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I premi dell’Olimpia Morata per i “Giovani talenti”

28 Set

L’associazione culturale “Olimpia Morata”di Ferrara in collaborazione con la Circoscrizione 1 e con il patrocinio del Comune di Ferrara e dell’associazione “Michelangelo Antonioni” nei mesi scorsi ha organizzato il 2° concorso di arti visive dal titolo “Giovani talenti per Ferrara. Premio Michelangelo Antonioni”. Scopo del concorso è di promuovere la pittura e la fotografia, facendo conoscere i partecipanti – rigorosamente under 40 – al pubblico. Termine ultimo dell’iscrizione è stato il 30 luglio, prorogato al 15 agosto scorso.

Tutte le opere selezionate saranno esposte al pubblico da domani fino al 10 ottobre presso lo Spazio d’Arte L’Altrove di Ferrara, sede dell’Associazione Olimpia Morata, in via de’ Romei, 38. Domattina alle ore 11 nella Sala della Musica del Complesso di San Paolo – nell’ambito delle manifestazioni della XXX Settimana Estense – si svolgerà la cerimonia di premiazione dei vincitori e la consegna degli attestati di partecipazione alla presenza del Presidente di Circoscrizione 1 Girolamo Calò, della Sig. ra Elisabetta Antonioni, nipote del grande regista, e dei membri della giuria Maria Cristina Nascosi Sandri e Vito Tumiati. Questi i nomi dei quindici finalisti: Alessandro Meschini, Nicola Falco, Marco Nascosi, Luca Zanta, Simone Galimberti, Stefano Ronchi, Petia Ivanova, Davide Paglia, Clara Guerrini, Anca Loredana Blajan, Marco Menon, Pier Martilotti, Sandy Zambon, Pietro Dente e Monica Scaglione.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 28 settembre 2013

L’arte in tutte le forme nel segno di Antonioni

5 Lug

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“Careful with that axe, Eugene” è un brano dei Pink Floyd, uscito nel ’68, e diventato nel ’70 “Come in number 51, Your Time is Up”, appositamente per la scena finale di “Zabriskie Point”, film di Michelangelo Antonioni. Nasce da qui la scelta di Basso Profilo, Arci e Zuni Ferrara di intitolare “Your time is up” l’evento iniziato mercoledì e che si concluderà oggi al Chiostro di San Paolo, e che parte, appunto, dalla relazione tra immagine e musica e si ispira in particolare alla deflagrazione finale del film citato. Un progetto eclettico che spazia in diversi ambiti artistici. Col progetto “Turboangelo” tre vecchi televisori proiettano immagini di film del maestro sovrapposte ad altre, in un vortice continuo di rimandi. “La bottega degli usvei”, invece, è un laboratorio dei ragazzi della cooperativa sociale di Portomaggiore “Scacco matto” che propone le loro creazioni artistiche ricavate da materiali riciclati. In un altro lato del chiostro, due writer, Paolo Garola e Andrea Amaducci dipingono due grandi graffiti ispirati al tema. E poi si possono trovare i dipinti di Alessandro Baronciani, Sarah Mazzetti e Eleonora Marton e, last but not least, il progetto “Cinema, movimento, colore” dell’associazione Viaindustriae di Foligno, che riprende un festival ideato nel ’79 dallo stesso Antonioni, partendo dalla monocromia seriale di grandi pannelli, i quali arriveranno a saturazione grazie all’intervento creativo del pubblico. L’evento è organizzato in collaborazione con Cluster Theory, Alterazioni Video, Viaindustriae, Eleven Damage e Articiok ed è parte del “Piano Michelangelo Antonioni: la ricerca di un posto nel paesaggio”.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 05 luglio 2013

A S. Paolo inaugura “Your time is up”

3 Lug

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Videoarte, urban graffiti e installazioni nella cornice quattrocentesca del Chiostro di San Paolo a Ferrara. È questo “Your time is up”, mostra organizzata da Basso Profilo, Zuni e Arci Ferrara, da oggi al 5 luglio, dalle 18 alle 24. Mercoledì 3 luglio, durante la vernice della mostra alle ore 18 vi sarà la presentazione delle opere esposte, e dalle ore 18.30 sarà possibile partecipare ad un garage sale curato da “I’m Still Alive”. Il titolo del progetto, “Your Time is Up”, rimanda al brano dai Pink Floyd “Come in number 51, Your Time is Up”, realizzato ad hoc per la scena finale del  di Michelangelo Antonioni del 1970.  La scelta di questo titolo vuole da un lato sottolineare l’inscindibile rapporto tra l’immagine e la musica nella filmografia antonioniana, dall’altro invitare a riflettere sul significato della conclusione del film, vale a dire la deflagrazione  che riduce in cenere la villa di un uomo d’affari americano. L’evento è organizzato in collaborazione con Cluster Theory, Alterazioni Video, Viaindustriae, Eleven Damage e Articiok. La mostra, parte del “Piano Michelangelo Antonioni: la ricerca di un posto nel paesaggio”, si avvale del patrocinio del Comune, della Provincia e dell’Università degli Studi di Ferrara ed è realizzata nell’ambito del progetto “Dentro le Mura”-Creatività Giovanile, promosso e sostenuto dal Dipartimento della Gioventù – Presidenza del Consiglio dei Ministri e dall’ ANCI -Associazione Nazionale Comuni Italiani.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 03 luglio 2013

Gianfranco Mingozzi tra Ferrara e la taranta…ora anche su Facebook!

2 Lug

Cliccando su questo link https://www.facebook.com/GianfrancoMingozziRegista potete iscrivervi alla pagina Facebook dedicata al regista Gianfranco Mingozzi! Troverete informazioni biografiche e bibliografiche, oltre a numerosi video e foto, molte di queste difficilmente reperibili! (qui sotto, insieme a Ornella Muti)

con ornella muti

Sono davvero numerose le produzioni filmiche incentrate sulla città e il territorio di Ferrara, dai primi esperimenti di inizio Novecento fino ai giorni nostri, con diverse varianti per quanto riguarda la produzione televisiva e dei documentari. Si pensi a Luchino Visconti (Ossessione, 1943), a Rossellini, De Sica, Antonioni, Vancini, Soldati, Montaldo, Ferreri, Avati, fino ad Ermanno Olmi (Il mestiere delle armi, 2001), solo per citare i nomi più famosi. Si passa dai film muti di carattere storico che risalgono agli albori della cinematografia (come Torquato Tasso e Parisina), a quelli ambientati nel difficile periodo del dopoguerra; dalle pellicole che riportano alla mente i romanzi di Giorgio Bassani, ai più recenti “E ridendo l’uccise” (Florestano Vancini, 2005) e “Nebbie e Delitti” (Riccardo Donna, 2005-2007).

Il 2012, in particolare, ha rappresentato per Ferrara un anno ricco di ricorrenze significative: un secolo fa, infatti, nacque Michelangelo Antonioni, uno dei più grandi registi della storia, e nel 1962 uscì uno dei romanzi italiani più noti, Il giardino dei Finzi-Contini di Giorgio Bassani. Gianfranco Mingozzi, invece, nato ottant’anni fa, è un regista che, sebbene abbia avuto meno notorietà rispetto a colleghi del calibro di Antonioni e di Vancini, ha ugualmente lasciato il segno, sia nell’ambito dei film di finzione sia in quello documentaristico, vincendo anche il Leone d’oro a Venezia nel 1965 per il documentario “Con il cuore fermo, Sicilia”, dedicato a Danilo Dolci. Nato e cresciuto a San Pietro Capofiume – uno degli ultimi paesi “bolognesi” prima della provincia di Ferrara, e situato all’interno del Comune di Molinella – Gianfranco Mingozzi non ha mai nascosto il suo amore per Ferrara.
È del 1962 il suo primo omaggio alla città estense, col documentario “Via dei piopponi”, nel quale il regista ripercorre il tragitto che da bambino percorreva con i genitori per recarsi dal pediatra. Quattro anni dopo, nel ’66, girerà invece il documentario “Michelangelo Antonioni”. Storia di un autore, omaggio al grande maestro de “L’avventura”, dove Ferrara rivive e viene omaggiata non più attraverso i luoghi, ma attraverso la vita e l’opera di uno dei suoi cittadini più celebri. Bisognerà aspettare il 1982 per l’ultimo grande tributo a Ferrara e al suo territorio, con l’uscita de “La vela incantata”, omaggio crudo e malinconico al cinema, ai suoi miti, alla sua storia, che è la storia d’Italia.
Ancora una volta, insomma, nell’opera di Mingozzi la riscoperta del proprio territorio, delle proprie radici va di pari passo con la nascita del cinema, con la sua magia (“La grande magia”, appunto, si intitolerà il documentario girato dietro le quinte de “La vela incantata”, e che vedrà la luce nel 1993). Inoltre, diversi sono anche i lungometraggi ambientati in Emilia-Romagna: “Fantasia, ma non troppo, per violino” (1966), “Gli ultimi tre giorni” (1977), “Bologna: allegro vivace/passato presente” (1983), “Le lunghe ombre” (1987), “Il frullo del passero” (1988), “L’appassionata” (1988). Negli anni ’60 è, inoltre, assistente alla regia di Federico Fellini in “La dolce vita” (1960) (in cui compare anche come attore nella parte del giovane prete amico di Steiner), nell’episodio del regista riminese di “Boccaccio ’70”, “Le tentazioni del dottor Antonio”(1962), oltre che in 8 1/2 (1963).
“Quando Steiner-Alain Cuny si mette all’organo della chiesa di La dolce vita, (…), c’è un pretino un po’ spaventato all’idea che l’ospite incominci a strimpellare il jazz. Quel pretino è Mingozzi, fresco diplomato del Centro sperimentale fortunosamente paracadutato nel film più famoso del momento; e subito entrato nelle durevoli simpatie di Fellini” (Tullio Kezich, da La vela incantata, 1982).
Andrea Musacci

“Come nasce un quadro” in sostegno a Telethon

29 Giu

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Un progetto che mette in relazione l’arte, il territorio e la beneficenza. “Come nasce un quadro” è un’idea di Franco Casoni e di Telethon Ferrara, un evento iniziato il 19 aprile scorso al ristorante Las Vegas di Voghenza. La pittrice Jana Barisova ha dipinto nove quadri in altrettante serate, ognuno ispirato ad un film o regista ferrarese. Giovedì sera alle 20.30 si è svolta, nello stesso luogo, l’asta benefica delle opere, il cui ricavato sarà devoluto interamente a Telethon. Il presidente Claudio Benvenuti era presente insieme a due ricercatori dell’associazione. Ha, inoltre, partecipato il giovane pugile professionista, Alessandro Caccia, il quale ha donato un suo paio di pantaloncini originali e autografato, assegnati insieme ad un quadro. Durante la serata, intrattenuta dal piano bar di Simona Natali, è intervenuto anche Donald Soffritti, celebre fumettista, disegnatore, tra l’altro, di “Topolino”. I film e gli autori omaggiati sono: Michelangelo Antonioni (la cui nipote, Elisabetta, ha portato i saluti), Carlo Rambaldi (“padre” di King Kong e di E.T.), “La lunga notte del 43″ di Florestano Vancini, Sofia Loren ne “La donna del fiume”, “Il giardino dei Finzi-Contini”, “Gli Occhiali d’oro”, “Ciao America”, “Nebbie e Delitti” e “Baciami Piccina”. L’evento è stato patrocinato dal Comune di Ferrara, dalla Provincia di Ferrara, dal Comune di Voghiera e dall’Ente Palio di Ferrara. Erano presenti il sindaco di Voghiera Claudio Fioresi – il quale ha acquistato il quadro omaggio a Carlo Rambaldi, che donerà al Comune – e il vice sindaco Ottorino Bacilieri. Lunedì 1 luglio, invece, avrà luogo, al ristorante L’Archetto di via Bologna a Ferrara, l’asta benefica dei dipinti prodotti da Barbara Ponti in omaggio al Palio di Ferrara, il cui ricavato andrà, anche in questo caso, interamente a Telethon Ferrara.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 29 giugno 2013

“Come nasce un quadro”, asta per Telethon

10 Giu

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Sta volgendo al termine il lungo evento intitolato “Come nasce un quadro”, ideato da Franco Casoni in collaborazione con Telethon Ferrara. L’idea alla base del progetto è quella di realizzare dal vivo alcuni dipinti, in omaggio a Ferrara e al suo territorio, con la doppia difficolta’ delle poche ore a disposizione e del contatto col pubblico. La prima parte dell’evento si è svolta dal 19 aprile fino a venerdì sera al ristorante Las vegas di Voghenza, dove per otto serate la pittrice Jana Barisova ha omaggiato alcuni registi ferraresi (tra cui Antonioni) o alcuni film legati a Ferrara, come La lunga notte del ’43 di Florestano Vancini. La seconda parte, invece, vede Barbara Ponti omaggiare con le sue opere le contrade del Palio cittadino, fino al 21 giugno al ristorante L’archetto di Ferrara. Sabato pomeriggio alle ore 16 presso la Sala Civica di Voghiera le opere prodotte sono state esposte al pubblico, alla presenza del sindaco di Voghiera Claudio Fioresi, del vicesindaco Ottorino Bacilieri, delle due artiste, del curatore Franco Casoni e di Claudio Benvenuti di Telethon Ferrara. Giovedi’ 27 giugno e lunedì 1 luglio avranno, invece, luogo le aste benefiche dei dipinti, visitabili fino al 25 giugno, il cui ricavato sarà donato al comitato Telethon di Ferrara.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 10 giugno 2013

Antonioni, cinema e paesaggio nel ciclo Détournement

2 Giu

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Il tema del rapporto tra cinema e paesaggio è un aspetto fondamentale nella produzione antonioniana. Se n’è discusso venerdì dalle 18 nello spazio Wunderkammer in via Darsena, 57, in occasione del quarto incontro del ciclo Détournement. L’appuntamento ha coinvolto anche studiosi ed esperti provenienti da Oltralpe, vale a dire lo storico del cinema José Moure (Université Paris 1 Sorbonne-Panthéon) e Thierry Roche (Université de Picardie), antropologo, oltre al prof. di Storia del Cinema Alberto Boschi e all’urbanista Romeo Farinella, entrambi dell’Università di Ferrara. All’inizio della serata sono stati proiettati cinque documentari: “Gente del Po” (1948), “N.U. – Nettezza Urbana” (1948), “Sette canne e un vestito” (1949), “La villa dei mostri” (1950), “La funivia di Faloria/Vertigine” (1950). Nel dibattito si è partiti, dunque, dalla produzione documentaristica di Michelangelo Antonioni, per affrontare diverse tematiche come ad esempio il rapporto tra movimento e fissità, la relazione con l’altro e col paesaggio, il rapporto tra i documentari e i film fiction del regista ferrarese. Un altro documentario ben analizzato dai relatori, appartenente ad un periodo diverso rispetto agli altri elencati, è stato “Chung Kuo, Cina” del 1972. Il progetto Détournement, che fa parte del Piano Michelangelo Antonioni,. è a cura dell’APS Basso Profilo in collaborazione con il Laboratorio CITER, il Dipartimento di Architettura dell’Università di Ferrara e la rivista “Rifrazioni. Dal cinema all’oltre”. Si avvale, inoltre, del patrocinio della Provincia e del Comune di Ferrara e dell’ Università degli Studi di Ferrara, ed è curato da Doris Cardinali, Ilaria Cesari, Leonardo Delmonte e Cecilia Verdini.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 02 giugno 2013

(nella foto, da sx: Thierry Roche, Romeo Farinella, José Moure, Alberto Boschi)

I film storici su Ferrara diventano quadri grazie a Jana Barisova

21 Apr

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La Ferrara raccontata da Bassani, quella Ferrara cupa e amara del Ventennio è stata ripresa da Giuliano Montaldo nel film “Gli occhiali d’oro” del 1987. Venerdì sera quell’atmosfera riviveva grazie ad un altro mezzo artistico, la pittura, in particolare col dipinto che Jana Barisova ha creato dal vivo al Ristorante Las Vegas di Voghenza. La serata ha inaugurato la rassegna “Come nasce un quadro”, organizzata dall’instancabile Franco Casoni e da Telethon, che riceverà in beneficenza il ricavato della vendita all’asta delle otto opere di Jana. Opere che creerà durante altrettante serate, fino al 7 giugno, ognuna ispirata ad un film dedicato a Ferrara (la prossima sarà venerdì 26 con “Il Giardino dei Finzi Contini” di Vittorio De Sica). Jana, di origini slovacche, vive in Italia da 12 anni e dipinge da quando ne aveva sei. Sarà la sua prima opera esposta pubblicamente. Per l’occasione si è vestita ispirandosi allo stile degli anni ’40, con una lunga gonna nera, scarpe nere ed un’elegante fascia color rosa antico. I due colori della sua mise riprendono le tinte del dipinto, in particolare l’abito e il cappello nero indossati da Philippe Noiret (protagonista del film), e l’incarnato della pelle dello stesso, nonché il colore delle volte del porticato  – di p.zza Ariostea – sullo sfondo. I dipinti, man mano che verranno creati, saranno esposti da Salvatore Chindamo nel suo ristorante e alla fine delle serate verranno messe in mostra presso la sala civica del Comune di Voghiera. Solo dopo, il 28 giugno, si svolgerà l’asta benefica a favore di Telethon Ferrara, ente presieduto da Carlo Benvenuti. Il locale venerdì era al completo, soprattutto grazie alle molte famiglie con i bambini della scuola dell’infanzia di Voghenza. Ed erano proprio i bambini ad avvicinarsi a Jana, molto incuriositi nel vederla dipingere.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 21 aprile 2013

A Wunderkammer incontro sul (neo) realismo magico di Antonioni

19 Apr

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La riflessione sul cinema di Antonioni non finisce mai di partorire sempre nuovi stimoli, nuovi punti di vista. Ciò anche grazie agli eventi inclusi nel Piano Michelangelo Antonioni. Domenica 14 aprile alle 18 presso Palazzo Savonuzzi in via Darsena 57 a Ferrara si è chiusa ‘Is Michelangelo dead?’, mostra omaggio ad Antonioni di quattro giovani artisti, Daniele Cestari, Enrico Pambianchi, Denis Riva e Silvia Forese. La mostra è stata curata dal Centro Studi Dante Bighi in collaborazione con UXA, Ufficio per l’Architettura, APS Basso Profilo e Consorzio Wunderkammer. Alle ore 18.30 è stato proiettato il  documentario “Ritorno a lisca bianca”, a cui è seguito l’incontro dal  titolo ‘Nuovi paesaggi: dal neorealismo al realismo magico’. Alessandro Scarsella (dell’Università Ca’ Foscari di Venezia) ha delineato gli aspetti fondamentali del cosiddetto (neo)realismo magico di Antonioni, nel quale “l’elemento magico non annienta la logica, ma sovrappone ad essa un’altra logica”, più immaginifica. Gianpiero Ariola (critico della rivista ‘Sensi&Dissensi’) ha interloquito col prof. Scarsella e col pubblico spiegando come in Antonioni “non sia assente né la componente empatica né quella emotiva”, in quanto nel suo cinema “non è presente un’inattività dei corpi, ma al contrario i corpi parlano, hanno un loro linguaggio” con un continuo passaggio dalla stasi alla cinetica, e dall’attrazione alla dispersione di forza, di energia. Alle 21, al piano primo  nell’Aula Magna della Scuola di Musica Moderna di Ferrara, ha infine avuto luogo il concerto di Mary Cutrufello, songwriter e chitarrista.

Andrea Musacci

L’estetica del paesaggio nel cinema di Michelangelo Antonioni

19 Apr

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Martedì 9 aprile si è tenuta l’ultima conferenza del ciclo “Sinfonie Urbane. La ricerca di un posto nel paesaggio”,  a cura di Doris Cardinali, nell’ambito del Piano Michelangelo Antonioni. La conferenza, dal titolo “Finis terrae: i margini del mondo. L’estetica del paesaggio in Michelangelo Antonioni”, è stata tenuta dal prof. Andrea Gatti dell’Università degli Studi di Ferrara. Nella Sala Agnelli della Biblioteca Comunale Ariostea, dopo l’introduzione di Doris Cardinali, il docente ha spiegato come “la riflessione filosofica possa aiutarci ad analizzare i film di Antonioni”. In particolare si può notare rispetto ai suoi primi film il passaggio “da una visione pratica, concreta ad una visione estetica, ideale del paesaggio, da un certo neo-realismo ad un’accezione visionaria e astratta del paesaggio”. L’estetica del paesaggio come disciplina specifica è un’invenzione inglese del ‘700, anche se oggi è da molti considerata obsoleta. Il prof. Gatti ha proseguito esponendo la sua preferenza per la svolta internazionale nella filmografia antonioniana, quella, cioè, da Blow-up (1966) a Professione:reporter (1975). L’intervento si è concentrato su Zabriskie Point (1970): per il docente, innanzitutto, il regista ha scelto la Death Valley come paesaggio per questo film in quanto “luogo sublime e pieno di estreme contraddizioni che scuotono le nostre certezze”. È un luogo vivo e morto al tempo stesso, è un luogo sterile, ma dal quale può nascere una forza creatrice. Per concludere, nell’estetica del paesaggio di Antonioni il concetto di “margine” è un concetto molto presente. Egli, infatti, usa spesso “paesaggi che sono luoghi di margine”, in quanto in questi “può avvenire l’incontro tra opposti, tra reale e irreale, tra reale e immaginazione”.

Andrea Musacci