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Poste chiuse 2 / Montesanto, «Un disagio enorme per chi non può spostarsi»

8 Set
Il sindaco Cavicchi davanti alle Poste chiuse

Il sindaco Cavicchi davanti alle Poste chiuse

Gli uffici postali più vicini a Montesanto sono a Voghiera o a S. Nicolò, distanti 4 km. Altre filiali nei dintorni sono state chiuse nel 2012. Le poste qui erano aperte lunedì, mercoledì e venerdì dalle 8.20 alle 13.35, non molto ma più che sufficiente per i pochi abitanti, il cui malcontento è sopito ma forte. Nel vicino negozio Despar la signora Mafalda Bottoni si lamenta dei pochi viaggi dei pullman verso Voghiera e della mancanza di uno sportello bancario. «I nostri figli o nipoti, o non abitano più qui, o non sempre riescono ad accompagnarci a Voghiera, perché lavorano». Esprimono la loro indignazione anche Stefano e Antonella, gestori della rivendita. «È un disagio enorme, molti pensano di chiudere il proprio conto postale». Chiara Cavicchi, sindaco di Voghiera, ci spiega come il 30% dei 516 abitanti sia over 65. Inoltre, «la strada provinciale verso Voghiera è tenuta male e l’ufficio postale non è stato ancora “riqualificato” per soddisfare l’aumento della clientela».

In ogni caso il TAR in casi simili ha scelto per la sospensione della chiusura valutando la distanza dalla filiale postale più vicina e la densità di popolazione per km2, come indicato dal D. M. del 2008 e dalla Delibera di AGCOM.

Mafalda Bottoni, preoccupata per la chiusura dell'ufficio

Mafalda Bottoni, preoccupata per la chiusura dell’ufficio

Secondo la Cavicchi, inoltre, non regge nemmeno la motivazione economica. «Il Comune – ci spiega – prendeva 1.000 € all’anno per l’affitto di quest’ufficio. Una cifra irrisoria, che da sola non giustifica la chiusura. Se Poste Italiane è ancora un’azienda pubblica – rincara il sindaco – a maggior ragione dovrebbe tutelare la parte più debole di un territorio».

«Come Comune – conclude il sindaco – stiamo pensando a un servizio di navetta per tamponare il problema, con alcuni viaggi al mese verso Voghiera per aiutare gli anziani a ritirare la pensione».

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara l’08 settembre 2015

Poste chiuse 1 / Masi San Giacomo, la porta è bloccata ma c’è chi arriva lo stesso

8 Set
Una signora ieri mattina davanti alle Poste chiuse

Una signora ieri mattina davanti alle Poste chiuse

Nell’ufficio postale di Masi San Giacomo è rimasto appoggiato sul bancone, rivolto verso l’entrata, il cartello con la scritta “aperto”. Sembra uno scherzo, in un ufficio chiuso definitivamente, o almeno fino alla risposta del TAR emiliano-romagnolo al ricorso inoltrato dal combattivo sindaco Riccardo Bizzarri.

Oggi anche il bar distante pochi metri è chiuso. Una signora arriva in macchina, parcheggia a due passi dall’entrata, pronta per fare alcune operazioni postali. Triste è la sorpresa appena la informiamo della chiusura. Per lei, però, a differenza di molti anziani del paese, il problema è relativo: la signora è automunita. Prima di ripartire verso la filiale di Masi Torello ci dice che si «fida poco degli amministratori: i sindaci si sono mossi quando i giochi erano già fatti, solo per far vedere che facevano qualcosa. Qui è un dormitorio, ci mancava solo che chiudessero anche le Poste». Il piccolo ufficio, portato avanti dal sig. Fausto, non residente a Masi San Giacomo, ma molto amato dagli abitanti del paese per la sua disponibilità, era aperto il martedì e il giovedì dalle 8.20 alle 13.45 e il sabato dalle 8.20 alle 12.45. Per ora, chi può, dovrà recarsi a Masi Torello, nella filiale di Poste Italiane situata in P.zza Cesare Toschi, a cinque km di distanza. Questi gli orari dell’ufficio: da lunedì a venerdì dalle 8 alle 13.30, sabato dalle 8 alle 12.30.

Riccardo Bizzarri, sindaco di Masi Torello

Riccardo Bizzarri, sindaco di Masi Torello

Gli uffici postali rappresentano, soprattutto nelle piccole frazioni, un luogo di ritrovo, di socializzazione, una sorta di presidio dello Stato. In particolar modo in piccole frazioni come Masi San Giacomo togliere un luogo come questo significa privare i residenti di un punto di riferimento. Significa farli sentire ancora più isolati, irrilevanti, abbandonati, pedine di un gioco dal quale sono esclusi.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara l’08 settembre 2015

Poste chiuse, i Comuni non ci stanno

8 Set
Il cartello sulle Poste di Montesanto

Il cartello sulle Poste di Montesanto

I sindaci a Bologna per un incontro all’ANCI, mentre procede l’iter per il ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale

Di sicuro per Poste Italiane sarà un finale d’estate decisamente caldo. Fra pochi giorni, infatti, i sei comuni ferraresi coinvolti dalla chiusura di alcune filiali, inoltreranno, tramite l’avv. Gianfranco Berti, il ricorso al TAR per impedire la soppressione degli uffici periferici. La risposta, com’è probabile, arriverà dopo pochi giorni. Poi, per il 24 settembre, è attesa la sentenza definitiva del Tribunale.

L’ormai certa privatizzazione del 40% di Poste Italiane è preceduta, da alcuni anni, dalla chiusura degli uffici frazionali. Il caso di un piccolo paese bolognese, Portonovo, nel comune di Medicina, la cui Amministrazione Comunale lo scorso 4 settembre ha ottenuto, dopo soli pochi giorni dal ricorso, una sospensione della chiusura, fa ben sperare.

Così, mentre ieri i cittadini di Reno Centese, col sindaco Lodi e la consulta, hanno svolto un presidio davanti al loro ufficio postale chiuso, il primo a essere ottimista è Riccardo Bizzarri, sindaco di Masi Torello e portavoce dei comuni ferraresi coinvolti nella vicenda (oltre a Masi, Voghiera, Cento, Lagosanto, Ro e Argenta). L’abbiamo incontrato insieme alla vice sindaco Serena Poltronieri per fare il punto della situazione. Al sindaco chiediamo come mai il ricorso al TAR non sia stato inoltrato già da tempo, per evitare, anche se per pochi giorni, la chiusura delle filiali. «Per avviare l’iter del ricorso dovevo attendere la risposta di Poste Italiane alla mia diffida, che mi è arrivata solo il 28 agosto scorso», ci spiega Bizzarri. «Lunedì 31 ci siamo subito recati dall’avv. Berti per avviare la pratica».

Il presidio di venerdì scorso a Masi San Giacomo

Il presidio di venerdì scorso a Masi San Giacomo

In attesa del responso, i due ripercorrono un po’ la vicenda. Poltronieri ci spiega come «Poste non abbia potenziato la filiale di Masi Torello, nonostante la previsione di una clientela maggiore. In questo modo vi saranno maggiori code agli sportelli, e dunque un disservizio. Inoltre – ci spiega – già a marzo avevamo chiesto a Fulvia Allegretti, responsabile provinciale di Poste Italiane, di mettere almeno uno sportello ATM a Masi S. Giacomo. La risposta era stata positiva, ma da allora non abbiamo più saputo niente». Infine, «ancora lo scorso giugno, Poste ci aveva chiesto il rinnovo, per sei anni, dell’affitto. Tutto ciò è assurdo».

Intanto, oggi, a Bologna è in programma un incontro tra i sindaci coinvolti, l’ANCI e l’avv. Andrea Maltoni. Infine, una proposta da Bizzarri e Poltronieri: «stiamo ragionando con l’AUSER locale su un servizio navetta verso Masi San Giacomo, anche per sopperire alla scarsità del trasporto pubblico».

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara l’08 settembre 2015