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Lo scrittore israeliano Sfaradi presenta il suo libro al Museo “Mario Piva”

26 Mag

indexOggi alle 17.30 al Museo “Mario Piva” in via Cisterna del Follo, 39 a Ferrara Michael Sfaradi, giornalista-scrittore italo-israeliano presenta il suo ultimo romanzo “Am Groner Freibad n. 5”. Interverranno anche la giornalista Monica Forti e lo scrittore Andrea Rossi.

13062452_1341666205850650_4488686928750554185_nAll’inizio degli anni ’80, e nonostante una guerra in corso, Israele fu interessata da un flusso migratorio di giovani che arrivavano da ogni angolo del mondo. Ruben è uno di quei giovani che una volta finita la leva obbligatoria lascia l’Italia per inseguire un sogno e allontanarsi da schemi di vita per lui troppo stretti. Sente forte dentro di sé il bisogno di mettere l’antisemitismo italico in condizioni di non nuocere alla sua vita.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 26 maggio 2016

«Critico il governo israeliano ma bisogna distinguerlo dal popolo»

27 Apr

Intervento di Calimani all’apertura della rassegna. Tagliani: «ebraismo porzione della nostra storia». Applausi per il concerto “Il coraggio della libertà” di Mishkalé, quindi la passeggiata notturna

Da sx, Daniele Ravenna, Tiziano Tagliani, Riccardo Calimani, Rav Luciano Caro e Massimo Mezzetti

Da sx, Daniele Ravenna, Tiziano Tagliani, Riccardo Calimani, Rav Luciano Caro e Massimo Mezzetti

L’inaugurazione della VI edizione della Festa del Libro Ebraico in Italia, svoltasi sabato sera nel Chiostro di S. Paolo, ha richiamato il senso di un evento che è occasione di ricerca e riflessione sulla storia e la cultura ebraica.

Il Sindaco Tiziano Tagliani ha definito l’ebraismo «una porzione della nostra storia e della nostra identità», prima di lasciare la parola a Daniele Ravenna, in rappresentanza del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali al posto di Dario Franceschini, e al Rav Luciano Caro, Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Ferrara. Per la Regione è intervenuto l’Assessore alla Cultura Massimo Mezzetti, che ha parlato dello «straordinario progetto del MEIS» e dell’idea di una legge regionale sulla Memoria del Novecento. Denso di riflessioni è stato l’intervento di Riccardo Calimani, Presidente della Fondazione MEIS. Calimani ha parlato dell’appello al Presidente della Repubblica promosso da lui e dal Rav Giuseppe Laras per far rimuovere dal Palazzo della Consulta il busto di Gaetano Azzariti, presidente del Tribunale della Razza, e degli episodi di odio nei confronti della Brigata Ebraica durante il corteo del 25 aprile a Milano. «Io come molti critico il governo israeliano ma bisogna distinguere tra questo e lo stato, il popolo ebraico». Ha dunque richiamato al «bisogno di uno spirito critico per realizzare davvero la Resistenza, e non ridurla a ricorrenza formale». Il FLE e il MEIS servono anche a dare «contenuti anticonformisti». La serata è proseguita col concerto “Il coraggio della libertà”, di Mishkalé (Torino), la passeggiata “Omaggio alla libertà” e al MEIS la visita guidata della mostra “Torah fonte di vita”.

Una serata decisamente intensa e toccante, che ha saputo raccontare uno dei periodi più bui della storia in maniera “lieve”, senza retorica e soprattutto risvegliando nelle coscienze un dolore sordo ma che deve restare nella memoria. Una manifestazione, quella organizzata a Ferrara, destinata a crescere.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 27 aprile 2015

Gad Lerner, “la verità è nell’inappropriabilità della terra”

30 Apr

Lerner 3Ieri pomeriggio nella Sala della Musica del Chiostro di S. Paolo nell’ambito della Festa del Libro Ebraico Donatella Di Cesare ha presentato il suo “Israele. Terra, ritorno, anarchia”, da poco uscito per Bollati Boringhieri. Insieme all’autrice era presente Gad Lerner, giornalista, scrittore e conduttore televisivo e Shulim Vogelmann il quale nella sua breve introduzione ha accennato alla speranza che “Israele in futuro diventi teatro di pace”. Gad Lerner nel corso del proprio intervento ha riflettuto, con rara acutezza, sui temi centrali del libro. “La relazione con la terra, l’esservi, l’abitarla da forestieri” è tratto distintivo dell’ebraismo, della Promessa essenziale “al senso, all’aspirazione messianica di Redenzione” di questo popolo. È, potremmo dire, condizione universale dell’essere umano su questa terra, per sua essenza mortale, “provvisorio”. “L’inappropriabilità” della terra, dunque, come antidoto alla sua “idolatria, a una degenerazione statolatrica del sionismo dal quale questo libro ci mette in guardia”. Idolatria che, anche oggi, porta a una “militarizzazione delle coscienze”, a “un’autoghettizzazione”, una “sacralizzazione della proprietà” antitetica all’idea di terra come dono divino, come tappa verso l’aldilà.  Di Cesare ha ripreso il filo del discorso parlando della “tragicità” del sionismo, un non-nazionalismo affetto appunto da “statolatria”, e dello Stato d’Israele nato, paradossalmente – come diceva Hannah Arendt – nel periodo di declino degli Stati-nazione. La terra, ogni terra, al contrario “appartiene sempre all’altro”, a chi ce l’ha donata e a chi la doneremo. Per questo Israele può diventare – riprendendo il pensiero di Vogelmann – un futuro “laboratorio di globalizzazione”, una comunità – non uno stato, nè due stati – di pace e di dialogo.

DorflesUn’ora prima, alle 16.15,  Piero Dorfles, ha presentato il suo “I cento libri”. Ne ha discusso con l’autore Riccardo Calimani, Presidente della Fondazione MEIS e Shulim Vogelmann. Dorfles, noto per il suo ruolo di divulgatore letterario in radio e televisione, ha iniziato ricordando i suoi antenati, originari della Bassa Sassonia e ha spiegato il titolo del suo libro, che raccoglie testi che hanno in qualche modo influenzato le espressioni del linguaggio comune e l’immaginario collettivo. “Il libro mette in moto una capacità analitica, decretativa” estranea a qualsiasi altra opera d’arte o medium. Per questo, “la lettura anche di un solo libro comporta un’astrazione assoluta” e dunque “un lavoro, un processo complesso”, comunque “antinaturale”, ma ineguagliabile. I libri che sopravvivono nel tempo sono quelli ricchi di “archetipi di comportamento umano ancor’oggi universali e vivi”, come ad esempio “Pinocchio” di Carlo Collodi e “Delitto e castigo” di Fedor Dostoevskij. La forza della letteratura deriva dal suo essere fondata “sull’immaginazione intesa come fantasia creatrice” e molta della forza dello stesso ebraismo risiede nel fatto che da oltre duemila anni questa cultura continua a  produrre letteratura. Tra Grazia Deledda e Alberto Moravia, Franz Kafka e Romain Rolland, la relazione di Dorfles è stata un utile stimolo non solo a leggere autori d’origine ebraica, ma un incentivo a riconoscere nella lettura una fonte inesauribile di conoscenza, un piacere alla portata di tutti.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 30 aprile 2014

(Nelle foto: Donatella Di Cesare e Gad Lerner;

Riccardo Calimani, Piero Dorfles e Shulim Vogelmann)