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Gettare ponti, contro i falsi “noi”

18 Feb

Una riflessione su comunicazione, conformismi e comunità 

mamma+bimbo afr“Siamo membra gli uni degli altri (Ef 4,25). Dalle social network communities alla comunità umana” è il titolo del Messaggio di Papa Francesco per la 53esima Giornata Mondiale delle Comunicazioni, quest’anno in programma il 2 giugno.
Proprio l’immagine della rete – virtuale o non – richiama per sua natura la presenza di nodi tendenzialmente posti allo stesso livello, creando un’orizzontalità plurale e non gerarchica, donando un’idea di comunione, di (cor)responsabilità (tutti sono responsabili, e lo sono assieme), di dialogo e di ascolto. E proprio il termine “ascolto” richiama un atteggiamento di attesa paziente e di umiltà, caratteri ai quali tante volte i giornalisti, e gli stessi “internauti”, dovrebbero ritornare con maggiore consapevolezza.
Anche in politica spesso purtroppo oggi il ricevere ampi consensi quasi mai si accompagna alla costruzione nel tempo – lenta e complessa – di un autentico “noi”, di collettività, di comunità.
Quel che si vede è, purtroppo, l’affermarsi di un “noi” fittizio, fatto di individualismi e solitudini spesso tristi e rancorose, accomunate dall’avversione verso un “loro” (altrettanto inesistente come uniformità), verso qualsiasi diversità. Un tale “noi” non può che dar vita – come avviene di fatto – a nuovi e pericolosi processi e gerarchie (antropologiche, razziali, culturali), contraddicendo così l’orizzontalità democratica e plurale, tipica della Rete. Scrive al riguardo papa Francesco: “È a tutti evidente come, nello scenario attuale, la social network community non sia automaticamente sinonimo di comunità. Nei casi migliori le community riescono a dare prova di coesione e solidarietà, ma spesso rimangono solo aggregati di individui che si riconoscono intorno a interessi o argomenti caratterizzati da legami deboli. Inoltre, nel social web troppe volte l’identità si fonda sulla contrapposizione nei confronti dell’altro, dell’estraneo al gruppo: ci si definisce a partire da ciò che divide piuttosto che da ciò che unisce, dando spazio al sospetto e allo sfogo di ogni tipo di pregiudizio (etnico, sessuale, religioso, e altri)”.
Di fronte a questo fenomeno è utile, come giornalisti e operatori della comunicazione, tornare a un ascolto e a un incontro reali – che, come detto, richiede tempo, pazienza e umiltà – e al desiderio di gettare ponti. Ponti che, per loro natura, sono orizzontali e creano orizzonti, senza rinunciare ad elevarsi dalla monòcromia, spesso saccente e carica di rabbia, tipica dei conformismi. Uno dei compiti urgenti del giornalista oggi potrebbe essere così delineato: connettere e ricucire, diventare nodo di pace nelle comunità, virtuali e non, tornare a gettare ponti, ridare dinamismo alle pluralità della Rete e della società, ridando vita a insperati orizzonti di senso. Il papa ci ricorda al riguardo che: “Così possiamo passare dalla diagnosi alla terapia: aprendo la strada al dialogo, all’incontro, al sorriso, alla carezza… Questa è la rete che vogliamo. Una rete non fatta per intrappolare, ma per liberare, per custodire una comunione di persone libere. La Chiesa stessa è una rete tessuta dalla comunione eucaristica, dove l’unione non si fonda sui ‘like’, ma sulla verità, sull’’amen’, con cui ognuno aderisce al Corpo di Cristo, accogliendo gli altri”.

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” del 22 febbraio 2019

http://lavocediferrara.it/

Giornalisti in festa per il patrono

1 Feb

pubbIeri pomeriggio in Cattedrale si è svolta la tradizionale messa annuale, organizzata dall’Unione Stampa Cattolica di Ferrara (presieduta da Alberto Lazzarini) insieme all’Associazione Stampa Ferrara, per festeggiare San Francesco di Sales patrono dei giornalisti, la cui festività ricorre il 24 gennaio. La Santa Messa, che ha visto la partecipazione di una cinquantina di persone, è stata celebrata dall’Arcivescovo mons. Luigi Negri insieme al Vicario generale mons. Massimo Manservigi, assistente ecclesiale Ucsi Ferrara, e a Mons. Enrico d’Urso.

Nel corso dell’omelia, Mons. Negri ha spiegato come «Cristo abbia scelto di avvicinarsi all’uomo nell’ambito della comunicazione non in modo astratto, intellettualistico, ma attraverso la vita di una persona», il santo di Sales.

Quest’ultimo aveva infatti ricevuto «una chiamata straordinaria, che lo faceva bruciare di amore per Cristo, e che nel suo tempo, con fede e carità, gli permise di annunciare il Vangelo. Perciò per possedere il cuore della comunicazione, per comunicare la verità di Gesù Cristo, bisogna imitare la profondità della fede del patrono».

Dopo la funzione, ha avuto luogo un momento di riflessione tra i giornalisti presenti, insieme all’Arcivescovo e ad alcuni rappresentanti dell’Ucsi e dell’Ordine dei Giornalisti regionale. Nel corso dell’incontro, Mons. Negri ha riflettuto sul ruolo dell’informazione in occasione di casi di gravità assoluta come il duplice omicidio di Pontelangorino, nel quale «è emersa la necessità di una rinnovata educazione, a fronte di una realtà che dice del vuoto di valori presente anche nella nostra provincia».

Andrea Musacci

Pubblicato (in versione ridotta) su la Nuova Ferrara l’01 febbraio 2017