rinnovarsi», spiega Lucia Boni. L’Associazione nacque nel ’97 da nove fondatori: Paolo Volta, Lucia Boni, Isabella Guidi, Gianni Vallieri, Paola Braglia Scarpa, Rita Confortini, Tiziana Davì, Giuliana Magri e Giacomo Savioli. Ma il Carbone guarda sempre avanti: fra le mostre in programma, vi è “Arte prigioniera” con opere di artisti della nostra provincia imprigionati soprattutto durante la seconda guerra mondiale – Cesare Lampronti, Danilo Farinella, Nicola Sebastio e Alberto Cavallari; un altro progetto futuro sarà, invece, legato alla Collezione di Roberto Niceforo.

Sergio Zanni, uno degli artisti in mostra, sta vivendo a livello personale ciò che la Galleria vive a livello collettivo: a breve, infatti, traslocherà nel suo nuovo studio in via Boccacanale di S. Stefano 14, nei locali dell’ex Mercato Coperto. E proprio Zanni ci racconta del mitico “Gruppo 4” nato a fine anni ’60, formato proprio da lui, Guidi, Goberti e Maurizio Bonora, tutti cresciuti all’Istituto Dosso Dossi: «eravamo diversi fra noi ma c’era qualcosa di profondo che ci legava. Ognuno con la propria ricerca, uscivamo dalla tradizione pittorica ferrarese: ci sentivamo un passo avanti». Un legame che continua oggi e che nel 2011 ha visto una tappa importante con la personale di Goberti a inaugurare la prima mostra del ciclo “Incontri d’autore”, che poi si concluderà con una collettiva dei fab four.
Ricordiamo che la nuova sede in passato ha ospitato lo Studio d’arte di Guido Marchesi, vicino al suo “Guido Ristorante”. A fine dicembre 2024 Marchesi ha aperto il suo nuovo studio d’arte “Sulla strada” lì vicino, in via Vignatagliata 57. Ma la nuova sede in passato (forse nella prima metà del secolo scorso) era…l’androne del palazzo; e dove ora vi è accolto il pianoforte e la libreria d’arte della Galleria, c’era un pozzo luce. Là in fondo, non molto distante, c’è la vecchia sede: solo via Vittoria divide le due strade, la vecchia e la nuova. Il legame è invisibile ma – rimanendo nel nome e nell’anima – è indistruttibile.
Andrea Musacci
Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 21 febbraio 2025
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Le fotografie di Sandra Boccafogli esposte alla Galleria del Carbone
Il realismo del sogno e il conseguente perturbante sentimento di una visione notturna: Samuel Moretti è un promettente artista originario di Mesola, che fino al prossimo 23 febbraio espone una serie di incisioni nella Galleria del Carbone di Ferrara. Nel tardo pomeriggio di sabato 1° febbraio, l’inaugurazione della mostra con la presentazione di Laura Gavioli, che ha redatto anche il testo in catalogo (disponibile in Galleria). Nell’esposizione intitolata “La libertà dello sguardo e la persistenza dell’emozione”, è possibile ammirare una ventina di opere a puntasecca di quest’artista classe ’80, diplomato al Conservatorio Frescobaldi e approdato all’arte grazie a Pietro Lenzini. Dieci anni fa il debutto in diverse collettive a Ferrara, Reggio Emilia, Milano. Dal 2010, tante le partecipazioni a collettive e alcune personali. L’anno scorso nella chiesa di Santa Maria della Misericordia a Castel Bolognese ha esposto la sua mostra dal titolo “Percorsi di luce. Le 14 stazioni della Via Crucis”. In parete al Carbone si possono trovare i “luoghi dell’anima” di Moretti: spaccati del bosco della Fasanara, il Castello di Mesola, ma anche alcuni relitti lignei spiaggiati.
A cura di Andrea Musacci
Un percorso iniziatico attraverso la forza della parola poetica. Il viaggio di un’anima in un tortuoso cammino di redenzione. L’idea di renderlo lettura viva, pubblica, parola sempre nuova nel centro di Ferrara. La sera di venerdì 14 giugno si è svolta la prima delle “Letture Dantesche”, sei appuntamenti estivi organizzati dalla Galleria del Carbone, in collaborazione con la Società Dante Alighieri, in programma fino al prossimo 3 luglio. Protagonista e ideatore è Ruben Garbellini che, proprio nella piazza del Carbone sulla quale affaccia la Galleria, commenterà e leggerà i primi cinque canti dell’Inferno della “Divina Commedia” e alcuni passi della “Vita Nova” del poeta fiorentino. E’ stato Paolo Volta, direttore artistico della Galleria, a chiedere a Garbellini, moderno “cantastorie” innamorato di Parigi, di portare queste letture in una delle piazzette più suggestive della città, tra l’altro proprio di fronte alla facciata dell’ex chiesa di San Giacomo, ora sconsacrata, costruita nell’XI secolo in stile romanico e, si narra – per rimanere nell’ambito del mistero, anche esoterico -, che accoglie le spoglie mortali di Ugo dei Pagani, fondatore dell’Ordine dei Templari. A cavallo tra le sacre rappresentazioni del passato, che si svolgevano anche sui sagrati delle chiese, e il “teatro povero” di Grotowski, questo “atto popolare” assume, poi, un’attrattiva ancor più particolare nella città degli “artisti di strada”. Le Letture Dantesche nascono in realtà nel 2015 – in occasione dell’anniversario della nascita del Sommo Poeta (1265) – in vari ambienti storici della città (Palazzo Scroffa, Palazzina di Marfisa d’Este), parallelamente alle letture per le celebrazioni ariostesche, entrambe tenute da Garbellini. Due anni dopo, nel 2017, quest’ultimo decide di proseguire il teatro della parola dantesca, poi eseguito anche in altri luoghi di Ferrara, come Palazzo Bonacossi e la Sala dell’Arengo nel Palazzo Municipale. Il “viaggio dantesco” riprenderà poi dal prossimo autunno e perlomeno fino al 2021, anniversario della morte del divino poeta, toccando, inizialmente, diverse località in Emilia Romagna, Veneto e Lombardia. Ma perché impegnare tempo e risorse per declamare versi che oggi possono risultare scontati, rimasticati, o provocare ricordi noiosi fin da gli anni del Liceo? “Perché anche i non specialisti possono iniziare a riconsiderare Dante e la ’Divina Commedia’ ”, ha spiegato venerdì Garbellini davanti a una 40ina di persone. “C’è bisogno di un ritorno all’oralità, alla lettura ad alta voce”, ha proseguito. “Dante, in particolare, si presta molto a essere udito, la sua ‘Commedia’ è una grande messa in scena, funziona molto bene come teatro”. Parlare di Dante e della sua opera significa, per Garbellini, “parlare di tutto l’universo”: religioso, teologico e al tempo stesso del mondo greco-romano. Quest’ultimo, “Dante lo travasa, lo trasforma e lo rende vivo”, anche grazie al fatto che scrive in volgare fiorentino, una “lingua del reale”. Insomma, una scelta come questa, che può apparire bizzarra, controcorrente, per Garbellini è anzi “necessaria”: “c’è bisogno di nutrimento dell’anima contro le barbarie della nostra società, il mondo ha bisogno di poesia, di arte e di bello. La bellezza dei suoi versi è davvero salvamento”.