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Telestense, premio in attesa di rinascere

14 Apr

Il Premio Stampa 2026 consegnato a giornalisti, tecnici e operatori della storica tv locale. A Casa Cini la cerimonia con gli studenti del Dosso Dossi

di Andrea Musacci

Momento di omaggio, requiem o sprone per una rinascita? L’importante incontro pubblico svoltosi la mattina dell’11 aprile a Casa Cini, Ferrara, ha oscillato fra questi tre diversi atteggiamenti. Protagonista della mattinata organizzata da Ordine Giornalisti e Fondazione Giornalisti dell’Emilia-Romagna in collaborazione con l’Associazione Stampa Ferrara e l’Associazione Stampa Emilia-Romagna, è stata la storica emittente tv Telestense (nata 50 anni fa), che da un mese – con la liquidazione giudiziale nei confronti della società Rei, proprietaria della tv – non esiste più. E proprio ai giornalisti, tecnici e operatori di Telestense, l’Assocazione Stampa Ferrara ha deciso di assegnare il Premio Stampa 2026 (l’anno scorso assegnato alla Caritas Diocesana). Un progetto, quello del Premio, che quest’anno ha visto anche il coinvolgimento degli studenti della 5 J (Indirizzo Arti Figurative) del Liceo Artistico Dosso Dossi, guidati dal prof. Raffaele Vitto. 19 fra studentesse e studenti, infatti, hanno presentato un’opera artistica da loro realizzata, e dedicata al mondo del giornalismo, e una è stata selezionata come dono ai vincitori e alle vincitrici del Premio Stampa 2026. L’opera vincitrice è stata “Acta” di Sofia Toschi.

Due le Menzioni speciali: all’opera “Segni del passato” di Martina Dalla Ca e a “Intrecci di inchiostro” di Emma Marcacci.

Presenti alla cerimonia di consegna diverse autorità, fra cui il nostro arcivescovo mons. Gian Carlo Perego, il prefetto di Ferrara Massimo Marchesiello, il consigliere regionale Paolo Calvano, gli assessori comunali Fornasini e Vita Finzi Zalman. Il nostro vescovo ha spiegato come «perdere le immagini di una tv locale significa perdere i volti, i corpi e le storie di tante persone». La tv locale, infatti – ha proseguito -, «fa sentire vicini anche i lontani e avvicina il territorio a chi è andato a vivere altrove. A Ferrara e provincia – sono ancora sue parole – ci stiamo abituando a troppi fallimenti», ad esempio Carife e Spal. «Spero che le istituzioni riescano a dare nuova vita a questa tv locale». Insomma, si spera sia stato – come ha detto Silvia Giatti, ex giornalista di Telestense – «non un triste amarcord» ma un importante momento di riflessione condivisa in vista di una futura rinascita.

IL SEMINARIO SU TV E AI

La cerimonia di consegna è stata preceduta dal seminario sul tema “Dalla libertà d’antenna all’intelligenza artificiale: cinquant’anni di informazione TV tra pluralismo, trasformazioni professionali e tecnologiche, nuovi aspetti deontologici”. L’incontro, moderato da Alberto Lazzarini (Vicepresidente Ordine dei Giornalisti Emilia-Romagna e nostro collaboratore) ha visto il saluto introduttivo di Antonella Vicenzi (giornalista, Presidente Asfe-Associazione Stampa Ferrara) e gli interventi di Massimo Lualdi (giornalista e avvocato, Direttore di Newslinet.com), Elena De Vincenzo (giornalista Rai – TG1) e Matteo Naccari (giornalista, Segretario Aggiunto Fnsi Nazionale).

Lualdi ha preso le mosse dalla sentenza 202/1976 della Corte Costituzionale che sanciva l’illegittimità del monopolio RAI su scala locale e il conseguente proliferare di tv locali. Un proliferare rientrato un decennio dopo, con lo spegnersi di tante cosiddette “emittenti libere” e l’affermazione di reti nazionali più strutturate. Altro spartiacque sarà quello a fine anni ’90 con l’esplodere dell’editoria on line e poi dell’on demand. E oggi, la rivoluzione dell’Intelligenza artificiale, «un facilitatore straordinario – ha detto il relatore – ma anche uno strumento che richiede estrema cautela, per l’alto rischio della perdita di controllo». Ma «le regole sono ancora scarse, ad esempio per quanto riguarda il diritto all’autore», anche in riferimento al pericolo della clonazione della voce. A tal proposito, Lualdi è uno dei fondatori della neonata Società Italiana per la Tutela della Voce. Inoltre, oggi con strumenti come Gemini l’Intelligenza artificiale «compie un’opera di intermediazione tra giornalista e lettore», col rischio di trasformare il primo in mero «influencer» e di far svanire l’originalità della sua scrittura, e l’autorevolezza che solo un professionista può portare al mondo della comunicazione.

De Vincenzo ha poi riflettuto sull’importanza delle tv locali e della stampa locale per raccontare la vita delle persone e dei territori. E lo ha fatto soprattutto attraverso una testimonianza personale, essendo lei originaria di Conselice, nel ravennate, e quindi in occasione dell’alluvione in Romagna nella primavera del 2023 trovatsia nel doppio “ruolo” di cronista e di volontaria, in quanto lì vivono ancora suoi familiari, amici e conoscenti.

Pubblicato sulla “Voce di Ferrara-Comacchio” del 17 aprile 2026

Abbònati qui!

Foto in alto: il gruppo di ex giornalisti, operatori e tecnici di Telestense con alcuni organizzatori (Foto Stefania Andreotti). 

Sotto: le tre studentesse premiate (Foto Simona Rondina).

Dire la verità parlando col cuore

20 Feb

L’incontro annuale del Vescovo coi giornalisti: «più attenzione ai temi della sicurezza sociale»

«Parlare col cuore» come normale conseguenza dell’ascolto e dell’incontro con le persone. È questo il tema al centro del Messaggio del Santo Padre per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali. Tema ripreso lo scorso 14 febbraio anche a Ferrara in occasione dell’annuale iniziativa dell’UCSI – Unione Cattolica Stampa Italiana per la Festa del Patrono San Francesco di Sales, alla presenza del nostro Arcivescovo mons. Gian Carlo Perego. L’appuntamento si è tenuto nella chiesa di Santo Stefano a Ferrara e ha visto prima la S. Messa e poi un momento di confronto del Vescovo con i giornalisti. 

«Non sempre l’informazione tratta quanto dovrebbe i temi della sicurezza sociale: ci vuole una visuale più ampia», ha riflettuto il Vescovo nell’incontro. «Il nostro è un territorio in sofferenza, con un calo importante della popolazione anche nel capoluogo». Critica a nuove trivelle per il gas nell’Adriatico, finanziamenti alle scuole paritarie, aumento della povertà e violenza sulle donne: sono, questi, per mons. Perego, alcuni dei temi sociali su cui la stampa dovrebbe porre maggiormente l’attenzione. 

«Recentemente – ha proseguito – mi sono incontrato coi Vescovi di Chioggia e Rovigo per contrastare il progetto delle trivelle nell’Adriatico: il rischio è che i nostri Lidi scompaiano. Il territorio va, invece, salvaguardato, soprattutto per le future generazioni». Il Vescovo ha poi posto l’accento sulla scarsità dei finanziamenti pubblici per le scuole paritarie («facendo così venir meno il principio di sussidiarietà»), sul tema della violenza sulle donne, sull’aumento della povertà causato anche dalle sempre più frequenti separazioni e divorzi. Tutti problemi di sicurezza sociale che però spesso non trovano abbastanza spazio sui giornali. E che vanno affrontati soprattutto «a livello educativo», per contrastare anche «la crescente disaffezione alla politica che abbiamo visto alle recenti elezioni regionali».

Nell’omelia mons. Perego ha invece riflettuto su come «la comunicazione del Vangelo serve a tutti per conoscere la ricchezza della presenza di Dio nella storia. Vangelo e storia s’incontrano, come Vangelo e cronaca, non perché il Vangelo debba condizionare la lettura della storia e dei fatti di cronaca, ma perché nella lettura e nella comunicazione dei fatti, con libertà, si possa “parlare con il cuore”, non esasperare i fatti, non distruggere le persone, non generare conflittualità. Troppe volte – sono ancora sue parole – più che “parlare con il cuore” si parla, si comunica con una pregiudiziale – politica, sociale, culturale – che esaspera, fino a falsare, aspetti, situazioni, relazioni. La spersonalizzazione della notizia – ha proseguito – rischia di considerare anche le persone oggetti di indagine, più che soggetti con cui entrare in relazione: da vedere, ascoltare e con cui parlare».

«Ogni anno aumentano i problemi economici della stampa, quindi anche di quella diocesana», ha invece riflettuto Alberto Lazzarini, Presidente UCSI Ferrara. «Ma abbiamo ancora il dovere, a maggior ragione oggi, di diffondere i nostri valori cristiani, di dire la verità». Di un’informazione che «dia voce alla realtà, senza artefarla, per far emergere la verità», ha parlato anche Francesco Zanotti, neo Presidente UCSI Emilia-Romagna: «”parlare col cuore” – ha spiegato – significa mettere tutti noi stessi nel nostro lavoro. L’UCSI lo immagino come un luogo dove poterci incontrare e confrontare, comprendendo che si tratta di un cammino che stiamo compiendo insieme». 

Andrea Musacci

Pubblicato su “La Voce di Ferrara-Comacchio” del 24 febbraio 2023

La Voce di Ferrara-Comacchio

Gettare ponti, contro i falsi “noi”

18 Feb

Una riflessione su comunicazione, conformismi e comunità 

mamma+bimbo afr“Siamo membra gli uni degli altri (Ef 4,25). Dalle social network communities alla comunità umana” è il titolo del Messaggio di Papa Francesco per la 53esima Giornata Mondiale delle Comunicazioni, quest’anno in programma il 2 giugno.
Proprio l’immagine della rete – virtuale o non – richiama per sua natura la presenza di nodi tendenzialmente posti allo stesso livello, creando un’orizzontalità plurale e non gerarchica, donando un’idea di comunione, di (cor)responsabilità (tutti sono responsabili, e lo sono assieme), di dialogo e di ascolto. E proprio il termine “ascolto” richiama un atteggiamento di attesa paziente e di umiltà, caratteri ai quali tante volte i giornalisti, e gli stessi “internauti”, dovrebbero ritornare con maggiore consapevolezza.
Anche in politica spesso purtroppo oggi il ricevere ampi consensi quasi mai si accompagna alla costruzione nel tempo – lenta e complessa – di un autentico “noi”, di collettività, di comunità.
Quel che si vede è, purtroppo, l’affermarsi di un “noi” fittizio, fatto di individualismi e solitudini spesso tristi e rancorose, accomunate dall’avversione verso un “loro” (altrettanto inesistente come uniformità), verso qualsiasi diversità. Un tale “noi” non può che dar vita – come avviene di fatto – a nuovi e pericolosi processi e gerarchie (antropologiche, razziali, culturali), contraddicendo così l’orizzontalità democratica e plurale, tipica della Rete. Scrive al riguardo papa Francesco: “È a tutti evidente come, nello scenario attuale, la social network community non sia automaticamente sinonimo di comunità. Nei casi migliori le community riescono a dare prova di coesione e solidarietà, ma spesso rimangono solo aggregati di individui che si riconoscono intorno a interessi o argomenti caratterizzati da legami deboli. Inoltre, nel social web troppe volte l’identità si fonda sulla contrapposizione nei confronti dell’altro, dell’estraneo al gruppo: ci si definisce a partire da ciò che divide piuttosto che da ciò che unisce, dando spazio al sospetto e allo sfogo di ogni tipo di pregiudizio (etnico, sessuale, religioso, e altri)”.
Di fronte a questo fenomeno è utile, come giornalisti e operatori della comunicazione, tornare a un ascolto e a un incontro reali – che, come detto, richiede tempo, pazienza e umiltà – e al desiderio di gettare ponti. Ponti che, per loro natura, sono orizzontali e creano orizzonti, senza rinunciare ad elevarsi dalla monòcromia, spesso saccente e carica di rabbia, tipica dei conformismi. Uno dei compiti urgenti del giornalista oggi potrebbe essere così delineato: connettere e ricucire, diventare nodo di pace nelle comunità, virtuali e non, tornare a gettare ponti, ridare dinamismo alle pluralità della Rete e della società, ridando vita a insperati orizzonti di senso. Il papa ci ricorda al riguardo che: “Così possiamo passare dalla diagnosi alla terapia: aprendo la strada al dialogo, all’incontro, al sorriso, alla carezza… Questa è la rete che vogliamo. Una rete non fatta per intrappolare, ma per liberare, per custodire una comunione di persone libere. La Chiesa stessa è una rete tessuta dalla comunione eucaristica, dove l’unione non si fonda sui ‘like’, ma sulla verità, sull’’amen’, con cui ognuno aderisce al Corpo di Cristo, accogliendo gli altri”.

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” del 22 febbraio 2019

La Voce di Ferrara-Comacchio

Giornalisti in festa per il patrono

1 Feb

pubbIeri pomeriggio in Cattedrale si è svolta la tradizionale messa annuale, organizzata dall’Unione Stampa Cattolica di Ferrara (presieduta da Alberto Lazzarini) insieme all’Associazione Stampa Ferrara, per festeggiare San Francesco di Sales patrono dei giornalisti, la cui festività ricorre il 24 gennaio. La Santa Messa, che ha visto la partecipazione di una cinquantina di persone, è stata celebrata dall’Arcivescovo mons. Luigi Negri insieme al Vicario generale mons. Massimo Manservigi, assistente ecclesiale Ucsi Ferrara, e a Mons. Enrico d’Urso.

Nel corso dell’omelia, Mons. Negri ha spiegato come «Cristo abbia scelto di avvicinarsi all’uomo nell’ambito della comunicazione non in modo astratto, intellettualistico, ma attraverso la vita di una persona», il santo di Sales.

Quest’ultimo aveva infatti ricevuto «una chiamata straordinaria, che lo faceva bruciare di amore per Cristo, e che nel suo tempo, con fede e carità, gli permise di annunciare il Vangelo. Perciò per possedere il cuore della comunicazione, per comunicare la verità di Gesù Cristo, bisogna imitare la profondità della fede del patrono».

Dopo la funzione, ha avuto luogo un momento di riflessione tra i giornalisti presenti, insieme all’Arcivescovo e ad alcuni rappresentanti dell’Ucsi e dell’Ordine dei Giornalisti regionale. Nel corso dell’incontro, Mons. Negri ha riflettuto sul ruolo dell’informazione in occasione di casi di gravità assoluta come il duplice omicidio di Pontelangorino, nel quale «è emersa la necessità di una rinnovata educazione, a fronte di una realtà che dice del vuoto di valori presente anche nella nostra provincia».

Andrea Musacci

Pubblicato (in versione ridotta) su la Nuova Ferrara l’01 febbraio 2017