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Antica sacrestia del Duomo, rinnovata bellezza

8 Giu

L’ambiente fra il campanile e l’abside della Cattedrale di Ferrara sarà presto riaperto

di Andrea Musacci

OLYMPUS DIGITAL CAMERALa graduale rinascita della Cattedrale di Ferrara a breve conoscerà un’ulteriore importante tappa: nei prossimi mesi, infatti, l’antica sacrestia settecentesca a fianco del campanile tornerà al suo antico splendore. Dopo la ripartenza dei lavori all’interno del Duomo, sono quasi giunti a conclusione quelli di riparazione dei danni post sisma e miglioramento sismico della porzione di edificio affacciante da un lato su Piazza Trento e Trieste, dall’altro sulla zona absidale. Una volta ultimati, l’ampio ambiente sarà probabilmente utilizzato per la celebrazione di Messe feriali. Ma è ancora tutto da decidere. Fondamentali e doverosi, in ogni caso, sono stati i lunghi e complessi lavori non solo strutturali ma sugli imponenti armadi e sull’altare, che ridonano luce a un pezzo irrinunciabile della storia della nostra Chiesa locale. Nel terribile secondo bombardamento del 28 gennaio 1944, che colpì la città causando la morte di 202 persone, almeno 12 delle quali rifugiatesi nel campanile, oltre ai danni ingenti subiti dall’abside, venne colpita l’allora sede del Capitolo e l’antica sacrestia venne in seguito abbandonata. Da allora, fu sempre e solo usata come magazzino e ripostiglio. La lunga attesa è stata di recente ulteriormente prolungata per il rinvio dell’inaugurazione prevista tra marzo e aprile scorsi causa lockdown. I lavori di restauro, che hanno visto l’ex Amministratore del Capitolo della Cattedrale mons. Marino Vincenzi come primo promotore, sono stati progettati e diretti dall’arch. Maria Chiara Montanari, col cantiere diretto dal geom. Daniele Chiereghin della IBF Emilia di Ferrara, la supervisione tecnica dello studio “Struttura” srl e la sorveglianza della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio. I lavori strutturali sull’edificio sono stati eseguiti con i finanziamenti del MUDE (i contributi post sisma 2012, gestiti dal Comune di Ferrara), quasi 200mila euro spesi per consolidamento delle fondazioni, cuci/scuci delle murature, consolidamento, con iniezioni, dei muri, della volta, della parte strutturale della copertura, e per l’inserimento di un sistema di catene a due livelli. Tutti gli altri lavori sono stati, invece, finanziati dal Capitolo della Cattedrale, per un’ulteriore spesa di poco inferiore rispetto a quella del MUDE.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAQueste le operazioni svolte: restauro e pulizia del lampadario con aggiunta dell’argano a motore per calarlo in occasione delle necessarie operazioni di pulizia; restauro e pulizia dell’altare e degli apparati decorativi; rifacimento dell’intero impianto di illuminazione, con utilizzo di luci al led, e dell’impianto dell’acqua; nuovo impianto di sorveglianza (anche video) e nuovo impianto di riscaldamento a pavimento; rifacimento del pavimento stesso, restauro delle due porte (la prima, d’accesso e la seconda nella parete di fronte) e delle quattro finestre (due delle quali, una da un lato e una dall’altro, con comando elettrico); tinteggiatura interna (delle pareti e del soffitto) ed esterna con ripresa dei colori originali; infine, rifacimento del manto di copertura. Riguardo ai maestosi armadi in noce, in passato nella parte superiore ospitavano grandi candelabri, croci, paramenti, ostensori e reliquiari di grandi dimensioni, mentre gli scomparti più piccoli nella parte inferiore, soprattutto paramenti. Il loro restauro è avvenuto grazie alla CBM di Asolo, ditta trevigiana specializzata proprio nei restauri di mobili per le chiese. A inizio lavori, nell’autunno del 2017, gli addetti della CBM hanno interamente smontato gli armadi per portarli nei propri laboratori, dove è stata eseguita anche una prova di montaggio prima del ricollocamento lo scorso febbraio. Fra le operazioni, oltre alla finitura a cera e al trattamento antitarlo, sono state rifatte alcune serrature, cerniere, chiavi e maniglie in bronzo, e ridipinti gli interni. Infine, un’altra buona notizia per “riconsegnare” pur parzialmente gli ambienti esterni dell’area del Duomo: a breve è prevista la riapertura, pur con un percorso obbligato, dell’accesso della p.zzetta San Giovanni Paolo II da piazza Trento e Trieste.

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” del 12 giugno 2020

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Un “super-fondo” con gli archivi parrocchiali della nostra Diocesi

4 Feb

L’Archivio Storico da il via al progetto per meglio tutelare e valorizzare la memoria della nostra Arcidiocesi

sdrUn “super fondo” che si svilupperà per circa 600 metri lineari negli ambienti al primo piano del Palazzo Arcivescovile di Ferrara. E’ questo l’enorme lavoro che spetta all’Archivio Storico della nostra Diocesi e che nei prossimi mesi, o meglio anni, vedrà in prima linea i due archivisti Giovanni Lamborghini e Riccardo Piffanelli.
Il progetto consiste nell’incameramento degli archivi delle parrocchie della nostra Arcidiocesi, per la loro salvaguardia e valorizzazione nella trasparenza. Un obiettivo che la nostra Arcidiocesi considera fondamentale, anche per dar seguito al Documento del ’97 “La funzione pastorale degli archivi ecclesiastici” della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa, e all’“Intesa relativa alla tutela dei beni culturali di interesse religioso appartenenti a enti e istituzioni ecclesiastiche”, sottoscritta nel 2015 da CEI e Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Da tre anni la nostra Arcidiocesi ha aderito al progetto CEI-AR, promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana, rivolto a tutte le diocesi e agli enti ecclesiastici che intendono realizzare interventi di riordino e inventariazione dei propri archivi. Inoltre, In base al censimento di tutti gli archivi parrocchiali della nostra diocesi – effettuato fra il 2001 e il 2003 dalla Soprintendenza archivistica per l’Emilia-Romagna – è nota la descrizione dei singoli fondi (le serie principali, gli estremi cronologici, la consistenza, l’ubicazione precisa e lo stato di conservazione).
I fondi archivisti parrocchiali contengono, fra l’altro, gli atti di nascita e di battesimo, i registri dei battesimi, prime comunioni, cresime, matrimoni, dei morti, carteggi riguardante l’attività pastorale e l’amministrazione parrocchiale, registi di amministrazione della chiesa e del beneficio ecclesiastico, l’inventario delle suppellettili ed, eventualmente, negli archivi aggregati, documenti relativi all’Azione Cattolica parrocchiale, a Confraternite e Pie Unioni.
“A breve – ci spiegano Lamborghini e Piffanelli – inizieremo i sopralluoghi nelle parrocchie, che dureranno alcuni mesi, per poi analizzare i vari archivi”. In una prima fase, verranno incamerati gli archivi presenti nelle canoniche non abitate e gli archivi di evidente valore storico-culturale a rischio di vario genere (ad esempio se gli edifici che li ospitano hanno subito danni particolari in seguito al sisma del 2012), poi, in una seconda fase, gli archivi in buono stato conservativo custoditi in parrocchie abitate e quelli di scarso interesse storico-culturale.
Su 169 parrocchie totali in diocesi, risulta che le parrocchie non abitate con archivi di altissimo o alto valore storico-culturale sono 63, mentre le parrocchie e quasi parrocchie non abitate a rischio dispersione di documentazione sono 21. Per questo, la prima fase dovrebbe prevedere l’incameramento di 84 archivi. Delle restanti 87 parrocchie, abitate e con archivi in buono stato conservativo o di scarso interesse storico-culturale, 22 potranno continuare a conservare i rispettivi archivi, ad esempio in quanto di recente costruzione (si pensi, per citarne due in città, alla Parrocchia dell’Immacolata Concezione di Ferrara, o alla Beato Giovanni Tavelli da Tossignano). La seconda fase dovrebbe, perciò, prevedere un primo sopralluogo archivistico e un futuro incameramento per 65 archivi.
“Pensiamo sia importante superare l’idea che gli archivi siano qualcosa di nicchia”, ci spiegano ancora Lamborghini e Piffanelli, considerandoli invece un bene prezioso da “valorizzare nella massima trasparenza possibile e seguendo un regolamento ben preciso. Tutti potranno accedere agli archivi, previa richiesta motivata, che sarà poi vagliata dal Vicario Generale”. Un altro serio problema, proseguono i due, “riguarda poi le sottrazioni di documenti dagli archivi, avvenute in passato. Ora però – spiegano – saremo pronti a denunciare eventuali mancanze che emergeranno”, grazie anche alla collaborazione con l’Arma dei Carabinieri e con la Soprintendenza regionale. Ci auspichiamo – sono ancora loro parole – che tutti i parroci collaborino con noi. Non si tratta di far venir meno il loro ruolo di responsabili delle comunità parrocchiali affidatagli, ma di pensare che, anche per le generazioni future, è importante che tutte le carte siano conservate e valorizzate: queste, infatti, arricchiscono solo se vengono condivise in modo serio”.

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” dell’8 febbraio 2019

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