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Speciale violenza sulle donne: ruolo della Chiesa, storia di Lucia Panigalli e dati di Ferrara

25 Nov

a cura di Andrea Musacci

violencia-domestica-840x472Violenza sulle donne, la parola a don Alessio Grossi del Consultorio “InConTra”: prevenzione, formazione e sostegno. A breve aprirà lo Sportello per la tutela dei soggetti vulnerabili, fra cui donne e minori vittime di abusi o violenze

Il 25 novembre è la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Anche la nostra Arcidiocesi si interroga su come affrontare questa piaga che, come si vede dai dati nazionali e locali (nella pagina a fianco), è tutt’altro che irrilevante e quindi necessita di un’azione preventiva anche da parte delle comunità ecclesiali. Ne abbiamo parlato con don Alessio Grossi, alla guida del Consultorio familiare diocesano “InConTra”, aperto lo scorso giugno.

Don Grossi, come Diocesi qual è la risposta al problema? Come Consultorio “InConTra” in generale abbiamo la vocazione anche alla tutela e alla prevenzione della violenza, compresa quella sulle donne, pur non avendo ancora un iter specifico. In futuro organizzeremo anche un percorso formativo sul tema, centrato soprattutto sulla prevenzione.

Come avverrebbe concretamente l’aiuto? Se dovesse venire fuori in un colloquio individuale il caso di una donna che ha subito violenza o abuso dal marito, compagno o fidanzato, coinvolgeremmo immediatamente i consulenti familiari (psicologi, psicoterapeuti, mediatori familiari), e poi, eventualmente, ci rivolgeremmo alle forze dell’ordine per la denuncia. Spesso, in casi come questo, nel colloquio l’abuso o la violenza subita viene detta dalla vittima tra le righe, non è esplicita, e spesso si tratta anche di violenza psicologica.

I dati dimostrano come la stragrande maggioranza di queste violenze avvengano in famiglia o comunque in rapporti di coppia. Come si spiega?

La famiglia può essere anche un luogo infernale: a volte si crea un doppio legame, un’ambivalenza nel rapporto tra partner, o tra padre e figlia, ad esempio. Insomma, chi mi fa del male al tempo stesso è colui da cui dipendo affettivamente e/o economicamente, affettivamente. Si crea quindi un rapporto di dipendenza, la relazione di coppia può trasformarsi in una relazione di possesso, fatta di controlli, limitazioni, offese e pretese da parte del maschio, fino appunto alla violenza.

Quale risposta si può dare a livello formativo? E’ importante prendersi cura delle relazioni nelle famiglie, nelle coppie, tra i fidanzati, e nei giovani in generale. L’aspetto formativo è fondamentale, soprattutto a partire dalle famiglie: riguarda innanzitutto l’imparare ad ascoltare, a parlare correttamente, a relazionarsi, a prendersi cura dell’altra persona, all’amore e al rispetto. C’è dunque bisogno di un’attenzione maggiore all’affettività, anche perché spesso nei giovani e nei giovanissimi notiamo un modo di relazionarsi consumistico, ’usa e getta’, con un vero e proprio scollamento tra azione, sentimento e significato.

In che senso? L’immagine diffusa o scambiata tramite i social è slegata dai sentimenti che il giovane può provare, come se non fosse reale. Questo può diventare fonte di violenza.

La scorsa primavera Papa Francesco ha reso pubblico la Lettera Apostolica in forma di “Motu Proprio” “Sulla protezione dei minori e delle persone vulnerabili”. Un discorso che riguarda anche le donne vittime di violenza? Certamente: anche nella nostra Arcidiocesi a breve verrà ufficialmente aperto l’Ufficio tutela minori e persone vulnerabili, che il Papa vuole in tutte le diocesi. Ne riparleremo meglio a dicembre. Anche in questo caso, comunque, al centro ci sarà la prevenzione, l’informazione, la formazione e la cura della donna, dei minori e degli altri soggetti deboli, con anche uno Sportello apposito al quale rivolgersi.

Infine, la Chiesa, secondo lei, deve in qualche modo ridefinire il ruolo della donna? Sì, anche se questo lavoro procede lentamente. Ad esempio, ultimamente si parla dello sfruttamento in alcuni Diocesi delle suore da parte di parroci o vescovi, e comunque delle donne in generale, laddove relegate a meri lavori manuali. Sarebbe molto importante anche ripensare la lettura teologica della figura della donna, per valorizzare maggiormente l’identità femminile.


La storia di Lucia Panigalli,  sopravvissuta a un femminicidio, intervenuta il 22 novembre a Ferrara

OLYMPUS DIGITAL CAMERA“Sono sotto scorta dei Carabinieri, forse l’unica in Italia ad averla per un caso come il mio. Questo perché il mio ‘aguzzino’, seppur ritenuto socialmente pericoloso, è stato messo in libertà vigilata per ‘buona condotta’ in carcere”. Lei è Lucia Panigalli, 63 anni, sopravvissuta a un femminicidio a Vigarano Mainarda nel maggio 2010, e lui è Mauro Fabbri, per 18 mesi suo compagno, che tentò di ucciderla prima con diverse coltellate, poi con calci sul volto e sulla testa. Fu il figlio di lei a salvarla. Ma Fabbri, dal 29 luglio scorso, è in libertà vigilata, costringendo così la donna a vivere non solo con le conseguenze del trauma (tra cui recentemente, l’amnesia globale transitoria) ma anche con la paura di rincontrarlo e che lui le faccia ancora del male (nonostante la lettera “rassicurante” inviatale lo scorso ottobre). Per il tentato femminicidio, il giudice condannò Fabbri a 8 anni e mezzo di carcere, pena poi ridotta per “buona condotta” dell’uomo, il quale in carcere tentò, dopo pochi mesi, di commissionare l’omicidio della donna (in cambio di soldi e mezzi) ad un sicario bulgaro, Radev Stanyo Dobrev, che lo denunciò (ma l’uomo, 48 anni, è oggi a processo per tentato omicidio in concorso, aggravato dalla premeditazione). Secondo l’art. 115 del Codice Penale, però, Fabbri non è da ritenere ulteriormente colpevole, poiché “le intenzioni” – così è scritto – non sono perseguibili. La Panigalli ha raccontato la propria storia la mattina del 22 novembre nella Sala Consiliare del Municipio di Ferrara per un seminario organizzato in occasione della “Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne” del 25 novembre. Dopo la seconda sentenza, ha spiegato, “per due settimane mi sono chiusa in casa a piangere per la rabbia e lo sconforto. Lo Stato – denuncia – con la sua assurda sentenza mi ‘costringe’ a farmi uccidere”. Ricordiamo che sollevò – giustamente – molte polemiche anche l’intervista “accusatoria” che le rivolse Bruno Vespa lo scorso settembre a “Porta a porta”. “Per me – ha spiegato ancora a Ferrara la donna – non esiste futuro finché la situazione rimarrà questa. Faccio tutto quel che faccio per dovere civile e per dare un senso a una vicenda che un senso non ha. La nostra relazione – ha spiegato – non era durata tanto per due adulti, c’eravamo lasciati di comune accordo, non avevamo figli né proprietà da dividerci. Sono contenta di fare testimonianza, ma per me ogni volta è dura riaprire questo pentolone di dolore e di schifezze e rimangiarlo: io ormai sono questa cosa, non riesco a non pensarci. Gli unici momenti in cui non ci penso sono quelle due ore quando vado a ballare. A volte mi vien da dire – ha detto con sconforto – che comunque mi sento la responsabilità di non aver riconosciuto il malessere di quell’uomo – perché un uomo che fa quello che ha fatto non sta bene. Dobbiamo però continuare ad amare gli uomini se lo meritano, e da madri educarli e dar loro il buon esempio. Ma a voi donne, soprattutto giovani, dico: state attente, non ritenetevi mai al sicuro”. Ma non finisce qui: “ci sono anche le frasi orribili che mi son sentita rivolgere, del tipo ‘cos’hai fatto per farlo arrabbiare così tanto?’ ”. E poi c’è un’altra calunnia, specifica, che Mauro Fabbri disse fin da subito. E che ora, denuncia la Panigalli, “sono venuta a sapere che alcuni, nei bar, pubblicamente, ripetono, come chiacchiera: che lui avrebbe tentato di uccidermi perché non gli avrei restituito dei soldi che mi aveva prestato. Ma non è assolutamente vero, non ho ricevuto in prestito da lui nemmeno una lira. Ci mancherebbe, sono una donna ‘orgogliosa’, faccio fin fatica a farmi offrire un caffè da un uomo. E, in ogni caso, questo avrebbe giustificato un femminicidio?”. Infine, spiega, “andrebbero modificate le norme su come viene concessa in tanti casi la libertà anticipata, i termini della ‘buona condotta’, ci vorrebbe maggior comunicazione tra uffici giudiziari e tribunale di sorveglianza, e bisognerebbe comunicare alle vittime se il loro ‘aguzzino’ è uscito in anticipo ed è in libertà vigilata: io l’ho saputo solo per vie traverse”.


I dati a Ferrara: nel 2019 già 255 le donne accolte dal Centro Donna Giustizia. In aumento le giovani fra i 18 e 30 anni che si rivolgono anche in emergenza

Nel seminario svoltosi in Municipio a Ferrara il 22 novembre, nel quale è intervenuta anche Lucia Panigalli, Paola Castagnotto del Centro Donna Giustizia (CDG) di Ferrara ha presentato i dati del CDG sul 2018 e sui primi dieci mesi del 2019. L’anno scorso, nel progetto “Uscire dalla Violenza” (che vede accoglienza, ospitalità delle donne vittime, oltre a informazione, formazione e progetti di autonomia e recupero sociale e lavorativo delle stesse), sono state accolte 290 donne (di cui 194 italiane, 197 mamme). Di queste, 81 sono state inviate alla consulenza legale e 85 a quella psicologica. I colloqui dell’operatrice sono stati 906 e 1039 i contatti telefonici. Nei primi dieci mesi del 2019, invece, sono 255 le donne accolte, di cui 164 italiane, 132 occupate e solo 90 con reddito autonomo. Tornando al 2018, il progetto “Oltre la Strada” (che sviluppa programmi di protezione e integrazione sociale per donne vittime di tratta e sfruttamento sessuale o grave sfruttamento lavorativo) ha attivato percorsi di protezione sociale per 32 persone (di cui 31 donne; sono 34 nel 2019). Il progetto “Luna Blu” (l’unità di strada) ha realizzato 48 uscite di contatto (sono 40 nei primi dieci mesi del 2019) e 12 di mappatura in orario notturno per un totale di 60. In strada è stata monitorata una presenza media di 31 presenze (38 nel 2019). “Come ci ha raccontato una volta una donna trans – ha spiegato la Castagnotto – una prostituta è considerata, da molti, solo come tale, e non donna, non madre, non persona”. Nel 2019 si è notato come sempre più si rivolgano al CDG, anche per chiedere protezione in emergenza, giovani donne di età compresa fra i 18 e i 30 anni, considerando che normalmente la maggior parte delle vittime ha un’età compresa fra i 30-39 e i 50-59 anni. Delle 255 donne finora accolte quest’anno (considerando che una donna può subire più tipi di violenza), 239 han subito violenza psicologica, 174 fisica, 162 economica, 49 stalking e 53 sessuale. Riguardo agli autori, 85 sono coniugi, 46 conviventi, 16 amanti/fidanzati, 62 sono ex, 59 famigliari, 7 sconosciuti. Interessanti al riguardo anche i dati forniti da Michele Poli del Centro d’Ascolto Uomini Maltrattanti (CAM) di Ferrara (che ha denunciato anche il bullismo, la pornografia e la prostituzione come forme di violenza e dominio dell’uomo sulla donna): dal 1° novembre 2018 al 31 ottobre 2019, sono 43 gli uomini che hanno contattato il CAM, 44 quelli che hanno partecipato a percorsi (di cui 22 nuovi utenti), 19 le donne che l’hanno contattato invece per informazioni sulla violenza subita. In totale, 218 sono stati i contatti via telefono o mail, 150 i colloqui individuali e 79 gli incontri di gruppo settimanali svolti. In carcere, si sono tenuti 3 colloqui individuali utili all’attivazione di percorsi. Nei primi 5 anni e mezzo al CAM si sono rivolti circa 200 uomini maltrattanti. Dei 22 nuovi utenti, 14 si sono rivolti spontaneamente, 10 hanno un’età fra i 36 e i 45 anni, altrettanti hanno ancora una relazione con la donna vittima, 17 sono italiani, 10 sono partner, e in 11 casi si ha anche violenza subita e/o assistita dai figli. Infine, in 7 casi l’uomo aveva già usato violenza in precedenti relazioni. Nel seminario in Municipio – oltre a Cecilia Tassinari (FIDAP), Paola Peruffo (che ha moderato gli interventi), consigliera comunale e presidente della Commissione Pari Opportunità, l’Assessora Dorota Kusiak e, nel finale, il Sindaco – è intervenuta anche Stefania Guglielmi dell’UDI-Unione Donne in Italia: “la violenza degli uomini sulle donne – ha riflettuto – si combatte con le leggi ma soprattutto con la cultura, e nelle scuole. Il problema della violenza di genere fa parte purtroppo della nostra tradizione culturale. Non dimentichiamo che le donne in Italia possono votare solo dal 1946, nel 1981 è stato abrogato l’ ‘onore’ come giustificazione dell’omicidio della moglie da parte del marito e nel 1996 la violenza sessuale da reato contro la morale pubblica è diventato reato contro la persona. Ma ancora oggi in alcune sentenze vengono date attenuanti per casi come questi e a volte le donne nascondono ancora le violenze che subiscono”. Ricordiamo che – dati ISTAT – in Italia sono 42mila le donne seguite in 281 Centri antiviolenza e Case di rifugio. A fronte di ciò, ha denunciato ancora la Castagnotto, “al giorno, per donna, nel 2017 sono stati stanziati 76 centesimi di euro…”. Infine, alcune studentesse della 3° G del Liceo Sociale G. Carducci di Ferrara (foto in alto) hanno presentato (insieme all’insegnante Lorenza Cenacchi) il cortometraggio da loro realizzato, dal titolo “Giocarcela fino alla fine” ispirato al libro “A mano disarmata” di Federica Angeli, giornalista sotto scorta per le sue inchieste sulla mafia romana. Il cortometraggio ha ottenuto la seconda posizione al “Premio Estense Scuola 2019”, consentendo la partecipazione alla finalissima del concorso “Talent#Antimafia”, indetto dall’Associazione Antimafia “NOI” e presieduta dalla stessa Angeli. Nella mattinata sullo Scalone del Municipio (foto a pag. 10) e all’interno fino alla sala del seminario, sono state poste delle “Scarpette rosse”, a cura dell’UDI. Infine, successo nazionale per alcune/i ragazze/i dell’Istituto Copernico-Carpeggiani di Ferrara, che, col progetto “The New Poets”, hanno realizzato una canzone rap, con video, sul tema, “Non è normale che sia normale”, con anche un intento benefico.

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” del 29 novembre 2019

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La pericolosa criminalità organizzata nigeriana, tra realtà e speculazione politica

18 Nov

Incontro pubblico il 16 novembre in Municipio a Ferrara: “si può parlare di ‘mafia’?”. Esperti a confronto

IMG_9758La criminalità organizzata nigeriana presente anche sul nostro territorio può essere definita “mafia”? Da questo interrogativo ci si è mossi la mattina del 16 novembre scorso nella Sala consiliare del Municipio di Ferrara per l’incontro intitolato “Mafia nigeriana? Analisi del fenomeno, cronaca giornalistica e approfondimenti”, organizzato da Comune di Ferrara, Centro di Mediazione e Ufficio Stampa del Comune, Associazione Libera, Avviso Pubblico, Ordine dei Giornalisti e Fondazione Giornalisti Emilia-Romagna, parte del programma della Festa della Legalità e della Responsabilità. Dopo la consegna della targa a Laura Breda come “cittadina responsabile”, i saluti del Vicario del Prefetto Pinuccia Niglio e del vice Sindaco e Assessore alla Sicurezza Nicola Lodi – non presente in Sala durante gli interventi successivi (e nessun altro componente della Giunta ha presenziato all’iniziativa), è iniziato l’ampio e acceso dibattito (moderato da Alessandro Zangara), al quale avrebbe dovuto partecipare anche Isoke Aikpitanyi – prima ad aver denunciato pubblicamente la Tratta di donne dalla Nigeria (di cui lei stessa è stata vittima), che aiuta altre donne che vivono questa situazione -, assente per problemi di salute. “La mafia si distingue da un’organizzazione criminale di altro tipo in quanto governa i processi di produzione e commercio di merci illegali” (che siano droga, esseri umani o altro), ha esordito Federico Varese, criminologo e docente. “Certo – ha aggiunto – in un’organizzazione criminale ci possono essere grumi di mafiosità senza poter essere questa definita mafiosa”. “Inoltre, se è vero – ha proseguito – che le migrazioni vanno governate, esse non sono però di per sè il germe che fa proliferare le mafie”. Secondo il sociologo Leonardo Palmisano e lo scrittore e giornalista Sergio Nazzaro è “l’aumento della domanda da parte dei consumatori di droga e prostitute a portare allo sviluppo delle criminalità organizzate”. Riguardo alla cosiddetta “mafia nigeriana”, per Palmisano si tratta di “un sistema criminale molto forte e radicato nel Paese d’origine, diventando negli anni una vera e propria potenza globale” e che può contare – a differenza delle mafie italiane, sempre più vecchie – di “molta manovalanza giovane, spesso purtroppo addirittura di minorenni”. Nazzaro ha posto poi l’accento sul fatto (di cui si parla poco) che è interesse di molti – delle mafie italiane, oltreché di alcuni politici – di parlare solo della criminalità più visibile (tipo lo spaccio al dettaglio), in mano perlopiù ai nigeriani: questo “per aizzare l’odio contro il nero e perché le mafie si occupano, ormai in tutta Italia, di grandi affari, preoccupandosi di infiltrarsi nel potere politico e in quello economico-finanziario, e concedendo appunto ai nigeriani la criminalità di strada”, quella più esposta e più “sporca”. “Alcuni politici – ha denunciato Nazzaro – speculano continuamente sulla criminalità nigeriana ma non si interessano di quella italiana, perché, banalmente, quest’ultima non porterebbe consenso”. Diverso il punto di vista di Mirabile, il quale si è concentrato più su come in realtà “da 25 anni, non da ieri, esiste in Italia la mafia o criminalità organizzata nigeriana”, che nel mondo (dati Interpol) ha qualcosa come “circa 100mila affiliati. Seppur la stragrande maggioranza di nigeriani in Italia siano persone oneste”, secondo Mirabile è importante porre l’accento sulle “rimesse di denaro, soprattutto tramite Money Transfer”, che “parte di loro spediscono in Nigeria finanziando anche il terrorismo” (tesi, questa, poi smentita da Palmisano). “Attenzione – sono ancora sue parole – anche a una minoranza di associazioni nigeriane solo apparentemente pacifiche e trasparenti”. La mattinata si è conclusa con l’intervento di due cronisti locali, Daniele Predieri della “Nuova Ferrara” e Federico Malavasi de “Il resto del Carlino”. Secondo Predieri, la “mafia” nigeriana “da alcuni politici nella nostra città è stata banalizzata e strumentalizzata, quando invece forze dell’ordine e inchieste giudiziarie non usano mai il termine ‘mafia’ riguardo appunto a questa organizzazione criminale” che, non v’è dubbio, “è molto pericolosa, verticistica, ma non ha una cupola, altrimenti probabilmente i vari casi di risse tra bande in zona GAD non sarebbero mai accaduti”. Parere sostanzialmente condiviso da Malavasi che si è chiesto, poi, se comunque si può parlare di fenomeno “mafiogeno” riguardo a questo tipo di criminalità.

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” del 22 novembre 2019

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“E’ importante che i suoi valori vengano messi in comune”

8 Apr

Lo scorso 4 aprile nel Salone d’onore del Palazzo Municipale di Ferrara è stata inaugurata la mostra “Nulla è per caso. Vita di Laura Vincenzi, serva di Dio (1963-1987)”, alla presenza dell’Arcivescovo e del Sindaco. La sera S. Messa a Tresigallo

miriam3La “casa dei ferraresi” fino a venerdì 12 aprile ospita la mostra dedicata alla vita e alla profonda esperienza di fede di Laura Vincenzi. Nel pomeriggio di giovedì 4 aprile nel Salone d’onore del Palazzo Municipale di Ferrara è stata inaugurata l’esposizione intitolata “Nulla è per caso. Vita di Laura Vincenzi, serva di Dio (1963-1987)”, realizzata da Laura Magni con la collaborazione di Giuliano Laurenti, entrambi impegnati nell’Ufficio Comunicazioni Sociali della nostra diocesi, e col fondamentale coinvolgimento dei genitori e degli amici di Laura oltre che dell’Azione Cattolica di Ferrara-Comacchio, che da anni, insieme all’associazione ”Amici di Laura”, promuove il cammino per il riconoscimento canonico della sua santità. Chiara Ferraresi, Presidente dell’AC diocesana, nel suo saluto introduttivo ha sottolineato come “i valori coi quali Laura ha vissuto la propria vita – la semplicità, l’apertura all’altro, l’amicizia, il senso di responsabilità, un grande coraggio, il riuscire a trasformare la sofferenza in un’esperienza positiva per lei e per gli altri – siano un bene di tutti, valori da mettere in comune”. “Con Laura ho condiviso molti dei luoghi di appartenenza ecclesiale”, sono state le parol del Sindaco Tiziano Tagliani, che ha posto l’accento sul fatto che “questo spazio civico è aperto a diversi tipi di esperienza: il vero civismo infatti è quello che porta qui esperienze autentiche, di vita vera, e quella di Laura è una testimonianza vera, anche civile, perché il senso della sua sofferenza è dimostrazione di coraggio e di coerenza. “Alcuni giorni fa – è stato invece il richiamo dell’Arcivescovo mons. Gian Carlo Perego – abbiamo ricordato Bruno Paparella e Vittorio Bachelet, riflettendo anche sul tema della ’scelta religiosa’, che porta dentro la città, non fuori e quello di Laura è stato un modo di vivere la città, nel senso di partecipazione, impegno, valorizzazione di ciò che è importante”. Mons. Perego ha quindi richiamato la coincidenza con la pubblicazione, negli stessi giorni, dell’Esortazione di Papa Francesco, “Christus vivit” e come questa mostra sia ancora più importante in quanto proposta nel periodo che prepara alla Pasqua. A seguire, Chiara Ferraresi ha letto un messaggio inviato da mons. Andrea Turazzi, Vescovo di San Marino-Montefeltro e dal 1974 al 1984 assistente nella nostra Diocesi e regione di Azione Cattolica Ragazzi. “Sarò presente in preghiera e un piena unità”, ha scritto, “la santità di Laura Vincenzi è messa sul candelabro per illuminare”, ricordandoci come “la chiamata alla santità è meta di popolo”, non individuale, e come “la santità è la prima missione”. “L’opposto del peccato – ha concluso – non è la virtù ma la fede: Laura ci ha detto davvero che tutto è grazia”. L’evento inaugurale è dunque proseguito con una breve visita alla mostra guidata da Miriam Turrini. Gli 11 pannelli allestiti sono su sfondo bianco, come fogli sui quali Laura ha scritto la propria vita, mentre l’altro colore dominante è l’azzurro, il colore della trascendenza. Tante le fotografie di Laura nelle varie fasi della sua vita, quasi mai da sola ma sempre in compagnia di amici e famigliari. La Turrini ha posto l’accento sulla “sua coscienza di essere sempre neonata nella fede e di dover quindi fare un lungo cammino, nella convinzione che tutto è dono e grazia”. Frequente ricorre nelle sue lettere la riflessione su “come coniugare una vita da vivere con passione e intensità, e al tempo stesso col giusto distacco”. Un’esistenza breve, la sua, ma nella quale centrale è stato il rapporto con l’Eterno, da lei stessa definito come “la realtà vera e propria a cui tutti siamo chiamati”. Un’immagine, infine, vogliamo richiamare: quella della preghiera da lei scritta e indirizzata all’allora Arcivescovo mons. Luigi Maverna, fatta stampare – con, sul retro, un ramo d’ulivo – e distribuita il giorno delle esequie, e letta dallo stesso Maverna nell’omelia. La mostra è visitabile con il seguente orario: dal lunedì al venerdì ore 9-18. Ogni giorno dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 16 alle 18 sarà possibile la visita guidata. La sera del 4 aprile nella chiesa di Tresigallo è stata celebrata una S. Messa in memoria di Laura Vincenzi, di Riccardo Tagliati e dei giovani di Tresigallo tornati alla Casa del Padre.

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” del 12 aprile 2019

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(foto Francesca Brancaleoni)

A Ferrara otto bambine e bambini saharawiani, piccoli «ambasciatori di pace che rimangono nel cuore»

17 Ago

1Più di quaranta giorni nel nostro Paese, dei quali cinque a Ferrara, per otto piccoli «ambasciatori di pace» saharawiani. Stamattina nel Municipio di Ferrara è stato presentato il progetto “Accoglienza Saharawi 2017”, organizzato dall’Associazione Oltreconfine in collaborazione con il Coordinamento Regionale di Solidarietà per il Sahara Occidentale e con la Rappresentanza del Fronte Polisario in Italia (che ha programmi simili anche in Spagna). Il progetto, giunto al 18° anno, vede otto bambine e bambini tra i 7 e i 10 anni ospiti di associazioni ed enti locali nella nostra città, dov’è interamente gestito da volontari di Oltreconfine, con il sostegno della CRI Ferrara (per gli accertamenti sanitari loro necessari e le eventuali terapie) e dell’AIC – Associazione Italiana Celiachia.
I bambini permangono a Ferrara dalla mattina del 13 agosto, fino a domani, 18 agosto, quando ripartiranno dall’aeroporto milanese di Malpensa verso la loro terra. In Italia sono giunti lo scorso 4 luglio, e, prima della tappa ferrarese, sono stati, nell’ordine, tre settimane a Reggio Emilia, poi a Bellaria, Sala Bolognese e Sasso Marconi. In tutto sono circa un’ottantina i bambini saharawiani ospiti del progetto accolti quest’estate nella nostra regione, su un totale di 400 in tutta Italia. Nello specifico, la nostra città in 18 anni ha accolto circa 150 bambine e bambini provenienti dal Sahara Occidentale, situato tra Marocco, Algeria e Mauritania.
Seppur nei pochi giorni trascorsi a Ferrara, i bambini, tra le varie attività svolte, hanno avuto la possibilità di giocare a Parco Massari, di cenare o pranzare alla Bocciofila La Ferrarese in viale Orlando Furioso, nella mensa di via Zandonai, al Ristorante 381 in piazzetta Corelli e al Puedes nel sottomura di via Baluardi, di nuotare nella piscina di Occhiobello, oltre che di visitare il Castello Estense, il Giardino delle Capinere della LIPU in via Porta Catena, e di navigare sul Po grazie al battello fluviale “Nena”.
«Questi bimbi ci entrano nel cuore, e lì rimangono», ha spiegato, ai limiti della commozione, Alessio Zagni, presidente del Comitato della Croce Rossa Italiana di Ferrara. «È importante mantenere alta l’attenzione sui problemi che vive questo popolo». Popolo la cui storia, nonostante diverse campagne di sensibilizzazione, anche nel nostro Paese rimane perlopiù misconosciuta. «Loro sono i nostri ambasciatori di pace», ha spiegato Hamadi Omar Mohamed, accompagnatore, interprete e mediatore Saharawi del gruppo, attivo in questo ruolo dal 2012. «La loro è la causa dei dimenticati: non esiste solo il muro del Marocco [che questo Paese ha istituito al confine col Sahara Occidentale per controllare meglio il popolo Saharawi, ndr], ma anche il muro del silenzio».
All’incontro di presentazione sono intervenuti anche Agnese Casazza, presidente di Oltreconfine, e Massimo Maisto, Assessore alle Politiche per la pace del Comune di Ferrara, che ha spiegato come «il popolo Saharawi ha scelto la via della pace, della legalità internazionale, la via referendaria. La cooperazione internazionale decentrata è una, seppur piccola, risposta a questo tipo di problemi».

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” il 17 agosto 2017

All’Idearte Gallery aperta la mostra di Mimì Quilici curata da Scardino

5 Apr

Mimì-Quilici-Buzzacchi-2Alle 17 nella Sala dell’Arengo del Palazzo Municipale di Ferrara si tiene la conferenza dal titolo “Mimì Quilici Buzzacchi e l’arte ferrarese fra le due guerre mondiali”, che vede come relatore il critico e storico dell’arte Lucio Scardino, con l’introduzione di Anna Maria Quarzi, Presidente dell’Istituto di Storia Contemporanea. Scardino è curatore della mostra retrospettiva “Mimì Quilici Buzzacchi. Italia antica e nuova. Incisioni degli anni ferraresi (1927 – 1943)”, inaugurata sabato scorso nell’Idearte Gallery di via Terranuova, 41 a Ferrara. In parete 15 xilografie, 12 delle quali di grandi dimensioni e la maggior parte raffiguranti scorci di Ferrara, di Mimì Quilici (al secolo Emma Buzzacchi), moglie di Nello Quilici, direttore del Corriere Padano. L’esposizione rimarrà in parete fino al prossimo 21 aprile, ed è visitabile da lunedì a venerdì dalle 10 alle 12.30 e dalle 16 alle 19.30, sabato e domenica su prenotazione (telefono 0532-1862076).

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 04 aprile 2017

Sandro Symeoni, quando le locandine diventano opere d’arte

23 Mar
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Luca Siano

L’immaginario visivo del grande cinema italiano e internazionale per mezzo secolo è diventato popolare anche grazie alle originali creazioni artistiche di Sandro Symeoni (al secolo Alessandro Simeoni), nato nel 1928 a Migliarino e morto a Roma nel 2007. Per questo la Ferrara Film Commission ha deciso di dedicargli una mostra retrospettiva intitolata “Sandro Simeoni: Pittore CinematoGrafico”, che inaugura oggi alle 11.30 nella Sala d’Onore del Palazzo Municipale di Ferrara e rimarà in parete fino al prossimo 31 marzo. L’esposizione, a cura di Francesca Mariotti e Luca Siano, ospiterà numerose opere, tra grafiche, bozzetti e affissioni cinematografiche dell’illustre artista, le cui opere andranno in mostra, dall’8 al 18 aprile prossima, nella Sala Polivalente del Comune di Migliarino/Fiscaglia.
Sandro Symeoni ha dipinto tra il 1950 e il 1995, creando le più note immagini cinematografiche (e non solo) per le più importanti case di produzione italiane e straniere, tra cui Paramount, Warner Bros, Columbia, CEI Incom, Cineriz, PEA, Titanus. Attraverso materiali fotografici e grafiche in originale esclusivi verraanno ripercorse vita e produzione di Symeoni, autore di locandine di circa 3mila capolavori, tra i quali “Brutti, sporchi e cattivi”, “Profondo Rosso”, “La Dolce Vita”, “I racconti di Canterbury”, “La lunga notte del ’43” e “Gola profonda”.
La mostra, visitabile dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 18, ha avuto, circa un anno fa nello Spazio d’Arte l’Altrove in via de’ Romei, 38 a Ferrara, un’anticipazione in scala ridotta.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 21 marzo 2017

Arriva GialloFerrara, il festival letterario diventa internazionale

8 Nov
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Eleonora Rossi, Massimo Zanoli, Massimo Maisto, Alberto Amorelli, Matteo Pazzi, Irene Lodi e Matteo Bianchi

Vi saranno anche importanti ospiti stranieri per la terza edizione del Festival GialloFerrara, in programma da venerdì 11 a domenica 13, e che porterà anche quest’anno in città una ventata di suspense e di mistero. Palazzo Paradiso, sede della Biblioteca Ariostea in via delle Scienze, le librerie IBS+Libraccio in Piazza Trento e Trieste e Feltrinelli in via Garibaldi, insieme  al Ridotto del Teatro Comunale in c.so Martiri della Libertà, sono le sedi scelte dall’Associazione“Gruppo del Tasso” per questa prima edizione “autunnale” e non estiva. Un programma vasto e variegato con numerosi incontri e tavole rotonde letterarie, ma anche workshop, mostre e momenti culinari sul tema.

L’evento è stato in un certo senso anticipato sabato scorso in Biblioteca Ariostea per il secondo anno consecutivo con una dimostrazione della polizia scientifica.

Durante la conferenza stampa di presentazione, svoltasi ieri nella Sala Zanotti del Municipio di Ferrara, erano presenti l’Assessore alla Cultura Massimo Maisto, Massimo Zanoli dello sponsor“Assicoop”di Modena e Ferrara, oltre a diversi membri del“Gruppo del Tasso”(che registra in tutto circa 50 iscritti): Alberto Amorelli, Matteo Bianchi, Silvia Franzoni, Irene Lodi, Matteo Pazzi (Presidente), Eleonora Rossi, e Marcello Simoni, testimonial della rassegna.

Amorelli ha posto innanzitutto l’accento sui due ospiti stranieri, lo scrittore Wulf Dorn, che interverrà sabato 12 alle 21 al Ridotto del Teatro Comunale sul tema “Il thriller d’Oltralpe, e lo scrittore Jean-Christophe Grangé, sceneggiatore, tra l’altro del successo cinematografico “I fiumi di Porpora”, che domenica 13 alle 21 nella Libreria Feltrinelli parlerà della propria carriera nell’incontro dal titolo “Da I fiumi di porpora a Il rituale del male”, presentato da Alberto Amorelli. Per l’autore francese si tratta del primo mini-tour in Italia, di cui Ferrara rappresenta l’ultima di tre tappe nel fine settimana.

La tre giorni verrà ufficialmente inaugurata giovedì alle 20.30 alla trattoria “Le nuvole” in via Fondobanchetto con il ritorno, dopo il successo dell’anno scorso, dello scrittore padovano Matteo Strukul. Altro appuntamento di rilievo è il workshop “Dal noir al giallo tradizionale” previsto in Biblioteca Ariostea sabato dalle 10 alle 13.

Due le esposizioni all’interno del programma di “GialloFerrara”: dal 9 al 13 novembre all’interno del bar “91 sanromano” saranno esposti 11 racconti con foto dedicate alla nostra città per il progetto espositivo “Racconti Appesi”. Inoltre, nel fine settimana nel Ridotto del Teatro Comunale verranno esposte una decina di copertine artistiche realizzate negli anni ’80 dall’artista Dino Marsan per alcuni libri della collana “Gialli Mondadori”.

Infine, la presentazione dell’evento è stata suggellata dall’intervento del testimonial d’eccezione, lo scrittore Marcello Simoni, il quale ha ricordato l’importanza di eventi come questo per la città di Ferrara, e per il genere “giallo”, «troppo spesso sottovalutato in passato». Ricordiamo che il prossimo 15 novembre alle 17.30 Simoni presenterà nella libreria Ibs+Libraccio di Ferrara il suo ultimo thriller storico (in uscita proprio quel giorno), “Il marchio dell’inquisitore”, mentre ha anticipato che nel 2017 uscirà una sua trilogia per Newton Compton con protagonista un ladro, e riferimenti a Firenze oltre che a Ferrara.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara l’08 novembre 2016