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«Il silenzio e la solitudine della modernità»: a Bologna un incontro per ricordare l’uomo e il pittore Dino Boschi

21 Set

14433140_1461937170490219_1056652746426036432_nUna figurazione intimista, una pittura del silenzio e della solitudine, ma che non disdegnava rappresentare anche luoghi e folle della modernità, seppur nella loro alienazione. Si può riassumere così la poetica di Dino Boschi (Bologna, 30 luglio 1923 – Bologna, 20 settembre 2015), pittore attivo per quasi 70 anni, dal 1947 al 2010.

Ieri sera nella sede di CUBO Unipol a Bologna si è svolto l’incontro dal titolo “I luoghi e le cose di Dino Boschi. Un ricordo”, in occasione della retrospettiva “Il mondo dietro la collina”, ospitata negli stessi spazi fino al prossimo 8 ottobre. Dopo i saluti di Alberto Federici, Direttore di CUBO, ha preso avvio l’incontro-dialogo tra Franco Basile, noto critico d’arte e Alberto Boschi, figlio di Dino e Docente di Storia del Cinema all’Università degli Studi di Ferrara. L’incontro, moderato dalla curatrice e critica d’arte Angela Memola, ha visto la presenza di circa un centinaio di persone.

«A Bologna – ha esordito Basile – tanti pittori vestivano in modo stravagante per mostrare il loro essere artisti. Erano gli anni in cui dominava l’Informale, ed emergevano la Pop Art e l’Iperrealismo. Boschi invece no: sapeva eludere tutto ciò che era di “moda”, era elegante e distinto ma vestiva normalmente, poteva sembrare un funzionario delle Poste! Era normale, e perciò trasgressivo». Si è iniziato così a delineare la personalità di Boschi, uomo e artista schivo e, potremmo dire, tradizionale, che ha fatto della semplicità e del rigore le cifre della sua vita e del suo fare artistico.

Come ha spiegato lo stesso figlio Alberto, «mio padre era una persona molto riservata, oltre che metodica, regolare e abitudinaria nel lavoro e nel quotidiano. Anche la sua creatività non ha mai avuto grandi oscillazioni: non ricordo particolari momenti di crisi creativa, ad esempio. Il suo studio non era un luogo inaccessibile ma comunque molto privato». Un altra caratteristica era, nonostante la sua metodicità, la mancanza di ordine in alcuni ambiti: «ad esempio – ha proseguito Alberto Boschi – non ha mai tenuto un registro delle sue opere».

Il figlio ha poi ripreso il rapporto del padre col mondo artistico bolognese nel periodo di dominio dell’Informale, vale a dire tra gli anni ’50 e gli anni ’60. «Non aveva interesse per la pittura astratta, e poi nel periodo di egemonia dell’Informale, in quanto figurativo [della cosiddetta Nuova Figurazione, ndr] si sentiva ostracizzato, e di ciò ne soffriva. Non parlava, però, mai con disprezzo o astio dell’opera di un altro artista, nonostante avesse gusti molto netti. Parlava dei pittori che amava, non di quelli che non amava».

Scendendo più nel dettaglio dello stile e della poetica di Dino Boschi, il figlio Alberto ha spiegato come egli «non dipingesse di getto e non amava i pittori che dipingevano di getto, ma restava giorni e giorni su un quadro, rifinendolo e aggiustandolo. Al tempo stesso, però, non progettava le proprie opere, non faceva cioè schizzi, bozzetti o disegni preparatori, ma dipingeva direttamente sulla tela bianca».

«Un pittore sincero e misurato», l’ha dunque definito Basile, «che non dipingeva tanto ciò che vedeva, ma ciò che sentiva», che percepiva. «A lui – ha proseguito il critico – non interessavano gli oggetti in sé ma gli interni come luoghi del silenzio: infatti, amava la solitudine proprio perché gli permetteva di sentire le cose». Profondamente legato al silenzio e alla solitudine vi è il ricordo, che Boschi cercava di rappresentare sulla tela, «come se ci fosse in lui sempre un desiderio inappagato, come se vivesse alla periferia di un sentimento remoto». Basti pensare al suo “ciclo delle spiagge” degli anni ’70, che lui amava, appunto, a fine stagione, e che solitamente «non frequentava, ma ricordava o sognava».

Durante la serata è stata anche proiettata una rara videointervista rilasciata da Boschi nel 2001 a un emittente TV privata, girata nella sua casa. Dopo aver ricordato alcuni dei pittori ai quali si ispirava, come Pierre Bonnard, Francis Bacon e Alberto Giacometti, ma anche Felice Casorati e il suo maestro Giorgio Morandi («il più grande pittore della Metafisica»), ha analizzato brevemente alcune sue opere. Ad esempio, il “ciclo delle stazioni”, «nato dal mio desiderio di indagare il cielo e le nuvole, cioè quelle forme informi, alle quali ho deciso di contrapporvi la linearità e le geometrie dei treni». Oppure, l’opera “L’urlo” del 1964 (del “ciclo delle partite di calcio”), che «richiama una certa poetica, ad esempio cinematografica, come quella bergmaniana, quando ancora l’urlo era una possibile rappresentazione della disperazione, mentre nel mondo consumista l’urlo non è accettato, perché la stessa disperazione non è considerata possibile».

Infine, a significare la complessità del vero artista, nonostante non fosse un pittore “di getto” Boschi durante l’intervista dichiara il proprio amore per un pittore gestuale come Filippo de Pisis, e spiega come, nonostante la costanza e l’equilibrio, per lui «il momento dell’inizio, la tela bianca, fosse davvero tremendo!»

Andrea Musacci

In Biblioteca Ariostea presentato il volume con le molteplici sfaccettature del cinema di Antonioni

14 Ott

Un volume frutto di analisi e ricerche dedicate alle molteplici sfaccettature della cinematografia antonioniana.

Nella foto, da sinistra: Paolo Noto, Francesco Di Chiara e Alberto Boschi.

Nella foto, da sinistra: Paolo Noto, Francesco Di Chiara e Alberto Boschi.

“Michelangelo Antonioni. Prospettive, culture, politiche, spazi” (Il Castoro, 2015), curato da Alberto Boschi e Francesco Di Chiara, è stato presentato ieri nella Biblioteca Ariostea di Ferrara. Assieme ai due curatori, è intervenuto Paolo Noto dell’Università di Bologna e Massimo Maisto, Assessore alla Cultura di Ferrara.

Quest’ultimo ha accennato al lavoro di catalogazione del Fondo Antonioni, che vede in prima linea lo stesso Di Chiara, il quale, insieme ad altri autori, ha usato materiale dell’archivio per il proprio saggio.

Boschi ha invece ricordato come i ventuno contributi del volume siano frutto di una lunga rielaborazione successiva al convegno dedicato ad Antonioni svoltosi a Ferrara nel dicembre 2012.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 14 ottobre 2015

In Ariostea viene presentato un volume su Antonioni

13 Ott

220px-MichelangeloAntonioniFoto-2Il volume “Michelangelo Antonioni. Prospettive, culture, politiche, spazi” verrà presentato oggi alle ore 17 nella Sala Agnelli della Biblioteca Comunale Ariostea, in via Scienze, 17 a Ferrara. Assieme agli autori, Alberto Boschi e Francesco Di Chiara, interverranno Paolo Noto, dell’Università Alma Mater di Bologna e Massimo Maisto, vicesindaco e Assessore alla Cultura del Comune di Ferrara.

A pochi anni dal centenario della sua nascita, Michelangelo Antonioni (1912-2007) si conferma una delle figure più importanti della storia del cinema europeo: dopo aver esordito nel documentario e aver diretto opere fondamentali per una rielaborazione dell’eredità neorealista, a partire da “L’avventura” (1960) è divenuto un protagonista assoluto del cinema moderno, mentre da ‘Blow-up’ (1966) si è affermato come un autore di fama mondiale.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 13 ottobre 2015

L’uso della fotografia nel cinema secondo Ben Abdallah

29 Set

Tarek Ben AbdallahUna lectio magistralis di quasi tre ore sull’uso della fotografia nel cinema, la proiezione integrale di un film e un pubblico appassionato e coinvolto. Sono questi gli ingredienti della terza edizione de “Il Video in aula”, rassegna organizzata dalle Associazioni “A.U.A.M.” e “Ferrara Video&Arte” che ha visto protagonista il direttore della fotografia Tarek Ben Abdallah. “Visioni, luci, immagini nei film ‘Beket’ e ‘La leggenda di Kaspar Hauser’ ”, questo il titolo dell’evento, ha avuto luogo sabato a partire dalle 15 presso l’Aula Magna IUSS dell’Università di Ferrara in via Scienze, 41/b. Marco Teti, docente e critico cinematografico, ha introdotto la vita e l’opera di Ben Abdallah, la cui lezione è stata seguita dalla proiezione del film “La Leggenda di Kaspar Hauser” (2012) di Davide Manuli. La proiezione è stata invece introdotta dal prof. Alberto Boschi, docente di Storia del Cinema all’Università di Ferrara. Mentre quest’ultimo ha parlato della produzione di Manuli, Ben Abdallah ha analizzato i due film in questione spaziando  anche in ambito pittorico, con l’analisi di alcune tele di Caravaggio, e nella filmografia di Michelangelo Antonioni, con lo studio di “Cronaca di un amore” (1950).

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 29 settembre 2014

Tutti i segreti della fotografia spiegati da Tarek Ben Abdallah

27 Set

logo_BN_associazioneLa terza edizione della giornata di studi “Il Video in aula” vedrà in programma oggi la lezione magistrale tenuta dal celebre direttore della fotografia Tarek Ben Abdallah. “Visioni, luci, immagini nei film ‘Beket’ e ‘La leggenda di Kaspar Hauser’ ” avrà inizio alle 15 presso l’Aula Magna IUSS dell’Università di Ferrara in via Scienze, 41/b. La rassegna, dedicata alle intersezioni stilistiche esistenti tra la produzione audiovisiva sperimentale e il cinema di fiction, è ideata da Alessandro Raimondi e Vitaliano Teti, curata dall’associazione universitaria “A.U.A.M. Maestro Michelangelo Antonioni” e  finanziata dal Fondo culturale 2013/14 di Unife.

Sarà Marco Teti, docente e critico cinematografico, ad introdurre la lezione di Tarek Ben Abdallah parlando del suo proficuo lavoro artistico. Alle 17.30 vi sarà, quindi, una breve pausa e alle 17.45 verrà proiettato integralmente il film “La Leggenda di Kaspar Hauser” (2012) di Davide Manuli. Il film sarà introdotto dal prof. Alberto Boschi, docente di Storia del Cinema all’Università di Ferrara, e sarà seguito da dibattito col pubblico in sala. L’iniziativa, ad ingresso gratuito, è realizzata in collaborazione col Festival “The Scientist”.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 27 settembre 2014

Sei cortometraggi premiati, gli studenti protagonisti all’Unife Corto Festival

27 Mag

Unife corto festival 2014Sei cortometraggi premiati, sei opere che vedono protagonisti gli studenti dell’Università di Ferrara. Una piccola “notte degli Oscar”, qualche ora di celebrità per alcuni registi ferraresi in erba. Nell’Aula Magna del Dipartimento di Economia in Via Voltapaletto, 11 ieri pomeriggio alle 17.30 si è svolta la  premiazione dei cortometraggi vincitori e menzionati della II° edizione di “Unife Corto Festival 2014” e la proiezione del mediometraggio “Seeking love – Chiedo amore”. Il concorso, organizzato dall’Associazione A.U.A.M. “Maestro Michelangelo Antonioni” e da “Ferrara Video&Arte”, è stato finanziato dal Fondo culturale 2013-2014 dell’Università di Ferrara. Questi i vincitori: primo premio a “Note d’Amianto-il sermone del politico”, ideazione, regia e sceneggiatura di Davide Mella; secondo premio a “Vagante”, scritto da Alessandro Mela e diretto da Alex Banzi; terzo premio a “Ciak”, diretto da Fabrizio Oggiano e presentato da S. Funcillo.

Questi, invece, i quattro corti menzionati: Miglior montaggio a “Ciak”; Miglior parodia e Miglior effetti speciali a “La valigetta”, un divertente “action-movie” nostrano; Migliore soggetto ex equo per “Marionette” e “Angiolino”, omaggio a un anziano “osservatore di stelle” di Sabbioncello S. Pietro; Miglior colonna sonora a “Note d’Amianto-il sermone del politico”. È stato, inoltre, deciso di non assegnare la menzione per la Migliore sceneggiatura.

Erano presenti i membri della giuria che ha visionato le opere: Prof. Alberto Boschi, Docente di Storia del Cinema di Unife; Carlotta Breda, videomaker e presidente A.U.A.M.; Diletta Pavesi, Dottoranda in Storia del Cinema di Unife; Marco Teti, Docente di Storia del Cinema all’Università eCampus; Vitaliano Teti, regista e presidente dell’associazione “Ferrara Video&Arte”; Antonio Piva, studente e membro di A.U.A.M. Il prof. Boschi, presidente della giuria, ha spiegato come “quest’anno, nonostante siano pervenuti meno corti, la qualità si sia mantenuta alta”, tanto a livello tecnico quanto nei contenuti.

A fine serata è stato proiettato il mediometraggio di fiction, anch’esso finanziato dal Fondo culturale 2013-2014, “Seeking love – chiedo amore”, con la regia di Ferdinando De Laurentis, e facente parte del progetto A.U.A.M. “Cinema per diversamente abili”. Una bella serata di cinema, insomma, all’insegna del divertimento ma senza dimenticare temi importanti, questioni che fanno riflettere. Con la speranza di ritrovare, fra qualche anno, alcuni  dei giovani premiati in Festival cinematografici ancor più blasonati.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 27 maggio 2014

(nella foto, da sinistra: Marco Teti, Diletta Pavesi, Antonio Piva, Vitaliano Teti, Alberto Boschi e Carlotta Breda)

UniFe Corto Festival, il cinema fatto dagli studenti

26 Mag

CBreda_VTetiOggi alle 17.30 nell’Aula Magna del Dipartimento di Economia in Via Voltapaletto, 11 avrà luogo la premiazione dei cortometraggi vincitori e menzionati della II° edizione di “Unife Corto Festival 2014” e la proiezione del mediometraggio “Seeking love – Chiedo amore”. L’evento, organizzato dall’Associazione A.U.A.M. “Maestro Michelangelo Antonioni” in collaborazione con “Ferrara Video&Arte”, riguarda corti di fiction a tema libero di durata inferiore ai 30 minuti. Il bando era aperto agli studenti dell’Università di Ferrara.

La giuria che ha visionato le opere è composta dal Prof. Alberto Boschi, Docente di Storia del Cinema di Unife; Carlotta Breda, videomaker e presidente A.U.A.M.; Diletta Pavesi, Dottoranda in Storia del Cinema di Unife; Marco Teti, Docente di Storia del Cinema all’Università eCampus; Vitaliano Teti, regista e presidente dell’associazione “Ferrara Video&Arte”; Antonio Piva, studente e membro di A.U.A.M. Quattro sono stati i criteri per la scelta dei vincitori: l’originalità del soggetto, della messa in scena e della regia, l’importanza del tema e l’ampiezza del pubblico a cui il corto si rivolge.

Il concorso è stato finanziato dal Fondo culturale 2013-2014 dell’Università di Ferrara e prevede tre premi, rispettivamente da 300, 200 e 100 €. Sono inoltre previste quattro menzioni speciali: miglior regia, miglior sceneggiatura, miglior montaggio e miglior colonna sonora. Vitaliano Teti ci spiega come la “qualità dei progetti ricevuti sia in generale buona”, ma come, a differenza della I° edizione, siano stati usati “temi più riflessivi, più impegnativi”.

Dopo la premiazione dei corti verrà presentato un mediometraggio di fiction, anch’esso finanziato dal Fondo culturale 2013-2014. “Seeking love – chiedo amore”, con la regia di Ferdinando De Laurentis, fa parte del progetto A.U.A.M. “Cinema per diversamente abili”, che vede come attori protagonisti Nicolò Casellato (protagonista principale, studente della facoltà di Lettere e Filosofia), Marcello Lunardi, Maria Mazzoni, Vincenzo Musto, Antonio Palermo, Silva Rossi e tanti altri studenti di Unife. “L’idea – prosegue Teti – è nata nella scorsa edizione dell’Unife Corto Festival, e il progetto vede coinvolti alcuni studenti disabili insieme ad alcuni loro compagni di studio”.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 26 maggio 2014

(Nella foto: Carlotta Breda e Vitaliano Teti)