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In via della Luna storia e bellezza si incrociano

25 Feb

A due passi dal Castello Estense di Ferrara, al civico n. 30, il gestore del “Ristorante Lotregano”, Valter Lucchini, ha deciso di valorizzare due gioielli presenti nel salone interno: uno stucco con Cristo del ’400 e un affresco del ’700. Per far questo ha coinvolto un giovane artista, Daniele Spanu

davForse non in molti, anche tra gli stessi ferraresi, sanno che al civico n. 30 di via della Luna a Ferrara, vi è, non immediatamente visibile per chi non vi entra, tanta storia quanta bellezza. Da diversi anni l’edificio, che dal XVI secolo ospitava il Monte di Pietà di Ferrara, accoglie un ristorante, attualmente il “Lotregano”, gestito da Valter Lucchini, il quale ha deciso di far conoscere i gioielli che adornano la sala interna dove vengono accolti gli avventori. Per questo, ragionando con un suo dipendente, Daniele Spanu, cameriere e artista, ha deciso di riempire la parete dell’ambiente d’ingresso, visibile dalla strada grazie a un’ampia vetrata, con un dipinto murario di grandi dimensioni. Ma, oltre ad aver così abbellito ulteriormente l’edificio, cosa c’è da richiamare all’interno? Come spieghiamo meglio dopo, citando ampiamente le indagini svolte dalla storica Silvia Villani (alla quale va, anche, la stessa riscoperta dell’intera iscrizione dell’affresco), nel soffitto del salone vi è un magnifico stucco del’ 400 col Cristo in Pietà levantesi dal sepolcro, simbolo dei Monti stessi, mentre sulle due pareti del salone stesso vi è una maestosa decorazione parietale.

Una città di ebrei e cristiani

Daniele Spanu, 36 anni, originario di Nuoro, 19ennne si trasferisce a Ferraraper studiare Architettura. Artista e cameriere, di certo non si può dire che non ami quella che ormai è diventata la sua città, la cui storia ha studiato per tentare di omaggiare e di valorizzare le bellezze sopracitate. “Ho impiegato 20 ore per realizzare il dipinto – ci racconta -, oltre a tutto lo studio preliminare. Ho voluto riprendere i colori dell’affresco all’interno, aggiungendone uno, il rosso cardinalizio, che ho scoperto essere presente in diversi affreschi presenti in altri Monti di Pietà della nostra Regione. Per i caratteri ho scelto, invece, lo stile gotico”. Quella di Spanu è un’opera fortemente simmetrica: sul lato sinistro si trova una coppia di ebrei, entrambi con un cappello a punta in testa, un giovane e alle sue spalle un anziano. Il primo regge in mano un calice di vino, richiamo al ristorante (e unico “falso storico”, nel senso che all’epoca, nel XVI secolo, non si usava questo tipo di bicchiere), mentre il secondo tiene in mano un sacco contenente soldi, quelli guadagnati grazie all’attività di prestito, all’epoca tipica di molti ebrei, ma che appunto dal ’500 vedrà la “concorrenza” dei Monti di Pietà nati grazie all’inventiva della Chiesa. Entrambe le figure, inoltre, hanno i piedi aperti, a voler simboleggiare come, probabilmente, fossero più abituati, in quanto benestanti, a partecipare a balli. A destra, invece, vi sono due cristiani poveri (richiamo, in particolare, al francescanesimo): questa volta, però, è l’anziano barbuto a essere in primo piano, mentre il giovane lo troviamo alle sue spalle. Il primo tiene in mano un pesce, l’altro alcune spighe di grano, entrambi simboli delle ricchezze del nostro territorio (un tempo la produzione ittica era maggiore rispetto a oggi). Infine, nella parte alta del dipinto, una croce cristiana si erge sopra 15 sacchi di pietre a simboleggiare i pesi un tempo usati per decretare il valore degli oggetti dati in pegno. A breve il ristorante installerà anche una targhetta all’esterno del ristorante, con le informazioni riguardanti l’affresco, lo stucco e l’intero edificio.

L’imago pietatis e la nascita del Monte di Pietà a Ferrara

E’ del ’400 lo stucco col Cristo in Pietà levantesi dal sepolcro ancora visibile sul soffitto. Tradizionale simbolo dei Monti stessi, l’iconografia può presentare diverse varianti. In questo caso si tratta del Cristo solitario a braccia aperte senza i dolenti o angeli di contorno ma con gli strumenti della Passione (croce, lancia, flagelli, spugna imbevuta d’aceto, corona di spine), il tutto racchiuso in una nicchia ottagonale in uno dei quadri del soffitto. Le spine della corona sono ricavate da veri chiodi, come veri sono i chiodi alle mani per creare un forte verismo e senso di pathos. Proprio questo era lo scopo dell’imago pietatis: eccitare forti emozioni e sollecitare una maggiore generosità nelle donazioni. Il Monte di Pietà di Ferrara era stato fondato da Giacomo Ungarelli, Minore Osservante, nel 1507, un cinquantennio dopo la comparsa dei primi Monti costituiti su impulso di Bernardino da Feltre, con l’intenzione di essere di sollievo ai poveri della città distribuendo contante a fronte di piccoli pegni e fissando il tasso di prestito al 5%, competitivo rispetto a quelli dei banchi allora esistenti, compresi quelli ebraici. L’attività creditizia era iniziata in un edificio di proprietà Bendedei in via Ripagrande, ma dopo pochi anni il giro si era talmente ampliato da rendere troppo angusti i primitivi locali. Nel 1515 venne a mancare uno dei fattori generali degli Estensi,Teodosio Brugia lasciando per legato testamentario il suo palazzo sulla via della Rotta (attuale via Garibaldi) in angolo con Boccacanale di S. Stefano al Monte di Pietà perché vi trasferisse la sua sede. Dal primitivo assetto aveva subito diversi accorpamenti di edifici circostanti arrivando a comprendere l’intero isolato da via Boccacanale di S. Stefano a via della Luna, con ripartizione funzionale degli spazi ad uso del pubblico (per impegnare e riscattare) e del personale. Il Monte di Pietà rimarrà in questa sede fino al 1761 quando sarà trasferito nel nuovo edificio appositamente costruito nell’area dell’ex giardino ducale del Padiglione in Largo Castello. Dopo il fallimento del 1599 seguito alla Devoluzione, il momento critico principale fu il crac del 1646 con chiusura del Monte e strascichi importanti per il tessuto economico della città per un quarto di secolo, fino alla riapertura del Monte di Pietà nel 1671. I responsabili diretti delle malversazioni e ammanchi vennero individuati tra il personale interno, arrivando ad un processo epocale che terminò con condanne capitali una delle quali eseguita proprio davanti al Monte. Per risanare il nuovo Monte di Pietà si ricorse a finanziamenti ad hoc attraverso imposte temporanee pubbliche, comprese le accise su carne, pesce e acquavite.

Il cardinale Ruffo e l’affresco nel salone

Un momento di grande magnificenza per Ferrara fu la Legazione del cardinale Tommaso Ruffo, di famiglia principesca, che assunse nella sua persona la doppia carica vescovile e legatizia dal 1717 al 1736 con interruzioni. Lasciò il suo segno nell’architettura della città, soprattutto con gli imponenti lavori nella Cattedrale e nel Palazzo Arcivescovile, alle ville Mensa di Sabbioncello e Belpoggio di Voghenza ma anche in vari luoghi cittadini. Riguardo ai lacerti della maestosa decorazione parietale, sorpacitata, riapparsa nell’ampio salone del ristorante di via della Luna, si era notato uno stemma cardinalizio centrale affiancato da un cappello ecclesiastico vescovile e da una corona principesca. L’iscrizione era quasi completamente lacunosa ma l’intatto stemma ha consentito di individuare il momento storico e il committente della decorazione. E’ infatti riconoscibilissima l’araldica del cardinale Tommaso Ruffo che per un certo periodo a Ferrara aveva ricoperto la doppia carica di vescovo (poi arcivescovo) e cardinal legato per l’improvvisa morte del predecessore cardinal Patrizi. La sua ben nota volontà di autorappresentazione celebrativa riscontrabile in diversi luoghi cittadini si può ammirare anche qui. Per tentare di integrare l’iscrizione quasi completamente scomparsa si è cercato di individuarla nelle trascrizioni dell’erudito settecentesco Cesare Barotti che con grande acribia aveva raccolto le iscrizioni sepolcrali e civili ferraresi. Nel secondo volume del suo manoscritto di proprietà della Biblioteca Comunale Ariostea, la storica Villani ha ritrovato l’intera iscrizione datata 1727. Si riferisce all’ampia ristrutturazione del locale minacciante rovina per la sua vetustà e alla sua riedificazione in forma più appropriata ed elegante promossa dal referendario Fabrizio Serbelloni. Suggellano l’operazione i Provvisori del Sacro Monte dell’epoca, i nobili ferraresi Gaetano Oroboni, Ercole Calcagnini e Lodovico Gualengo. Nell’orgogliosa rivendicazione di indipendenza dalle diocesi ravennate e bolognese si coglie il successo epocale che il cardinale Ruffo si avviava a conseguire con la concessione dello ius metropolitico per Ferrara (anche se formalmente si concretizzerà solo nel 1735).

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” del 1° marzo 2019

http://lavocediferrara.it/

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L’entusiasmo e il talento di Bruno Droghetti in mostra alla Dogana

27 Mar

La mostra inaugurata ieri, l’organizzazione è di Stefano Bottoni

Bruno Droghetti

Bruno Droghetti

Dopo cinquant’anni di esperienza nel mondo della fotografia, non è certo scontato riuscire a rinnovare ancora la propria passione. Bruno Droghetti, fotografo 71enne, è, invece, uno di quei fotografi che continua con entusiasmo a cercare sempre nuovi soggetti per le proprie creazioni. Ieri pomeriggio nel Ristorante Dogana in via della Luna, 30 ha presentato la nuova personale, la seconda del progetto “Dogana in fotografia”, organizzato da Stefano Bottoni e dalla sua “L’Officina dei Bottoni” insieme al titolare del ristorante, Valter Lucchini. Fino al prossimo 12 maggio Droghetti presenta una trentina di foto scattate all’incirca tra il 2010 e il 2015 durante la storica Festa di Primavera e dei carri allegorici di festa e di pensiero, evento che si svolge da 117 anni a Casola Valsenio (RA), tra il 25 aprile (con la sfilata diurna) e il 1 maggio (con la sfilata notturna). Droghetti è socio del Fotoclub di Ferrara e collabora col Ferrara Buskers Festival, diretto dallo stesso Bottoni. Negli ultimi anni i suoi progetti artistici si sono incentrati anche sull’universo dei concerti, del teatro e su quello della liuteria. Proprio Bottoni, dopo aver sottolineato l’importanza che anche «i privati, come Lucchini, donino spazi ed entusiasmo» all’arte, ha parlato di Droghetti come uno di quei fotografi che «hanno la storia della città in mano, essendo presenti da tanti anni a ogni evento cittadino», e compiendo così un’importante opera di «documentazione visiva».

Il progetto “Dogana in fotografia”, che vedrà alternarsi fino a fine anno altri cinque fotografi, nasce per riprendere l’eredità della Galleria della Fotografia presente a Palazzo Massari. Il progetto è organizzato in collaborazione con Lions club Ferrara, Fotoclub Ferrara e Fotoclub “Il girasole” di Voghiera.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 27 marzo 2016

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Scatti di note: l’inaugurazione della mostra di Martina Rubbi

8 Feb

“Dogana in fotografia” è il nome del progetto ideato da “L’Officina dei Bottoni” di Stefano Bottoni, direttore artistico del Ferrara Buskers Festival, e ospitato negli spazi del Ristorante “Dogana” di Valter Lucchini in via della Luna, 30 a Ferrara.

Prima mostra, “Istantanee – Emozioni” della giovane fotografa Martina Rubbi, visitabile fino al 24 marzo.

Qui le immagini dell’inaugurazione svoltasi sabato scorso.

[Qui il mio articolo uscito su la Nuova Ferrara]

Andrea Musacci

 

Ristorante Dogana, spazio alla fotografia

8 Feb

I clic di Martina Rubbi e il coinvolgimento di Stefano Bottoni

[Qui alcune immagini dell’inaugurazione]

Stefano Bottoni, Martina Rubbi, Valter Lucchini - Copia (2)

Stefano Bottoni, Martina Rubbi e Valter Lucchini

La vecchia sede del Monte di Pietà che ospita le foto di una giovane fotografa di musicisti. A far da tramite, uno che di musica se ne intende. Nasce da queste sinergie la prima mostra del progetto “Dogana in fotografia”, di Martina Rubbi, dal titolo “Istantanee – Emozioni”, ospitato negli spazi del Ristorante “Dogana” di Valter Lucchini in via della Luna, 30 a Ferrara, e ideato da “L’Officina dei Bottoni” di Stefano Bottoni, direttore artistico del Ferrara Buskers Festival, che ci spiega l’importanza di dare spazi ai giovani creativi, per aiutare a far emergere la loro passione.

Fino al 24 marzo si possono ammirare una ventina di scatti di musicisti come Giacomo Marighelli e Silvia Zaniboni, o di partecipanti del Buskers Festival negli anni dal 2012 al 2015. «Non mi piace far mettere in posa i soggetti – ci spiega –, ma amo catturarli mentre si fanno rapire dalla musica». L’artista ha realizzato anche gli sfondi delle foto, in carta nera coi bordi bruciati, mentre le cornici in legno sono state create da suo padre.

Martina Rubbi, classe ’95, abita a Voghenza ed è iscritta al corso in Educatore sociale e culturale all’Università di Bologna. A 15 anni inizia a fotografare, e solo due anni dopo vince il 33° Concorso Nazionale fotografico “Vittorio Bachelet” di Roma, sezione under 25. Sogna di poter continuare a vivere la sua passione per la fotografia, e, un giorno, poter immortalare il suo idolo, Bruce Springsteen.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara l’08 febbraio 2016

Il ristorante “Dogana” diventa sede per personali di fotografia

7 Feb
dogana

Una foto di Martina Rubbi

“Dogana in fotografia” è il nome dell’ambizioso progetto nato dalla collaborazione tra il Ristorante “Dogana” di Valter Lucchini e L’Officina dei Bottoni di Stefano Bottoni, per riprendere l’eredità della Galleria della Fotografia presente fino a vent’anni fa a Palazzo Massari. La prima esposizione del progetto è stata inaugurata ieri nel ristorante di via della Luna, 30 a Ferrara. Protagonista della mostra, la giovane fotografa Martina Rubbi e la sua personale “Istantanee – Emozioni”, visitabile fino al prossimo 24 marzo.

L’artista, da alcuni definita “l’artista della vita” inizia a fotografare a 15 anni, e due anni dopo con la fotografia “L’estasi in una nota” vince, nella sezione Under 25, il 33° Concorso Nazionale fotografico Vittorio Bachelet di Roma. La Rubbi con discrezione e stando leggermente in disparte, cerca di cogliere l’anima e le emozioni, in particolare di musicisti, in un interessante incrocio tra scatto fotografico e musica.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 07 febbraio 2016