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Fucilati dopo il rifiuto di combattere: quei soldati vittime del loro esercito nella Grande Guerra

3 Feb
Sergio Golinelli e Franco Corleone

Franco Corleone a Ferrara per parlare delle oltre mille vittime italiane durante la prima guerra mondiale: fra queste, i quattro alpini giustiziati a Cercivento nel ’16 e il ferrarese Giuseppe Bui. Manca ancora una legge nazionale per riabilitarle 

di Andrea Musacci

In dialetto friulano si chiamano i fusilâts di Çurçuvint, i fucilati di Cercivento (Udine): quattro soldati giustiziati (foto grande) nel cimitero del paese il 1° luglio 1916 con l’accusa di rivolta in presenza del nemico (art. 114 del Codice penale militare) e ammutinamento. Il caporale Basilio Matiz, il caporal maggiore Silvio Gaetano Ortis (di rispettivamente 22 e 25 anni, entrambi di Timau, Paluzza – UD), Angelo Massaro (22 anni, di Maniago – PN) e Giovan Battista Coradazzi (23 anni, di Forni di Sopra – UD) sono quattro degli oltre mille militi fucilati nel nostro Paese durante la Grande Guerra, dopo processi farsa, con accuse non provate ed esecuzioni immediate. La loro riabilitazione procede ancora molto lentamente: leggi regionali ad hoc sono state approvate prima dal Friuli (nel 2021) e poi (settembre 2025) in Veneto. Manca ancora una legge nazionale. 

Per questo obiettivo da una vita si batte Franco Corleone, ex Deputato, Senatore, Parlamentare Europeo e Sottosegretario alla Giustizia, e oggi Presidente onorario de “La Società della Ragione” ed esponente dei Verdi. Corleone è intervenuto a Ferrara nel pomeriggio dello scorso 27 gennaio nell’incontro “Le contraddizioni della Grande Guerra tra retorica e tragedia: per la riabilitazione storica dei militari italiani giustiziati per ‘codardia’ ”, svoltosi nella Sala Ex Refettorio di via Boccaleone e organizzato da Rete Pace di Ferrara in collaborazione con “Civica Anselmo”.

«Lo stesso Presidente Mattarella – ha spiegato Corleone – ha espresso parole importanti sulla riabilitazione di questi fucilati: parole, le sue, durissime e inequivocabili. In un Paese democratico episodi come questi non possono essere dimenticati o omessi, ma fan parte della memoria storica. Nemmeno per il centenario della prima guerra mondiale si è parlato di questi plotoni». La prima pubblicazione in Italia sul tema si intitola proprio “Plotone d’esecuzione. I processi della prima guerra mondiale”, a cura di Enzo Forcella e Alberto Monticone, uscito per Laterza nel 1968.

Fra i soldati sul fronte, molti di loro – ha proseguito Corleone – erano «meridionali, mandati in Friuli Venezia Giulia, Veneto e Lombardia, senza sapere nemmeno dov’erano destinati», catapultati «in un mondo completamente diverso, in una realtà difficile da sopportare». Tante persone del popolo, quindi, mandate al macello, e di fianco a loro «minoranze di nazionalisti che pensavano alla guerra come “igiene del mondo”», oltre a «borghesi democratici, mazziniani che appoggiarono l’ingresso dell’Italia» nel conflitto mondiale. Fra quest’ultimi, Corleone ha citato Aldo Rosselli, fratello di Carlo e Nello, aggregato al reggimento Messina, di stanza a Tolmezzo in Carnia: nella notte fra il 26 e il 27 marzo 1916 muore in un combattimento sul Pal Piccolo, sempre in Carnia, e viene sepolto nel cimitero di Timau. Nell’ottobre 1916 gli venne riconosciuta la medaglia d’argento al valor militare. «Non dobbiamo contrapporre – ha aggiunto – ma cercare di tenere assieme la storia dei disertori uccisi e quella degli “interventisti democratici” come Rosselli». Un altro esempio presentato è quello dello scrittore e critico letterario Renato Serra, caduto in combattimento sul Podgora nel luglio 1915, ricordato da Gramsci nell’articolo “La luce che si è spenta”. Un’altra storia citata dal relatore è quella di Claudio Graziani, forse un nome di fantasia, raccontato da Silvio Villa nel libro “Claudio Graziani. Un episodio di guerra”, volume curato dallo stesso Corleone. «Il giovane ardito torinese – ha spiegato – fu capitano pluridecorato ma si rifiutò di partecipare a un attacco “suicida” e per questo venne fucilato».

La resistenza nonviolenta a quei tempi non rientrava fra le possibili scelte di questi poveri uomini. Così – ha spiegato ancora Corleone – «spesso i soldati si giocavano la carta dell’insubordinazione, unica arma che allora avevano: si ferivano, si tagliavano un dito, facevano atti di autolesionismo. E a volte venivano processati anche per questo. Chi sopravvisse tornò spesso a casa con traumi, molti di loro finirono in manicomio: venivano chiamati “scemi di guerra”». 

Venendo poi a un’analisi storica più ampia, Corleone ha spiegato come «la tentazione di una svolta autoritaria – poi concretizzatasi col fascismo – ci fu già con Cadorna, convinto di essere il nuovo capo supremo». Fascismo che «da una parte disse che la Grande guerra fu una “vittoria mutilata” ma poi quando salì al potere abbandonò questa retorica ed esaltò “l’Italia di Vittorio Veneto”. Il massacro di tante vite umane, quindi, col fascismo viene dimenticato e in più si ha una cattiva gestione della pace. E cosa simile accadde con la seconda guerra mondiale». 

Nei saluti introduttivi all’incontro (il primo è stato di Leonardo Fiorentini, Civica Anselmo), Sergio Golinelli (Rete Pace) ha riflettuto su come «la Grande guerra richiama molto la corsa al riarmo a cui assistiamo oggi». Ragionamento ripreso poi da Corleone: l’operazione di memoria dei fucilati della Grande Guerra «va fatta, a maggior ragione in questo nostro tempo di guerra, di conflitti disumani, con tecnologie avanzate come i droni. Mi chiedo: in queste guerre di oggi che ruolo può avere la nonviolenza e l’obiezione di coscienza? A Minneapolis come in Iran, come si può agire la nonviolenza? Forse bisogna reinventarla, la nonviolenza, bisogna essere diversi dal potere della forza, dalla violenza del potere».

Un messaggio che ci portiamo a casa e su cui riflettere, sempre.

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STORIE DAL FERRARESE. Bui, disertore di Migliarino, fucilato alla schiena. E il pacifista Matteotti in difesa dei compagni

Nel suo intervento, Corleone ha dedicato due episodi al territorio ferrarese: il primo riguarda la vicenda di Giuseppe Bui, contadino analfabeta nato a Migliarino nel 1891 e morto in guerra nel 1916 a a Pri Fabrisu (vicino a Oslavia, Gorizia), fucilato alla schiena dopo la condanna del Tribunale di guerra del 6° Corpo d’armata per «diserzione in presenza del nemico». «Il suo nome – ha spiegato Corleone – è uscito da ricerche condotte dalla Consulta scientifica che sta lavorando sul Friuli Venezia Giulia e il Veneto».  

L’altra storia accennata da Corleone e legata al Ferrarese inizia nel gennaio del 1921, a Livorno, dov’è in corso il XVII Congresso del Partito Socialista Italiano, Congresso che sancirà la scissione comunista e la nascita del PCd’I. Lì è presente anche Giacomo Matteotti, che – pur iscritto a parlare – non interverrà mai: lo raggiunge, infatti, la notizia che a Ferrara sono stati arrestati il sindaco socialista Temistocle Bogianckino e il segretario della Camera del Lavoro Gaetano Gilardini, sia per i fatti del Castello Estense del dicembre precedente – con numerosi morti lasciati sul terreno dopo l’assalto al Comune da parte delle squadre fasciste – sia per impedire loro di raggiungere Livorno. I fascisti assaltano anche la locale Camera del Lavoro e quindi Matteotti decide di precipitarsi a Ferrara, dove arriverà il 18 gennaio, assumendo subito la direzione della Camera del Lavoro. Ma i fascisti lo aspettano: viene aggredito, gli sputano addosso, viene malmenato davanti alle forze dell’ordine impassibili (per ordini ricevuti dall’alto). Matteotti fu anche uno dei socialisti non interventisti: «Se avessimo raccolto l’insegnamento sull’Europa di personalità come Matteotti, Rosselli e Spinelli, forse avremmo un’UE, un’Europa diversa, non tutta tesa al riarmo», ha concluso Corleone.

Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 6 febbraio 2026

Abbònati qui!

Al via le attività della Pico Cavalieri

7 Set

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Nella sede dell’Associazione Pico Cavalieri

L’attività dell’Associazione Pico Cavalieri riprende stasera alle ore 21 presso la Casa della Patria a Ferrara con la videoconferenza curata da Guido Antonioli e Donato Bragatto, dal titolo “Il tragico monte della quattro cime: il Monte San Michele”.

Nel corso della serata sarà presentata la prossima escursione storica di domenica 18 settembre, “Il tragico monte dalle quattro cime”. Fabio Denitto del Gruppo Speleologico carsico di San Martino del Carso ci accompagnerà sul monte San Michele (275 m. Carso Isontino) alla scoperta delle “rinnovate cannoniere” del suo campo di battaglia e a San Martino del Carso per la visita al museo della Grande Guerra del Gruppo Speleologico Carsico.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 07 settembre 2016

Ass. Pico Cavalieri, il 7 settembre tornano videoconferenze ed escursioni

5 Set

[Qui il mio servizio sull’Associazione Pico Cavalieri]

L’attività dell’associazione riprenderà mercoledì 7 settembre alle ore 21 presso la Casa della Patria a Ferrara con la videoconferenza “Il tragico monte delle quattro cime. Il Monte San Michele”, a cura di Guido Antonioli e Donato Bragatto. I prossimi appuntamenti di escursionismo storico sono invece in programma il 18 settembre e il 16 ottobre. Infine, l’Associazione sta lavorando alla realizzazione di un volume, il cui titolo provvisorio è “Sulle tracce della Grande Guerra. Riflessioni su un Centenario”, a cura di Bragatto e Trevisani, con una quindicina di contributi di esperti, che verrà presentato in sede il prossimo 30 novembre.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara l’01 settembre 2016

Le tracce della storia cento anni dopo

5 Set

L’attività dell’associzione culturale ferrarese “Pico Cavalieri” raccontata dai soci tra libri, cimeli e fotografie

Come in un’epica battaglia d’altri tempi, un gruppo di appassionati di storia ed escursionismo da quasi vent’anni porta avanti un approfondito lavoro di ricerca e divulgazione sul periodo che va dal Risorgimento alle due guerre mondiali. Stiamo parlando dell’Associazione Culturale di Ricerche Storiche Pico Cavalieri, nata nel 1999 grazie a Enrico Trevisani (Responsabile Archivio Grande Guerra e Archivi delle fonti orali nell’Archivio Storico Comunale) e a Donato Bragatto (ai tempi impegnato nell’Archivio come obiettore civile), anche se solo nel 2004 diventa ufficialmente Associazione.

La Cavalieri raccoglie e conserva libri, documenti, foto, filmati, diari, indumenti e oggettistica (divise, armi, munizioni ecc.) del periodo in questione, in particolare della Grande Guerra. Realizza, inoltre, opuscoli, volantini, pubblicazioni, e organizza mostre, incontri pubblici ed escursioni storiche.

Ma chi fu Cavalieri? Pico Adeodato Cavalieri nacque a Ferrara il 10 novembre 1873 in una famiglia patriottica. Fu fondatore dei Boy Scouts cittadini, tra i fondatori del gruppo nazionalista locale, studioso di polizia scientifica e attivo nella Protezione civile. Fu però soprattutto un militare: dal 1903 al 1910 partecipa a diverse manovre, e nel 1911 alla guerra in Libia. Fu volontario nella Grande Guerra. Morì per un guasto meccanico su un idrovolante a Sesto Calende il 4 gennaio 1917. Riposa nel cimitero ebraico di Ferrara (la famiglia paterna era ebrea). La sede in c.so Giovecca fu la casa dove Cavalieri visse con la famiglia: nel suo testamento indicò di lasciarla alla cittadinanza. Ora è “Casa della Patria Pico Cavalieri”, sede delle varie associazioni combattentistiche ferraresi (tra cui l’Associazione a lui intitolata e l’ANPI) e dell’AVIS.

Abbiamo incontrato alcuni degli animatori dell’Associazione: Donato Bragatto (Presidente), Giorgio Cavicchi (Vice Presidente), Marco Vaccari e Flavio Rabar (Consiglieri dell’Associazione). Dopo vari cambi di sede (prima nei locali del Tiro a Segno, poi Croce Rossa, Museo Risorgimento e Resistenza), ora l’Associazione è ospitata nei locali della Casa della Patria normalmente occupati dall’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci.

«Oggi siamo circa 70 soci – ci spiega Bragatto – soprattutto over 50. Normalmente da maggio a settembre, ogni primo mercoledì del mese facciamo una riunione su temi della Grande Guerra. A novembre, invece, una volta a settimana organizziamo le Serate storiche, con videoconferenze, presentazioni di libri e proiezioni di filmati, e i canti del coro “I 4 della Pico”. Tutti gli incontri sono aperti anche ai non soci». La scelta di intitolare a Cavalieri l’Associazione dipende in particolare dal fatto che, rispetto ad altri “eroi” ferraresi moderni, la sua figura è meno nota, nonostante le imprese realizzate a livello militare e non.

Sul sito internet (http://www.picocavalieri.org) tra l’altro si può trovare l’elenco dei caduti ferraresi nella Grande Guerra, cartoline, foto e documenti storici, oltre al progetto didattico pensato per le scuole, dedicato alla Prima Guerra Mondiale, e curato da Giorgio Cavicchi.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara l’01 settembre 2016

 

In Biblioteca Ariostea Emilio Lussu e la guerra

4 Dic

Emilio_Lussu_WWIIn occasione degli eventi dedicati agli anniversari, oggi alle 17 avrà luogo l’evento “Emilio Lussu, ‘Un anno sull’altipiano’ “, un dialogo, organizzato da Istituto Gramsci e ISCO Ferrara, tra Anna Quarzi e Davide Nanni in occasione del centenario dell’entrata in guerra dell’Italia.

Per la prima volta nella letteratura italiana, l’irrazionalità e insensatezza della guerra, della gerarchia e dell’esasperata disciplina militare al tempo in uso. Pubblicato per la prima volta nel 1938, il libro (edito da Einaudi) ripercorre le esperienze vissute dal pluridecorato tenente Lussu come ufficiale di fanteria della Brigata Sassari nella Grande Guerra. Con questo volume – capostipite di tutti i libri ispirati alla Grande Guerra – Lussu ha cercato di colmare il divario fra ciò che accadeva nelle trincee e quello che veniva raccontato.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 04 dicembre 2015

Le poesie di Rizzi per scoprire gli autori della Grande Guerra

2 Dic

12313766_884789954901422_5276152617065811689_nOggi alle 18.30 nella sede di via de’ Romei, 38 a Ferrara, l’Associazione Olimpia Morata ospita la rappresentazione e presentazione delle opere poetiche di Alberto Rizzi, “Poesie dell’uccidere in volo”, sulla Grande Guerra, con l’accompagnamento musicale di Simone Montanari al violoncello e l’introduzione di Francesca Mariotti, presidente dell’Associazione.

Uscito in autoproduzione nel 2006, l’opera è una meditazione su quelle persone, spesso arruolatesi volontarie, che finirono per prendere coscienza tragicamente della guerra. Furono coloro, come Clemente Rebora o Eugenio Montale, che costruirono, dopo la guerra, la letteratura italiana del Novecento.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 02 dicembre 2015

Oggi in Ariostea l’incontro con Falsetti sui poeti della Grande Guerra

30 Set

Palazzo Paradiso AriosteaOggi alle ore 17 nella Sala Agnelli della Biblioteca Comunale Ariostea in via Scienze, 17 a Ferrara Franchino Falsetti terrà l’incontro dal titolo “Poesia e poeti della Prima Guerra Mondiale”. L’iniziativa aiuterà a riflettere non solo sulla tragicità tipica di ogni conflitto bellico, ma anche sulle testimonianze contro e le verità censurate che li accompagnano. Quest’anno cade il centenario del secondo anno della Grande Guerra: tante sono le pagine rivelatrici delle idealità, delle sofferenze, dei drammi vissuti da tanti poeti-soldati, tra i quali Giuseppe Ungaretti, che hanno dato voce non solo ai tanti militi, ma a tutto il popolo italiano.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 30 settembre 2015

Zagagnoni vola nella malga di Cima Campo col suo romanzo

18 Giu

light2Dopo la presentazione di lunedì nella Sala Arengo del Palazzo Municipale di Ferrara, domenica lo scrittore ferrarese Simone Zagagnoni presenta il suo ultimo romanzo, “Il battaglione dimenticato” (2015) nella Malga di Cima Campo, nel bellunese, proprio sotto al forte teatro delle vicende narrate nel libro. Il volume, infatti, è dedicato a una pagina importante ma in parte ancora sconosciuta della Grande Guerra: i fatti accaduti al Forte di Cima Campo, Comune di Arsiè (BL), con  molti dei componenti del battaglione Monte Pavione ancora oggi ignoti. Il programma della giornata prevede alle 11 il ritrovo alla Malga, il saluto alle autorità presenti e la presentazione del volume. Alle 11.45 vi sarà la salita al forte e la visita alla struttura e alle 13 il pranzo (non obbligatorio) alla Malga con prodotti e piatti tipici del luogo.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 18 giugno 2015

L’ultimo romanzo di Zagagnoni oggi in Sala Arengo

15 Giu

light2L’ultimo romanzo dello scrittore Simone “Salinguerra” Zagagnoni, “Il battaglione dimenticato” (2015), verrà presentato oggi alle ore 17 nella Sala dell’Arengo del Palazzo Municipale di Ferrara. Oltre all’autore sarà presente anche Marco Ardondi, illustratore del libro, che ha avuto il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri (per il centenario della Prima Guerra Mondiale), della Provincia di Belluno, dei Comuni di Feltre e Ferrara e della Pro Loco di Arsiè.

Il volume di Zagagnoni è dedicato a una pagina importante, ma rimasta in parte ancora sconosciuta, della Grande Guerra, vale a dire i fatti accaduti al Forte di Cima Campo, Comune di Arsiè (BL), nel novembre del 1917, in occasione dell’accerchiamento della fortezza italiana da parte dell’esercito austriaco. Il Forte di Cima Campo venne costruito probabilmente a inizio Novecento, e fu terminato attorno al 1912. Il Forte, situato su una collina a 1560 metri di altezza, a ridosso fra il solco della Valsugana e quello del torrente Senaiga, a partire dal 1917 venne presidiato dal battaglione Monte Pavione, il quale si era costituito a Feltre il 1° Dicembre del 1915, poco dopo lo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Il battaglione fu fondato raggruppando tre compagnie, la 95a, la 148a e la 149°. Molti dei suoi componenti sono ancora oggi ignoti.

Zagagnoni, ferrarese classe ’76, il prossimo 21 giugno presenterà il suo “Il battaglione dimenticato” proprio nella malga sottostante il Forte di Cima Campo, mentre la sera del prossimo 22 luglio lo presenterà presso il Palazzo della Racchetta (in via Vaspergolo, 4 a Ferrara) in occasione del Ferrara Art Festival.

Andrea Musacci

Pubblicato (in versione ridotta) su la Nuova Ferrara il 15 giugno 2015

Mostra in Prefettura con le cartoline sulla Grande Guerra

17 Mar

Mostra Grande Guerra MRROggi alle 16.30 il Prefetto Michele Tortora inaugura la mostra storico-documentaria “La Grande Guerra attraverso le cartoline di Tommaso Cascella”, visitabile nei locali della Prefettura (Corso Ercole I d’Este, 16). Proveniente da collezione privata, l’esposizione delle cartoline realizzate dall’artista abruzzese Tommaso Cascella, a beneficio della Croce Rossa Italiana, sulla tematica della Grande Guerra, è a cura di Antonella Guarnieri ed Elena Ferraresi del Museo del Risorgimento e della Resistenza.

La mostra è visitabile (a ingresso libero) fino al 31 marzo da lunedì a venerdì dalle 9.30 alle 13 e dalle 15 alle 18, sabato solo dalle 9.30 alle 13.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 17 marzo 2015