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Violenza sulle donne, un problema anche religioso

8 Apr

Un libro e un Osservatorio interreligioso – presentati a Ferrara lo scorso 5 aprile dalla loro ideatrice, Paola Cavallari – intendono stimolare discussioni e pratiche nuove sulle relazioni di genere anche dentro la Chiesa

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“Non solo reato, anche peccato: religioni e violenza sulle donne” (Effatà editrice, Cantalupa Torino 2018, pp. 144), è il nome dell’interessante e corale volume da poco disponibile nelle librerie e presentato anche a Ferrara (nella Sala dell’Arengo del Palazzo Municipale) lo scorso 5 aprile, con l’intervento della curatrice Paola Cavallari che ha interloquito con Francesco Lavezzi. Il volume raccoglie riflessioni di donne e uomini, credenti e non credenti, sul tema del rapporto fra i generi e sulla correlazione di questo con la violenza maschile sulle donne.

Un Appello, tre tavoli e un Osservatorio

La maturazione recente di questo percorso decennale, inizia quattro anni fa con la stesura del patto intitolato “Contro la violenza sulle donne. Un appello alle chiese cristiane in Italia”, nato nel mondo evangelico e siglato da rappresentanti di dieci denominazioni cristiane il 9 marzo 2015 a Roma. Nel testo, fra l’altro vi è scritto: “il luogo principale dove avviene la violenza sulle donne è la famiglia: questo è un fatto accertato e grave. Questa violenza interroga anche le Chiese e pone un problema alla coscienza cristiana: la violenza contro le donne è un’offesa ad ogni persona che noi riconosciamo creata a immagine e somiglianza di Dio, un gesto contro Dio stesso e il suo amore per ogni essere umano”. Più avanti: “le comunità cristiane in Italia sentono urgente la necessità di impegnarsi in prima persona per un’azione educativa e pastorale profonda e rinnovata che da un lato aiuti la parte maschile dell’umanità a liberarsi dalla spinta a commettere violenza sulle donne e dall’altro sostenga la dignità della donna, i suoi diritti e il suo ruolo nel privato delle relazioni sentimentali e di famiglia, nell’ambito della comunità cristiana, così come nei luoghi di lavoro e più in generale nella società”. Un limite dell’Appello, scrive la Cavallari nell’introduzione al volume, risiede però nel fatto che “non ospita alcun interrogativo sulla corresponsabilità storica delle istituzioni religiose nell’aver condiviso, legittimato e trasmesso un’antropologia e una visione politica che delle violenze sessiste sono state matrici”. Un appello, inoltre, purtroppo caduto nel vuoto, fatta eccezione per singole personalità di diverse confessioni cristiani e per il SAE – Segretariato Attività Ecumeniche di Bologna, che nei mesi di maggio del 2016, 2017 e 2018 ha organizzato nel capoluogo felsineo tre tavole rotonde interreligiose sul tema della connessione tra religioni e violenze contro le donne. “La cultura secolarizzata dell’Occidente dà per lo più scontato che le religioni siano istituti nemici delle donne”, ma “ciò è coraggiosamente smentito nella costellazione delle forme del femminismo cristiano, ebraico, islamico che si autocomprendono come saperi/pratiche non scissi dalla fede, e riconoscono i doni dello Spirito come nutrimento e fonte di libertà, per donne e uomini. E’ questa la logica cui l’Osservatorio si ispira”, scrive sempre la Cavallari nel libro, riferendosi all’Osservatorio Interreligioso contro la violenza sulle donne, nato lo scorso marzo. “Il nostro Osservatorio è dunque molto inclusivo – ha spiegato a Ferrara -, e si sta costituendo in gruppi territoriali”. Già attivi sono quelli dell’Emilia-Romagna, di Milano, del Trentino Alto Adige, di Cosenza e di Roma. “Nella nostra stessa Regione – ha proseguito – chiederemo alle diverse comunità ecclesiastiche o religiose che affrontino seriamente il problema, creando anche Commissioni specifiche sul tema della violenza maschile contro le donne e dell’identità di genere. La Chiesa Battista ha già iniziato a lavorare in questa direzione. Per ora siamo andati a parlare in alcuni istituti scolastici, cerchiamo di allargare il dibattito sulla stampa e abbiamo incontrato alcuni pastori, pastore e Vescovi, come quello di Bologna, mons. Zuppi. Per me è stata una vera e propria chiamata – ha confessato la Cavallari – quella che mi ha spinto a organizzare i tavoli, poi a dar vita all’Osservatorio e a curare il libro. E a una chiamata di questo tipo non si può sfuggire, non la si può non raccogliere… . Tutte le donne delle diverse confessioni religiosi – sono ancora sue parole – devono allearsi tra loro nella ricerca della libertà e di quella dignità a loro rubata, nei secoli, dagli uomini, e molto spesso anche dalle stesse donne, che hanno interiorizzato un certo senso di inferiorità. E’ importante quindi che le donne sentano il bisogno di studiare, ricercare, approfondire”.

Per una rilettura delle Sacre Scritture

copertina non solo reatoCome scrive lei stessa nel volume, l’intento di questo progetto consiste anche nel far comprendere come le offese alla dignità femminile non siano questioni “confinabili nell’etica, ma assolutamente intrinseche alla sostanza teologica”. Da qui l’importanza – riconosciuta in tutti i contributi del volume – di una diversa traduzione, interpretazione o legittimità assegnata ad alcuni passi o episodi delle Scritture, in particolare veterotestamentari, nei quali è esplicita e giustificata una concezione oppressiva della donna, e la violenza sulla stessa. “Sto lavorando a una pubblicazione su Eva – ha spiegato la Cavallari – nella quale intendo dare un’interpretazione alternativa, più positiva di questa figura”. In Genesi 2,18 è scritto: “Poi il Signore Dio disse: «Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile»”. “Aiuto”, secondo l’autrice, non indica, come spesso è stato interpretato, “qualcosa di servile, ma di molto importante, tanto che spesso nelle Scritture il termine è riferito a quello che Dio stesso dà ai suoi figli”. E’ infatti traducibile anche come “un aiuto che gli stia di fronte”, “evidenziando così ancor di più la parità, la simmetria tra uomo e donna, tra un ‘io’ e un ‘tu’”.

Necessità di un’autocritica

Se la riflessione e l’azione sono naturalmente tese nel presente e verso il futuro, fondamentale è una presa di coscienza totale di ciò che è stato, quindi anche degli abomini e delle violenze – fisiche e non – perpetrate, giustificate o nascoste nelle comunità ecclesiali, e di ciò che ancora avviene al loro interno. “Le chiese o comunità religiose – scrive ancora la Cavallari nell’introduzione al volume – non possono più persistere nel peccato di omissione, nell’ignorare il grido di dolore (come ebbe a dire il Cardinal Martini) che le donne innalzano; non possono sottrarsi con l’indifferenza, la banalizzazione, il paternalismo, con la riproposizione di una visione idealizzata – disincarnata, ingannevole – della donna. Inoltre non si domandano come mai la violenza si esercita soprattutto tra le pareti domestiche, in quei ‘focolari familiari’ che dovrebbero essere la cifra di una cellula benedetta”. La denuncia prosegue poi in modo ancor più netto: “le comunità religiose per lo più sono sorde, proprio loro che dovrebbero essere per eccellenza i luoghi di ascolto e accoglimento. Le donne violate e poi non credute avvertono un’immensa solitudine. I centri antiviolenza, e quasi mai le comunità religiose, forniscono quell’ascolto che fa sì che la donna abusata si senta non più delegittimata e finalmente riconosciuta”. “Siamo in una fase – ha spiegato a Ferrara – nella quale qualcosa si sta scardinando, anche nei confronti della stessa sessualità”, riferendosi ad esempio ad alcune riflessioni di Papa Francesco nella recente Esortazione “Christus Vivit” (n. 261).

Una liberazione di tutte/i

cavallari lavezzi“La cosiddetta teologia femminista è liberante non solo per le donne ma per tutti, anche per gli stessi uomini, e in particolare per tutte le minoranze e per tutte le classi subalterne”, ha tenuto a sottolineare la Cavallari, “non si desidera certo sostituire il potere degli uomini con quello delle donne”. Nel libro scrive a riguardo: “le donne non chiedono ciò per rivalsa, per crudeltà, per vendicarsi, o per scalzare gli uomini rimpiazzandoli negli spazi di potere – come viene maliziosamente insinuato; ma chiedono ciò che gli stessi cammini sapienzali e gli itinerari di fede hanno indicato per la vera conversione e il ristabilimento della giustizia”.

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” del 12 aprile 2019

http://lavocediferrara.it/

(foto Francesca Brancaleoni)

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