Tag Archives: Cristianesimo

La mostra “Quando I Valori Prendono Vita” in Arcivescovado

27 Ott

IncontroMona, cristiana copta e Khaled sono scesi insieme a Piazza Tahrir per lottare contro il regime. E così anche Mina, cristiano ed Emad, musulmano. Sono commuoventi e colme di speranza le storie che la mostra “Quando I Valori Prendono Vita. L’Egitto e il lato umano della sua rivoluzione” racconta. Allestita nel Palazzo Arcivescovile di Ferrara in C. so Martiri della Libertà, 77 grazie al gruppo SWAP di Milano e a Student Office Ferrara, la mostra sabato ha richiamato centinaia di persone, dai numerosi studenti delle Superiori a famiglie e persone di ogni età.

Mentre all’entrata un video di presentazione spiega l’esperienza della “grande famiglia” SWAP (composto perlopiù da ragazze), lungo il percorso espositivo molte sono le foto, i fumetti, i murales che narrano di queste storie di bellezza e di verità. Come la storia dei 65 ragazzi trucidati perché difendevano il mural raffigurante Mina ed Emad, o la foto delle madri di questi due ragazzi mentre si abbracciano, unite nel lutto. E poi le catene umane dei cristiani per difendere i musulmani mentre pregano e quest’ultimi che a loro volta difendono le chiese: il rispetto per la preghiera, per i luoghi sacri e per le ricorrenze sacre, come nel caso del Ramadan.

“L’uomo che cerca l’uomo. Il cuore, punto di incontro tra cristiani e musulmani. L’esperienza di SWAP” ha visto infine alle 17 l’incontro con i ragazzi di SWAP e con il Prof. Wael Farouq, noto intellettuale musulmano.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 27 ottobre 2014

Con Student Office la mostra per avvicinare le persone

24 Ott

Mostra cristiani-islamIn un periodo in cui sembra riacutizzarsi il contrasto tra mondo islamico e mondo cristiano, a Ferrara fa tappa una mostra tesa al confronto tra le due religioni. “L’uomo che cerca l’uomo. Il cuore, punto di incontro tra cristiani e musulmani” è il titolo dell’evento in programma domani dalle 11 alle 20 presso il Palazzo Arcivescovile in C.so Martiri della Libertà, 77. L’Associazione universitaria Student Office in collaborazione con l’Associazione studentesca Uniservice, la Fondazione Enrico Zanotti, il Centro Culturale Umana Avventura e l’Università di Ferrara presentano la mostra “Quando I Valori Prendono Vita. L’Egitto e il lato umano della sua rivoluzione” e alle 17 l’incontro con i ragazzi del gruppo SWAP, gli ideatori della mostra (Rola Diab, Gianluca Lomarco e Marco Demaldè) e il Prof. Wael Farouq. SWAP è un gruppo di studenti universitari egiziani di Milano nato nel 2013 per riscoprire le proprie origini in dialogo con altre culture.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 24 ottobre 2014

Cristiani e musulmani insieme contro i pregiudizi

23 Ott

Conf. stampa mostra cristiani-islamUna mostra e un incontro per dimostrare, attraverso storie concrete, come i pregiudizi tra cristiani e musulmani siano superabili con l’amicizia e il confronto, nel rispetto delle differenze. L’evento in programma sabato 25 dal titolo “L’uomo che cerca l’uomo. Il cuore, punto di incontro tra cristiani e musulmani. L’esperienza di SWAP” è stato presentato ieri mattina nell’Aula H di Palazzo Tassoni, sede del Dipartimento di Architettura, in via della Ghiara, 36 a Ferrara. Durante la conferenza stampa sono intervenuti i tre giovani organizzatori dell’evento, Rola Diab, studentessa libanese alla Facoltà di Medicina, Gianluca Lomarco, iscritto alla Facoltà di Architettura, e Marco Demaldè, studente della Facoltà di Fisica.

La mostra è stata ideata dal gruppo SWAP, formato da studenti (italiani ed egiziani, cristiani e musulmani) dell’Università Cattolica di Milano, con l’aiuto del Prof. Wael Farouq, docente universitario a Milano e a Il Cairo, e coautore, insieme a Benedetto XVI e ad altri intellettuali, del libro “Dio salvi la ragione”.

Demaldè ha introdotto il progetto spiegando come durante la rivoluzione egiziana del 2011 la «secolare convivenza in Egitto tra musulmani e cristiani, “paradossalmente” si sia rafforzata». In particolare, il progetto della mostra è nato, ha spiegato Rola Diab, in seguito all’uccisione di una bambina egiziana di 8 anni, Miriam Nabil, trucidata il 20 ottobre 2013 da una raffica di mitra sparati da alcuni estremisti islamici davanti alla chiesa della Vergine Maria ad al-Warraq, Il Cairo. Questo episodio sconvolge molte persone, tra le quali Randa, giovane studentessa musulmana all’Università Cattolica di Milano, la quale si mette in contatto col prof. Farouq, che le fa conoscere diversi studenti cristiani e musulmani (egiziani e non) che studiano a Milano. «Tutto ciò dimostra – ha proseguito Diab – come spesso la realtà sia diversa dagli schemi entro i quali la vogliono chiudere i mass-media». Lei stessa ha spiegato come qui a Ferrara abbia scoperto l’importanza del confronto con diversi suoi coetanei cattolici, «persone col mio stesso desiderio di libertà, un’amicizia che ci ha aiutato anche a riscoprire le nostre origini, le nostre identità, quindi a conoscere meglio noi stessi».

Lomarco ha proseguito spiegando come il progetto l’abbia scoperto lo scorso maggio a Firenze, durante una gita con altri studenti universitari. «Da allora – ha spiegato – è cambiata la mia idea rispetto a quella che mi ero fatto con i mass-media. Prima, infatti, pensavo fosse impossibile una convivenza tra cristiani e musulmani». Al di la delle differenze religiose, di sesso, d’etnia – ha concluso Lomarco – «c’è qualcosa di comune tra gli uomini, il cuore, appunto, la parte più profonda di ognuno».

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 23 ottobre 2014

La vita di Santa Teresina in mostra nell’atrio della Cattedrale

16 Ott

2014-10-12 19.06.42“La piccola via di Santa Teresa di Gesù Bambino” è il nome della mostra esposta nell’atrio della Cattedrale di Ferrara e dedicata alla mistica, patrona dei missionari e della Francia (insieme a Giovanna D’Arco), Santa Teresa di Lisieux, nota anche come Santa Teresina.

L’esposizione è stata realizzata nel 2010 in occasione del 1° centenario della conferma della Piccola Via, e del miracolo di Gallipoli, che vide protagonista, nel monastero delle Carmelitane Scalze, la Priora del monastero, madre Carmela del S. Cuore di Gesù. Una mostra itinerante ora visitabile, fino a domenica 19, anche nella nostra città e curata da Padre Antonio Sangalli dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi, dal Monastero delle Carmelitane Scalze di Gallipoli e da Fabio Regazzoni. Diversi pannelli con immagini e testo per conoscere la vita di Santa Teresa e della sua famiglia, in particolare dei genitori, Louis Martin e Zélie Guérin (i coniugi Martin), beatificati il 19 ottobre 2008. Un’occasione, anche, per riflettere sui temi posti dal Sinodo dei Vescovi dedicato alla famiglia (in programma dal 5 al 19 ottobre), attraverso la storia di questo nucleo famigliare, composta da persone che hanno consacrato la propria vita alla testimonianza della fede.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 16 ottobre 2014

Una mostra dedicata alla vita e alla fede di Sant’Agostino

23 Ago

P1000311In occasione della fiera del paese di Sant’Agostino, in programma fino al 28 agosto, dalle 19 alle 22 presso la Scuola Materna Parrocchiale “Sacro Cuore” in C.so Roma, 4 sarà possibile visitare la mostra “S. Agostino. Si conosce solo ciò che si ama”, presentata nel 2009 al “Meeting per l’Amicizia fra i popoli” di Rimini. I pannelli che si susseguono lungo le sale  raccontano di un’esistenza dedita alla ricerca, sofferta e appassionata, della Verità. La fede per S. Agostino è vita, non astrazioni, è “l’avvenimento della conoscenza”. “Il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te”, è una delle frasi più belle delle sue “Confessioni” e ben spiega il desiderio d’infinito dell’uomo, la sua inquietudine, il bisogno di fede. La giovinezza sfrenata di Agostino segnerà la sua vita, lo porterà a profonde riflessioni sul male, la libertà, la Grazia. Una vita di redenzione e di ricerca, dunque la sua. Africano d’origine (nelle terre dell’attuale Algeria), si trasferisce poi a Roma e a Milano dove incontra il Vescovo Ambrogio, futuro Santo. Dopo la conversione ritorna in Africa e diviene Vescovo a Ippona, città dove morirà. Benedetto XVI, nel 2008, ha detto di lui:  è “un contemporaneo che parla a me, parla a noi con la sua fede fresca e attuale”.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 23 agosto 2014

Dall’assenza di Dio alla verità nella speranza. Testo intervento presentazione “Il sangue di Abele”, 17/06/2014.

18 Giu

Il-sangue-di-abele-frontIeri sera, 17 giugno, sono stato invitato a relazionare per la presentazione del libro di Padre Zef Pllumi, “Il sangue di Abele”, curato da Keda Kaceli.

Tra i relatori, oltre a me, era presente la stessa Kaceli, Fausto Tagliani e Mons. Luigi Negri, Arcivescovo di Ferrara-Comacchio. Don Massimo Manservigi ha introdotto la serata.

Questo il testo del mio intervento.

“Buonasera a tutti. Ringrazio innanzitutto Don Manservigi, Mons. Negri e Keda Kaceli per avermi invitato stasera.

C’è un grido che esce istintivo dalla bocca di Padre Zef: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?», lo stesso grido di Gesù sulla croce (Mt 27,46). E in effetti il racconto di quegli anni nell’Albania comunista sembra dimostrare in modo netto la vittoria, il dominio del male, del maligno, attraverso una visione materialista e nichilista dell’uomo. Uomo che – come nei campi di concentramento nazisti o in quelli staliniani – è ridotto a pura materia inerme, a mero oggetto da chi aveva – per usare le parole di Hannah Arendt – una «pretesa di dominio assoluto sull’uomo» (“Le origini del totalitarismo”, 599). È il male radicale, insomma. Sembra che Dio sia assente, lontano, silente.

Tanti sono gli esempi che potrei fare, descritti con coraggio e precisione nel libro: ribelli anticomunisti bruciati vivi nei fienili, le unghie dei prigionieri strappate con delle tenaglie, altri prigionieri costretti a bere la propria urina per non morir di sete, altri ancora sepolti vivi nel fango, l’uso di scariche elettriche…e mi fermo qui, ma c’è anche di peggio…«Per me tutto era solo buio e tenebra» (130), dice Padre Zef a un certo punto del libro.

Sono situazioni disumane che molti cristiani hanno vissuto e vivono ancora oggi. Alcuni cristiani, come ha ricordato Papa Francesco lo scorso 4 marzo durante un’omelia a Santa Marta, infatti ancora oggi semplicemente «sono condannati perché hanno una Bibbia. Non possono [nemmeno] fare il segno della croce».

Solo poche settimane fa l’associazione “Open Doors” (ong nata negli USA) ha pubblicato l’ennesimo rapporto sulle persecuzioni anticristiane nel mondo in un periodo di tempo limitato – dal primo novembre 2012 al 31 marzo 2014. Complessivamente, in un lasso di tempo di soli 17 mesi, nel mondo sono stati 5.479 i fedeli cristiani uccisi, con una media di 322 al mese. Tra chiese, negozi e abitazioni si contano 3.641 edifici distrutti e 13.120 atti di violenza…e c’è da considerare che queste stime sono al ribasso e non considerano paesi quasi inaccessibili dove le persecuzioni sono difficili da quantificare come Corea del Nord, Eritrea, Iran e Cina.

Anche in Occidente sempre di più cresce un ‘fastidio’ verso i cristiani, verso le radici più profonde della nostra cultura – italiana, europea e occidentale. Esistono cioè anche modi ‘non violenti’ per sradicare la religione da un popolo, da una terra, da una storia. Non voglio dilungarmi troppo su questo punto ma cito solo un passaggio – emblematico – di un’intervista rilasciata pochi mesi fa da Paolo Flores d’Arcais, filosofo e direttore della rivista MicroMega: «Va negato radicalmente – dice Flores d’Arcais – e in modo sistematico ogni ruolo pubblico delle religioni nella democrazia, perché qualsiasi [loro] ruolo pubblico minaccia e mette a repentaglio elementi essenziali del sistema democratico». Egli auspica, di conseguenza, per Dio l’«esilio dorato nella sfera privata della coscienza». Benedetto XVI in “Deus caritas est” (2009) definiva questo umanesimo che esclude Dio un«umanesimo disumano».

Eppure, nonostante tutto, tante persone come Padre Zef e come tanti cattolici albanesi, di cui il libro parla, hanno continuato fino all’ultimo a testimoniare la propria fede, non hanno abdicato al ‘pensiero unico’ che il Potere imponeva loro. Hanno, cioè, al contrario di Pilato, continuato a porsi la domanda «Che cos’è la verità?» (Giovanni 18,38). Invece, secondo molti oggi la ricerca della verità è diventata qualcosa di futile o di pericoloso per il vivere comune. La verità impaurisce il Potere, il Potere di quegli uomini che si credono Dio.

La ricerca della verità però non può non essere collegata al concetto di speranza. San Paolo, nella “Prima lettera ai Tessalonicesi” (4,13), dice loro: Non dovete «affliggervi come gli altri che non hanno speranza». La speranza, insomma, sembra poter vincere, sembra poter avere l’ultima parola sul Male.

Trattando dei primi martiri della chiesa, Benedetto XVI nell’enciclica “Spe Salvi”, parla di due basi, di due sostanze della vita dell’uomo. Dice che i martiri hanno sopportato le persecuzioni «perché comunque ritenevano questa sostanza materiale [la loro vita terrena], trascurabile. Potevano abbandonarla, perché avevano trovato una ‘base’ [una sostanza] migliore per la loro esistenza – una base – dice Benedetto XVI – che rimane e che nessuno può togliere». Questa ‘base migliore’ è la fede, una fede forte nella verità.

In conclusione,vorrei citare le parole di un giornalista [de La Stampa], Domenico Quirico, rapito il 9 aprile 2013 mentre si trovava in Siria come inviato di guerra, poi liberato l’8 settembre 2013, dopo cinque mesi di sequestro: dice di aver provato «il silenzio di Dio», ma «essendo io credente, avevo accanto a me qualcosa […]: la presenza di Dio, l’atto semplicissimo del pregare. Questa è stata presente per tutti i 152 giorni della mia detenzione: Dio era lì […], non mi ha mai abbandonato».

Ho finito, grazie a tutti.”

Andrea Musacci

Mons. Negri partecipa al laboratorio “Scienza e Fede”

4 Mar

c46b1-negriIl corso di Laboratori Seminariali “Scienza e Fede. La costituzione elementare della materia” in programma all’Istituto Superiore di Scienze Religiose “B. Giovanni Tavelli da Tossignano” in via Boccacanale di Santo Stefano, 24 prosegue oggi alle 18 con l’intervento di Mons. Luigi Negri Arcivescovo della Diocesi di Ferrara-Comacchio. Dopo l’incontro di ieri col Prof. Gianpaolo Bellini, fisico dell’I.N.F.N. di Milano e l’incontro di oggi, nell’aula magna dell’Istituto di Casa Cini domani interverrà, alla stessa ora, il Prof. Mancin Giacomo, docente di Ontologia e Metafisica presso l’I.S.S.R. di Ferrara.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 04 marzo 2014

Lezioni sulla cristianità a Casa Cini

24 Feb

portici6Cinque sono gli incontri organizzati dall’Istituto diocesano di cultura Casa G. Cini e l’Ufficio diocesano di Arte Sacra e Beni Culturali per riscoprire e approfondire le prime tracce della presenza cristiana nel territorio ferrarese durante l’epoca costantiniana e tardo imperiale, attraverso i rinvenimenti archeologici e le fonti scritte. Le lezioni saranno tenute da importanti archeologi e storici alle 17 presso l’Istituto di Cultura Casa G. Cini in via Boccacanale di Santo Stefano. Un percorso, questo, che rientra pienamente nella “Nuova Evangelizzazione” promossa da Papa Francesco, riscoprendo le antiche evangelizzazioni e dunque le nostre radici più profonde.

La prima lezione, dal titolo “Prime tracce di presenza cristiana nel nostro territorio: Comacchio” si è tenuta lunedì 17 febbraio con la relazione del prof. Sauro Gelichi, ordinario di archeologia medievale presso l’Università Cà Foscari di Venezia. Oggi, invece, avrà luogo il secondo incontro, “Prime tracce di presenza cristiana nel nostro territorio: zona ferrarese”, tenuto dalla dott.ssa Fede Berti, archeologa e già direttrice del Museo Archeologico Nazionale di Ferrara. La dott.ssa Berti focalizzerà l’attenzione sul tema delle prime tracce cristiane nella zona attorno a Ferrara illustrando gli scavi da lei condotti a Voghenza, a Santa Maria in Padovetere vicino a Lagosanto e nella necropoli dei Fadieni a Gambulaga. Continuando nel programma, il 10 marzo lo studioso Alberto  Andreoli terrà la lezione dal titolo “Implantatio ecclesiae: S. Cassiano e S. Giorgio”, nel quale verrà messa in luce l’origine delle basiliche cattedrali della nostra diocesi.

Il 24 marzo invece don Paolo Cavallari, parroco della Concattedrale di Comacchio, parlerà – nell’incontro “Dall’eremo alla missione” – dei monaci di Sant’Alberto in Pereo i quali, nell’alto medioevo, si trasferirono nei territori dell’attuale Polonia con un intento evangelizzatore. Infine, l’ultimo incontro in programma si svolgerà il 7 aprile e vedrà Antonio Manfredi, vicedirettore della Scuola Vaticana di Biblioteconomia, confrontarsi con il tema “Pomposa: spiritualità e cultura”. Per informazioni consultare il sito http://www.casacini.altervista.org.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 24 febbraio 2014