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Incubo università a distanza “Evitiamola se non necessaria”

26 Ott

Utile per l’emergenza ma non può diventare abitudine: parlano le associazioni studentesche di Unife

A cura di Andrea Musacci
In parte perché già preparata, in parte perché incline alla prudenza, l’Università degli Studi di Ferrara sta garantendo, con l’inizio del nuovo anno accademico dopo l’estate, in modo discretamente efficace la didattica online. Una modalità che, se i numeri dell’emergenza sanitaria continueranno a galoppare, tornerà, come nel periodo da fine febbraio a maggio, l’unico modo per le studentesse e gli studenti del nostro Ateneo di accedere alla vita universitaria.
Uno scenario desolante all’interno di una drammatica pandemia. Ma se la didattica a distanza (in streaming e/o tramite registrazioni) si è presentata e potrebbe ripresentarsi come necessaria, la paura di molti studenti e dei loro rappresentanti è che diventi norma, una cattiva abitudine anche nel nostro Ateneo.

Le scelte di Unife
A metà luglio scorso, l’Università ferrarese dirama un comunicato riguardante lezioni e laboratori: le attività didattiche di tutte le lauree triennali, magistrali e magistrali a ciclo unico saranno video-registrate o erogate in streaming. Nello specifico, per gli studenti iscritti al primo anno (di ogni corso), si organizzeranno approfondimenti didattici in presenza sugli argomenti svolti durante le lezioni online per consentire di interagire con il docente e fra di loro. Per gli altri anni di corso e per il post laurea, le attività di didattiche saranno svolte con modalità a distanza, seguite da approfondimenti didattici, se possibile in presenza o in alternativa in streaming. In ogni caso, ai singoli Dipartimenti è data libertà di gestire la situazione. Le attività di laboratorio potranno essere svolte in presenza a gruppi e potranno essere precedute e/o integrate da videoregistrazioni di attività pratiche.
Questo sulla carta. Nella realtà la situazione è in parte diversa: non tutti i laboratori sono in presenza, molte lezioni sono registrate e non in streaming, e in alcuni casi sono solo audioregistrate, senza nemmeno la possibilità di vedere il volto del docente.
Nella settimana in cui incontriamo le quattro principali associazioni studentesche di UniFe, sono usciti a breve distanza i due Dpcm del Governo (quelli del 13 e del 18 ottobre), che, pur non imponendo nuove disposizioni per gli Atenei, aumentano il livello di allerta e la conseguente preoccupazione in molti, spingendo, al di là delle singole norme, a una sempre maggiore prudenza. La situazione, infatti, è quella di un continuo ed esponenziale aumento dei contagi, dei decessi e di persone in terapia intensiva per il Covid-19. In ogni caso, in molti si chiedono perché Unife non abbia permesso che molte più lezioni potessero avvenire in presenza, pur con tutte le limitazioni necessarie.

Link. “La ripartenza del Paese deve avvenire dai luoghi del sapere”
Le falle della didattica online, DSA e disabili, la crescita integrale dello studente

C’è un concetto che torna sempre nel corso della nostra chiacchierata, quello della centralità della relazione diretta, “in presenza”, fra gli studenti e con i loro docenti, e la critica, invece, di rapporti umani inautentici, dominati da forme di «alienazione» di cui le nuove tecnologie di comunicazione sono una causa importante. Incontriamo due giovani studentesse, Virginia Mancarella, III° anno di Chimica e Gabriella Angelillis, II° anno di Biotecnologie mediche, rappresentanti di LINK, Coordinamento Universitario nato dal movimento studentesco l’Onda dell’autunno 2008.
Già a fine febbraio «Unife si è attivata subito e bene per la Didattica a distanza (Dad)», ma «non sempre il materiale didattico – slide, libri ecc. – era facilmente reperibile per colpe e negligenze di una parte dei docenti. Sicuramente – proseguono – il lockdown ha evidenziato ancora di più il ruolo importante delle associazioni degli studenti e dei loro rappresentanti».
Nei mesi scorsi, invece, sia a livello regionale sia comunale «abbiamo provato a ottenere risultati per calmierare i costi degli abbonamenti dei treni e gli affitti» per studenti con maggiori difficoltà economiche. Riguardo agli affitti «qui a Ferrara il contributo erogato dal Comune di Ferrara è stato insufficiente, perché l’ISEE non può essere uno strumento aggiornato di valutazione dell’effettivo calo di reddito sopraggiunto quest’anno in molte famiglie».
Riguardo alla didattica, «i Dipartimenti sono deserti in questo periodo. Il fatto che molte lezioni siano a distanza, addirittura videoregistrate, può portare per molti studenti un calo dell’attenzione, a perdersi. Per ora solo alcune lezioni di approfondimento sono in presenza, ma non è sufficiente».
«Per noi la Dad può essere utilissima se affiancata a quella in presenza, perché magari molti studenti non riescono a seguire perché lavorano o abitano lontano. D’altra parte, però, molti di loro hanno una connessione debole o problemi a seguire con calma le lezioni perché vivono con familiari o coinquilini». E poi ci sono problematiche legate ai singoli Dipartimenti, come quello di Gabriella, dove i laboratori in presenza verranno attivati solo a partire dal secondo semestre. «E ci chiediamo: perché Unife ha scelto di fare la Dad in presenza solo per le matricole?».
«Per moltissimi studenti si perde il contatto col docente, non c’è possibilità di confronto e discussione con gli altri studenti, e anche in streaming non sempre c’è la possibilità di porre domande». Un uso eccessivo della Dad «rischia di far diventare ancor più distaccata la figura del docente, di ridurlo quasi a una voce, senza possibilità di relazione e di confronto con gli studenti». Invece, «non ci può essere sapere senza dialogo».
Un capitolo di questa discussione, quasi mai trattato a livello mediatico e di rappresentanza, lo inaugura Virginia, direttamente impegnata su questo tema anche in quanto membro del Consiglio di Parità d’Ateneo: è quello riguardante gli studenti disabili o con disturbi specifici di apprendimento (DSA): «per loro, se manca la didattica in presenza, è una difficoltà ancora maggiore. Il nostro Ateneo è attento alle loro esigenze, ma diversi docenti non li riconoscono come persone da aiutare, e con una loro diversità, ma li ignorano e li discriminano».
In generale manca – continuano -,«l’idea dell’università come luogo di crescita integrale della persona, e non invece solo in vista di un futuro professionale, che non fa che accentuare di anno in anno la settorializzazione del sapere, perdendo l’idea dello studente soprattutto come persona e cittadino. Importante è quindi «che la pandemia non diventi una scusa per modellare diversamente la società, eliminando momenti e luoghi di relazione in presenza, anche riguardo alla Dad».

Student Office. “Non ci riconosciamo in un’università dove si impara solo una professione, senza poter vivere pienamente luoghi e relazioni”

Elena Ferrucci, III° anno di Scienze della Comunicazione e Filippo Tiozzo Bon, studente di Fisioterapia, sono i due membri di Student Office che accettano di parlare con noi di didattica e futuro dell’Ateneo.
«Durante il lockdown, Unife, nonostante le normali difficoltà iniziali, ha risposto bene. Con la Dad vengono però meno la socialità, molte dinamiche di relazione, spesso si è soli davanti al computer a seguire una lezione. Il lockdown è stato comunque, per quanto ci riguarda, un periodo attivo, molti studenti ci contattavano per avere aiuto, informazioni sulla didattica e non solo. Questo ci ha fatto sentire in maniera ancora più forte l’importanza di stare di fronte alle esigenze di tutti. Avevamo anche aperto un profilo su Instagram, “The Place”, dove raccogliere e condividere idee, citazioni, riflessioni di artisti e letterati. Abbiamo quindi cercato di usare bene il tempo, senza rimanere passivi». «La pandemia – proseguono – ci ha insegnato molto, facendoci vedere le cose in modo diverso, a non darle per scontate».
Una volta conclusa la quarantena, «abbiamo riflettuto insieme dentro Student Office, condividendo l’idea che l’università dovesse tornare, se possibile, luogo di incontro, senza accontentarci di seguire la lezione e ricevere un voto». Centrale – proseguono – è la possibilità «di incontrarci per approfondire alcune materie studiate» e in generale il senso del vivere l’università, «per avere uno sguardo più ampio sulle cose». Così anche i tradizionali pre-test estivi – ai quali hanno partecipato una 60ina di matricole, equamente distribuiti tra Medicina e Architettura, – «abbiamo scelto di farli in presenza, per l’importanza, soprattutto per una matricola, della conoscenza diretta con gli altri studenti, in particolare in questo periodo difficile».
Con la ripresa delle attività, sono ancora parole di Elena e Filippo, «sentivamo quindi in maniera forte la voglia di tornare a vivere l’università insieme, a pieno, condividendo esperienze» con amici e colleghi. E poi -, aggiunge Elena – «anche solamente in una lezione vi può essere l’inaspettato, come, banalmente, la domanda di un tuo collega che ti spiazza. C’è quindi la possibilità di crescere, di essere educati come persone».
Purtroppo nei corsi ai quali sono iscritti come durante la quarantenale le lezioni sono ancora registrate, non in streaming. «La lezione in diretta, pur a distanza, almeno permette a docenti e studenti un approccio immediato, di avere dei riscontri, mentre nella lezione registrata – in tanti casi nemmeno video, ma composta solo dall’audio e dalle slide del docente – c’è molto meno coinvolgimento».

Rua-Udu. “Attività via web peggiorate e non rese sostenibili”. La malagestione di Unife

«L’impressione che permane è che, per quanto all’inizio Unife si sia dimostrata reattiva nell’organizzare la Dad, si sia poi adagiata sugli allori, facendo fattivamente poco, o nulla, perché l’esperienza telematica ne uscisse implementata e sostenibile». Non usa giri di parole Mariantonietta Falduto, iscritta al III° anno di Biotecnologie della salute, che incontriamo come rappresentante di RUA (Rete Universitaria Attiva) – UDU.
«La Dad si è dimostrata di grande aiuto ma non può sostituire la vita universitaria canonica. Fare lezione in presenza, studiare in biblioteca, poter condurre attività laboratoriali a pieno ritmo sono tutte esperienze che la telematica non permette. Parecchio svilente e preoccupante, invece – prosegue -, rimane la gestione personale delle relazione umane, duramente inficiata dagli eventi e certamente non sanata dall’esperienza online per sua definizione solitaria».
Capitolo ancora peggiore quello degli esami: «dopo una partenza tardiva – ci spiega – si è pensato di sopperire le prime confuse sessioni scritte andando ad istituire appelli straordinari. Questi ultimi, però, essendo a discrezione del docente, sono rimasti spesso un miraggio». Per non parlare dei tirocini, inizialmente sospesi e poi svolti «in discutibili modalità online per gli studenti prossimi al conseguimento del titolo».
Con l’avvio dell’anno accademico 2020/2021, ben pochi sono rimasti i momenti in presenza. Scelta questa – continua Mariantonietta – presa dall’Ateneo anche in conseguenza delle «sregolate aperture dei numeri universitari» attuate negli ultimi anni da Unife, «più per una questione di entrate nelle casse d’Ateneo», ma con «poca attenzione per la qualità didattica». Critiche RUA le rivolge anche ai «pochi laboratori settimanali, in realtà momenti cruciali, accompagnati da qualche focus groups, a prenotazione fino a esaurimento posti, concordato sull’asse docente/studenti». E, prosegue Mariantonietta, «le tesi di laurea triennali vengono ancora discusse online con la proclamazione ridotta a una mail recante il voto di laurea».
Le sedi dei Dipartimenti, ci testimonia anche lei, sono diventate deserte, prive di tante attività quotidiane e non: «tutti quelli che erano punti focali d’aggregazione come mense, aule studio, biblioteche e corridoi ora non sono altro che spenti fabbricati di muratura. Per noi è soprattutto cambiato il modo di fare rappresentanza e, nel momento in cui gli studenti avevano più bisogno facessimo da ponte tra loro e i professori, abbiamo dovuto cambiare completamente il nostro modo di approcciarci: i social, rapidamente, hanno visto accresciuto il loro ruolo andando a sostituire stand, banchetti, workshop e apertitivi che era nostra abitudine organizzare».

Azione Universitaria. “Il lockdown periodo buio per molti fuori sede. Ma noi c’eravamo”

Edoardo Luigi Manfra, Gianpaolo Zurma, Giulio Braccioni, iscritti a Giurisprudenza, sono i tre ragazzi che incontriamo come portavoce di Azione universitaria (AU).
«Unife ha gestito bene l’emergenza iniziale, è stato uno dei primi atenei a chiudere (l’ultima settimana di febbraio, ndr) e a organizzare le lezioni online. Noi e altre associazioni studentesche abbiamo distribuito mascherine negli studentati. E in generale abbiamo cercato di sopperire alle difficoltà degli studenti, ad esempio legati alla connessione internet, o agli esami, realizzando anche una guida per l’emergenza».
«Anche personalmente abbiamo sentito di diversi casi di depressione tra gli studenti universitari. Molti fuori sede, ad esempio, sono rimasti a Ferrara, spesso magari in appartamento da soli. Ci chiamavano spesso, quindi l’assistenza di noi rappresentanti è stata ancora più importante durante il lockdown. In generale in città, soprattutto per le matricole, purtroppo mancano amcora luoghi di aggregazione».
In estate, invece – proseguono – «abbiamo organizzato alcuni eventi anche su tematiche non strettamente universitarie, come il concerto di Skoll, abbiamo realizzato e diffuso una guida per le matricole e raccolto firme per aiutare gli studenti in affitto, raccogliendone molte». A maggio il Comune ha stanziato 36mila euro per studenti con morosità incolpevole, valutando l’ISEE sotto i 35mila euro come criterio principale di accesso al fondo».
Con l’inizio del nuovo anno accademico, di positivo c’è che dal «15 ottobre, pur con le limitazioni, sono state riaperte biblioteche d’ateneo, importanti luoghi di ritrovo per gli studenti». Per il resto, «la vita universitaria è molto cambiata, ci sono meno punti di ritrovo, con conseguente perdita di molti contatti tra le persone».
«Come AU siamo per la didattica in presenza – sono ancora loro parole -, in quanto possibilità di convivialità, ma accettiamo queste regole come necessarie, e così è per molti studenti».
Guardando al futuro, l’auspicio è che «si ritorni alla normalità, alle lezioni in presenza e magari per i corsi molto frequentati dagli studenti si assicuri lo streaming, utile soprattutto per i fuori sede.
Negli ultimi Dpcm del Governo – riflettono con amarezza – purtroppo non si parla di università, mentre ad esempio nel Consiglio Nazionale Studenti Universitari, AU e altre associazioni hanno avanzato diverse proposte concrete».

Pubblicato su “La Voce di Ferrara-Comacchio” del 30 ottobre 2020

https://www.lavocediferrara.it/

“Soggetti multipli” in mostra

23 Giu

10006613_10202863844849481_1231013557379322853_nOggi alle 18 nella sede del Dipartimento di Architettura a Palazzo Tassoni Estense in via della Ghiara, 36 avrà luogo l’inaugurazione della mostra “Soggetti multipli”, che raccoglie le opere prodotte dagli studenti e dalle studentesse dell’Università degli Studi di Ferrara durante i due corsi di fotografia. L’esposizione sarà visitabile fino a venerdì 27 giugno. Da novembre dell’anno scorso fino a febbraio di quest’anno ha avuto luogo il primo dei due corsi di fotografia, tenuto dal fotografo ferrarese Luciano Boschetti e organizzato dal sindacato studentesco Rete Universitaria Attiva-UDU di Ferrara. Il secondo corso, invece, si è svolto dal 6 marzo scorso fino al 12 giugno 2014 nella sede del Dipartimento di Architettura. I corsi, svoltosi anche durante il precedente anno accademico, sono stati possibili grazie al finanziamento del Fondo per le attività culturali dell’Università degli Studi di Ferrara. Durante le lezioni sono stati illustrati vari tipi di tecniche e stili fotografici. Luciano Boschetti, docente del corso, è un fotografo professionista ferrarese diventato famoso nell’ambito del fotoritocco grazie ai suoi video-tutorial sull’uso di Photoshop pubblicati su Youtube.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 23 giugno 2014

La Resistenza tra memoria e attualità

9 Apr

ResistenzaUn’occasione – in vista del 25 aprile, anniversario della Liberazione dal nazifascismo – per riflettere sul significato del termine “resistenza” ai giorni nostri. Oggi alle 17, nell’aula 3 della Facoltà di Giurisprudenza in C.so Ercole I° d’Este, 37 vi sarà l’incontro “Segnali dal territorio. Ferrara e la Resistenza – Memoria, cultura e attualità”. Introdurranno Daniele Branca, coordinatore di RUA–UDU e Jacopo Ferrara di Akademy. Seguiranno gli interventi di Antonella Guarnieri del Museo del Risorgimento e della Resistenza di Ferrara e di Daniele Civolani, Presidente provinciale ANPI Ferrara.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 09 aprile 2014

L’arte e la Resistenza

8 Apr

1891006_10203542850556815_1114182385_nParte oggi la cinque giorni del workshop, organizzato dal sindacato studentesco Rete Universitaria Attiva, sulle declinazioni contemporanee del concetto di Resistenza. Il laboratorio “Condizioni di (r)esistenza” avrà luogo fino a sabato 12 a Palazzo Tassoni Estense, sede della Facoltà di Architettura in via della Ghiara, 8 a Ferrara. I primi due giorni sono dedicati all’analisi teorica, con Jacopo Ferrara, storico e Matteo Albertini, semiologo, i due successivi alla progettazione con l’artista Ivan Tresoldi e l’ultimo alla realizzazione dell’opera d’arte da parte degli studenti partecipanti.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 08 aprile 2014

I simboli del sisma in centro storico

14 Apr

Ieri mattina ha destato molta curiosità tra gli avventori del centro storico l’installazione sui generis creata dalle ragazze e dai ragazzi di Art Kitchen, insieme agli studenti protagonisti del workshop “Estetica del disastro, etica del messaggio”, organizzato dall’associazione universitaria RUA. L’installazione ha riguardato la scelta di otto punti – via Mazzini, Galleria Matteotti, piazza Alberto Schiatti, via San Romano (due punti), piazza Savonarola, piazza Duomo e piazza Trento Trieste – segnati con centri concentrici e uniti tra loro con linee di gesso. Mattia Lonardi ci spiega come “abbiamo cercato alcuni punti legati ai temi del disagio odierno, e li abbiamo segnati come fossero epicentri, per  produrre dei significati tramite i quali interagire con la collettività.”. È così che ogni snodo è stato identificato con una parola chiave scritta sul selciato (“memoria”, “nudo”, ad esempio). Ad esempio il padimetro all’angolo tra Corso Martiri della Libertà e p.zza Savonarola è stato allestito con alcuni salvagente, il tema della crisi economica è stato affrontato in via Mazzini davanti al negozio “99 cent”, prossimo alla chiusura, oppure davanti alla chiesa di San Paolo su alcune macerie ancora abbandonate sono stati fatti simbolicamente fiorire alcuni fiori (“germinalità” come speranza). Alle ore 11 c’è stata invece una performance di Alessandra Paolicelli tra p.zza Trento e Trieste e p.zza Cattedrale: lei e un altro attore si sono distesi su dei “letti” per mimare il sonno, la quiete (lei stessa stanotte ha dormito, sola, in quel punto), per simboleggiare come la casa con l’evento sismico non abbia più rappresentato una sicurezza, così come la città sia spesso un luogo inospitale, dove ci si sente “vulnerabili”, “nudi”.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 14 aprile 2013

La fotografia diventa alla portata di tutti con il corso del Rua

21 Gen

daniele branca

FERRARA Giovedì 24 gennaio avrà inizio il corso di fotografia, aperto agli studenti ed alle studentesse iscritte all’Università di Ferrara, organizzato dal sindacato studentesco Rua (Rete Universitaria Attiva). Si tratta di un corso di 40 ore, con parti sia teoriche che pratiche: si inizierà dalle nozioni di base per arrivare ai vari tipi e tecniche di fotografia, con una parte dedicata al fotoritocco con Photoshop. Il corso sarà tenuto da Luciano Boschetti, fotografo professionista e le singole lezioni si terranno il  giovedì pomeriggio, alle  15, presso il Dipartimento di architettura in via Quartieri 8. Il corso è possibile grazie al finanziamento del Fondo per le attività culturali di UniFe, ma nelle motivazioni stesse del CdA per il finanziamento si sottolinea come sia “auspicabile un contributo da parte dei partecipanti per una maggiore motivazione”: per questo motivo ad ogni iscritto viene richiesto un contributo una tantum di 15 euro. Daniele Branca, coordinatore di RUA, ci spiega come «un corso di fotografia, che insegni ad utilizzare al meglio una macchina fotografica e le tecniche di base per il fotoritocco, ci è sembrata un’attività culturale importante per gli studenti, e così è stata valutata anche dalla Commissione del Fondo culturale». A dimostrazione di ciò vi è anche l’enorme numero di prenotazioni o di richieste di informazioni pervenute al sindacato (quasi 200), per cui sicuramente il 24 non si dovrebbe faticare a coprire i 40 posti disponibili. Per quanto riguarda il docente del corso, “abbiamo contattato Luciano Boschetti – continua Branca -, perché è un fotografo professionista ed è ferrarese. Nel campo del fotoritocco ha acquisito una notevole fama grazie ai suoi video-tutorial sull’uso di Photoshop pubblicati su Youtube. Il suo canale ha ottenuto, in cinque anni, più di cinque milioni di visualizzazioni, riscuotendo un grande successo e ottenendo ottimi feedback».

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 20 gennaio 2013