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Settimana ecumenica: fratelli e sorelle in Cristo, “trattiamoci con gentilezza”

27 Gen

“Ci trattarono con gentilezza” (At 28, 2) è il versetto evangelico scelto quest’anno a livello nazionale per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Nella nostra Arcidiocesi dopo il primo incontro svoltosi il 18 gennaio nel Monastero del Corpus Domini – con l’intervento del biblista Carmine Di Sante sul tema “Straniero nella Bibbia” -, dal 22 al 25 si sono svolti gli altri quattro appuntamenti di preghiera, con meditazioni di volta in volta delle diverse confessioni. Conclusione il 26 nella chiesa di Santo Stefano con la Domenica della Parola

OLYMPUS DIGITAL CAMERAE’ stata la la Chiesa Battista di via Carlo Mayr – guidata dal pastore Emanuele Casalino – a ospitare il primo dei quattro momenti di preghiera della Settimana di unità dei cristiani nella nostra Diocesi, sul tema “Forza: spezzare il pane per il viaggio”. Padre Oleg Vascautan (alla guida della locale comunità Ortodossa moldava), ha tenuto la meditazione: come emerge dal Vangelo del giorno (la moltiplicazione dei pani e dei pesci), “a Gesù interessa la persona nella sua interezza, corpo, anima e spirito, nulla di noi andrà peso”, e Lui stesso “ci indica l’importanza dell’impegno personale, del sporcarsi le mani” (“Voi stessi date loro da mangiare”): insomma, “ci chiede il dono totale di noi stessi”. In conclusione, “il pane rappresenta l’essenziale, il nutrimento vitale, e perciò ha la precedenza rispetto a ogni ragionamento sulla libertà”.

La chiesa di S. Chiara in corso Giovecca a Ferrara è già di per sè crocevia ecumenico, ospitando liturgie della nostra chiesa e di quella ortodossa rumena. Proprio quest’ultima il 23 gennaio ha curato il secondo incotnro ecumenico della Settimana, col canto dell’Inno Akathistos della tradizione ortodossa. E’ toccato invece al pastore battista Emanuele Casalino proporre la meditazione del giorno: l’immagine del banchetto “snobbato” dai benestanti ma partecipato da “i poveri, gli storpi, i ciechi e gli zoppi” rappresenta “la scelta iniziale di Dio a favore degli umili, degli emarginati, dei disperati e degli stranieri”: Gesù, infatti, è venuto per la salvezza di ognuno, ma “innanzitutto e soprattutto per gli ultimi”. Questo “invito alla conversione” ci interroghi sempre, per evitarci ogni presunto “privilegio” di eletti.

La competizione è alla radice della nostra divisione” tra sorelle e fratelli cristiani: “usciamone con l’umiltà e l’amore”. Partendo dal Vangelo del giorno, le Monache Carmelitane Scalze di Ferrara hanno iniziato la propria meditazione il 24 gennaio nel terzo incontro della Settimana ecumenica. Nella chiesa del monastero di via Borgovado, le consorelle hanno sottolineato l’importanza, sempre alla sequela di Gesù, dell’“abbassamento”, del “farsi piccoli”: così, e solo così, possiamo “accoglierLo nella carne dei fratelli, soprattutto dei più umili”, “affidandoci a Lui, imparando a donare amore”. E solamente in questo modo potremmo, appunto, superare quella “pietra d’inciampo rappresentata dalla divisione fra noi cristiani”.

Una cinquantina i presenti all’ultimo incontro della Settimana ecumenica, svoltosi nel pomeriggio di sabato 25 gennaio nella Basilica di San Francesco a Ferrara. Erano presenti, oltre a mons. Massimo Manservigi (Vicario generale) e Marcello Panzanini (Ufficio ecumenico diocesano), Luciano Sardi (Chiesa Battista), padre Vasile Jora (ortodossi rumeni), padre Igor Onufrienko (ortodossi russi) e padre Oleg Vascautan (ortodossi moldavi). Nella meditazione, mons. Manservigi, commentando il Vangelo del giorno, ha posto l’accento innanzitutto sul camminare “dando attenzione agli altri, in particolare ai malati”, senza “chiudere gli altri come in un sepolcro”, “nella tomba del pregiudizio, ma dando sempre un’altra possibilità”, “prendendoci cura degli altri”. “Il Signore ci chiede di non escludere nessuno”: il suo è “un amore immenso, sconfinato e folle”.

Il 26 gennaio maratona con la Parola di Dio

PinoCosentino (2)Quale modo migliore per concludere la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani che quello di leggere insieme il Vangelo? Il 26 gennaio si è svolta per la prima volta in tutta Italia la Domenica della Parola, indetta per volontà del Santo Padre Francesco. A Ferrara la sera del 26 le varie confessioni cristiane si sono ritrovate nella chiesa di Santo Stefano per la lettura a più voci del Vangelo secondo Matteo. Questi i lettori che si sono alternati: rappresentanti dell’Ufficio famiglia diocesano, alcuni giovani studenti universitari, Gianni Cucinelli (Chiesa Battista), Padre Ioan Batea (Patriarcato Ortodosso di Bucarest), Padre Vasyl Verbitzskyy (Chiesa Greco-Cattolica Ucraina), Anna De Rose (Ass. Comunità Papa Giovanni XXIII), Cristina Ferrari (Azione Cattolica), Rosanna Ansani, Beppe Graldi (Focolarini), coniugi Miglioli, Leonardo Gallotta (Alleanza Cattolica), Francesca Ferretti (AGESCI), un rappresentante MASCI, Nicola Martucci (Azione Cattolica), un rappresentante del Movimento Rinascita Cristiana e Chiara Ferraresi (Azione Cattolica). Infine, ricordiamo che mons. Perego ha celebrato la S. Messa delle ore 18 nella Basilica di S. Francesco: al termine della liturgia, ha consegnato una copia della Bibbia ad alcune persone, in rappresentanza delle espressioni della nostra Diocesi: due coniugi catechisti, una bisnonna di Azione Cattolica, una famiglia originaria del Camerun, un giovane scout, una religiosa, due insegnanti, una coppia di fidanzati e un diacono.

Andrea Musacci

Pubblicati su “la Voce di Ferrara-Comacchio” del 31 gennaio 2020

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Siamo tutti stranieri perché siamo tutti ospiti sulla terra

27 Gen

La Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani è iniziata il 18 gennaio con la riflessione del biblista Carmine Di Sante: “ognuno è bisognoso di essere accolto dall’altro”. Altro che “dischiude sempre un diverso rapporto con la verità”

OLYMPUS DIGITAL CAMERALa fragilità, il suo riconoscimento e il conseguente senso di gratitudine: una triade che, se applicata anche nelle piccole cose del quotidiano, può cambiare il mondo, perché a beneficiarne sarebbero, innanzitutto, il rapporto di ognuno con se stesso e quindi i rapporti interpersonali. E’ stato un pomeriggio fruttuoso quello svoltosi nel Monastero del Corpus Domini di Ferrara lo scorso 18 gennaio. Il primo appuntamento della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani ha visto il biblista Carmine Di Sante intervenire su un tema a lui caro, a cui ha dedicato anche quello che è forse il suo libro più celebre: “Lo straniero nella Bibbia”. Dopo l’introduzione di Marcello Panzanini, alla guida dell’Ufficio per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso – che ha ricordato anche Maria Vingiani, fondatrice del SAE e pioniera dell’ecumenismo, morta il 17 gennaio a 98 anni -, ha preso la parola Di Sante. Nella sua sfaccettata e affascinante riflessione ha preso le mosse principalmente dal Pentateuco, e dal rapporto fra Dio e gli israeliti, “popolo straniero” (perché a lungo ha vissuto fuori dalla propria patria) e “oppresso”. Da qui, l’analisi della cosiddetta “stranieritudine” da intendere in senso ampio come possibilità di ogni rapporto con l’altro, di ogni relazione interpersonale. Nella stessa Bibbia, l’altro da me dev’essere accolto, e questa è un’idea che ricorre molto spesso nelle Scritture (per fare un esempio: «Il forestiero dimorante fra voi lo tratterete come colui che è nato fra voi; tu l’amerai come te stesso perché anche voi siete stati forestieri in terra d’Egitto. Io sono il Signore, vostro Dio» – Lv 19,34). “Straniero che – ha affermato il biblista – ci permette di dischiudere un diverso rapporto con la verità”. Quest’accoglienza, inoltre, di per sé esclude ogni tentazione di inglobare, possedere l’altro. L’alterità di quest’ultimo, perciò, riguarda “la fragilità costitutiva di ogni essere umano”, il suo connaturato “essere nel bisogno”, la condizione del mortale in quanto tale, “di chi vive la solitudine, la tristezza, la fame e la disperazione. Tutto ciò richiede dunque non un mero riconoscimento della sua condizione ma che si vada incontro a lui a piene mani, con affetto e prossimità”. Di Sante ha dunque analizzato la “stranieritudine” anche un livello ulteriore, quello più strettamente teologico: “se la terra è di Dio – sono sue parole -, ogni essere umano può abitarci sia come straniero sia come inquilino, sia come sedentario sia come viandante”: insomma, se la terra appartiene a Dio, “allora ne siamo tutti ospiti”. In un senso ‘passivo’, sentirsi ospitati significa sentirsi “accolti, custoditi” – quindi il riferimento è a un bisogno primario di ognuno, che porta a “un senso di stupore e meraviglia, di gratitudine nei confronti di chi ci ospita”. Questa gratitudine, però, se sincera, non può farci diventare passivi approfittatori dell’altrui ospitalità ma “attivi nel desiderio di restituire, ri-donare quel che abbiamo ricevuto”. E’ questo, secondo Di Sante, il significato della giustizia: “l’ospitalità attiva è dunque, nel senso più profondo, giustizia”, è un’azione attiva e concreta che trasforma i rapporti interpersonali, e “dà significato”, più in generale, “al diritto e alla politica”. Inoltre, se si assume questa concezione di ospitalità, non si può non riflettere anche sulla questione ecologica in modo differente. Diverse le riflessioni e gli interrogativi sollecitati dal pubblico (erano una cinquantina i presenti), che hanno permesso al relatore di declinare il tema dell’incontro, ad esempio, anche in riferimento alle questioni delle radici e della paura nei confronti dello straniero.

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” del 24 gennaio 2020

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“Ama, conserva e conquista la pace”: Veglia ecumenica di preghiera a S. Maria in Vado

8 Lug

Veglia 1

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Amare, conservare e conquistare la pace: intorno a questi tre verbi è ruotata l’omelia tenuta da Mons. Gian Carlo Perego, Arcivescovo di Ferrara-Comacchio, durante la Veglia Diocesana di preghiera ecumenica svoltasi la sera di sabato 7 luglio nella Basilica di Santa Maria in Vado a Ferrara. Una “preghiera di comunione” nata con l’intento di accompagnare il pellegrinaggio di pace e di unità che il Santo Padre Francesco ha svolto a Bari il giorno stesso insieme ai diversi Patriarchi e Capi di Chiese e Comunità cristiane del Medio Oriente.

Nella nostra Diocesi la Veglia ha assunto un significato ancor più particolare in quanto primo momento pubblico col nostro Arcivescovo all’interno della neonata Unità Pastorale “Borgovado”. La Veglia ha visto la presenza sull’altare, al fianco di Mons. Perego, di padre Vasile Jora,  rappresentante della comunità Ortodossa rumena nel nostro territorio, e di padre Oleg Vascautan, alla guida della locale comunità Ortodossa moldava. Tante le persone presenti, diversi i diaconi e i laici che si sono alternati sull’altare per le preghiere e le letture, intramezzate dai canti accompagnati all’organo dal prof. Francesco Tasini del Conservatorio “Frescobaldi”.

Nell’omelia Mons. Perego ha spiegato come “anche noi piangiamo per la sofferenza, la fuga e la morte di tanti nostri fratelli della Terra santa e del Medio Oriente. Non possiamo restare indifferenti”. Citando Sant’Agostino –  “Ama la pace, conserva la pace, conquista la pace: essa sarà più profonda quanto più sarà posseduta dal maggior numero di persone” – ha dunque riflettuto su come innanzitutto “siamo chiamati non solo a rifiutare la violenza, nelle parole e nei gesti, ma a costruire percorsi di dialogo, di accoglienza, di prossimità”. Proseguendo ha spiegato come “indebolire le condizioni della pace, cioè indebolire lo sviluppo, la responsabilità, la democrazia, il rispetto del creato e delle creature significa creare condizioni per non custodire la pace”, e come questa “va costruita giorno per giorno, creando le condizioni di rispetto, giustizia, solidarietà, uguaglianza”.

Infine, un pensiero alla nostra terra: “preghiamo perché Ferrara sia una ‘città della pace’, e perché ogni città e paese della nostra Chiesa di Ferrara-Comacchio – per usare le parole di Papa Francesco – sia ‘uno spazio di fraternità, di giustizia, di pace, di dignità per tutti” (E.G. 180)”.