Tag Archives: Luigi Negri

Addio Mons. Negri, attestati di riconoscenza per l’opera pastorale

16 Feb

I commenti dei sacerdoti sull’avvicendamento al vertice della Diocesi. Don Bedin: «ricordo l’incontro tra Perego e Negri per i dieci anni dell’Associazione Nadiya»

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Mons. Luigi Negri

«Grande è il senso di riconoscenza nei confronti di Mons. Negri»: così don Michele Zecchin, parroco di Sant’Agostino a Ferrara, uno dei sacerdoti presenti ieri mattina per l’annuncio del nuovo Vescovo. Insieme a lui, tra gli altri, vi era don Stefano Zanella, responsabile dell’Ufficio Tecnico diocesano, che ha sottolineato come «sia importante l’età non anziana del nuovo Vescovo, che quindi avrà tempo per continuare il cammino portato avanti da Negri». Sui molti progetti promossi da quest’ultimo, hanno espresso gratitudine altri sacerdoti della Diocesi. «Mons. Negri ha dato una spinta al cammino pastorale, con un’attenzione alla vita ecclesiale e alla formazione», è il pensiero di don Emanuele Zappaterra, Rettore del Seminario. «Ha permesso anche – ha proseguito – un lavoro sinodale nel clero. Per quanto riguarda il Seminario, ho lavorato bene insieme a lui, è stato una buona guida, una presenza sempre costante e aperta al confronto».

Di «un uomo appassionato alla verità, che lascerà un’impronta significativa, e che non ha mai risparmiato energie e parole, trovando spesso soluzioni azzeccate», ha parlato invece don Roberto Pambianchi, Responsabile diocesano per la Pastorale Giovanile. «Gli ho voluto e gli voglio molto bene, sono stati anni molto intensi e belli», è invece il commento di don Graziano Donà, economo della Diocesi. «Con lui è stato costruito molto, ha cercato di intraprendere percorsi nuovi, attuando cambiamenti dolorosi ma significativi, che daranno i loro frutti negli anni».

Riguardo al nuovo Vescovo, Mons. Perego, è don Domenico Bedin a ricordare come il 18 marzo 2014 venne a Ferrara come direttore della Fondazione Migrantes, per i 10 anni dell’Associazione Nadiya. Per l’occasione si svolse un incontro pubblico a Casa Cini alla presenza anche di Mons. Negri, per discutere di flussi migratori e accoglienza. «Mi era sembrata una persona disponibile e rigorosa, molto preparata», è il ricordo di don Bedin, che per alcuni anni è stato direttore della Fondazione Migrantes, prima a livello diocesano, poi regionale.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 16 febbraio 2017

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Giornalisti in festa per il patrono

1 Feb

pubbIeri pomeriggio in Cattedrale si è svolta la tradizionale messa annuale, organizzata dall’Unione Stampa Cattolica di Ferrara (presieduta da Alberto Lazzarini) insieme all’Associazione Stampa Ferrara, per festeggiare San Francesco di Sales patrono dei giornalisti, la cui festività ricorre il 24 gennaio. La Santa Messa, che ha visto la partecipazione di una cinquantina di persone, è stata celebrata dall’Arcivescovo mons. Luigi Negri insieme al Vicario generale mons. Massimo Manservigi, assistente ecclesiale Ucsi Ferrara, e a Mons. Enrico d’Urso.

Nel corso dell’omelia, Mons. Negri ha spiegato come «Cristo abbia scelto di avvicinarsi all’uomo nell’ambito della comunicazione non in modo astratto, intellettualistico, ma attraverso la vita di una persona», il santo di Sales.

Quest’ultimo aveva infatti ricevuto «una chiamata straordinaria, che lo faceva bruciare di amore per Cristo, e che nel suo tempo, con fede e carità, gli permise di annunciare il Vangelo. Perciò per possedere il cuore della comunicazione, per comunicare la verità di Gesù Cristo, bisogna imitare la profondità della fede del patrono».

Dopo la funzione, ha avuto luogo un momento di riflessione tra i giornalisti presenti, insieme all’Arcivescovo e ad alcuni rappresentanti dell’Ucsi e dell’Ordine dei Giornalisti regionale. Nel corso dell’incontro, Mons. Negri ha riflettuto sul ruolo dell’informazione in occasione di casi di gravità assoluta come il duplice omicidio di Pontelangorino, nel quale «è emersa la necessità di una rinnovata educazione, a fronte di una realtà che dice del vuoto di valori presente anche nella nostra provincia».

Andrea Musacci

Pubblicato (in versione ridotta) su la Nuova Ferrara l’01 febbraio 2017

Oggi Messa per gli operatori del Diritto

9 Giu

10593583Oggi alle ore 18.30 presso il Santuario della Crispa a Pontegradella (via Pioppa, 280) sarà celebrata la Santa Messa per gli operatori del diritto dall’Arcivescovo Mons. Luigi Negri e Mons. Massimo Manservigi. Il consueto appuntamento mensile si è deciso di svolgerlo in questo luogo dimenticato, per “ripresentarlo” alla cittadinanza. Il Santuario, edificato nel 1650 e ampliato nel 1877 con l’aggiunta del coro, apparteneva al convento di San Lazzaro, dove venivano accolti i malati e i pellegrini. È stato chiamato dai paesani che lo frequentavano “Oratorio della Crispa” (dal nome degli antichi proprietari, i conti Crispi), ma in realtà è sorto dedicato alla Natività della Beata Vergine Maria. A testimonianza diretta di ciò, un antico quadro posto sopra uno degli altari laterali rappresentante S. Anna con Maria bambina.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 09 giugno 2016

La mostra sul sisma inaugurata ieri in Arcivescovado

1 Giu
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Un momento dell’inaugurazione

«Non intendiamo fermarci alla sola ricostruzione ma guardare oltre: per questo vogliamo riaprire al pubblico il campanile del Duomo». Con queste parole  don Stefano Zanella ha presentato ieri in Arcivescovado la mostra “Il sisma e oltre. Oltre il sisma”, che sarà visitabile nella Sala degli Stemmi fino a fine giugno.

«Con questa mostra  – ha proseguito Zanella- vogliamo fare una parte di storia degli ultimi quattro anni. Ma tante sono le potenzialità da spendere, per questo ci poniamo questo obiettivo ambizioso legato al campanile».

Dopo i saluti dell’Assessore alla Cultura Massimo Maisto e del consigliere regionale Marcella Zappaterra, è intervenuto l’Arcivescovo Mons. Luigi Negri che ha ribadito come «la vera ricostruzione sia quella che sa anche promuovere» e appunto per questo la riapertura del campanile sarà «il segno di questa riappropriazione della nostra storia».

La mostra, ideata e progettata da don Zanella dell’Ufficio Tecnico Diocesano e dall’arch. Benedetta Caglioti illustra la storia, i danni subiti nel sisma del 2012 e i progetti di restauro e recupero di cinque chiese di Ferrara e provincia, della Cattedrale cittadina e dello stesso Palazzo Arcivescovile. Il progetto espositivo mette in risalto anche le riscoperte artistiche e architettoniche fatte in alcuni edifici religiosi, come nel caso della Chiesa della Natività di Maria di Bondeno, nella quale sono riaffiorati affreschi nel presbiterio e nell’abside.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 01 giugno 2016

Il Male non avrà l’ultima parola: Benson e lo scontro finale

31 Mar
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Il pubblico del 30 marzo

L’apoteosi del romanzo Il Padrone del mondo (The Lord of the World, 1907), di Robert Hugh Benson (1867-1914), è stata al centro del terzo e ultimo incontro del ciclo di conferenze dal titolo Il Messia capovolto, svoltosi ieri, mercoledì 30 marzo, e tenut da S. E. Mons. Luigi Negri, Arcivescovo di Ferrara-Comacchio nella Cattedrale cittadina. Il culmine della storia del mondo si intreccia con la tragica suprema fine dell’esistenza terrena di una donna, Mabel, moglie di un funzionario, Olivier Brand, «la vera protagonista positiva del romanzo, colei che mostra – ha spiegato il Vescovo – come la vita sia più grande di ogni ideologia, e che con la sua morte afferma tutto il peso e la presenza» della vita.

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Mons. Negri durante l’incontro del 30 marzo

La terza e ultima parte del romanzo di Benson, intitolata La vittoria, si apre proprio con la profondissima crisi esistenziale e spirituale di Mabel, fino ad allora fedele al Potere. Per Mabel da un certo punto in poi, l’ideologia ateistica dominante, «l’umanitarismo, non risulta più credibile, soprattutto di fronte alla violenza di cui è capace», nonostante i proclami di pace. La perdita di fiducia si trasforma in disperazione assoluta: da qui, la scelta del suicidio assistito, attraverso la pratica dell’eutanasia di Stato, non solo consentita, ma spesso incentivata (tragica, ennesima, profezia, questa di Benson). «Il cuore», il luogo più recondito del suo essere, «non è comunque stato distrutto dall’ideologia. Mabel – ha spiegato Mons. Negri – sperimenta la distanza totale tra il proprio cuore e ciò che il Potere proclama e attua».

Cop_Padrone del mondo (nuova edizione) webNella sua ultima, straziante, lettera, rivolta al marito prima di togliersi la vita, a un certo punto scrive: “Se avessimo avuto un figlio, avrei potuto rassegnarmi a vivere ancora, per amore suo, ma per l’Umanità…Oh, Olivier! Io non posso, non posso!”. La narrazione degli ultimi istanti di vita, di quel passaggio, sulla soglia, tra il mondo e l’eterno, sono di rara bellezza, nell’immensa tragicità, sono pura rivelazione: “Alla fine, come un baleno, qualche cosa che era insieme luce e suono, e che lei conobbe immediatamente essere unico, trasvolò quello spazio…

Allora Mabel vide, e comprese.”

Così, lo stesso Armaghedòn, lo scontro finale, è preceduto da una diffusa sensazione «che il male non possa non trionfare». Ma non sarà così: “Eccolo il padrone del mondo!

Ma già la sua ombra retrocedeva, lontano dal suolo. Poi svaniva.” In un tripudio di eternità, finisce la gloria del mondo, inizia, definitivamente, la Gloria di Dio.

Andrea Musacci

In Cattedrale incontro sul romanzo di Benson

30 Mar
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Mons. Luigi Negri

Oggi alle 21 in Cattedrale a Ferrara avrà luogo l’ultimo incontro dedicato a Il Padrone del mondo, il profetico romanzo di Robert H. Benson uscito nel 1907. Il ciclo di conferenze dal titolo “Il Messia capovolto” ha preso avvio lo scorso 19 gennaio, e vede come relatore Mons. Luigi Negri, Arcivescovo di Ferrara-Comacchio.

È stato lo stesso Papa Francesco in più occasioni a consigliare la lettura del romanzo di Benson, sottolineandone il tema fondamentale, oggi come allora, della «colonizzazione ideologica». Nell’incontro si comprenderà a pieno il senso di quell’Armaghedòn nel finale del testo, di cui si parla anche nel Libro dell’Apocalisse.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 30 marzo 2016

Gotti Tedeschi: «La Chiesa ultimo argine contro le degenerazioni della modernità»

17 Mar
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Ettore Gotti Tedeschi a Casa Cini

«La Chiesa è l’unico argine rimasto contro le degenerazioni della modernità e a difesa della vita». È stato un intervento breve ma coraggioso e incisivo quello tenuto giovedì scorso, 10 marzo, dall’economista ed ex Presidente IOR Ettore Gotti Tedeschi durante un incontro a Casa Cini. “Difendiamo la vita. Per comprendere il presente e progettare il futuro” era il nome dell’evento pensato in vista della VI Marcia per la Vita in programma l’8 maggio a Roma. L’incontro, organizzato dalla Diocesi, ha visto l’introduzione da parte di Virginia Coda Nunziante, portavoce e organizzatrice dell’evento pro-life.
Parte da quelle che, secondo lui, sono le basi dell’attacco alla vita, Gotti Tedeschi, dai fondamenti teorici che rintraccia nello gnosticismo, ovvero «nell’idea demoniaca di promettere la conoscenza assoluta senza nessun bisogno della grazia divina», quindi della rivelazione cristiana. Da qui, la critica alla teoria del gender, a quella neo-malthusiana, all’ambientalismo e all’animalismo, responsabili, secondo l’economista, di proporre una «svalutazione della dignità umana, rendendo di conseguenza la vita sfruttabile economicamente».

Gotti Tedeschi

Ettore Gotti Tedeschi

Le eresie che si sono susseguite nel corso della storia sfociano, quindi, in diverse forme negative di modernismo, che tendono a «creare un uomo manipolabile tecnologicamente ed economicamente, e a relativizzare la fede e la dottrina della Chiesa, ormai unica autorità morale rimasta contro questa deriva». In particolare, Gotti Tedeschi ha citato come fondamentali due testi, Caritas in Veritate di Benedetto XVI e Lumen fidei di Papa Francesco.
Infine, Mons. Negri ha concluso puntualizzando come non si possa «vivere la fede senza difendere sempre la vita nel suo valore assoluto, non subordinando, dunque, la novità del cristianesimo alla mentalità mondana».

Andrea Musacci